Heimdall: “Aeneid” – Intervista a Fabio Calluori

Sotto il segno di Virgilio. Gli Heimdall sono tornati dopo quasi dieci anni di assenza con un concept album decisamente importante, adattando in musica il poema epico dell’Eneide. Ed il risultato finale è veramente accattivante, in un disco che i fan del power metal non possono lasciarsi sfuggire. Abbiamo intervistato il chitarrista e compositore della band campana, Fabio Calluori, per sviscerare “Aeneid” e conoscere i piani degli Heimdall per il prossimo futuro. E le ambizioni non mancano…

1)  La prima domanda è d’obbligo: cosa è successo in questi nove anni? Che fine avevano fatto gli Heimdall?

Diciamo che purtroppo ci siamo presi una lunga pausa. Dopo “Hard As Iron”, pubblicato nel 2004, ci siamo dedicati alla promozione del cd e nel frattempo abbiamo iniziato a concentrarci sulle nuove composizioni e sul concept di “Aeneid”. Nel 2006 siamo entrati in studio ed abbiamo registrato gran parte della sezione strumentale dei brani nuovi, ma nel frattempo per divergenze musicali ci siamo separati da Giacomo ed abbiamo contattato Tony D’Alessio (ex- Scenario), che  si è occupato di tutte le vocals e dei cori. Purtroppo, per varie ragioni personali dei componenti della band, il progetto si è arenato. Personalmente mi sono dedicato al mio studio di registrazione, i Sonic Temple, anche se, a fasi alterne, ho continuato a lavorare sul concept di Eneide, consapevole che prima o poi avrei pubblicato l’album! Inoltre in questo periodo ho rimesso in piedi la mia precedente band, i From Depths, con mio fratello Nicolas, con cui abbiamo registrato un paio di EP e nel 2010 ho iniziato a lavorare ad un progetto hard rock, i Beautiful Monster, con mio fratello e Gandolfo Ferro (l’attuale singer degli Heimdall). Ci siamo divertiti un casino a suonare insieme e proprio da questa esperienza è nata la decisione di ricominciare con gli Heimdall. Ho richiamato Carmelo Claps, che si è mostrato subito molto entusiasta, mentre il resto della line-up è stata completata Umberto Parisi, un chitarrista molto talentuoso nonché un ottimo tastierista, e Daniel Pastore al basso. Nel 2011 abbiamo ripreso a lavorare sul cd e, dopo la realizzazione di un promo per gli addetti ai lavori, abbiamo firmato un nuovo contratto con la Scarlet Records (che aveva già pubblicato i nostri due precedenti lavori), che si è subito mostrata molto entusiasta del nuovo materiale.

2) Come mai avete deciso di rientrare in scena con un concept così ambizioso?

L’Eneide è un libro che ho sempre amato e mi stuzzicava non poco il fatto che mai nessuno prima d’ora avesse dedicato ad esso un intero concept. E’  stato un lavoro molto impegnativo soprattutto dal punto di vista delle lyrics e nella scelta dei momenti da celebrare nelle song, vista la complessità dell’opera. C’era la volontà di rendere omaggio ad un capolavoro di tale portata letteraria nel miglior modo possibile, ma nello stesso tempo c’era il desiderio di inserire anche alcune tematiche già presenti nei precedenti album degli Heimdall, come la ricerca, il viaggio, la perdita, il distacco,  oltre alle ambientazioni battagliere. Inoltre ho curato interamente la produzione nei miei studi mentre il mastering è stato realizzato da Achim Koehler, già famoso per aver lavorato con Primal Fear, Sinner e molti altri.

3)  Quali sono i punti di contatto a livello musicale tra i vostri primi album della fine degli anni novanta e “Aeneid”?

Non è semplice rispondere a questa domanda, perché considero tutti i nostri cd piuttosto differenti tra di loro anche se abbiamo sempre avuto uno stile nostro, con questo metal robusto e nello tesso tempo epico ed evocativo. Comunque se dovessi trovare dei punti di contatto con i primi due cd direi che “Aeneid” ha l’immediatezza a livello di melodie vocali e l’aggressività dei riff di “Lord Of The Sky” ed il taglio più orchestrale di “The Temple Of Theil”, anche se con un gusto differente e più maestoso. Tra le principali differenze, invece,  i primi due cd sono per certi versi più complessi, i pezzi erano più lunghi e ricchi di passaggi e riff, oggi invece le canzoni si sono fatte più snelle e d’impatto, anche se naturalmente non mancano passaggi più articolati.

