Graveyard: “Innocence & Decadence” – Intervista a Axel Sjöberg

In attesa di ascoltare il nuovo studio album “Innocence & Decadence”, in uscita a fine mese per Nuclear Blast, Metallus.it ha scambiato quattro chiacchiere con Axel Sjöberg, drummer dei Graveyard. La band svedese appartiene a quell panorama “vintage rock” devoto al sound degli anni’70, uno stile che sta maturando sempre più consensi anche dale nostre parti. Al gruppo però, non manca certo la personalità, come sottolinea il nostro simpatico interlocutore. E mentre aspettiamo il nuovo disco e la data italiana della band, sentiamo quello che Axel ha da dirci.

Per prima cosa benvenuto e grazie dell’intervista. Vuoi presentare ai nostri lettori il nuovo album “Innocence & Decadence”?

Grazie! Chi ci ha ascoltati prima di “Innocence & Decadence” riconoscerà immediatamente i Graveyard, ma si accorgerà anche di come, questa volta ci siamo spinti in nuovi territori musicali. Abbiamo allargato le nostre vedute, diciamo così. Ci sono parti sperimentali, altre pesanti, altre ancora più complesse. La produzione, paragonata a quella dei primi album, è più “calda” e pulita. Da quello che ho sentito da una stretta cerchia di conoscenze, servono un paio di tentativi per cogliere le sfumature del disco, ma una volta fatti l’album cresce e lo si apprezza molto.

Qual è esattamente il significato dei due termini contrapposti, “innocence” e “decadence”? Di cosa parlate nei testi? Avete seguito un concept?

Non è divertente spiegare l’esatto significato. Quello che voglio dire è, cosa resterebbe da interpretare all’ascoltatore? E’ questo il bello della musica e dell’arte, il fatto che un ascoltatore/lettore/osservatore maturi una propria opinione e attribuisca a un’opera dei nuovi significati. E per noi i significati sono molti. Lasciamo che l’ascoltatore si perda nella musica, come un bambino in un negozio di giocattoli. Non è assolutamente un concept album e la frase è tratta dalla canzone “The Apple & The Tree”.

La copertina dell’album sembra molto simbolica, cosa rappresenta il labirinto tridimensionale? Chi è l’autore del disegno?

E’ stata creata da Ulf Lundén, che aveva disegnato anche la copertina di “Hisingen Blues”. Gli abbiamo detto che tipo di “vibrazioni” ed atmosfere volevamo e gli abbiamo lasciato tutta la libertà di interpretarle. Ancora una volta è una cosa aperta a molte interpretazioni. Potrebbe rappresentare l’umanità? O forse è soltanto una copertina fichissima? Decidetelo voi!

Quali passi in avanti pensi che siano stati compiuti dall’ultimo “Lights Out” a “Innocence & Decadence”?

Come ho detto prima, abbiamo provato molte cose nuove e la produzione è un po’diversa dal solito. A parte questo abbiamo avuto più tempo per pensare cosa volevamo davvero durante il processo di composizione. Lo scorso autunno eravamo tutti liberi da impegni e abbiamo avuto tutto il tempo necessario a capire cosa volevamo e per fare dei demo come si deve. Penso che si capisca se ascolti bene l’album. E poi spero di essere maturato anche un po’ come musicista, ah, ah!

Truls, il vostro primo chitarrista, è tornato nella band e si occupa delle parti di basso sul nuovo disco. Vuoi parlarci del suo rientro?

Quando Rikard se n’è andato stavamo lavorando sui nuovi pezzi e registrando i demo. Joakim e Jonathan non volevano registrare le parti di basso. In quel periodo ci vedevamo piuttosto spesso con Truls, che era libero da impegni in altre band. Gli abbiamo chiesto se avesse voluto darci una mano con le parti di basso e lui ha accettato. Poi una cosa tira l’altra e ci siamo resi conto che lo avremmo voluto nuovamente nel gruppo. E per nostra fortuna, quando glielo abbiamo chiesto, ha risposto di sì con entusiasmo.

