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Hour Of Penance: “Burning Bright” – Intervista a Paolo Pieri

Una nuova conferma per i connazionali Hour Of Penance, conosciuti in tutto il globo, che con l’ultima fatica “Cast The First Stone” mostrano una maturità sorprendente, frutto di tutte le esperienze musicali passate e miscelate sapientemente per dar vita ad un disco eccellente; doveroso parlare con Paolo Pieri (voce e chitarra della band) per scoprire cosa c’è dietro il nuovo album e cosa bolle in pentola per il prossimo futuro del gruppo.

Ciao Paolo e benvenuto su Metallus.it! Come stai?

Tutto bene, grazie mille! E’ un piacere essere qui con voi! Abbiamo già fatto qualche data, quindi finalmente si torna anche alla dimensione live!

Il vostro nuovo album “Cast The First Stone” sta riscuotendo ottimi consensi ovunque nel mondo: vi aspettavate un feedback simile dal pubblico e dalle riviste e webzine specializzate?

Mah, guarda, in realtà abbiamo lavorato come al solito, quindi cercando di tirare fuori pezzi che fossero per gli ascoltatori e non soltanto per far vedere che siamo musicisti death metal tecnici: il nostro obiettivo alla fine è sempre quello, comporre e suonare canzoni piacevoli da ascoltare e non solo tecniche. Per fortuna sembra che le reazioni siano buone e ci hanno contattato in molti per farci i complimenti, quindi siamo convinti di aver centrato l’obiettivo.

Il tema del CD, come già espresso dalla suggestiva copertina, sembra lo scontro fra due culture, impregnate di religione, contrapposte: vista la storia passata penso che il titolo si possa considerare come una domanda, ovvero “chi è stato il primo a lanciare la prima pietra?”, chi ha fatto partire questa guerra ideologica, in fin dei conti. Ti chiedo se effettivamente la lettura è questa e come ciò si riflette nei testi del nuovo album.

Assolutamente sì! Il concetto è proprio quello, nel senso che la guerra tra Islam e Cristianesimo ha radici antiche ma è anche vero che siamo poi nel 2017… Forse è arrivato il momento, da parte di entrambi, di non continuare a recriminare colpe reciproche, perchè siamo giunti a un momento storico in cui queste cose devono essere superate; a quanto pare, però, ci sono delle resistenze a riguardo, specie in Medio Oriente, con tutti i problemi che anche l’Occidente ha creato in quella zona, che danno vita a un conflitto religioso nonostante la parte del mondo in cui viviamo noi sia fondamentalmente più laicizzata. Una cosa fuori dal tempo, alla fine, e questa guerra che continua è ciò di cui abbiamo voluto parlare: nasce tutto dal passato ma continua fino ai giorni nostri. Dare la colpa all’altro provoca una catena d’odio che non risolve il problema e, anzi, lo esacerba ancora di più: dovrebbe esserci un po’ più di autocritica, a parere nostro, specie da parte del mondo musulmano.

Rispetto al precedente “Regicide” che evoluzione c’è stata da parte degli Hour Of Penance?

In realtà forse c’è stata un’operazione di nostalgia, più che altro: è difficile oggi come oggi trovare un album di metal estremo che “ti dà qualcosa” e che sia sincero, quindi in questi tre anni forse ci siamo trovati ad ascoltare molto i grandi classici del genere, come i Morbid Angel per farti un esempio,  e questi ascolti si sono poi riversati nella concezione sonora del nuovo lavoro dal punto di vista delle atmosfere.

Passiamo più nello specifico ai pezzi di “Cast The First Stone”: i primi due pezzi sembrano una dichiarazione d’intenti, mostrando lo stato di come siete nel 2017, maturati e a fuoco, più organici rispetto al passato e senza dimenticare ogni componente del vostro suono che c’erano già in precedenza. Cosa ci puoi dire di queste due tracce?

Il primo pezzo, “XXI Century Imperial Crusade”, come si evince dal titolo parla delle crociate al giorno d’oggi: cosa succederebbe nel 2017 se ci fosse un nuovo evento del genere fra questi due mondi contrapposti? “Cast The First Stone”, la title-track, tratta sempre di questo conflitto ma in maniera diversa, dal punto di vista del conquistatore: a lui poco importa chi ha lanciato la prima pietra perchè tanto alla fine sarà lui a vincere.

