Hammerfall: “(r)Evolution” – Intervista a Joacim Cans

Dopo una pausa durata circa due anni che li ha costretti ad allontanarsi momentaneamente dalle scene, gli HammerFall tornano a splendere di nuova luce e regalano al grande pubblico un lavoro che piacevolmente sorprenderà la propria schiera di fedelissimi. “(r)Evolution” è, infatti, la nuova fatica discografica del combo svedese e a pochi giorni dalla pubblicazione, si è già guadagnata ottimi feedback worldwide. Per l’occasione, non ci siamo lasciati sfuggire la chance di parlare con il vocalist Joacim Cans, che nel corso di questa lunga chiacchierata, ci ha raccontato le vicende che hanno colpito la band e della nascita di questo nuovo tassello musicale.

Fotografia a cura di Tallee Savage

Oggi sei qui per parlare del nuovo album degli HammerFall, che si intitola (r)Evolution. Ti andrebbe di parlarci brevemente di questo nuovo album?

È difficile da dire quando non si tratta di suonare nessuno dei brani. Beh, credo che non appena avrete modo di ascoltare l’opening track dell’album, il brano “Hector’s Hymn”, vi renderete conto che questi sono i veri Hammerfall. Voglio dire: se noi stessi vi abbiamo dato modo di dubitare della band, questa canzone convincerà la gente che la band è tornata più forte di prima! D’altro canto, però, se questo pezzo non sarà di vostro gradimento, allora gli Hammerfall non fanno al caso vostro! Questo è un disco che riassume 17 anni di carriera e come tale, possiede tutti gli ingredienti che hanno portato la band a questa evoluzione, in questo campo che è poi la musica. Anche se eravamo vincolati da questi confini rappresentati dall’heavy metal, siamo ugualmente riusciti a fare un progresso all’interno del panorama musicale.

Parlando del nuovo album, su quale periodo della vostra carriera vi siete ispirati maggiormente? Perché ascoltandolo mi è parso di ascoltare i vostri primi lavori, però allo stesso tempo risulta fresco, nuovo, si percepisce un’energia così forte… che… insomma, quello che voglio dire è che sembra che la band non sia stata mai così bene prima d’ora…

Grazie mille! Beh, posso dire che sono successe moltissime cose da quando abbiamo pubblicato l’album “Infected”, voglio dire la band ha avuto imprevisti con due bruttissimi management ed eravamo stufi marci di qualsiasi cosa, perciò abbiamo deciso di prenderci una pausa. Penso che il motivo che ci ha spinti a procedere in questo modo è stato per darci la possibilità di ritrovare la gioia e la felicità di suonare nuovamente heavy metal. Sono veramente convinto quando dico che questo break ci ha permesso di tornare più famelici di prima, come un branco di lupi che sbranano una preda; quando abbiamo iniziato a comporre questo disco, tutti noi abbiamo sentito il bisogno di dover tornare in tour, volevamo dimostrare che gli HammerFall sono una band sulla quale poter ancora contare. Tu dici che l’album sembra più fresco. Sì, lo è! Tutti quanti noi eravamo bramosi e felici di poter far parte di tutto questo ancora una volta ma se non ci fossimo presi quella pausa, non saprei dirti se l’album attualmente sarebbe così com’è. Potremmo dire che questo è il risultato di quello che è avvenuto, non ci siamo visti per oltre un anno poi ci siamo rivisti e mi sono detto: “Hey ragazzi, mi siete mancati. Proviamo di nuovo a creare nuova magia. È per questo che siamo qui: per suonare heavy metal”.

E proprio collegandomi alla domanda precedente, sulla copertina è impossibile non notare la vostra mascotte Hector, che in molti avevano imparato a conoscere con “Glory To The Brave”. Potremmo quindi dire che c’è stata una sorta di ritorno alle origini anche sotto questo punto di vista?

Assolutamente sì. C’è stata una sorta di ritorno alle origini, infatti abbiamo lavorato nuovamente sia con il produttore Fredrik Nordström, che aveva curato “Glory To The Brave” e “Legacy Of Kings” sia con Andreas Marshall, che ha inventato all’inizio il guerriero Hector. Avevamo lavorato con lui per i primi tre dischi, successivamente ci siamo rivolti altrove; infatti ci siamo affidati a Sam Didier il quale è riuscito a dare una versione più moderna al personaggio. Successivamente, dopo tutto il subbuglio creatosi con la pubblicazione di “Infected”, abbiamo pensato a questa affermazione e abbiamo chiesto ad Andreas se fosse interessato a lavorare nuovamente con noi. La risposta non si è fatta attendere e infatti ci ha detto che avrebbe voluto farlo, la stessa cosa ci è stata detta dal nostro produttore. Questo è stato il nostro modo di dare una chiara affermazione a riguardo. Non dovreste giudicare l’album in base alla copertina, come in molti hanno fatto per “Infected” e seppur io ancora lo consideri un disco molto forte e veramente ben fatto, la gente non la pensa allo stesso modo, perché ha valutato solamente l’artwork e con questo nuovo lavoro, abbiamo voluto enfatizzare di più questa affermazione. Gli HammerFall sono tornati e avrete modo di riconoscerli questa volta!

