Gus G. : Fearless – Intervista

Un ritorno di buona qualità quello di Gus G. , il chitarrista ellenico tornato “solo” dopo alcuni anni dedicati ad altri progetti. Abbiamo incontrato il talento di Salonicco telefonicamente poco meno di una settimana fa, quando il suo “Fearless”  iniziava a muoversi tra le nostre recensioni. Ecco il resoconto della chiacchierata con il guitar hero ellenico.

 

Tre anni dal tuo ultimo disco solista “Brand New Revolution”, immagino siano successe molte cose in questo periodo. Ci puoi raccontare la strada che ti ha poi portato verso le registrazioni di “Fearless”

Sono successe molte cose è innegabile. Tanti concerti, moltissimi tour e non dimentichiamolo anche un nuovo disco dei Firewind “Immortals”. Sono stato in America, Asia ed ovviamente Europa. Non sono stato certo con le mani in mano. E questo vale sia per mia attività da solista che per quella live con i Firewind: c’era un disco da promuovere e lo abbiamo fatto con intensità. Poi ovviamente la strada che mi ha portato alla registrazione e pubblicazione di “Fearless” è partita durante questi momenti, quando eravamo in tour e nei suoi momenti liberi. Lì ho scritto parte del materiale che poi è si è evoluto ed è finito nell’album.

Hai parlato della composizione e di come è avvenuta: ma per quanto riguarda la registrazione del nuovo album? Come vi siete mossi?

Abbiamo iniziato a registrare ad agosto 2017 ed abbiamo terminato se non ricordo male tra dicembre e gennaio 2018. Abbiamo iniziato con batteria e chitarre e poi abbiamo dovuto aspettare un poco perché c’erano di mezzo alcuni tour. Basso e voci sono state registrate quindi alcuni mesi dopo, tra novembre e dicembre. Il passo successivo è stato quello del mixaggio del disco e poi eccoci qua, la pubblicazione e la promozione di “Fearless”.

Addentriamoci ed analizziamo l’album: partiamo da “Letting Go”. Credo sia una canzone molto efficace e ficcante, ottima per rappresentare il disco come video e positiva per aprire l’ascolto. Mi vuoi raccontare del testo?

Dal punto di vista del testo è una canzone che parla di luce ed ombra. Una canzone che è nata con il “working title” di “Darkness & Light” ed è la storia di un ragazzo, di un uomo che pur vivendo periodi duri e complicati non si lascia abbattere dal vuoto che trova attorno a sé e lo combatte. Lo combatte per trovare quella proverbiale luce alla fine del tunnel che tutti speriamo di trovare quando ci troviamo ad affrontare le difficoltà che la vita ci mette davanti.

Altra canzone che ho apprezzato parecchio è stata “Don’t Tread On Me”. Nella recensione ho scritto di aver trovato delle affinità nel riff con un grande classico dei Nevermore “We Disintegrate”. Mi puoi dare la tua opinione a riguardo?

Non ho mai ascoltato la musica dei Nevermore, non conosco la canzone e quindi tutto qua. Non ci solo legami di alcun tipo.

Ed ora parliamo probabilmente della canzone che ha fatto discutere e farà discutere ancora per diverso tempo: la cover del classico dei Dire Straits “Money For Nothing”. Una scelta che ha spiazzato tanti. Ci puoi spiegare il perché di una canzone di questo tipo all’interno di un tuo album?

Partiamo da una osservazione “ovvia”, per così dire: apprezzo la band e Mark Knopfler come chitarrista. Senza questi due punti non sarebbe stato possibile tracciare la retta che avrebbe condotto alla registrazione della cover. La scelta di questa canzone è stata una scelta fatta per andare fuori dagli schemi classici, per fare qualcosa di imprevisto. Una canzone che ho sempre ammirato, una canzone classica scritta da un chitarrista icona delle 6 corde. Ho pensato che si potesse ben legare al mio modo di suonare e si sarebbe trovata alla perfezione all’interno di un mio solo album.

Come ti sei trovato a lavorare con Dennis Ward e Will Hunt, rispettivamente basso e voce e batteria?

Mi sono trovato davvero bene. Ottimi professionisti e gran brave persone. Con Dennis abbiamo lavorato fianco a fianco per scrivere il materiale e poi lui si è molto impegnato nello scrivere i testi delle canzoni. E non dimentichiamo il lavoro fatto per quanto riguarda tutte le linee vocali. Davvero notevole. Abbiamo lavorato molto fino a quando non abbiamo trovato una condivisione comune ed una logica soddisfazione. Abbiamo lavorato molto in armonia e con un feeling ottimo. Ci siamo intensi a dovere. Per quanto riguarda Will posso dire senza timore di smentita che è un professionista di prim’ordine. Serio, preciso, lavoratore. Difficilmente lo trovi a perdere tempo quando c’è una scadenza da rispettare. Ha rispettato tempi, si è presentato preparatissimo ed ha impiegato a registrare tutte le sue parti in due giorni. Se questa non è dedizione….

Due canzoni strumentali: la title track e “Thrill Of The Chase”. In quest’ultima sembra quasi che nella melodia tu voglia omaggiare il grande Randy Rhoads…

Più che un tributo al solo Randy, posso dire che “Thrill Of The Chase” è una canzone tributo ai chitarristi degli anni ’80, al modo in cui la chitarra veniva vissuta. Un poco anche un tributo all’opera fatta nel corso degli anni da Mike Varney e dalla sua Shrapnel Records. Potrei citarti almeno 10 nomi di chitarristi che mi hanno ispirato per “Thrill Of The Chase”!

Disco uscito, prime date del tour stabilite, ma ancora niente Italia: ci sono speranze di vedere ed ascoltare Gus G. dalle nostre parti?

Ti posso dire che si sarà un grande tour europeo oltre le date che già sono state annunciate. Tutto inizierà verso novembre e sicuramente l’Italia sarà inclusa nelle date. Ci sarà almeno una data. Ne sono sicuro.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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