Herr Morbid e il 2012 dei Tomb

Herr Morbid e il 2012 dei Tomb

Forgotten Tomb

Dopo un 2011 caratterizzato dalla pubblicazione dell’ottimo “Under Saturn Retrograde” i Forgotten Tomb stanno pianificando un 2012 ancor più ricco di impegni e attività, a conferma di una band che di certo non dorme sugli allori. In questa interessante chiacchierata col leader di sempre, Herr Morbid, si parla dei prossimi concerti previsti, di DVD, videoclip, e anche dei lavori in corso sul nuovo album, gettando uno sguardo che va oltre la superficie, sull’opera e sul pensiero di un artista complesso e poliedrico.

 

Herr Morbid, ultimamente sul vostro sito e sul profilo ufficiale Facebook avete pubblicato molte notizie interessanti, relativamente al prossimo futuro della band. Ne prendiamo spunto per una chiacchierata. Prima di tutto una sostanziale novità, rispetto al passato, è la dichiarata intenzione di suonare live in modo molto più diffuso e stabile. Da cosa deriva questa nuova attitudine?

Più che attitudine è una necessità. Abbiamo sempre voluto suonare il più possibile, purtroppo non sempre ci sono state le condizioni per farlo. Al momento, almeno dal punto di vista personale di ogni membro della band, ci siamo messi nelle migliori condizioni per poter adempiere a tutti gli impegni, che è anche una delle principali motivazioni per le quali il nostro vecchio chitarrista Razor SK ha dovuto lasciare la band. Resta da vedere quante date/tour si riusciranno a pianificare quest’anno. Il 2011 è andato piuttosto bene sotto questo punto di vista, contiamo di annunciare parecchie nuove date a breve anche per il 2012 e sicuramente cercheremo di prendere ogni possibilità degna di considerazione. Siamo decisamente una band live e amiamo essere in movimento sotto questo punto di vista, anche perché è l’unico modo per sentirsi vivi, al di là dell’aspetto puramente promozionale e musicale. Suonare dal vivo, specialmente in situazioni dove vieni trattato come una band di un certo calibro, ti offre inoltre una serie di privilegi e uno stile di vita fuori dalle regole che è indubbiamente gratificante.

Il vostro prossimo show si terrà in quel di Pescara, il 17 febbraio, in compagnia di Garden Of Autumn, Black Faith e Abaton. Che cosa devono aspettarsi i ragazzi che verranno a vedervi?

Una band che sa fare il proprio mestiere e che crede in quello che fa, oltre ad essere un branco di disadattati poco raccomandabili.

Relativamente all’attività live avete anche pianificato la futura realizzazione e pubblicazione di un DVD, il primo della vostra carriera, nonché di un videoclip promozionale per il lancio del nuovo album. Ci puoi fornire qualche dettaglio in più su questi progetti video?

Il DVD verrà realizzato nell’arco del 2012 e uscirà nel 2013. Includerà due riprese professionali di due concerti. La prima ripresa sarà effettuata al Kings Of Black Metal2012 inGermania, grosso festival in cui abbiamo già suonato un paio d’anni fa. La seconda ripresa sarà un nostro concerto da headliners e si terrà in un altro festival, quest’autunno, che annunceremo più avanti. Il videoclip secondo i piani dovrebbe essere girato appena terminate le registrazioni del nuovo disco, quindi intorno a Luglio 2012 e contiamo di presentarlo verso Settembre. Sarà il video preso dal primo singolo estratto dal nuovo album. Avremo una troupe di professionisti dietro alle spalle quindi contiamo di fare un video all’altezza dei video esteri, non quelle robacce semi-amatoriali che troppo spesso si vedono in giro, specialmente nel nostro paese. E indubbiamente sarà una visione molto spiacevole. Sto lavorando alla sceneggiatura con i miei collaboratori e se tutto va come previsto, dovrebbe venire un lavoro molto interessante e disturbante, anche perché il pezzo che ho scelto credo sia uno dei migliori che ho mai scritto sia a livello lirico che musicale.

