Helloween: “My God-Given Right” – Intervista a Andi Deris

E’ una giornata che finalmente ci regala un po’ di sole primaverile quella che accoglie a Milano Andi Deris e Michael Weikath, cantante e chitarrista degli Helloween, in promozione per il loro nuovo album “My God-Given Right“. L’album, come tutti ormai sapranno, segna un leggero ritorno alle sonorità 80’s delle zucche più famose del metal, senza però nostalgie e mantenendo un approccio moderno e al passo con i tempi. Noi di Metallus.it abbiamo avuto l’opportunità di parlare con Andi Deris di questo nuovo capitolo discografico, affrontando temi personali, religiosi e ovviamente musicali. 

Ok Andi, partiamo dal titolo del vostro nuovo album, “My God-Given Right”. Diciamo che il fatto di inserire Dio può non essere ritenuto molto “heavy metal”. Puoi dirci qualcosa di più su questa scelta?

Vedi se prendi la religione e Dio come sono stati considerati e diffusi dalla Chiesa Cattolica, allora Dio diventa molto heavy metal! Milioni e milioni di persone uccise nel nome di Dio… questo è molto “metal”. Ma se vogliamo analizzare la nostra visione delle cose, io credo in Dio. Non credo nel Dio professato dalla Chiesa Cristiana e in particolare modo Cattolica, ma comunque credo in Dio. Credere in quella religione significherebbe giustificare tutti i crimini commessi dalla Chiesa in nome di quel povero Dio, come le crociate e così via. Se leggi la Bibbia c’è scritto “Non uccidere”. Per me è solo un grande gioco di potere, una grande organizzazione che vuole ottenere denaro e potere e io non voglio minimamente farne parte. Io credo nel mio Dio, in un qualcosa di superiore: deve esserci qualcosa. Probabilmente sono agnostico. Questo non significa che molto di quello che fa parte della religione cristiana non mi attiri. Prendi Gesù, era un tipo figo! Che fosse poi il figlio di Dio, chi se ne frega, resta comunque un tipo figo. O prendi anche i 10 comandamenti, sono una cosa utile. Il problema è che noi come occidente non abbiamo il copyright su quelle cose e infatti molti elementi sono simili nelle altre religioni… che però noi odiamo, come l’Islam! E questo alla fine è proprio conseguenza di quel gioco di potere… ogni organizzazione religiosa vuole detenere il potere e esercitarlo sugli altri e a danno delle altre religioni, è sempre la stessa merda alla fine. Penso onestamente che tutte le organizzazioni religiose fatte dall’uomo siano in realtà fatte dal Diavolo perché hanno sempre causato problemi. In ogni caso sono contento di vivere qui, perché se dicessi queste cose nel mondo arabo probabilmente ne subirei delle pesanti conseguenze: non potrei mai dire di credere ad Allah senza credere nell’Islam.

Ok parliamo un po’ della musica. Secondo te, quali sono le differenze principali tra il precedente “Straight Out Of Hell” e “My God-Given Right”?

A mio parere non ci sono delle differenze così grandi. Mi piace molto “Straight Out Of Hell”, con quel mix di happy Helloween, speed metal e rock’n’roll. La più grande differenza è che abbiamo cercato di ripescare un po’ di quel sound 80’s cercando però di ricordarci di essere nel 2015. E’ stato un modo per accontentare un po’ tutti ma senza tradire il pubblico che gli Helloween si sono creati negli ultimi anni. Ci sono i fan che ora hanno tra i 40 e i 60 anni che ci hanno conosciuto con quel sound, negli anni ’80, ma poi ci sono le generazioni più recenti che hanno iniziato ad ascoltare gli Helloween probabilmente con “Master Of The Ring” e non volevamo deluderli. Quindi abbiamo cercato di unire le due cose. Considera che le generazioni più recenti sono quelle più importanti per noi, non riusciremo mai a sopravvivere solo con lo zoccolo duro dei primi fan, quelli più legati agli anni ’80. Ci siamo aggiornati, siamo evoluti. Vedi ci sono band, come ad esempio i Saxon, che sono rimaste ancorati a quel tipo di sound e di fanbase. Sono un loro grande fan, ma band come loro non sono riusciti a connettere le varie generazioni di pubblico. E’ stato comunque molto rischioso per noi compiere questa scelta, ma siamo stati supportati da Charlie Bauerfeind che ha trovato il modo di unire un sound attuale con alcune melodie più legate a quei tempi, senza però sconvolgere nulla. Sono veramente contento del risultato.

