Heaven Shall Burn: “Passage Of The Crane” – Intervista a Maik Weichert

Ritorno per gli Heaven Shall Burn, ormai veri e propri veterani dela scena musicale, che mettono a segno un altro sigillo con “Wanderer”, nuovo piacevolissimo album. Famosi da sempre per i testi impegnati e in grado di andare oltre le solite tematiche caratteristiche del genere proposto, anche questa volta non sono da meno: approfondiamo insieme al chitarrista Maik Weichert il nuovo album e alcune canzoni che ne fanno parte.

Ciao Maik come va? Benvenuto su Metallus.it e grazie per il tuo tempo!

Ciao, tutto OK! Un piacere ed un onore.

Vorremmo iniziare a parlare del nuovo disco partendo dal titolo: “The Wanderer” (il vagabondo). Perché questo titolo e ha a che fare con un concetto centrale espresso dall’album?

Sì, fondamentalmente è il fulcro dell’album, il concetto di “vagabondo”: per noi rappresenta il movimento non solo fisico ma anche mentale, guardare le cose da diversi punti di vista, sia materialmente che col cervello, rappresentando anche un altro punto dell’album che è quello di cambiare il proprio stato sotto ogni punto di vista per recuperare le forze, quando non ce ne sono più.

Ascoltando il disco, penso che ci troviamo di fronte a un lavoro più pesante ma in una maniera più organica ed è anche il primo che vede l’esordio di Christian (Bass , il nuovo batterista) in studio: com’è stato lavorare con lui?

Guarda, Christian è un grandissimo musicista, di sicuro quello più talentuoso nella band ma non ha imposto il suo drumming al gruppo: di certo ha portato il suo apporto ma si è adattato lui al modo di suonare degli Heaven Shall Burn. E’ stato veramente grandioso registrare e suonare con lui in studio per la prima volta.

Una canzone dell’album che mi ha colpito è sicuramente “Bring The War Home”, pesante ma melodica, grandiosa fin dal primo ascolto. Penso che parli del non sentirsi nel posto giusto e vorrei parlare del testo con te.

Sì, la canzone è stata ispirata da una persona che conosco e con la quale ho parlato, che ha vissuto la guerra in prima persona nell’esercito, che ha sparato in Afghanistan e che ha subito su di sé le brutture fisiche e psicologiche di questa esperienza: fondamentalmente la canzone parla del fatto che va bene avere degli ideali e difenderli, anche come portare la pace nel mondo, però poi la persona capisce che è sfruttata dai guerrafondai, dalla doppia faccia dei politici.

Un’altra canzone che spicca è di sicuro “Passage Of The Crane”: da quel che ho capito parla di una sopravvissuta alla seconda guerra mondiale. La ho trovata molto evocativa e drammatica e vorrei saperne di più.

Esattamente! Questa canzone parla di Sadako Sasaki, sopravvissuta a Hiroshima ma ammalatasi dopo pochi anni di leucemia e deceduta in seguito a questa malattia: è famosa per le sue gru di carta, come simbolo di pace e di libertà. Ne voleva costruire mille ma non riuscì nell’impresa, che altri finirono. La sua storia e il simbolo della gru sono lo spunto per questa canzone, per far sì che la gru atterri ancora e che la pace torni di nuovo.

Nel disco ci sono ospiti come George “Corpsegrinder” Fisher (cantante dei Cannibal Corpse) in “Prey To God” e Aðalbjörn Tryggvason (cantante dei Solstafir) in “The Cry Of Mankind”: come sono nate queste collaborazioni e come sono andate?

Sì, con il cantante dei Solstafir siamo vecchi amici e ci conosciamo da tempo: “The Cry Of Mankind” è già una bellissima canzone e l’apporto di Aðalbjörn ha dato qualcosa in più. Corpsegrinder invece non era fra le nostre amicizie e ci siamo avvicinati a lui da grandi fan: tramite la nostra crew lo abbiamo contattato chiedendogli se era interessato all’idea di cantare su un pezzo degli Heaven Shall Burn ed è rimasto subito entusiasta, siamo riusciti a conoscerci in Germania a un loro concerto e penso che sia uno dei più grandi vocalist metal in circolazione. E’ brutale, grandioso, un vero pazzo! Abbiamo passato un giorno insieme a parlare di aneddoti riguardanti le vecchie death band americane e a scambiarci pareri su quelle nuove.

Parlando di altre canzoni dell’album, vorrei approfondire “Extermination Order”, ovviamente un’altra canzone sulla guerra, il genocidio in Namibia. Forse è la canzone migliore dell’album, molto evocativa: perchè avete voluto raccontare la storia di questa guerra, praticamente dimenticata?

La Namibia è stata una colonia tedesca dal 1884 al 1919 col nome di “Africa Tedesca Sud Occidentale” e qui i tedeschi hanno perpetrato il genocidio dei Nama e degli Herero, popolazioni autoctone: la Germania, in seguito, non ha mai provveduto competamente a riparare il danno per i discendenti di tutti quei morti, hanno solo ammesso negli ultimi anni che tutto ciò sia successo, quando in realtà si tratta del primo grande genocidio del ventesimo secolo. La gente dovrebbe ricordare che il governo tedesco ha qualche pendenza laggiù…

“A River Of Crimson” parla di malattia da un punto di vista diverso da quello solito che viene preso in esame: in questo album ci sono storie personali, racconti di guerra e vorremmo sapere come sono nate le idee che hanno dato la vita a tutto ciò.

Di solito io ho le idee per i testi, che forse sono la parte più difficile di un album degli Heaven Shall Burn: prendo gli spunti da ogni cosa che vedo quando vado in giro e tutto è come unbrainstorming e mi viene da scrivere storie su ogni cosa che mi passa per la mente e osservo. Tutto viene da qui.

Girerete video per questo “Wanderer”?

Ci saranno! Uno di sicuro, per ora! Molto presto, speriamo, li vedrete da voi!

Progetti di tornare in Italia per un tour, al momento, ce ne sono?

Certamente! Ci sarà un tour europeo e torneremo in Italia! Siete pazzi, voi!

Un’ultima domanda, che faccio a molti artisti, riguardante il business dello streaming: pensi che sia utile per una band come la vostra?

Anche io ho un account premium di Spotify e penso sia stupendo scoprire cose nuove tramite di esso. A volte uniforma un po’ troppo il genere con grandi band come, per esempio, Meshuggah, Metallica, Machine Head sul canale”Metal”: però a volte in mezzo magari ci si trovano gli Heaven Shall Burn e magari chi è fan dei Metallica non ci ha mai ascoltato, quindi per noi questa è un’ottima opportunità e non penso che lo streaming distrugga la vendita dei CD. Se non vuoi comprare CD lo streaming di certo non influirà oltre e viceversa e comunque le band vanno in tour a suonare e i loro soldi li mettono lì, non su Spotify.

Grazie mille per l’intervista e speriamo di vedervi presto in Italia!

Grazie a voi! Ci vediamo presto! Ciao.

heaven-shall-burn-wanderer

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login