Ho accennato al nuovo album, successore di quel valido quanto fortunato “Under Saturn Retrograde” che ha indubbiamente fatto salire ancor più in alto le vostre quotazioni, soprattutto in campo internazionale. A che punto siete nell’elaborazione dei nuovi brani, e che cosa ci dobbiamo attendere, a livello di sound e di atmosfera?

I nuovi brani sono 7, sono attualmente pronti e stiamo iniziando le prove. Entreremo in studio a Maggio. Non voglio fare anticipazioni troppo precise per non dare aspettative sbagliate agli ascoltatori. I fan di Forgotten Tomb hanno gusti molto variabili, ognuno ha il suo disco o il suo periodo preferito della band e spera sempre che il nuovo lavoro sia simile a quello che gli piace di più. E’ abbastanza naturale, ma noi proseguiamo per la nostra strada e facciamo quello che ci sentiamo di fare. E’ l’unico modo per essere onesti con sé stessi e con gli altri.  Detto questo, il nuovo album non virerà troppo dalle nostre caratteristiche tipiche, pur aggiungendo sempre qualcosa in più come in ogni album della nostra produzione. Quel che a mio sentire è piuttosto sicuro, è che l’atmosfera dell’album è veramente buia, più del solito. Ho avuto un periodo di grande ispirazione, i pezzi dell’album sono nati sotto un’aura particolarmente negativa, è un disco molto personale e per questo forse ancora più genuinamente nichilista degli ultimi due full-length. Detto questo, pur essendo un lavoro dalle sonorità molto oscure, non perderà l’impatto che ha caratterizzato ad esempio “Under Saturn Retrograde”. Semplicemente, è molto più negativo e forse ha qualche punto d’allaccio in più anche con il nostro passato, pur non rappresentando un passo indietro. E’ più facile dire che è quello che sono i FT nel 2012, ed è qualcosa che, al di là dei gusti personali di ognuno, è perfettamente coerente con quello che siamo e quello che percepiamo dalla vita. Per me è un disco fondamentale, che segna un altro passo avanti nel mio percorso.

Parlando di “Under Saturn Retrograde”, secondo me il disco dimostra tuttora una freschezza e una longevità incredibili, merito soprattutto di un songwriting immediato e molto groovy, che ha preservato il grande impianto atmosferico che sta alla base della vostra identità, irrobustendolo di una vena bluesy davvero piacevole. A qualche tempo di distanza ti ritieni soddisfatto dai risultati ottenuti dall’album?

Direi di sì, a livello di vendite per ora è andato piuttosto bene e continua vendere, nonostante il momento di crisi discografica mondiale. A livello di recensioni e ricezione da parte del pubblico, come al solito c’è a chi è piaciuto e a chi meno, ma questa è una costante di tutte le band che si evolvono nel tempo e hanno il coraggio di osare di più. La qualità intrinseca del disco è a mio avviso indiscutibile, dei gusti personali di ognuno poi a conti fatti non me ne può fregare di meno, specialmente di chi non ha le conoscenze necessarie per recensire/valutare un nostro lavoro o per chi parte prevenuto, con i soliti pregiudizi. Ad ogni modo alla fine dei conti il giudizio generale è stato al 90% positivo. Per quanto riguarda il lato artistico, sono indubbiamente soddisfatto del risultato, come detto è pressoché ineccepibile dal punto di vista della produzione e del lato tecnico, i pezzi sono di qualità, l’atmosfera classica di FT è presente e abbiamo aggiunto novità e più groove, quindi a questo giro per ora non ho trovato aspetti che si sarebbero potuti migliorare. Ovviamente non si finisce mai di progredire, quindi la mia intenzione è quella di superarmi con ogni album sotto ogni punto di vista. In questo senso credo che il prossimo disco avrà una marcia in più.