Ho apprezzato molto il fatto che l’album sembra quasi una sorta di antologia..

Era proprio quella in un certo senso l’intenzione. Volevamo ripercorrere la nostra intera carriera ma senza effetto nostalgia: gli 80’s, gli anni 90 i primi anni 2000 e il presente degli Helloween.

Parliamo un po’ dell’artwork e del titolo… all’inizio ho collegato l’immagine al titolo del brano “Lost In America” ma forse mi sbaglio.

Non non c’è nessuna connessione tra il brano e l’artwork. E’ molto centrale anche nell’artwork il titolo “My God-Given Right” che in realtà è una cosa molto intima, una cosa che mi diceva mio padre quando ero un ragazzo. Mi ricordo di quando avevo 19 anni e stavo concludendo la scuola, ma avevo praticamente i peggiori voti a scuola di sempre. In questo modo non sarei finito all’università, una delle cose che volevo evitare a tutti i costi perché volevo fare il musicista. A 24 anni poi la situazione iniziava a farsi difficile perché non avevo ancora un accordo discografico serio e mia madre era contro di me, lo è sempre stata per quanto riguardava la mia carriera musicale: una tipica signora tedesca con la testa quadrata che voleva che andassi a studiare per poi trovarmi un lavoro “normale” che mi permettesse di guadagnare uno stipendio. Mio padre invece mi supportava e un giorno mi disse: “Sei il mio unico figlio e io sono felice se tu sei felice. E’ il tuo God-Given Right (il tuo diritto sacro santo) di essere felice e fare ciò che preferisci”. E ora a mio figlio, di cui sono molto orgoglioso, ripeto le stesse cose che mi diceva mio padre.

Se guardi la copertina e il disegno, in realtà può essere interpretato in modo un po’ deviato, perché la scritta con la zucca che si  erge vittoriosa potrebbe significare una cosa del tipo “è nostro diritto sacrosanto di primeggiare nel metal” o cazzate del genere. Assolutamente no.

Fondamentalmente l’artwork è stato proposto da Martin, l’artista, al nostro manager a cui piaceva tantissimo. Noi lo abbiamo approvato e abbiamo pensato che potesse fare una bella figura, soprattutto nella versione 3D. Sinceramente non penso ci fosse il modo di legare il messaggio del titolo a un artwork adeguato: io e mio padre in copertina? (ride) Direi proprio di no, non mi sembra molto metal. E ti garantisco che  la versione in 3D è fichissima, non ho ancora visto il vinile ma già quella del CD è incredibile.

Ok parliamo del live. So che suonerete a giugno qui in Italia. Che tipo di setlist possiamo aspettarci? Qualcosa di celebrativo?

Sicuramente. Abbiamo una fetta enorme di fan italiani e quello che vogliono gli italiani è sempre un bel mix soprattutto del materiale da “Master Of The Ring” in poi. Ma comunque bisogna assemblare una setlist che vada bene in tutti i Paesi e quindi comunque inseriremo alcuni classici dai due Keeper. E’ sempre difficile poi trovare un compromesso che vada bene a tutti. Per la data italiana spero di poter proporre 3-4 pezzi dai Keeper, il meglio della nostra discografia da “Master of the Ring” e 3-4 pezzi tratti dal nuovo album.

Cosa puoi dirmi del songwriting? Chi ha scritto i pezzi e come si è evoluto il processo nell’ultimo anno?

