Holy Martyr: “Darkness Shall Prevail” – Intervista ad Ivano Spiga

Alfieri dal 1998 di un epic heavy metal privo di compromessi (tutti i fan della prima ora ricordano ancora le frasi anti-symphonic metal del primo demoCD) i sardi Holy Martyr tornano sulle scene con il quarto album “Darkness Shall Prevail” che, per quanto riguarda lo stile della band, propone il sound più cupo di sempre. Parliamo di questo e molto altro con il leader della band Ivano Spiga.

Sono passati quasi sei anni dal precedente “Invincible” e non avete mai impiegato così tanto tempo a realizzare una nuova opera in precedenza. Quali sono i motivi di questo lungo stop? Volevate esser certi di proporre materiale altamente qualitativo o ci sono stati altri problemi che hanno ritardato il vostro ritorno sulle scene?

Ciao Leo! Attualmente il gruppo è diviso fra Abruzzo e Milano, per problemi lavorativi si è arrivati a questo dislocamento. Ciò ha comportato un cambio di line-up e tanti stop; per fortuna mi sono sempre dedicato io alla composizione ma lavorare a distanza non è esattamente il massimo. Probabilmente con il tempo a disposizione sono stati curati maggiormente i dettagli, ma abbiamo avuto una formazione stabile solo nel 2016. In fondo ci piace un pochino farci desiderare dai fan; siamo come quegli eroi dati per morti ma che poi tornano improvvisamente più forti di prima.

“Darkness Shall Prevail” è un ambizioso concept album dedicato al periodo antico della storia del mondo creato da Tolkien. Vi va di raccontarci, traccia dopo traccia, quali sono i personaggi/avvenimenti su cui avete deciso di porre la vostra attenzione?

Il periodo descritto è quello che parte dalla caduta di Numenor (seconda era), passando per il ritorno di Sauron nella Terra di Mezzo e chiudendosi con la descrizione degli ultimi Dunedain e la morte di Arathorn, padre di Aragorn. Sono tutti eventi secondari descritti nelle appendici del Signore degli Anelli e nel Silmarillion, ma indubbiamente molto affascinanti. Il disco parte con l’intro arcano di “Shores Of Elenna” che si ricollega col brano “Numenor”; qui si descrive la gloria e la caduta di questo glorioso popolo, punito dai Valar con la distruzione della loro isola. “Heroic Deeds” riparte qualche tempo tempo dopo questa vicenda, descrivendo la battaglia dell’ultima alleanza fra gli elfi e i numenoreani superstiti, stabilitisi nella terra di Mezzo. Sauron, lo storico opponente, risultò sconfitto in questo scontro, anche se come ben sappiamo, il suo spirito continuò a vagare grazie al potere dell’anello disperso da secoli. Nella roccaforte di Dol Guldur la sua forza e le sue legioni pian piano cominciarono a crescere nuovamente, ammorbando l’intera area di bosco Atro sotto una cupa cappa di oscurità; quanto detto viene descritte nei brani “Dol Guldur”, “Darkness Descends” e “Taur-Nu-Fuin”. Questo cuore oscuro del disco prosegue con Minas Morgul, che dopo la distruzione di Dol Guldur divenne la nuova roccaforte di Sauron, occupata in gran segreto dai Nazgul e dal loro signore, il Re Stregone di Angmar. “Minas Morgul” e “Witch King Of Angmar” si basano proprio su questa possente e malevola entità, un numenoreano corrotto dal potere degli anelli forgiati da Sauron. La sua presenza nella Terra di mezzo fornì ampio aiuto alla rinascita di Sauron, indebolendo la forza dei numenoreani del Nord, che videro il regno di Arnor completamente devastato da un lunga guerra scatenata da questa figura. Rimanendo sempre nella terza era, viene descritta la gloria ormai perduta e dimenticata delle antichissime miniere di Khazad-Dum, successivamente chiamate Moria. “The Dwarrowdelf” è il nome anglicizzato di questo reame; il brano lascia trasparire l’antica potenza della dimora dei nani, ormai occupata da troll e orchi. Il brano si ricollega indirettamente a Dol Guldur e Taur-Nu-Fuin, le zone confinanti occupate da Sauron, che contribuirono al suo impoverimento e declino, culminato col risveglio di un Balrog nelle profondità delle montagne. Infine, abbiamo “Born Of Hope”, che parla dei Dunedain e di Arathorn, i numenoreani del nord, gli ultimi raminghi superstiti dopo il disfacimento del Regno di Arnor. Su youtube è possibile trovare un fan movie indipendente con lo stesso titolo, che descrive molto bene queste vicende, legate alla stirpe esiliata che darà alla luce il futuro erede di Isildur, figura basilare del Signore Degli Anelli.