Se questi due brani mostrano un’inflessione più epica, dall’altra parte ci sono pezzi come “Burning Bright” che si cibano di violenza pura, un assalto che sembra la colonna sonora perfetta per uno scontro di eserciti come quello rappresentato dall’artwork: come nasce il pezzo citato e due parole riguardo la copertina.

“Burning Bright” è il pezzo più old school -come strutture e riff- del nuovo lavoro, che forse ricorda “The Vile Conception” : il testo tratta di bombardamenti fra due opposte fazioni, da un punto di vista fanta-storico e senza voler dare giudizi in merito; la copertina è sempre opera di Gyula Havancsak, che lavora con noi da “Paradogma”. Ormai lavoriamo sempre con lui perchè è veramente bravo: la copertina è una cosa che si è un po’ persa nell’immaginario del pubblico mentre  in periodi come gli anni ’80 veniva sempre fatta in modo da associarle i temi del disco e ciò che andavi ad ascoltare. L’ascoltatore è attratto dalla copertina, così come quando vedi la presentazione di un piatto.

“The Chains Of Misdeed” rappresenta forse il punto più esemplare di “Cast The First Stone” e, forse non a caso, è stata messa al centro della tracklist.

Abbiamo costruito una scaletta alternando pezzi tirati a pezzi più mid-tempo e melodici: “The Chains Of Misdeed” sta fra “Iron Fist” e “Horn Of Flies”, relativamente più leggeri. Il pezzo parla del bisogno dell’uomo di avere certezze religiose e dogmi: il senso è che l’umanità non ha bisogno di queste cose ma può vivere credendo nei propri valori senza darne una giustificazione religiosa e senza avere una guida esterna da sè stesso.

Altre due tracce dal respiro molto epico sono quelle in chiusura, ovvero “Wall Of Cohorts” e “Damnatio Memoriae”: come sono nate queste canzoni?

Giulio (Moschini, chitarra) è quello che principalmente scrive la parte musicale e sono finite verso la fine perchè forse, specie la prima traccia da te citata, ha un background diverso, più black metal, per dare respiro all’ascoltatore durante l’assalto del disco. Le orchestrazioni ci sono sempre piaciute e abbiamo voluto inserirle, vista la marzialità del disco.

Quali sono state le tempistiche per la registrazione di “Cast The First Stone”?

In genere, da “Sedition” in poi, partiamo dai riff di Giulio poi io ci lavoro sopra, anche per le metriche dei testi: i soli a volte cambiano in studio in maniera estemporanea ma alla fine arriviamo in studio con le idee ben chiare e pronti a registrare senza grossi sconvolgimenti per quanto riguarda la struttura dei pezzi. I tempi si sono un po’ dilatati per i vari impegni dello studio e ci abbiamo messo un paio di mesi, però alla fine considera due-tre giorni a musicista: ormai siamo abituati e una macchina rodata, direi.

Per chi non vi conosce, come definiresti gli Hour Of Penance e quali canzoni del nuovo lavoro ti sentiresti di consigliare per un primo approccio al gruppo?

Penso che alla fine siamo death metal, senza fare troppe distinzioni, perchè lo spirito è questo. Il mio pezzo preferito è “Shroud Of Ashes” ma da ciò che vedo in giro il pubblico apprezza molto “Iron Fist” e la title-track.

Come stanno andando le prime date del tour?

Guarda, la data in Grecia è stata una bella esperienza, un festival con anche i Dark Funeral, e la serata al Colony è andata benissimo, anche perchè è sempre un piacere suonare lì.

State pianificando un tour italiano ed europeo più esteso?

Sinceramente stiamo valutando diverse opportunità. Da un punto di vista logistico la situazione migliore per noi sarebbe trovare location nelle quali andare sul sicuro dal punto di vista dell’organizzazione: in Europa la situazione è diventata parecchio difficile ed i numeri grossi li fanno solo le band enormi, tipo i Cannibal Corpse. Spesso i promoter ti fanno suonare in posti che, con tutta la passione che il gruppo può metterci, non saranno all’altezza di ciò che si vuole fare sotto diversi punti di vista: abbiamo rivisto le prospettive e forse ora per noi è meglio scegliere meno date ma fatte bene. Se il pubblico viene e non capisce cosa il gruppo sta suonando, specie col genere che facciamo noi, di sicuro rimane deluso e ci bolla come poco serio nonostante non sia colpa nostra.

Paolo, grazie mille della chiacchierata. Puoi lasciare un saluto ai lettori di Metallus.it.

Grazie a te e a Metallus.it. Un grazie doveroso anche a tutti i fan e speriamo di vedervi ai nostri show!

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