Paradise Lost: “Tragic Idol” – Intervista a Nick Holmes e Greg Mackintosh

In esclusiva per Metallus.it, Nick Holmes e Greg Mackintosh parlano del nuovo album “Tragic Idol”.

Ringraziamo Teo Segale e Spin-Go! per la gentile concessione del materiale.

La stampa ha paragonato spesso “Tragic Idol” a “Draconian Times” e “Icon”, gli album più noti dell’era dark-doom dei Paradise Lost. In molti lo hanno in effetti definito un ritorno alle vostre radici. Cosa ne pensate considerando che sono passati più di dieci anni dagli album sperimentali “Host” e “One Second” e da allora in avanti avete sempre pubblicato dei dischi dalla natura gothic-doom?

Nick Holmes: “Non abbiamo detto neanche una volta che stiamo cercando volontariamente di tornare al sound del nostro passato. Per come la vedo io il nostro stile è in continuo sviluppo, nonostante la gente cerchi dei paragoni nella nostra stessa musica piuttosto che con altre band. Non ci siamo mai fermati e il nuovo disco non è per nulla retrospettivo. Posso solo pensare che forse “Tragic Idol” abbia alcune influenze dai nostri primi dischi, influenze che forse abbiamo chiuso in un cassetto per alcuni anni, come gli elementi doom. Non le abbiamo usate per diverso tempo, oggi ce ne sono certamente di più e probabilmente la stampa fa riferimento a questo.”

Greg Mackintosh: “Il focus del sound di “Tragic Idol” ha un’essenza prossima a “Draconian Times” e “Icon” ed a questo, probabilmente, fanno appunto riferimento. Negli ultimi cinque-sei anni ci siamo sentiti dire che i Paradise Lost “sono tornati alle loro radici”, ma io la trovo una definizione davvero orribile. Posso pensare che ci siano delle continuità tra le canzoni del nuovo album e quelle di “Draconian Times” e “Icon”, ma questo perché mentre stavamo componendo la musica di “Tragic Idol” ho volontariamente scelto di ridurre tutto all’osso. E’ un album molto semplice sotto numerosi punti di vista, davvero.”

Le voci precedenti all’uscita di “Tragic Idol” lasciavano supporre che i fans avessero delle aspettative molto elevate verso il nuovo album dei Paradise Lost. Ora è come se alzassero le mani dicendo: “Finalmente! E’ arrivato!”

Nick Holmes: Non potevamo farlo subito dopo “Draconian Times”. L’epoca di “One Second” e “Host” ci ha insegnato a sviluppare un migliore song-writing ed è stato solo un caso che questa maturazione sia di nuovo confluita nel metal. Ogni volta che lavori ad un album, impari e vai avanti. Se ci fossimo divisi e poi riuniti, forse allora avremmo guardato al nostro vecchio materiale e cercato di proporre qualcosa di simile, ma non lavoriamo affatto in questo modo.”

Greg, prima dell’uscita del disco hai detto che le fondamenta del sound di “Tragic Idol” stanno nell’heavy metal classico piuttosto che nel gothic e nel doom. Hai volutamente scelto questa direzione oppure è stata una casualità?

Greg Mackintosh: “Non perderai mai il contatto con tutte quelle cose che ti hanno portato ad amare un determinato tipo di musica. Tenderanno sempre a riproporsi per tutta la tua vita, che ti piaccia o no! (ride, n.d.a.). Quando abbiamo iniziato a lavorare a questo disco si sono sicuramente affacciate alcune reminiscenze ed ecco perché suona in questo modo. Penso anche che l’album sia una risposta provocatoria alla scena metal moderna, perché molte, troppe uscite sembrano tutte uguali e questo è piuttosto irritante. La produzione di questi dischi sembra sempre identica, stessa voce, stesso suono della batteria, stesso…tutto. Quando abbiamo iniziato a lavorare su “Tragic Idol”, Nick ed io abbiamo parlato di come devi andare a ripescare cose di 30 anni fa per dare una rinfrescata al metal di oggi. Se questo è frustrante da un certo punto di vista e anche vero che il nuovo album va a recuperare una parte di quella musica e la porta in un contesto moderno.”

Sembra che molte canzoni siano state scritte ed arrangiate pensando a come suoneranno dal vivo. E’ così?

Greg Mackintosh: “Quando abbiamo iniziato a scrivere la musica di “Tragic Idol” siamo partiti con l’idea che ogni chitarra dovesse semplicemente suonare la sua parte senza aggiungere nulla, né suoni campionati né ulteriori sovrapposizioni. Volevamo che le canzoni suonassero esattamente come le avevamo costruite in sala prove. Penso che una delle chiavi del sound che la gente percepisce nei Paradise Lost sia che Aaron (Aedy, l’altro chitarrista, n.d.a.) ed io, non suoniamo mai le stesse cose. E’ lo stesso sistema che usavano i The Cult nei primi tempi e ne sono rimasto influenzato in qualche modo. Ecco come abbiamo lavorato sul nuovo album, cercando naturalmente di fare del nostro meglio.”