Agonia Records. L’etichetta polacca sembra investire parecchio nel panorama metallico italiano, e più in generale il suo roster è diventato davvero vasto e competitivo. I Forgotten Tomb sono una delle sue teste di serie, come dimostra fra l’altro la recente ristampa di “Obscura Arcana Mortis”, “Songs To Leave” e “Springtime Depression”, lavori divenuti ormai di difficile reperibilità. Hai curato personalmente queste riedizioni rimasterizzate, arricchendole con nuove immagini e testi. Che sensazioni ti ha dato lavorare sui tuoi esordi discografici?

Agonia finora sta facendo un ottimo lavoro e Filip è un buon amico. Ristampare quel materiale classico, in particolare “Songs To Leave” e “Springtime Depression”, era un atto dovuto, in rispetto della nostra stessa produzione e dei fans. Quei due album sono considerati ormai dei classici del genere pressoché ovunque, e non averli più disponibili ai concerti o più in generale sul mercato era una lacuna assolutamente da colmare. Ci sono voluti molti anni a causa di beghe con la nostra vecchia label Adipocere Records, ma alla fine ce l’abbiamo fatta e sicuramente posso dire di essermi tolto un grosso peso. Per l’occasione ho deciso di rimasterizzare interamente tutti i lavori, migliorare il packaging e scrivere alcune note personali sulla storia che sta dietro a quei dischi. La sensazione, al di là che fossero buoni lavori di cui posso andare orgoglioso – se non altro per l’impatto che hanno avuto e continuano ad avere su un’intera scena – è quella di avere fatto molta strada sia come artista che come persona, anche se la filosofia di base è rimasta invariata. Se ad esempio il debutto “Songs To Leave” rappresentava l’angoscia esistenziale di un ventunenne, il prossimo disco, che uscirà esattamente 10 anni dopo, rappresenterà la presa di coscienza di un orrore molto più vasto e consapevole, quello di chi è ormai entrato nell’età adulta. Il tempo passa, le persone si evolvono, ma in casi di persone che seguono un determinato percorso come il mio, semplicemente non c’è né possibilità né volontà di redenzione, bensì un’esplorazione sempre più profonda e pericolosa del lato oscuro della vita e un’accettazione delle conseguenze e dei rischi che questa scelta comporta. Anche se è un paragone un po’ sopra le righe, potrei dire che la volontà è quella di una continua discesa verso l’inferno, con al tempo stesso l’intenzione di portarsi dietro più vittime possibili.

Mettendo in una prospettiva temporale i vostri album, si nota un costante cambiamento di sound, una maturazione artistica incessante, che ha l’indiscutibile pregio dell’autarchia e della libertà espressiva. Ritengo che l’inesistenza delle barriere di genere sia una condizione essenziale per lo sviluppo del proprio percorso artistico, e probabilmente avremmo in generale della musica migliore, se ci fosse meno interesse per le etichette stilistiche, sia da parte del pubblico che dai musicisti. In questo senso i Forgotten Tomb sono stati uno dei primi esempi, a livello mondiale, di band nate in un contesto piuttosto chiuso e integralista, come il black metal, ma che hanno fatto da subito storia a se. Qual è attualmente il tuo rapporto col black e le sue varie correnti interne, come la scena depressive/suicidal?

Totalmente d’accordo su tutta la linea e grazie per i complimenti. Il mio rapporto col Black Metal e le sue sotto-correnti è più o meno lo stesso da molti anni, vale a dire: mi interessa molto poco e credo che ci siano ben poche band in grado di offrire ancora qualcosa a livello di personalità, feeling e qualità. C’è inoltre una tendenza alla massificazione piuttosto irritante, che porta alcune band ad un successo improvviso e in gran parte spesso immeritato, per il semplice motivo che “qualcuno” economicamente sufficientemente potente ed influente (etichette, media, promoters) ha deciso che la tal band è “the next big thing” e quindi tutti seguono la suddetta, perché come in ogni altro genere “fa figo”. Ci sono band che ora sembrano aver innovato chissà cosa quando in realtà hanno solo riciclato le idee altrui, curando maggiormente l’immagine e l’aspetto attitudinale, risultando quindi più accattivanti al pubblico attuale di teenagers… Sarà che non sono più un teenager e posso vedere le cose con maggior lungimiranza e con un certo bagaglio di memoria storica, ma io tutta questa genialità in certe stronzate che ho sentito negli ultimi tempi proprio non la vedo. La scena “Depressive/Suicidal” com’è comunemente intesa l’abbiamo nostro malgrado inventata noi insieme ad un altro paio di band, tutto quello che è seguito negli anni successivi (salvo rari casi) è stato solo un altro ripugnante esempio di massificazione e di come la gente abbia sempre bisogno di sentirsi parte di qualche pseudo-scena ed immaginario, stravolgendone al tempo stesso il significato originario. Noi non ci consideriamo parte di alcuna scena e non ci sentiamo in dovere di rispettare alcun clichè, lo abbiamo dimostrato in varie occasioni e continueremo a farlo, anche se è commercialmente una mossa controcorrente. La vera attitudine è fare quello che vuoi, essere onesto con te stesso e cercare sempre di mantenersi una spanna sopra al gregge, tutto il resto sono stronzate hipster che dureranno ben poco, come tutti i trend che ho visto nascere e morire nel corso degli anni.

