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H.E.A.T: “Shit City” – Intervista a Crash

Con l’uscita dell’ultimo disco “Into The Great Unknown”, gli svedesi H.E.A.T hanno dimostrato ancora una volta di essere una delle realtà più promettenti del panorama hard rock scandinavo ed europeo.
Abbiamo raggiunto telefonicamente il disponibilissimo batterista Crash, che ci ha raccontato di come l’album sia nato da un periodo difficile della band, egregiamente superato anche grazie ad una spontanea vena artistica e alla consapevolezza che si può uscire da ogni “Shit City”.

Ciao Crash, innanzitutto grazie per il tuo tempo. Siamo qui per parlare del vostro ultimo album “Into The Great Unknown”, che esce a distanza di tre anni da “Tearing Down The Walls”. Cos’è successo in tutto questo tempo?

Dopo la pubblicazione di “Tearing Down The Walls” ci siamo dedicati ad un tour intensivo, che ci ha portati a suonare in tutta Europa e anche in Cina. Poi abbiamo deciso di prenderci del tempo per concentrarci sulla stesura dei nuovi brani e così abbiamo fatto: non abbiamo suonato nemmeno uno show negli ultimi due anni, ma abbiamo lavorato duramente dietro le quinte per creare questi nuovi brani e, adesso che il disco è pronto, è davvero fantastico.

“Into The Great Unknown” è un titolo significativo, che dà l’idea di un salto nel buio. Da dove nasce la scelta di questo titolo per il disco?

Questa scelta si spiega in molti modi: il più ovvio è che non abbiamo suonato nemmeno uno show fino all’uscita del nuovo disco; è stata una cosa del tutto nuova per noi, un salto nell’ignoto. Da quando avevamo 13 anni non abbiamo fatto altro che suonare dal vivo, per cui non farlo per così tanto tempo è stata un’esperienza nuova, ma che, credo, ha fatto sì che il nuovo album sia davvero speciale.

L’album è un mix esplosivo di hard rock, sleaze metal, ma con dei momenti davvero molto emozionali. Qual è stato il processo creativo che ha portato alla nascita del disco?

É stato un pocesso lungo, che è cominciato in modo negativo: Eric Rivers, il nostro chitarrista, ha lasciato la band, e tutti i nostri strumeti sono andati distrutti in un’alluvione. Abbiamo scritto un brano su quest’evento, “Shit City”, che descrive un posto immaginario in cui ci sembrava di trovarci, in cui tutto il mondo ci si riversava contro e noi non riuscivamo a fare nulla. Mentre altre band continuavano a suonare e ad andare in tour, noi eravamo come in un buco nero. Ma mentre scrivevamo quel pezzo, l’ispirazione è tornata! Eravamo davvero orgogliosi di quella canzone, è una traccia fantastica che ci ha fatto ritrovare l’ispirazione dentro di noi.

Si percepisce anche un senso di rabbia e critica sociale, particolarmente evidenti in alcuni brani. Cosa ha influenzato la stesura dei pezzi?

Sicuramente il fatto che Eric Rivers abbia lasciato la band ha risvegliato in noi molti sentimenti, perchè un membro della nostra famiglia se ne era andato. E allo stesso tempo un altro, Dave Dalone, è tornato tra noi. Ma dopo un po’ ci siamo ritrovati con dei bellissimi pezzi e una voglia incredibile di andare lì fuori e suonarli! Anche questo ha influenzato emotivamente il disco. C’è un verso di “Bastard Of Society” che esprime benissimo la nostra condizione attuale e non è un caso che il brano sia posto in apertura: “Fire me up/ And I’ll burn the sun/ I come loaded with a million guns”. E così tutto il resto del disco accompagna l’ascoltatore nel viaggio che ci ha portati fin qui nell’ultimo periodo: non direi che è un disco completamente personale, ma è sicuramente il più personale che abbiamo inciso fino ad ora. L’ispirazione è arrivata da dentro di noi.

La title track è il brano più lungo della vistra discografia. Cosa puoi dirmi sulla genesi di questa canzone?

La prima parte della canzone è stata scritta molto tempo fa, poco dopo l’uscita di “Tearing Down The Walls”, ma l’abbiamo lasciata nel congelatore da allora. Abbiamo deciso di posizionarla per ultima perchè è davvero un ottimo modo di concludere il nostro viaggio: quando la ascolto mi dà l’impressione di entrare per davvero nel grande ignoto, soprattutto nella parte in cui Eric canta “leave me here alone” e si sente il suono della chitarra acustica, è lì che si compie il passo per entrare nel grande ignoto del titolo.

“Into The Great Unknown” è il quinto disco della vostra carriera. Come descriveresti l’evoluzione degli H.E.A.T nel corso degli anni, musicalmente parlando?

Quando abbiamo iniziato 10 anni fa, eravamo dei teenagers che avevano appena scoperto il grande rock degli anni ’80 e avevano deciso di riscoprirlo. La musica antemica degli anni ’80 è fatta per i giovani ed è così che ci siamo innamorati di quello stile: di conseguena, cercavamo di avere quel suono e quell’aspetto. É il sound che si ritrova nel primo e nel secondo album, ma anche nel terzo, se pur con l’aggiunta di elementi più moderni e più heavy. Gli anni sono passati e credo che con “Tearing Down The Wall” abbiamo avuto una svolta in senso hard rock: si è trattato di un album molto onesto, nato sulla base dell’esperienza di moltissimi concerti dal vivo. “Into The Great Unknown” è il sesto disco della nostra carriera, se includiamo anche il nostro live album, ed è il primo in cui abbiamo deciso di non voler somigliare a nessuno: è la musica che noi volevamo scrivere, suonare e ascoltare.

Immagina che gli H.E.A.T non siano mai esistiti e che tu abbia la possibilità di suonare in qualunque altra band. Quale sceglieresti?

Adoro questa domanda, ma non ho una risposta precisa da darti! Fammi pensare…perchè no, i Metallica! Sarebbe fantastico poter suonare “Master Of Puppets” davanti a centinaia di migliaia di persone urlanti.

Quali sono i piani per la promozione del nuovo album?

Ci sarà un video per “Eye of The Storm” e so che ne arriveranno altri. E poi partiremo per il nostro tour europeo!

Esatto, e avete anche recentemente annunciato anche una data in Italia a Novembre: qui nel nostro paese avete una fanbase davvero leale! Cosa potete promettere al vostro pubblico per questo spettacolo dal vivo?

Il nostro pubblico può aspettarsi un gruppo di ragazzi svedesi con i capelli lunghi e pieni di voglia di suonare. In Italia, poi, ogni spettacolo è speciale perchè i fan sono davvero molto leali e pieni di passione; è bello suonare ovunque, ma nessuno ha la passione che avete voi in Italia, per cui sarà uno show davvero esplosivo!

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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