“Tragic Idol” è il tredicesimo album dei Paradise Lost, è stato semplice o difficoltoso mettere insieme ed assemblare tutto il materiale? Con una storia tanto lunga, è logico pensare che sarà sempre più difficile reinventarvi e mantenere interessante il vostro sound…

Nick Holmes: “Quando facciamo un nuovo album, non pensiamo mai subito a quello successivo. Puoi avere delle idee, ma avere delle idee che siano buone, è complicato. E la quantità di idee che avevamo per questo album era impressionante – erano tantissime – e per la maggior parte facevano schifo, ma alla fine trovi quelle che funzionano. Dalla mia esperienza, mi faccio un’idea per una canzone e provo a testarla per un paio di giorni per capire se possa funzionare o meno. Di solito faccio un test di tre giorni: se scrivo una canzone evito di ascoltarla per tre giorni, poi ci torno sopra e immagino di ascoltare come se fosse qualcosa di nuovo che non ho mai sentito prima. Così funziona, capisco subito se il materiale è buono oppure no. Lavoriamo in gran parte in questo modo, davvero. Siamo dei professionisti e non dei musicisti del weekend e facendo questa cosa fulltime, cerchiamo di lavorare duro e di farla nel miglior modo possibile anche perché dall’esito di un nuovo disco dipende ciò che farai almeno nei due anni successivi. Se fossimo una garage band con qualche concerto da suonare qua e là, credo onestamente che non ci impegneremmo così tanto.”

Greg Mackintosh: “Credo che per Nick sia stato più difficile perché i testi sono stati scritti in una prospettiva personale, per quanto mi riguarda invece, la musica è semplicemente andata al suo posto. In parte questo è dovuto al fatto che sono partito con un’idea molto chiara di ciò che avevo intenzione di fare. L’anno scorso mi sono occupato di un side project e questo mi ha aiutato a capire quale dovesse essere il focus del sound dei Paradise Lost in questo album, cosa potesse farne parte e cosa fosse da scartare. Alcune canzoni sembravano scriversi da sole, altre sono state più complicate da mettere insieme, eppure “Tragic Idol” mi sembra uno dei dischi in assoluto più scorrevoli dei Paradise Lost.”

Nick Holmes: “Ho scritto tutti i testi di “Tragic Idol” dopo aver preparato le varie linee melodiche. Di solito le metto insieme mano a mano che vado avanti, poi torno indietro e sistemo alcune cose, quindi è stato piuttosto complicato lavorare in questo modo. Mi sono trovato ad analizzare cautamente ogni cosa, più di come avrei fatto normalmente. Per quanto riguarda il contenuto lirico, scrivo le stesse cose da vent’anni. Solo che adesso le scrivo da una prospettiva differente dovuta all’età, a ventuno anni la vedi in modo molto diverso da come la vedi a quarantuno. Non drasticamente ma su alcune cose, da una parte e dall’altra.”

I Paradise Lost sono noti per aver creato il termine “gothic metal” e la gente si riferisce ancora a voi come a una gothic metal band, sebbene il vostro sound sia molto diverso da tutti gli altri. Qual è la vostra opinione sull’essere stati più o meno forzati dalla stampa ad indossare questa etichetta, arrivati a questo punto della vostra carriera?

Greg Mackintosh: “Avevamo un certo stile quando abbiamo coniato quel termine, ma è stato preso dalle nostre mani e trasformato in qualcosa di profondamente diverso. Non so davvero cosa voglia dire adesso! (ride, n.d.a.). Se chiedi a un ragazzino per strada cos’è il gothic metal probabilmente ti dirà Marilyn Manson, o Nightwish, o qualcosa nel mezzo.”

Nick Holmes: “Abbiamo quell’etichetta di gothic metal da così tanto tempo che la nuova generazione di fans ha una concezione completamente diversa del gothic rock e del gothic metal. E’ una cosa molto simile al black metal. Il termine lo inventarono i Venom e oggi si definisce black metal una musica completamente diversa…ma la nuova generazione non ne ha un’idea precisa, io lo so perché conosco queste cose da più di diciotto anni! (ride, n.d.a.). Se dovessimo andare in America o in altri posti dove non ci conoscono molto bene, ti accorgeresti di come usano con facilità l’etichetta “gothic metal” per descriverci, molto più che da altre parti. Io stesso, se mi chiedessero di definire i Paradise Lost, direi “gothic metal”, ma solo perché è un termine che abbiamo inventato noi! (risate, n.d.a.).”

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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  1. Spaskiuk

    Bello il nuovo album, forse solo un po’ moscio.

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