Sei d’accordo se definisco il vostro nuovo album come il più maturo fino ad ora? Lo affermo in quanto a differenza dei precedenti lavori è necessario ascoltarlo più e più volte per poterlo apprezzare pienamente e questa caratteristica lo rende ancor più interessante perché emerge sempre qualcosa di nuovo…

Sai cosa mi piace del fatto essere un musicista? Sicuramente non la motivazione di guadagnare milioni, anche perché non è il nostro caso, ma l’affermazione come la tua è il motivo per cui continuo a scrivere canzoni. La connessione fra chi ci segue, crescendo con noi disco dopo disco è fantastica e senza prezzo. Sono d’accordo con te. È il disco più maturo ed ogni brano è diverso e con una storia a se da scoprire. Abbiamo realizzato qualcosa che ci piaceva, e durante la composizione ero sicuro che in tanti avrebbero approvato. Penso sia il più bel regalo che potessimo fare a chi ci segue da tanto tempo.

Altra caratteristica da sottolineare è che in questa nuova release avete optato per un approccio decisamente più epic doom (penso ad esempio a brani come “Witch-King Of Angmar”) rispetto al passato e sono meno mancate le tracce d’assalto e le cavalcate metalliche che entrano di diritto nel vostro trademark. Sei d’accordo e come avete scelto di intraprendere questa nuova direzione compositiva? E’ stata un’evoluzione naturale e spontanea?

Sono d’accordo con te. In realtà, prima di buttarmi a capofitto su un nuovo concept album, l’idea era di fare brani con varie tematiche ed uno stile non così cupo. Verso il 2012 avevo già qualche bozza in testa, poi sono nate le strutture di “Dol Guldur” e “Taur Nu Fuin”, durante un periodo in cui stavo rileggendo i libri di Tolkien (hai presente quando devi combattere la noia della metro a Milano? Ringrazio ATM). Da qui in poi è stato un diluvio di idee, andate di pari passo con le atmosfere e gli eventi del Legendarium di Tolkien. Penso non avrebbe avuto senso avere uno stile tendente alla velocità come su “Invincible”, non ci riesco proprio, quando scrivo cerco di trasferire in musica cose che vedo o leggo, quindi evoluzione spontanea e direi molto istintiva. Questo è il nostro disco più puro di epic metal, diciamolo chiaramente: gli Holy Martyr non sono mai stati così epici e cadenzati (a parte episodi su “Hellenic Warrior Spirit”). Abbiamo saputo dosare l’heavy metal classico unito a influenze epic, folk e progressive, schiacciando spesso e volentieri sull’acceleratore. Questo è stato un bene perché ci ha reso diversi da altri colleghi, ma aver avuto questa evoluzione ora mi ha stupito e mi piace, in fondo è sempre stato un mio desiderio arrivare a diventare così ortodossi e puri. Il vero epic metal è un ibrido col doom, lento, cadenzato, oscuro ed atmosferico… vedi primi Manowar e Manilla Road.

Come avete suddiviso il lavoro a livello compositivo?

La prima canzone in assoluto è stata “Dol Guldur”; ho registrato la bozza così come la senti ora nel 2012. Inoltre avevo un’improvvisazione di riff rimasti quasi identici che sarebbero diventati “Darkness Descends” e “Taur-Nu-Fuin”. Ora che mi ricordo, sempre da quel periodo avevo una bozza di “Witch-King Of Angmar”, parti di testo di “Shores Of Elenna” ed il finale di “Heroic Deeds”. A gennaio 2013, dopo aver deciso di proseguire su questa scia, sono venute fuori “Númenor” e “Witch-King Of Angmar” in maniera praticamente quasi definitiva, fra maggio e autunno le bozze quasi complete del resto, inclusa quella di “The Dwarrowdelf”. Diciamo che nel giro di poco tempo, il disco per me (spesso con idee che avevo solo in testa) era già avviato, addirittura con la stessa attuale scaletta di brani. La parte più ardua sono state le liriche, scrivere in inglese su Tolkien, andare perfettamente in metrica con la musica e con l’atmosfera del brano è stato complesso. Finché non ho avuto l’ispirazione giusta ho temporeggiato, facendo tutto di getto nel giro di un mese. Hai presente l’angoscia quando pensi “non riuscirò mai a fare questa cosa”, poi d’improvviso ti sblocchi ed è quella più facile del mondo. Comunque lo ammetto, non ho tantissino tempo per stare dietro a tutto; ho usufruito di momenti al lavoro e scrivendo la notte.