Come mai avete deciso di trasmettere il video di “The Apple And The Tree per presentare l’album?

Perché volevamo una canzone che non fosse il tipico pezzo dei Graveyard. Volevamo che la gente si aspettasse delle cose nuove sull’album.

La band suonerà in Italia a Novembre. Cosa dobbiamo aspettarci dai Graveyard?

Solo per lo spettacolo in Italia, io canterò e Joakim suonerà la batteria. Chiamiamolo un esperimento creativo. Io credo davvero che i nostri fan italiani si renderanno conto che siamo cresciuti come band e renderemo giustizia a tutte le nuove canzoni. A parte questo sarà un concerto tipicamente Graveyard: pesante, leggero, veloce, lento, un ottimo rock’n’roll show insomma, ah, ah, ah!

Penso davvero che “Innocence & Decadence” sia il vostro miglior disco fino ad oggi. Ho trovato numerosi stili e influenze questa volta e anche una maggiore personalità. Che mi dici se ti nominassi i Led Zeppelin, i Dire Straits e i Blue Oyster Cult?

Grazie! I Led Zeppelin non sono mai stati una grossa influenza per i Graveyard, per lo meno non consciamente. Siamo più dei ragazzi da Black Sabbath, se dovessimo scegliere tra questi due giganti, che restano comunque entrambi tali. In definitiva noi ascoltiamo tantissima musica e ci sta che tu abbia colto qualcosa dai Dire Straits e dai Blue Oyester Cult.

Siete anche voi parte di un revival del rock anni’70 che negli ultimi anni ha guadagnato parecchia popolarità. Cosa pensate di questa scena? Pensi che sia positivo che gli ascoltatori più giovani riscoprano quell’epoca indimenticabile grazie anche a band come i Graveyard?

Personalmente non mi sono mai visto come parte di un revival. Penso che i Graveyard suonino ed abbiano sempre suonato come una band contemporanea, influenzata molto dai classici, questo sì, ma pur sempre tale. La buona musica è sempre buona musica e se i più giovani si impegnano per scoprirla, ben venga. Ovviamente ci sono anche band che vogliono “far rivivere” qualcosa e se esiste una scena, io non voglio farne parte. Ma se esiste una scena dove i musicisti suonano del rock classico e cercano di dargli un tocco di novità per far evolvere il genere, allora io sono con loro.

Tornando al disco, ho apprezzato due canzoni in particolare. “Too Much Is Not Enough”, molto bluesy e con l’utilizzo dei cori e la ballad acustica “Stay For A Song”. Vuoi parlarcene meglio?

“Too Much Is Not Enough” è probabilmente la prima canzone completata per l’album. Joakim aveva composto il pezzo da tempo e io avevo iniziato a lavorare sul testo già nel 2013. Le due canzoni sono di certo degli ottimi esempi di come suona l’album. Capisci subito che si tratta dei Graveyard ma ci puoi trovare anche qualcosa di nuovo. E’ più o meno la stessa cosa per “Stay For A Song”. Joakim è arrivato con le linee melodiche e io ho aggiunto il testo, anche se non ricordo bene quando. Ricordo però che ci siamo divertiti parecchio a registrarla. Truls aveva aggiunto delle parti di vibrafono e Janne, il nostro tecnico del suono, aveva registrato tutto. Quando l’abbiamo riascoltata, suonava davvero bene e abbiamo lasciato quella parte nella canzone. Penso che sia un ottimo finale per il disco.

Prima di salutarci, vuoi lasciare un messaggio ai vostri fan italiani?

I love scamorza! Beh, mi piace il formaggio in generale! Non vediamo l’ora di suonare in Italia, la band non è stata spesso nel vostro paese. Ci vediamo a Novembre!

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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