Boysetsfire: “Hardcore in espansione” – Intervista con Nathan

Hardcore in espansione La telefonata di Nathan dei Boysetsfire mi viene passata da una responsabile della Victory, che mi comunica che potrebbe esserci qualche interferenza: il gruppo è attualmente in viaggio per suonare in un festival, e il cantante risponde dal furgone. Una volta appurato che il volume e i disturbi audio sono accettabilissimi, mi viene da sorridere: è giusto entrare in contatto con i Boysetsfire, la strada è il loro elemento naturale, non c’è nulla da fare. Nathan è tra l’altro disponibile, loquace, attacca immediatamente a parlare non appena nomino ‘After The Eulogy’, il nuovo disco, e gli chiedo di sottolinearne i tratti principali… Allora…fammi pensare, cosa c’è di importante in ‘After The Eulogy’? Per prima cosa siamo molto felici di avere finalmente fuori un disco intero, era tre anni che non usciva un full-length, cominciavamo anche a stancarci di essere in tour sempre con lo stesso album. Questo disco ci rende felici sia perché crediamo di aver raggiunto una maturità musicale, sia per i testi che contiene. Abbiamo potuto lavorare di più su quest’album, perché avevamo a disposizione più soldi per pagare lo studio, ora che siamo su Victory. Quanto tempo avete passato in studio? Oddio, non me lo ricordo nemmeno! Lo studio in cui eravamo era sotterraneo, e capitava che rimanessimo magari 48 ore senza uscirne, e non c’erano ovviamente finestre. Ogni volta che uscivamo eravamo talmente stanchi e distrutti che non sapevamo nemmeno quanto tempo era passato dal nostro arrivo! Uscivamo e scoprivamo che era giorno! Ehi? Cosa sta succedendo? Giorno? Com’è possibile? (risate) Quando si dice che conta solo la musica! Mi dicevi che siete particolarmente soddisfati dal punto di vista lirico, prima. Cosa è migliorato, come s’è sviluppato il vostro modo di scrivere i testi? Mi sembra che questo sia il vostro disco -tirando le somme- più "politico"… Abbiamo cercato di concentrarsi su temi che non fossero i classici argomenti "hardcore", se capisci cosa intendo. Ci sono troppe tematiche che si sono ridotte a luoghi comuni, ormai, e abbiamo cercato di starne lontani. Ci siamo concentrati molto su quelli che possiamo chiamare i problemi della " working class", della gente comune che lavora. In questo modo anche chi è al di fuori della scena hardcore può leggere i nostri testi e rapportarsi ad essi. Volete raggiungere più gente insomma, allargare il vostro pubblico? Esattamente, vogliamo suonare anche per gente al di fuori della scena hardcore, lo vogliamo veramente. E’ curioso, Scott degli Earth Crisis (anch’essi su Victory) mi ha detto esattamente la stessa cosa, non vogliono rimanere bloccati all’interno del circuito hardcore, vogliono che il loro messaggio arrivi a più persone. Per far sì che questo accada, però, avete entrambi bisogno dell’aiuto della Victory: come credi stiano lavorando in questa prospettiva? Stanno facendo un ottimo lavoro! Ora partiremo per un tour degli U.S.A. che ci terrà impegnati per molte settimane, fino a Luglio inoltrato, e a Settembre (al massino Ottobre) saremo in Europa, e poi ovviamente ci piacerebbe arrivare a suonare anche in Australia e Giappone! All’interno dell booklet di ‘After The Eulogy’ ci sono parecchi link a siti vicini a voi ideologicamente. Fra di essi c’è il link al sito del partito comunista (americano), i cui principi storici sono come tutti sanno fortemente anticapitalistici. Come conciliate queste posizioni col fatto che la musica -volenti o nolenti- è business? Tra l’altro la Victory è un’etichetta indipendente, ma fra le più grandi… Noi al momento dobbiamo tutti ancora lavorare per sopravvivere, e col gruppo ci poniamo l’obiettivo di prendere in considerazione il maggior numero possibile di