Gunfire: “Age Of Supremacy” – Intervista a Roberto “Drake” Borrelli

E’ un piacere intervistare “Drake“, storico singer (ed in parte anche il batterista Marco) di una delle band che ha reso viva la scena italiana; parliamo dei power/speed Gunfire, gruppo di Ancona attivo fin dai primi anni ’80 ma autore di soli due album, un EP (leggendario) e un demo. Abbiamo modo di conoscere meglio la situazione attuale, il nuovissimo album “Age Of Supremacy” e i progetti della band chiacchierando proprio con l’unico membro rimasto del primo nucleo del gruppo…

Il vostro nuovo e secondo album “Age Of Supremacy” è un lavoro davvero ambizioso e di ottimo livello. Avete realizzato pochi album (e il famoso EP del 1984) ma con tutti avete centrato il bersaglio! Mi sembra di poter dire che con la nuova release avete cercato di creare pezzi piu elaborati e complessi; condividi? Come mai avete optato per questa svolta?

Da quel lontano 1984 di acqua ne è passata sotto i ponti… già con ‘Thunder of War’ nel 2004 avevamo iniziato un lavoro di riarrangiamento e di miglior ‘finitura’ dei pezzi, ma era la prima reunion dopo 20 anni e semplicemente collegammo un filo interrotto, così senza neanche accorgerci venne fuori un album da puri ‘defender’; del resto nel gruppo eravamo i tre quarti della band originale. “Thunder Of War” fu un album che finalmente ci rendeva giustizia. Adesso “Age Of Supremacy” è sicuramente differente, un passo importante per i Gunfire, è molto elaborato negli arrangiamenti ma si può avvertire una continuità con il passato, considera che per forza di cose, questo disco non poteva avere le stesse sonorità del precedente, non ci siamo mai messi a tavolino a pianificare il lavoro, non abbiamo alcuna necessità commerciale di mantenere il suono originale, abbiamo solo scritto i pezzi come ci venivano e quando un pezzo ci sembrava buono sapevamo che era la strada giusta. Qualcuno lo definisce prog metal ma il nostro genere attuale non è più prog di quanto lo fosse un album dei Queensryche o dei primi Fates Warning. Io sono l’unico componente originale rimasto, Fabio Allegretto, l’altro chitarrista storico, dovette lasciare qualche anno fa per un problema di salute e Maurizio Leone si è allontanato per altri suoi motivi. La band attuale è fatta di musiciti di notevoli capacità, ognuno ha le sue esperienze personali e queste sono la ricetta di “Age Of Supremacy”.

Ho scoperto che un altro motivo di interesse per il nuovo album è il concept che si dipana nei dieci pezzi che lo compongono; se non erro si tratta di una storia di science fiction. Ti va di parlarne in modo approfondito?

E’ vero, il disco è basato su un concept spaziale, avevo questa idea, sicuramente non nuova ma volevo renderla in modo originale, non volevo che fosse una sorta di ‘guerre stellari’, niente buoni e niente cattivi, solo due evoluzioni differenti della razza umana in un lontano futuro.
I figli di Heron e il popolo di Mossh si scontrano per una incomprensione, una fazione addossa all’altra la colpa e l’origine di una sorta di infezione; la difficoltà di comunicare tra le diverse colonie e soprattutto tra i due popoli differenti porta a una guerra fratricida.
Nei pezzi non c’è una progressione temporale degli eventi, ogni brano è uno spaccato del racconto. Il disco si apre infatti con “War Extreme” dove siamo già in ‘zona di guerra’. Ci sono poi momenti di riflessione e diversi ‘flashback’, la razza umana che riscopre la terra in una sorta di sogno impossibile e la natura che soffia il vento della vita.
E’ una storia dai contorni non precisi e non c’è esattamente un protagonista, non voleva essere un ‘raccontino’ ma invece una serie di immagini nelle quali ognuno può vedere il film che vuole.
Devo confessarti che ci sono delle parti che amo tantissimo, che continuano a emozionarmi anche se li ho ascoltati cento volte, in particolare il brano “Exodus” dove il discendente di Heron che vuole trovare il varco per distruggere il muro (di incomprensione) assicura che le sue mani squarceranno il velo dell’oscurità così che tutti possano vedere e capire, c’è un destino che chiama durante un giorno che potrebbe durare per sempre.
Non ha un nome questo personaggio perchè rappresenta un intero popolo che pur combattendo sa che è una guerra fratricida e vuole credere in un futuro… quel futuro che il destino forse porterà.
Il finale è da brividi. Una vita e una illusione che cade nell’oscurità, una fine che è un nuovo inizio per il personaggio e per l’intera razza umana.

Qualcuno della band posso immaginare che sarà appassionato di fantascienza. I romanzi preferiti quali sono e a quali autori vi siete ispirati per il concept di “Age Of Supremacy”?

