Oceansize: I nuovi arrivati – Intervista

‘Effloresce’ può rappresentare uno dei picchi creativi dell’anno nelle sezioni chiamate "miglior debutto". Oceansize è un gruppo che ha molto da dire, proprio in virtù del fatto che la proposta musicale non ristagna su canzoni usa e getta, ma su composizioni che amano rivelarsi nella tranquillità degli ascolti ripetuti. Un processo non del tutto facile, vista anche la quantità di materiale inserita nel disco da parte di un gruppo che ha idee chiare in merito a sè stesso ed alla propria musica: "Il disco in effetti è lungo, ma non volevamo lasciare niente fuori. L’intenzione era quella di buttare in giro più musica possibile e grazie anche al lavoro fatto sulle canzoni con Chris Sheldon eravamo soddisfati di tutto quello che avevamo messo su nastro. Abbiamo potuto sperimentare e dare sfogo ai nostri approcci in maniera rilassata e per questo alla fine abbiamo deciso di non tagliare nulla di quello che avevamo registrato." E a differenza di un certo andamento nel mondo del cosiddetto music business è una dichiarazione come questa che non ci fa dubitare della buona fede degli inglesi, giunti all’album dopo aver pubblicato due singoli: "Generalmente preferiamo che il nostro cammino artistico possa essere in qualche modo naturale. La nostra intenzione è principalmente quella di poter dimostrare di essere progrediti come artisti e come compositori fra una uscita e l’altra. Anche per questo prima di avere idee e materiale a sufficienza per un album intero abbiamo inciso due singoli e fatto concerti. Un po’ alla vecchia maniera."

Quello che risalta dal suono generale del disco è una matrice "live" intesa come produzione e risultato degli accorgimenti utilizzati in fase di missaggio. Una proposta decisamente "rock" che sembra essere l’essenza stessa del gruppo in quanto il produttore"è riuscito a catturare l’essenza della band e ci ha aiutato ad esprimerla. Il suono di ‘Effloresce’ è ciò che ci rappresenta e siamo anche consci del fatto che dal vivo alcune cose le dovremmo semplificare perchè non sono ripetibili esattamente come su disco. Diciamo che le due dimensioni del gruppo non sono granchè difformi, solo che la fisicità del palco ci costringerà a semplificare alcuni passaggi". Passaggi che raggiungono l’apice in due composizioni, al centro dell’opera, delle quali siamo riusciti a sapere che "’Amputee’ è probabilmente la canzone più vecchia a livello di composizione. E’ basata su una coppia di riff che Jon ci propose e sui quali abbiamo jammato per circa quattro ore prima di trovare un corpo nei quali inserirli. Questo processo ci ha consentito di essere consapevoli del suono che avremmo avuto come band. Purtroppo l’abbiamo dovuta ri registrare tre volte prima di risucire a renderla come quella sera in cui venne composta. Al contrario, ‘Remember Where You Are’ è la canzone più recente fra quelle inserite sul disco. Quando firmammo per Beggar’s Banquet eravamo in uno stato felice a livello creativo. Questa canzone in particolare è nata come rappresentazione delle nostre potenzialità a livello di band ed è anche la mia preferita oggi come oggi."

Insomma, da questo punto di vista una band da tenere d’occhio e da nominare fra i cosiddetti nuovi arrivi per assicurarci almeno potenzialmente una boccata di aria fresca in quei territori che sono così vicini al metal da diventarne territorio di conquista e commistione.

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