4)  Avete curato nei minimi particolari anche l’aspetto grafico. Quanto è importante al giorno d’oggi intendere il cd come oggetto da collezione?

Abbiamo cercato di curare al meglio anche l’aspetto grafico con un booklet ed una cover che potessero riflettere le atmosfere  di “Aeneid”. Quando realizzi un concept tutto deve seguire un iter ben preciso: musiche, illustrazioni e lyrics devono andare di pari passo e volevo che “Aeneid” fosse un’unica coinvolgente esperienza per l’ascoltatore! Di questo devo ringraziare la Scarlet, che ci ha aiutato a realizzare il digipak ed un booklet fantastico, con illustrazioni che si legano perfettamente all’atmosfera e lunghe parti descrittive tra i testi! Volevo inoltre soffermarmi sulla stupenda cover, nella quale si possono  trovare elementi dai molteplici significati come il cerchio e la croce. Il cerchio può essere visto come l’immagine della perfezione divina e la croce come il simbolo della vita, del percorso dell’uomo dalla nascita alla morte e del tempo. Tutto ciò si collega alla natura semidivina di Enea e a quella che è la sua grande missione voluta dagli dei con la fine di un’epoca gloriosa – quella troiana – e l’inizio di quella che sarà la storia di Roma. La croce rappresenta il percorso dell’uomo verso tutte le direzioni e quindi si ricollega al discorso della ricerca e dell’aspirazione verso ciò che non abbiamo, che ci manca e a cui tendiamo ed è’ il simbolo del cristianesimo e quindi della storia che verrà. I disegni e i simboli sono belli perché ognuno, in fondo, può trovare ciò che è più vicino alla propria sensibilità. Quanto alla tua domanda, considera che sono cresciuto con i vinili, quindi ho sempre adorato quelle bellissime cover giganti (ride, nda)!  Per i nostri dischi abbiamo sempre curato nei minimi dettagli la grafica, perchè è una forma di rispetto per chi acquista, per offrire qualcosa di unico e speciale. Ed in un periodo di crisi nera delle vendite dei dischi come quello odierno è diventato ancora più importante.

5) I film epici sono tornati in voga ad Hollywood. Se dovessero girare un film sull’Eneide, il vostro ultimo album credi che potrebbe essere l’ideale colonna sonora?

Perché no? Andrebbe riadattato con l’ausilio di un’orchestra, ma le melodie sono sicuramente molto epiche e maestose e quindi secondo me funzionerebbero alla grande!! Già me l’immagino…Didone che si toglie la vita sulle note malinconiche di “Ballad Of The Queen”, Enea che parla ai suoi uomini prima della battaglia con la melodia guerriera e corale di “All Of Us”, oppure lo scontro finale tra Enea e Turnus accompagnato dall’epicità della conclusiva “The Last Act”!

6)  Quali sono state le vostre band di riferimento agli esordi e cosa ascoltate oggi?

Le band che preferiamo sono sempre i grandi nomi della scena, i classici come Judas Priest, Iron Maiden, Savatage, Virgin Steele, Helloween, anche se poi ogni componente della band ha le proprie influenze ed i propri ascolti, a volte anche al di fuori del panorama metal. In passato seguivo la scena prog rock e folk/celtica, oggi ascolto la musica praticamente solo in macchina, visto che tra band, studio, famiglia e lavoro non ho molto tempo e quindi prediligo generi più d’impatto, tanto hard rock, gothic o metal classico. Ad esempio attualmente sto sentendo gli ultimi lavori di Kiss e Helloween.

7)  Avete avuto tre cantanti in cinque album, quali le differenze fra i tre frontman che hanno prestato la propria voce agli Heimdall?