Ok ora vorrei riportare uno stralcio di un brano che mi ha colpita da subito: “He gathered his armies, true elite squads, the templar’s of steel , they sought out the dragon, made the enemy bleed, made them kneel / On and on and on, a legend unbent, unbowed, unbroken, On and on and on, A story is born, a legacy reborn”. Questo è un pezzo del brano “Hector’s Hymn”. Ti andrebbe di accennarci qualcosa di questo pezzo? Se non erro è stato scelto per un video che uscirà a breve.

Questo è vero pezzo targato HammerFall ed è stato scritto sia da me che da Oskar. È un brano che ha chiami richiami ai primi periodi della band, si rifa a “Glory To The Brave” ma non disdegna nemmeno l’ultimo periodo, quello rappresentato da “Infected”. È una sorta di inno sia per Hector, sia per la band, che racconta delle persone che siamo diventate. È un brano tipicamente in stile HammerFall, che ingloba tanti riferimenti alle nostre vecchie canzoni, ad esempio il verso “unbent, unbowed, unbroken” era il titolo dell’album “Chapter V”, più o meno tutte le frasi contenute in questa traccia si rifanno a varie canzoni della band.

E cosa puoi dirmi di Bushido? Anche questa traccia è molto buona, poiché sembra catturare la vera essenza della band, è pura adrenalina!

Sì, questo pezzo racconta la storia di un samurai, rimasto intrappolato in una lotta e l’unica soluzione per lui è scegliere tra il paradiso o l’inferno. Voglio dire: lui non rinuncerebbe mai ad un combattimento, piuttosto preferirebbe morire per la causa e arriverebbe persino a combattere fino alla morte. Se scegliesse questa opzione, sarebbe comunque costretto ad adottare la soluzione estrema, l’harakiri, che come tutti sanno è il suicidio effettuato tramite la spada. Puoi sempre interpretare le lyrics in maniera diversa, potremmo anche pensare che Hector sia il samurai della storia, anche perché sull’artwork del singolo stesso viene rappresentato così, in questa veste da guerriero, in piedi mentre tiene in mano questo martello quando avrebbe poi potuto tenere in mano la classica spada giapponese. Mi piace molto questa canzone, è molto interessante e mi reputo abbastanza soddisfatto anche a livello tematico.

Visto che ho citato un ritorno alle origini, cosa mi puoi dire della scelta di lavorare nuovamente con Fredrik Nordström e James Michael?

Personalmente credo che questo sia il meglio del meglio, voglio dire Fredrik Nordström è il padre del sound originale degli Hammerfall, se possiamo dire così, dato che lavorò ai primi album della band, “Glory To The Brave” e “Legacy Of Kings”. Successivamente abbiamo lavorato con altri produttori nel corso degli ultimi 10 anni fino ad intraprendere una collaborazione con James Michael, ci siamo seduti e abbiamo fatto un riassunto di questi ultimi 15 anni. Abbiamo cercato di rendere il sound degli HammerFall il più buono possibile, abbiamo chiesto una mano a Fredrik Nordström per quel che riguardano le parti strumentali e la batteria, mentre per le linee vocali mi sono affidato a James Michael. Ho pensato che fosse la persona più adatta con la quale lavorare, perché è una persona che ammiro e lo rispetto come cantante, ovviamente non lo rispetto solo come cantante ma anche come produttore e compositore. Tirando le somme, posso dire che abbiamo preso gli elementi migliori per realizzare questo nuovo album targato HammerFall, cercando di fornire un sound veramente unico.

Non vorrei sembrare impertinente, ma ricordo che lo scorso anno vi siete presi una pausa. Cosa ha portato a questa pausa? Ha in qualche modo influenzato la vostra ispirazione, se così possiamo dire?

La cosa più importante per noi era ritrovare l’essenza e la voglia di creare musica e di suonarla, sai com’è, cinque ragazzi, cinque amici che si divertono in sala prove, che si divertono in tour e soprattutto sul palco. Volevamo veramente ritrovare la strada, perché sai durante il periodo del tour di “Infected” eravamo molto stanchi e delusi da tutte le questioni legate al business, tant’è che anche il nostro management ne era rimasto sconvolto. Abbiamo riportato in auge quella brama e quell’atteggiamento che avevamo una volta e abbiamo portato anche un po’ di freschezza con questo nuovo album.