problematiche, di cercare di ispirare la gente a cambiare la propria vita, a prenderne il controllo. Per quanto riguarda il business propriamente inteso, vedo una grossa differenza fra noi e i gruppi più grossi. Noi vendiamo il nostro merchandising e i nostri CD con un margine di guadagno bassissimo, che ci consente a malapena di continuare a fare quello che stiamo facendo, non siamo certo una grande corporazione. Non vedo niente di male nel vendere una maglietta a nemmeno 2 dollari in più di quanto è costata a noi. Finisce che con quei soldi noi ci paghiamo la benzina per arrivare al prossimo concerto! (ride) Quanto "grandi" pensate di poter diventare senza dover mai cambiare o attenuare il vostro messaggio? L’esempio che ho in mente è quello dei Rage Against The Machine, che sono arrivati al punto di poter sfruttare la propria posizione per rendere note al mondo determinate situazioni. Lo trovo utilissimo, personalmente… Ho il più totale e incondizionato rispetto per i Rage Against The Machine! Finalmente qualcuno che ha il coraggio di prendere una simile posizione! Sono davvero felice di sentirtelo dire! Anch’io non riesco più a sopportare la gente che li attacca, perché i RATM stanno facendo più di quanto la maggioranza di tutte quelle persone riuscirà fare in tutta la propria esistenza! Non solo sono onesti e sinceri, ma spendono tempo, soldi ed energie per questi aspetti esterni alla loro musica, e arrivano ad aiutare un sacco di gente in tutto il mondo. Pensa solamente al caso della rivoluzione Zapatista in Messico: contribuiscono sia a livello informativo e di supporto che economicamente, e così fanno con altri gruppi rivoluzionari del genere nel resto del mondo. Non posso avere che il massimo rispetto per loro. Sono nella posizione di poter fare qualsiasi cosa vogliano, e la stanno sfruttando per diffondere questi messaggi. Moltissima gente si interessa a queste tematiche grazie a loro, è incredibile quello che stanno facendo! Ci stiamo allontanando parecchio dalla musica, in questa conversazione, Nathan. Ti fa piacere quando le interviste si spostano in maniera rilevante su simili argomenti? O preferisci parlare di musica? Vediamo i due aspetti come parti differenti di un medesimo progetto, e questo perché la musica è una delle piùà importanti forme di comunicazione. Se andassi in giro per strada a distribuire volantini con le mie idee politiche stampate sopra, sono convinto che la maggioranza della gente li butterebbe via al volo. Ma se riesci a scriverci una canzone, e a mettere in essa le tue idee, ci sono più probabilità che rimanga in testa a qualcuno. Ricordi una canzone molto più a lungo di quanto tu non possa ricordare un pezzo di carta. Questo a dovuto al fatto che la musica è potentissima, e conquista la tua attenzione. Prova a pensare ad una scena di un film dell’orrore senza la musica di sottofondo? Farebbe molta meno paura! Durante i concerti scegliete di parlare al pubblico fra un pezzo e l’altro o non volete interrompere troppo l’esecuzione? Parliamo,eccome se parliamo! Ma cercando di non esagerare, perché si rischia di annoiare la gente. E inoltre può anche essere controproducente, perché se annoi qualcuno sarà più difficile che il messaggio passi, e comunque non vogliamo fare prediche. Se non spieghiamo il contenuto dei nostri pezzi, perché qualcuno dovrebbe porre attenzione a noi? Sembreremmo solamente l’ennesimo gruppo di arrabbiati senza uno scopo. Devi essere sintetico. Non vi capita mai di avere qualcuno che non abbia nessuna voglia di ascoltarvi? Capita di avere gente che vuole solamente ascoltare la musica e divertirsi, ma non m’interessa, va bene così. Di certo non interromperò quallo che sto facendo per obbligarli ad ascoltarmi.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login