Abbiamo avuto tre cantanti molto differenti tra di loro ed ognuno con le proprie caratteristiche e peculiarità. Claudio, il singer di “Lord of the Sky” e “The Temple of Theil”, possedeva un timbro molto particolare, è stato sempre un frontman dal grande carisma e in fase live questo aspetto era molto importante, riusciva a catalizzare l’attenzione di tutti. Giacomo, il cantante di “The Almighty” e “Hard as Iron”, aveva un timbro molto profondo ed è tecnicamente molto bravo. Gandolfo, invece, ha un’estensione piuttosto ampia, che abbraccia passaggi più bassi e note acute. Il suo timbro è più graffiante ed aggressivo e devo dire che è dotato di grande feeling: le strofe di “The Last Act”  sono da brividi!!

8)  Cosa resta oggi, secondo te, di quella scena italiana che aveva scosso il panorama power metal internazionale alla fine degli anni novanta?

I tempi sono cambiati, però le band che c’erano alla fine degli anni ’90 esistono anche oggi e questo è molto bello, perché la passione regge, nonostante sia passato tutto questo tempo ed il mercato discografico sia entrato già da qualche anno in una crisi fortissima. Ma del resto lo facevamo per la gloria allora, figurati oggi (ride, nda). Da un certo punto di vista sembra di essere tornati agli inizi, quando non c’erano molte band in Italia che suonavano questo stile di musica. Infatti, moltissimi gruppi nati dopo di noi non esistono più e invece quelli che hanno contribuito a far nascere la scena power italiana suonano tuttora, come ad esempio i nostri amici Drakkar, che si sono riformati recentemente. Lo scenario della musica è cambiato totalmente rispetto ai nostri inizi, tutto si è ridimensionato e anche suonare live è diventato più complesso, però a me piace guardare il lato positivo: oggi, ad esempio, le band italiane all’estero sono ben viste, ci sono meno pregiudizi e questo grazie anche a noi ‘vecchietti’. La scena power italiana, come ormai la definiscono molti tuoi colleghi esteri, è qualcosa di consolidato, anche se manca l’elemento sorpresa e l’entusiasmo portato dalla novità. Ma questo è sempre avvenuto in tutte le epoche musicali. Vorrei fare una riflessione: pensa che ormai molte formazioni festeggiano i vent’ anni di carriera, un traguardo significativo per le band italiane, capitato in passato solo a poche realtà e testimonia che c’è ancora una passione unica per questo stile di musica ed attenzione da parte dei fan.

9)  Quali sono i ricordi più belli che nutrite di quegli anni?

Ho tantissimi bei ricordi di quel periodo, c’era un entusiasmo incredibile attorno agli Heimdall ed alla scena italiana in generale. Si stava muovendo qualcosa di importante e per la prima volta l’Italia stava ricevendo i primi grandi consensi da tutta la scena metal mondiale. Tra i momenti più emozionanti ricordo il concerto di presentazione di ‘Lord of the Sky’ a Roma, in un locale pienissimo, poi il tour con i Labyrinth, che ci portò a suonare per la prima volta in posti importanti come il palazzetto di Roma e l’Auditorium di Firenze. Come non ricordare il quinto posto ottenuto nella classifica import del mitico “Burrn!”, la licenza giapponese che ci portò ad un grande successo da quelle parti. Ricevevo lettere da tutte le parti del mondo e questo per una band all’esordio era una gran bella soddisfazione! Sono molto contento di aver vissuto quel periodo e, lasciamelo dire, orgoglioso di aver contribuito a diffondere il metal tricolore nel mondo.

10)  Quali sensazioni proverete a salire ancora su un palco per promuovere un nuovo disco?

Suonare live è  gratificante ed importante per noi. Abbiamo già tenuto dei concerti con la nuova line up e le sensazioni sono state incredibili, perchè avere tre chitarre dal vivo è  uno spettacolo! Ora naturalmente non vediamo l’ora di presentare i nuovi pezzi che avranno, sono sicuro, un grande impatto live. Già abbiamo avuto modo di suonare “Forced by Fate ed “Hero” e la risposta è stata ottima. Attualmente abbiamo contatti per partecipare ad alcuni festival questa estate: veniteci a vedere, non ve ne pentirete!! Per concludere volevo ringraziare tutte quelle persone che hanno continuato a seguirci e a supportarci anche in questi anni di silenzio. Seguiteci attraverso il nostro sito ufficiale www.heimdallband.com e sulla nostra pagina Facebook www.facebook.com/heimdallofficial per tutte le news sulla band!

Glory and honor to you ALL!

 

 

 

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login