Il sound dei Forgotten Tomb lascia da sempre trasparire un vasto retroterra culturale, fatto di musica, ma anche letteratura, cinema e arte, nella sua accezione più vasta. Sarebbe interessante sapere quali sono, in questo senso, gli artisti per te più importanti, le realtà artistiche che ti influenzano e che ti stimolano di più.

Mah ho gusti molto vasti a livello musicale, sarebbe difficile citare qualcuno in particolare… Sicuramente la scena Dark degli anni ’80 mi ha molto influenzato e continua a farlo, così come alcune cose del Punk originario, quello nichilista e disperato. Certo Black Metal, come Burzum o i primi Thorns e Manes sono stati un’altra influenza importante, ma anche certo Doom Metal… I Black Sabbath sono fondamentali e continueranno ad esserlo, in materia di riffing pesante e groovy. Il cosiddetto Grunge ha offerto molte cose valide negli anni ’90. Lo Sludge è una musica che mi piace molto e rientra tra i miei ascolti abituali, ma non so se mi abbia influenzato, ad eccezione forse degli Acid Bath, che credo abbiano fatto alcune cose veramente geniali. Al di fuori della musica sono un grande appassionato di cinema Exploitation e in generale quello indipendente degli anni ‘70 in tutte le sue forme, ho sicuramente alcuni film che venero smisuratamente e che in qualche modo credo mi abbiano influenzato. Il cinema in genere comunque offre spesso gradite sorprese in fatto di ispirazione. Recentemente ad esempio ho visto “Seul Contre Tous” di Gaspar Noè che è un assoluto capolavoro nonché un autentico manifesto di nichilismo e disagio esistenziale. Anche il cinema di Herzog, molte pellicole con protagonista Klaus Kinski…. A livello letterario mi piacciono in generale le storie che trattano di disagio urbano, droga, sesso, violenza e degrado, quelle ambientate nel mondo reale. Bret Easton Ellis, tanto per citarne uno. Amo anche le autobiografie di personaggi “estremi”, oppure tutto il materiale sui serial-killer. La maggior ispirazione comunque rimane la vita, sia quella che vivo io e quella che osservo intorno a me; il dolore, le delusioni, il pessimismo cosmico, la violenza, l’odio, la disperazione, la follia, il disagio urbano, il vuoto esistenziale, l’auto-distruzione, il nichilismo, la venerazione della morte e del male come principio cardine della quotidianità. Queste cose rimangono la mia principale fonte di creatività quando compongo musica e testi, tutto il resto passa in secondo piano.

Ok Morbid, ringraziandoti per la tua disponibilità in questa esaustiva chiacchierata, ti lascio lo spazio finale per un saluto diretto ai fan.

Un saluto a chi ha la completa consapevolezza di quello che sta ascoltando, cioè a chi ha rifiutato di salvarsi, a chi cammina a braccia aperte verso la fine, a chi ha capito che facciamo musica per fare del male a noi stessi e agli altri, a chi non cerca approvazione o empatia nel proprio disagio.

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