Come avete intenzione di proseguire le vostre scelte stilistiche dopo la pubblicazione di quest’album?

Non si sa mai. Io penso che già il titolo dell’album dica tutto, noi siamo usciti allo scoperto nel 1997 grazie a “Glory To The Brave”, mentre con questo nuovo disco c’è stata una sorta di rivoluzione, appunto, nella comunità heavy metal. Quando si tratta di comporre la musica, abbiamo a disposizione un periodo di tempo limitato e anche se a volte sembra che questo genere musicale sia di vedute ristrette, queste parti di rivoluzione rappresentano il fatto che abbiamo sviluppato un nostro sound nel corso degli anni e anche se risulta ancora in stile HammerFall, si percepisce una freschezza nel disco. Penso che quello che abbiamo iniziato con questo nuovo album, possa essere portato avanti con un altro disco e un altro disco ancora e vedremo per quanto tempo ancora potremmo fare tutto questo. Il giorno in cui non ci piacerà più fare questo genere di cose o quando inizieremo a pensare che stia diventando tutto noioso, quasi ripetitivo e monotematico, ci dedicheremo ad un altro nuovo lavoro. Non so. Ovviamente sto scherzando!

Quest’anno avete partecipato al Wacken Open Air Festival e in questa occasione avete presentato interamente Glory To The Brave. Cosa ci puoi dire a riguardo? Tra l’altro eri veramente in formissima, complimenti!

Sì, lo penso anche io! È stata un’occasione speciale, anche se non avevamo a disposizione così tanto spazio sul palco, perché la band ha suonato molti extra quindi è stata una situazione abbastanza ardua che, però, ci ha permesso di lasciar perdere il tempo e di goderci la nostra performance, anche perché si trattava del ritorno degli HammerFall e quel palco per noi significa tutto. Wacken rappresenta il primo show a livello Internazionale che abbiamo avuto nel 1997 e in questa occasione abbiamo suonato “Glory To The Brave” nella sua interezza. È stato molto bello ed è stato come se si trattasse dell’inizio di qualcosa di nuovo, è stato come saltare sopra i sassi o superare la soglia e dire “Hey siamo tornati, ci divertiamo, suoniamo meglio e abbiamo un nuovo album in arrivo”. È stato come una sorta di annuncio allo stesso tempo. Durante lo show, abbiamo voluto mostrare la nostra riconoscenza alla gente venuta a Wacken, in occasione di questo 25° anniversario e c’era stato detto che potevamo offrire qualcosa al pubblico, qualcosa di veramente unico e la crew era contenta di presentare all’audience gli HammerFall di “Glory To The Brave”.

L’anno prossimo suonerete in Italia e sarete supportati dagli Orden Ogan. Se non ti spiace, vorrei avere un tuo parere su questa band e sulla loro musica…

A dire il vero la prima volta che ho avuto modo di ascoltarli è avvenuta all’incirca un paio di mesi fa e devo dire che mi hanno lasciato a bocca aperta, è veramente difficile trovare oggigiorno nuove band valide. Credo che il pacchetto per questo nuovo tour sia veramente fantastico: HammerFall, Orden Ogan e Serious Black, band in cui militano Roland Grapow e Thomen Stauch, conosciuto per esser stato il precedente batterista dei Blind Guardian. Sì, parliamo di un gran bel pacchetto. Gli Orden Ogan sono una gran bella band.

Cosa dovremmo aspettarci in sede live dagli HammerFall? Perlomeno io ho grandi aspettative.

E dovrebbe essere così! Prima di tutto, aspettati di tornare a casa senza una minima traccia di voce! Uno show targato Hammerfall è prima di tutto divertimento, divertirsi tutti insieme, ovvero i fan si divertono con la band e viceversa. Noi siamo lì fondamentalmente per far sì che ogni show sia un’esperienza unica.

Non vedo l’ora. Beh, direi che per ora e tutto. È doveroso che, a questo punto, io ti dica “Tack Så Mycket!”…

Varsågod. Non c’è veramente di che!

Ahah, grazie! Beh, a questo punto ti spettano i saluti finali, Joacim!

Sì, assolutamente. Spero che tutti quanti possano apprezzare questo nuovo album e se lo apprezzerete, spero potrete venire a Milano a vederci suonare là, perché abbiamo veramente bisogno del vostro enorme supporto lì in Italia, per far sì che tutto questo possa diventare ancora più forte! Grazie di cuore!

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