Siamo fortunati perché siamo in 4 songwriter e quindi possiamo gestirci in modo ottimale. Questa volta Markus è rimasto un po’ defilato in questa fase, ma a turno è successo a tutti, un processo normale quando sei in così tanti scrittori. Mentre io questa volta ho scritto un po’ di più, ci sono probabilmente 6-7 brani scritti da me, inclusa la bonus track. In ogni caso non è mai qualcosa che pianifichiamo. Solitamente dopo il tour stacchiamo per due-tre mesi, senza rimanere in contatto per quel periodo. Solo io e Mikael rimaniamo più in contatto perché siamo sulla stessa isola, quindi è impossibile non incontrarci. Cerchiamo di isolarci in modo che ciascuno elabori le proprie idee. Poi a un certo punto ci incontriamo e ognuno ha tonnellate di materiale e a quel punto il produttore e il management insieme a noi scelgono quali sviluppare, cercando di cogliere sempre le “gemme”.  Avevamo praticamente 30 idee di canzoni da sviluppare e a quel punto puoi immaginare come sia facile poi arrivare a un buon risultato con un bacino così grande da cui attingere.

Oltre che nella musica, sembrate aver avuto un approccio più “happy” anche nei testi se confrontato con il mood più cupo dei due precedenti album. Quali sono state le principali tematiche?

Per la maggior parte sono fatti reali, episodi successi a noi come band o più personali. Come ti dicevo prima abbiamo una “My God-Given Right” che parla del rapporto tra me e mio padre. O ci sono cose più divertenti come “Lost in America”. Praticamente eravamo in Sud America e l’aeroporto  era chiuso! Dovemmo aspettare 10 ore fuori dall’aeroporto, ti rendi conto? Pensa se succedesse a Malpensa… l’aeroporto verrebbe ridotto in cenere! In pratica tutti i voli erano stati cancellati perché doveva arrivare qualche presidente del cazzo. A un certo punto riuscimmo a salire sull’aeroplano per San Paolo, era uno dei concerti più importanti. Durante il volo però il capitano annunciò che fondamentalmente c’era qualcosa che non funzionava negli strumenti di volo… e che stava volando a vista e non sapeva dove fossimo. A quel punto ci chiedemmo: “Dove siamo?” “Siamo perduti in America”… che divenne un buon titolo per il brano. Alla fine della storia dovemmo tornare indietro per questo guasto, volando praticamente a vista. Markus era era completamente ubriaco e anche gran parte della band e della crew ci andava dietro: voglio dire, cosa vuoi fare in quei momenti? E’ frustrazione pura! Alla fine qualche ora dopo riuscimmo finalmente a imbarcarci su un volo per San Paolo ma a quel punto il nostro day off era completamente andato e dovemmo andare direttamente al concerto. In ogni caso fu un grande show.

Sono più di 20 anni che fai parte degli Helloween. Quali sono i ricordi più belli che conservi ma soprattutto legati a quale album?

Senza dubbio il periodo di “Master of the Rings”. A quel punto il viaggio era ancora tutto da scoprire e nessuno sapeva dove saremo finiti. Avevo sempre dolori di stomaco per la tensione e lo stress: “forse era la decisione sbagliata?”. Arrivando da una band come i Pink Cream 69 in una band così diversa come gli Helloween, era veramente un salto nel vuoto per tutti. Ricordo un giorno in cui io e Weiki, proprio come oggi, stavamo facendo interviste e promozione per l’album. Eravamo in un auto e a un certo punto arrivò una chiamata che ci annunciava che l’album era già diventato “oro” e “platino”… e non era ancora uscito; solo con il pre-order! In Giappone era platino e la Germania stava seguendo. A quel punto iniziò a essere chiaro che quella decisione era stata giusta. Ma prima di quel momento ero completamente insicuro; dopo fu come un sogno divenuto realtà e resterà per sempre il momento più intenso della mia carriera negli Helloween.

Ok Andi, il nostro tempo è giunto a conclusione. Se vuoi puoi concludere l’intervista con un messaggio ai vostri fan italiani!

Sure! Continuate a seguirci, sono 30 anni che ci date tutto il vostro supporto, gli Helloween continuano a essere sulla cresta dell’onda solo grazie a voi e questa è la cosa più importante. Questa musica non è tenuta in vita dalle etichette discografiche ma solo dai fan e questo mi rende molto orgoglioso. Vero successo fatto dalle persone. Keep up the metal for the next 30 years!!!

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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