Ovviamente, come potrete immaginare, verranno fatti dei confronti con “Nightfall In The Middle Earth” (anche se a livello di contenuti sarebbe corretto solo fino ad un certo punto…). A voi era piaciuto il concept dei Blind Guardian? Potremmo definire “Darkness Shall Prevail” la risposta epic doom al power dei tedeschi?

Onestamente, per ora sei il primo che prende di petto questo argomento. Siamo così universalmente epic vecchia scuola che a nessuno verrebbe mai in mente di associarci ai Blind Guardian. Però è un bel paragone, mi piace l’idea di essere riusciti a creare qualcosa di nostro ed alternativo al lavoro di questa band, sicuramente la più legata alle tematiche di Tolkien unite all’heavy metal. Ricordo che subito dopo l’uscita di “Nightfall In Middlearth”, i primi ascolti non mi convinsero più di tanto. A mio parere troppo sperimentale, lento e malinconico rispetto ai precedenti lavori (il non plus ultra per me è “Somewhere Far Beyond”, tanto per intenderci). Col passare del tempo l’ho rivalutato e per me è l’ultimo disco buono dei Guardian; viste le tematiche piuttosto complesse non è un album semplice. Piuttosto che un approccio malinconico, noi abbiamo puntato sul glorificare la parte oscura di Tolkien, ed esaltando il coraggio degli uomini invece dei soliti elfi, quindi si, ci può stare essere considerati una risposta epic doom al loro stile.

Che episodio rappresenta l’illustrazione scelta per la copertina e chi è l’autore?

La copertina è stata realizzata da una giovane artista, Camilla Palazzese, su mie direttive. In realtà così com’è, è un disegno fantasy a libera interpretazione. Nelle mie intenzioni invece, ho voluto rappresentare la caduta del regno di Arnor sotto le truppe del re Stregone di Angmar, che si ricollega direttamente alla nostra canzone. Questo episodio rende bene l’idea dell’oscurità che prevale su tutto, però non mi andava che ci fossero riferimenti ad altri artisti o ai film di Peter Jackson, quindi è uscita così, più originale e personale. Addirittura puoi trovare un omaggio alla tradizione pagana della Sardegna, con i Boe/Mamuthones in primo piano.

Domanda forse ovvia ma impossibile da non fare… avete apprezzato i sei film dedicati a “Lo Hobbit” ed “Il signore degli anelli”?

Prima o poi mi aspettavo questa domanda e anche stavolta sei stato il primo. Riguardo “Lo Hobbit” non voglio pronunciarmi in nessun modo. “Il Signore degli Anelli” in versione cinematografica… beh, penso sia stata un’impresa difficile da realizzare, specie in quel periodo. In linea di massima non sono male, “La compagnia dell’anello” forse è il migliore mentre gli altri due altalenanti. Le ambientazioni sono comunque notevoli e soprattutto gli attori sono straordinari, non tutto fila liscio come vorrei ma alcune parti sono più o meno fedeli al libro. Consiglio comunque vivamente di leggere sempre i libri, superiori a qualsiasi trasposizione che gli esseri umani riusciranno mai a concepire.

Avete già in programma date live per lanciare il vostro nuovo album? Spero avrete intenzione di proporlo il più possibile.

Per ora abbiamo confermato la nostra presenza all’Up The Hammers il 27 maggio ad Atene, coi Cirith Ungol headliner. Dopo aver suonato coi Manilla Road è un nuovo sogno realizzato. Per altre date valuteremo caso per caso, in modo mirato…provando a suonare un pò ovunque.

Salutate i lettori di metallus in Holy Martyr style…

Dateci una possibilità di ascolto, alzate il volume a palla e la vostra vita non sarà più la stessa. A tutti i nostri seguaci… affilate le spade e preparatevi, siamo tornati.

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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