Raised Fist: “Hardcore 2000” – Intervista

I Raised Fist vivono con tranquillità la propria situazione isolata dal resto della musica "che conta". L’origine geografica e la carica incompromissoria non li aiutano particolarmente, ma da quello che traspare dall’ascolto dei loro dischi, non hanno certo perso tempo a disperarsi: si sono anzi rimboccati le maniche, irrobustendo la vecchia scuola hardcore con iniezioni di metallo moderno, mantenendo un approccio lucido (a tratti quasi beffardo) nei confronti della "scena" musicale internazionale. Zero tempo da perdere, cominciamo dal nuovo disco…

Per quello che ci riguarda, ovviamente questo è il nostro disco migliore, ci mancherebbe altro. Credo abbia tutto elevato alla massima potenza: più old school hardcore, più metal, più velocità, è un ottimo prodotto. Prima più che altro eravamo un gruppo old school con influenze metal, mentre ora i Raised Fist sono una cosa sola con più sfaccettature. Ha tutto quello che volevamo avesse.

In studio avete lavorato con Daniel Bergstrand, che è famoso per aver prodotto dischi pesantissimi e dal suono molto "metal" come quelli di Stuck Mojo e Meshuggah. Come avete lavorato con lui?

E’ assolutamente il migliore, è totalmente professionale: qualsiasi cosa faccia, la fa bene, ed è bravo a fare qualsiasi cosa. Un esempio molto semplice: fino ad ora per registrare le parti di batteria non abbiamo mai usato più di 10 microfoni, lui ne ha utilizzati qualcosa come 30 o 40! Lavora su tutte le cose nel migliore dei modi possibili, si impegna sempre al 100%, non importa che sia metal, hardcore o altro. Lui in Svezia produce anche un sacco di musica "soft", ma non diventi né ricco né famoso producendo musica del genere se sei in Svezia, non hai rilievo internazionale. Credo veramente abbia tutti i pregi che un produttore possa avere.

Sono abbastanza curioso riguardo agli argomenti e ai testi di alcuni pezzi. Nel primo pezzo del disco, ‘Running Man’, vi lamentate in maniera evidente di ciò che il business ha fatto all’hardcore. La Burning Heart per cui incidete è una label indipendente, ma rimane parecchio grossa e sicuramente ha un giro di denaro non indifferente. Come vi ponete davanti a questa situazione, e davanti al fatto che i vostri impegni promozionali sono senz’altro rilevanti?

Per prima cosa l’importante è essere se stessi, come persone che suonano la propria musica, e a questo punto c’è da considerare il fatto che avrai da fare alcune cose che non ti piaceranno molto, o che vorresti fare in maniera diversa. Per esempio noi dobbiamo viaggiare molto, andare in molti posti diversi, ma non abbiamo spesso nemmeno il tempo di realizzare dove siamo, di fare un giro. Dobbiamo anche "vendere", e questo vale per i dischi e per il merchandising, per le sponsorizzazioni. Ma è quello che devi fare per far conoscere la tua musica, e a volte è comunque gradevole, ci paice farlo. Altre volte lo odiamo, in certe occasioni è uno sforzo immenso, ma se non lo facciamo rischiamo di scomparire. All’inizio non ci dividevamo nemmeno i compiti promozionali, ma orra sono diventati troppi, sarebbe impossibile reggerli per uno solo.

Sul disco avete incluso una cover di ‘New Direction’ dei Gorilla Biscuits. L’avete scelta per rendere particolarmente esplicito il vostro rapporto con l’hardcore old-school?

Quando abbiamo cominciato ad interessarci alla musica, è stato coi Gorilla Biscuits, una grandissima band molto conosciuta in Svezia. Questa è una delle loro migliori canzoni, e il testo ha a che fare in maniera molto stretta con l’etica hardcore. Ribadisco: è un grandissimo pezzo, i Gorilla Biscuits sono incredibili, sono il gruppo con cui abbiamo cominciato ad ascoltare musica hardcore, è un tributo. In questo modo anche gente che non li conosceva avrà l’occasione di capire quanto grandi fossero.

Vedo che le tematiche hardcore vengono fuori di continuo. Ascoltate esclusivamente questo tipo di musica o anche altro?

Amiamo tutta la musica: ascoltiamo pop, hip hop, dance, soul, oltre a ovviamente metal, death metal, hardcore e via dicendo.

E’ abbastanza strano, ma mi fa piacere: spesso parlando con gruppi hardcore o metal capita di sentire che non mettono piede fuori dal proprio genere, la vivono come una sorta di "integrità"…

E’ vero, è assolutamente così! Io ti posso parlare solo per noi, e ti posso dire che ci piace tutta la musica, ma spesso questo non succede. Non ti saprei parlare più di tanto della situazione dell’hardcore mondiale, perché personalmente non ascolto poi moltissima musica simile alla nostra, preferisco il metal. I miei "eroi" sono gruppi come i Pantera o i Machine Head, è quella la musica che ascolto di più e che preferisco.

Immagino che il nuovo disco degli Earth Crisis a questo punto ti faccia impazzire!

Non ho ancora avuto tempo di ascoltarlo per bene, solo un paio di pezzi, ma mi sembrava decisamente buono! Ci Tornerò presto, comunque!

Tra le altre cose, la Burning Heart sta differenziando moltissimo le proprie uscite ultimamente, fra l’hardcore-metal, quello melodico, il garage, il punk rock classico, e adesso addirittura ha prodotto i Looptroop, che sono un collettivo hip hop!

E sono anche fantastici! Sono davvero grandissimi, al di là dei generi!

Ci sono alcuni di questi gruppi con cui siete particolarmente in contatto, pur suonando musica sostanzialmente diversa?

Non abbiamo rapporto strettissimi con quasi nessuno di loro, purtroppo, perché noi veniamo da Lulea, che è una cittadina decisamente a Nord, mentre la maggior parte dei gruppi su urning Heart provengono da Stoccolma, o da più a Sud di Stoccolma. Non ci incontriamo molto spesso, ma quando succede ci troviamo bene insieme, anche se non di tutte mi piace la musica, ma ovviamente non sto a dirti i nomi, sono gusti assolutamente personali. Quello che conta è che andiamo tutti d’accordo.

Noi avremo la possibilità di vedervi in tour presto?

Prima di tutto saremo in tour in Germania, per 13 o 14 date. Successivamente, le nostre priorità sono l’Australia e il Canada, e poi se riusciremo anche l’Europa.

Io avrei finito, vuoi aggiungere qualcosa in particolare?

Si, mi piacerebbe che chiunque ascolti musica hardcore lo faccia perché lo apprezza come musica in sé, e non perché vuole inculcare qualcosa nelle menti altrui. Bisogna leggere i testi e porre loro attenzione, ma avere un atteggiamento critico, e saper distinguere cosa è valido e cosa non lo è.

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