L’idea della storia è stata mia, io sono sicuramente appassionato di fantascienza, il mio autore preferito è Robert Silverberg, il mio romanzo preferito è ‘Il volto delle acque’, poi devo citare
il “Ciclo del mondo del fiume” di Philip Josè Farmer ma devo dire che non ho avuto ispirazione da un romanzo per “Age Of Supremacy”, se ispirazione ho avuto è venuta dai notiziari, abbiamo nel nostro tempo popoli che non trovano pace e che spesso non comunicano, io ho solo proiettato nel futuro le situazioni che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Come avete lavorato in studio? Noto che ogni musicista ha ottenuto la giusta attenzione e i suoni sono puliti e levigati.

A questa domanda risponde Marco Bianchella (batterista e sound engineer):

Molta importanza è stata data al lavoro di preproduzione, ogni prova è stata registrata e riascoltata per estrapolare le migliori idee. (In totale abbiamo 90 gb di prove… materiale per un doppio cd).
E’ stata fatta una cernita e quindi in studio abbiamo cominciato a incidere le parti di batteria, basso e chitarra ritmica.
Particolare attenzione è stata data alla voce, facendo diversi take e provando diversi microfoni e preamplificatori per cercare di ottenere il miglior sound possibile e.. penso che ci siamo riusciti.. vero?
Nel frattempo andavo avanti con le tastiere in modo da completarle insieme alla voce, una volta finite le incisioni di voce iniziai l’editing e un mixing provvisorio: furono chiamati poi Valentina Strologo e Daniele Santori per delle parti vocali in certi punti strategici dei brani per poi incidere, con altri ragazzi, i cori “selvaggi” in altri punti.
In gerenale per “Age Of Supremacy” ci sono state tante cose da fare e da incidere, inoltre preparai la base di “Voices From A Distant Sun” su cui Stefano Smeriglio potesse elaborare delle parti con un synth per l’ipad e anche di hammond. Poi una volta registrato il tutto, iniziai il missaggio, cercando di ottenere un mix pulito dando la possibilità all’ascoltatore di apprezzare ogni finezza del disco.

Domanda impossibile da non fare: come mai dieci anni da “Thunder Of War”? Cosa non ha funzionato per continuare dopo quell’album?

Ha funzionato tutto! Semplicemente ci abbiamo messo 10 anni perchè le vicende della vita hanno relegato la nostra passione musicale in un angolino; tutti abbiamo una famiglia, una occupazione, il tempo non è mai abbastanza. Inoltre ci sono stati vari cambi di formazione e ogni volta è stato necessario del tempo per consolidare un certo feeling. Oggi siamo un gruppo di amici, io sono il più vecchio, è probabile che loro siano pagati da una qualche onlus per fare assistenza a un anziano e questa storia dei Gunfire sia tutta una montatura per non farmela pesare he he.
Sto scherzando, lo facciamo sempre tra noi, voglio dire davvero che Luca Calò, Michele Mengoni, Marcello Lammoglia e Marco Bianchella sono le migliori persone che avessi potuto incontrare per portare avanti il nome dei Gunfire. Hanno tutti incarnato perfettamente lo spirito che animava la band degli esordi con l’aggiunta di capacità tecniche non indifferenti.

L’artwork del CD è connesso al concept? Se si cosa rappresenta e chi l’ha realizzato?

La cover del disco e tutta la grafica è stata realizzata da Fabrizio Fioretti, un nostro amico e professionista che lavora a Londra in progetti importanti.
E’ sicuramente legata alla storia, una flotta di navi spaziali su una città semidistrutta di un pianeta remoto. Molto bella ed evocativa, quando Fabrizio ci ha mostrato il progetto ci ha entusiasmato. Ne siamo molto soddisfatti.

Pensate di proporre il nuovo album in qualche festival nei prossimi mesi?

Certamente siamo aperti a tutte le possibilità di partecipare ai festival nazionali ed europei, ci teniamo davvero.

Ricordo ancora con piacere la vostra breve performance al Tradate Iron Fest di qualche annetto fa. Voi che ricordi avete di quello show?

Fantastico guarda… un palco bellissimo e un pubblico che rispondeva magnificamente. Speriamo veramente che capitino altre occasioni a quel livello.

Come vi trovate con la Jolly Roger Records?

Di Antonio Keller mi avevano parlato molto bene alcune persone ma non lo conoscevo direttamente così pensavo che si sarebbe limitato a far uscire il disco come fanno tanti e devo invece dirti che ho scoperto in Antonio una persona estremamente attenta e preparata. La distribuzione è stata esemplare, ho visto il disco in vendita in decine di mail orders addirittura in India e a Hong Kong, i comunicati sono andati a centinaia di webzine e fioccano le recensioni, anche molto buone e i passaggi radio… che dirti… meglio di così non poteva andare. Una cosa è sicura, chi vuole il nostro disco lo trova.. non ha scusanti!

Un saluto per tutti gli appassionati che ascolteranno e faranno loro il vostro nuovo CD.

Spero che in tanti ascolterete ‘Age of Supremacy’, sarà un’ora intensissima e spero davvero che vi faccia vibrare quella corda dell’anima che solo noi appassionati
di Heavy Metal sappiamo di avere… THE FIRE STILL BURNS !! Drake – Gunfire

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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