Why Angels Fall: I cercatori di Dio – Intervista

I Why Angels Fall iniziano la loro carriera nel 1997, ma il debut album “The Unveiling” vede la luce solo nel 2010. Come mai tutto questo tempo? Vi chiedo inoltre di presentare la band attraverso una breve biografia.

“Quando dici 1997 devi però considerare che in quel periodo io e Miguel (il tastierista) suonavamo in una band chiamata Te Devm – e benché fu un’esperienza importante per noi, non saprei dirti di preciso quanto quella band avesse a che fare con i Why Angels Fall, a parte rappresentarne il nucleo originario. In realtà non saprei dire quando i Why Angels Fall effettivamente nacquero, ricordo che vi erano alcune idee scritte sul finire del 2001 e che contattai alcuni amici per potergliele far sentire perché eravamo interessati a registrarle, in quel periodo avevo scritto quasi tutto il materiale per il nostro Ep “…To The Sun” che uscì sul finire del 2003 con Miguel alle tastiere e Rob che era già al basso, mentre la batteria venne registrata da un amico in veste di session. Ammetto che sette anni sono stati un periodo lungo per preparare l’album, ma è tutto imputabile alla difficoltà di avere una line-up stabile e in grado di andare incontro alle esigenze artistiche di questo album.”

“The Unveiling” presenta un bagaglio di influenze molto vasto, dal doom/death metal britannico in chiave Paradise Lost, primi Anathema e My Dying Bride, fino ai cari e mai dimenticati seventies con i Black Sabbath a fare capolino. Sei d’accordo? Quali band citeresti come vostra ispirazione?

“Sono d’accordo, sono un grande ascoltatore di doom metal e delle band che citi, è ovvio che abbiano influenzato il mio modo di pensare in musica e amo anche il groove degli anni’70, devo ringraziare mio padre che mi faceva ascoltare i suoi vinili (una bella fortuna per un musicista, credimi). E’ difficile nominare qualcuno come influenza diretta ma non ho nemmeno la presunzione di essere originale, inoltre oggi abbiamo la possibilità di ascoltare davvero di tutto, molti sound e molte band…rischiando dei nomi direi i Pink Floyd dell’era David Gilmour, Peter Gabriel e i Morgion.”

E tra le band contemporanee, chi ci suggeriresti di tenere d’occhio?

“Sarò un pizzico di parte in questa risposta e citerò delle band portoghesi che non solo sono degli amici ma sanno davvero creare dell’ottima musica: Profan, Process Of Guilt, Before The Rain, Lobo, i veterani Desire e i giovanissimi Mourning Lenore.”

“The Unveiling”: qual è esattamente il significato del titolo?

“E’ l’intrecciarsi della rivelazione della Parola (la Parola di Dio) nella storia – così come credono le religioni monoteiste – e il movimento dell’individuo che la cerca nel suo io più profondo.”

Di cosa parlate nei testi? Ho appreso dalla rete che siete legati ad argomenti di carattere filosofico e teologico, è vero? Avete svolto delle ricerche prima della stesura delle liriche?

“Considerando la riflessione che guida tutto il disco, c’è un profondo attaccamento agli scritti della Bibbia, in particolare ai testi apocrifi dell’antico Cristianesimo. Il senso è fortemente teologico e filosofico. Sono laureato in Teologia e la ricerca per la stesura delle liriche è avvenuta in modo spontaneo, ma vorrei dire che l’album non è uno scritto accademico ma una visione personale di alcune tematiche.”

Nelle note che fungono da introduzione all’album parlate di un’entità suprema, ma la vostra posizione sull’esistenza di un Dio rimane molto sfumata. Vuoi fare chiarezza su questo punto? “Non è facile rispondere. Cercherò di essere sintetico senza essere limitativo e senza farmi promotore di una propaganda religiosa perché non è mia intenzione.

C’è una cosa molto chiara nei Vangeli, se nel Vecchio Testamento c’è un Dio di tutte le genti, nel Nuovo Testamento Gesù parla di Dio come di un’entità dentro ogni persona, non una divinità formale, descrive una profonda intimità tra Dio e l’individuo. Quello che credo è che la religione sarebbe una nozione vuota se l’individuo non trova prima una propria intimità, un dialogo privato con un Essere Superiore che rappresenti il Tutto. In questa sfera intima ogni individuo è chiamato a rappresentare sé stesso come Figlio, come parte di Dio e manifestazione dell’Essere. “The Unveiling” è concentrato soprattutto sulla ricerca. La Religione non può essere il solo intermediario tra Dio e la persona; i primi cristiani credevano che Gesù fosse l’unico mediatore, che fosse completamente Dio e completamente uomo, l’umano trasceso nel divino. Non so se sono stato chiaro…quello di cui parlo è un viaggio che ognuno di noi deve compiere da solo e al suo termine si trova sempre una rivelazione.”

Due tracce molto lunghe, quasi ottanta minuti di musica. Scelta insolita e coraggiosa. Avete voluto evitare ogni compromesso col mercato discografico o le canzoni hanno semplicemente preso questa piega durante la loro composizione?

“Quando abbiamo iniziato a lavorare al disco è stato subito chiaro che la lunghezza delle canzoni sarebbe stata notevole. Direi che ci sono entrambi i motivi che hai citato nella domanda. Prima di tutto i due pezzi sono divisi in movimenti, sebbene con le dovute diversità, nello stesso modo in cui ogni libro della Bibbia presenta delle differenze ma è profondamente legato agli altri. Inoltre le canzoni fatte in questo modo fanno si che l’ascoltatore debba essere concentrato per apprendere completamente il viaggio spirituale che abbiamo messo in atto, invece di saltare da brano a brano ascoltando solo i suoi preferiti.”

A Settembre prenderete parte al Doom Day di Dublino, cosa pensate di questa possibilità?

“Siamo molto entusiasti, è la prima volta che suoniamo fuori dal Portogallo, sarà meraviglioso esibirsi per un pubblico che non conosciamo e così distante. L’unico rammarico è che non abbiamo ancora la possibilità di farlo in modo continuativo. Vedremo quali porte ci aprirà l’album.”

Non ultimo, vuoi lasciare un messaggio ai lettori di Metallus.it?

“Un grazie dal profondo del cuore a chi ascolterà la nostra musica. Contattateci pure attraverso MySpace o la nostra e-mail, portate con voi pensieri, dubbi e domande – così è il sentiero dell’illuminazione e della crescita.”

 

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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