Grand Magus: “Triumph And Power” – Intervista a JB Christoffersson

Quando si tratta di epic metal non sono molte le band contemporanee a poter vantare nel proprio curriculum l’abilità di aver aggiunto una qualche particolarità al genere o anche solo ad aver affrontato la materia in modo personale. Con la loro miscela di stili, la voglia di non ripetersi mai e il gusto innato per la melodia orientata all’hard rock i Grand Magus sono sicuramente tra quelli che possono dirsi della famiglia, ma anche per loro forse è arrivato il momento, con Triumph And Power, in cui i cambiare significa rischiare di uscire dal percorso costruito con tanta fatica e il nuovo album appare più in linea con quanto espresso nel recente passato.

Buongiorno ! Ho ascoltato il nuovo disco e mi sono fatto l’idea che sia nato per essere come una via di mezzo tra “Hammer Of The North” e “The Hunt”, ci ho preso o mi sono perso qualcosa?

Credo che tu possa tranquillamente dire questo. Ogni album dei Grand Magus è diverso dagli altri e possiede una sua particolare vibrazione o atmosfera. “Hammer Of The North” era denso e compatto, mentre con “The Hunt” abbiamo cercato di esplorare canzoni con melodie più aperte. Per “Triumph And Power” volevamo canzoni più heavy rispetto a “The Hunt”. Una sorta di reazione a quanto appena fatto, sai cosa intendo? Non volevamo fare la stessa cosa due volte di fila.

In generale per i vostro ultimi album avete comunque scelto un tipo di sonorità più rotondo e accostabile al metal tradizionale o all’hard rock. C’è una ragione dietro a questa scelta o è un processo puramente spontaneo?

Credo sia una cosa nata in modo del tutto naturale. Non ci siamo coscientemente mossi verso quella direzione in modo programmato. Per “The Hunt” Nico ha pensato che ogni canzone dovesse avere il tipo di suono che si può ascoltare sul disco finito e per “Triumph And Power” volevamo un sound più duro proprio perché abbiamo composto musica più heavy.

Ci puoi dire come lavorate durante le prove e come nascono di volta in volta le nuove canzoni che poi finiscono sul disco?

Per questo disco ho scritto tutte le canzoni da solo, ma normalmente in passato ci ritrovavamo a jammare in sala prove e buttiamo giù delle idee su cui poi lavorare. Questa volta abbiamo scelto di cambiare metodo, questo mi ha permesso di avere più controllo sulle composizioni e ha contribuito credo a dare alle song un feeling più omogeneo.

Quindi in media operate più come una singola unità che come un gruppo in cui ognuno svolge un ruolo ben determinato?

In verità entrambe le cose. Siamo molto uniti e concentrati, soprattutto quando si tratta di essere in tour e suonare dal vivo, ma ci sono anche molte cose all’interno di una band che non hanno necessariamente a che fare con la musica per cui c’è bisogno che ognuno di noi abbia un ruolo e qualcosa di specifico di cui occuparsi. Per quanto riguarda invece il songwriting, come ti ho detto sopra non abbiamo regole. A volte componiamo tutti insieme durante le prove, altre volte ognuno scrive a casa sua senza intervento di altri.

Accennavi prima al ruolo svolto nella scelta del suono da parte di Nico (Elgstrand, il produttore degli ultimi dischi della band-Nda). Quanto è importante lui nelle dinamiche della band? Contribuisce con idee proprie o di fatto segue indicazioni che arrivano dal gruppo.

Nico è assolutamente fondamentale per il risultato finale. Allo stesso tempo noi abbiamo un’idea parecchio chiara di cosa vogliamo, per cui non arriva mai a cambiare qualcosa a tal punto da stravolgerlo. É comunque coinvolto nel processo di arrangiamento e ci segue durante le registrazioni, oltre ovviamente a mixare l’album e il suo contributo è stato davvero importante su come il disco è venuto fuori alla fine.

Mi sembra di aver capito leggendo in giro che “The Hunt” abbia ricevuto un’accoglienza entusiasta di pubblico e critica. Cosa vi aspettate per “Triumph And Power”? Un ulteriore salto in avanti o avete l’impressione di essere già arrivati ad una situazione top che vi soddisfa?

Penso sinceramente che abbiamo ancora molto spazio di crescita e che “Triumph And Power” andrà molto più in alto di “The Hunt” in questo senso. Assolutamente non credo siamo ancora al top della nostra carriera.

Avete sempre scritto canzoni permeate di vibrazioni dal gusto epico e anche questo nuovo album ne è pieno. Quali sono le band epic metal per antonomasia e quelle a cui maggiormente vi ispirate?

Non c’è dubbio che siano soprattutto Manowar e Bathory. E direi che anche i Candlemass siano davvero fondamentali come creatori del sound tipico dell’epic metal.

Come ho appena fatto anch’io, si parla spesso di influenze per una band metal di oggi, ma a volte sarebbe meglio cercare di capire in che cosa un gruppo si differenzia dal resto. Secondo te cosa distingue i Grand Magus da tutti gli altri. Cosa vi rende unici?

Credo che i Grand Magus abbiano un sound diverso da tutti. Il nostro modo di suonare è riconoscibile all’istante. Non ci sono molte band oggi che possono vantare questo pregio.

Le canzoni che più mi sono rimaste in testa del disco sono “Dominator”, “Holmgång” e “Steel Versus Steel”. Vuoi parlarci di queste song in particolare?

Ognuna di queste canzoni racconta una storia: “Dominator” parla della dittatura, “Holmgång” ha per argomento l’invidia, mentre “Steel Versus Steel” è ispirata ai romanzi di Elric di Michael Moorcock. Leggete le liriche, ci teniamo molto!

Ad inizio carriera la band godeva certamente di un suono più cupo e vicino al doom di quanto è possibile ascoltare oggi. Come vi ponete verso quel materiale primordiale? Lo sentite ancora parte del vostro bagaglio odierno?

Direi proprio di si. Voglio dire, abbiamo avuto dei cambiamenti durante gli anni, ma non così drastici e abbiamo comunque sempre avuto la stessa visuale della nostra musica. Dal vivo suoniamo ancora canzoni sia dal nostro primo disco che da “Monument”. Credo che il mutamente più evidente sia nel fatto che non suoniamo più canzoni molto molto lente, ma per il resto ci sentiamo ancora in linea con quanto fatto in passato.

Se ho visto bene non ci sono date programmate in Italia per il prossimo tour. Siamo ormai così malmessi che anche una band importante come i Grand Magus non ha possibilità di venire da noi a suonare?

A dirti la verità è un argomento che non posso affrontare. É il nostro agente che discute con i promoter e organizza il tutto. Certamente noi vogliamo suonare in Italia e lo abbiamo detto, ma non è qualcosa che possiamo decidere. Dipende da troppi fattori, dai costi e dalla logistica, oltre che dall’interesse del pubblico. Personalmente mi sono sempre trovato bene a suonare in Italia e ci siamo tornati abbastanza spesso durante questi anni. Mi ricordo che anche il nostro primo tour aveva un paio di date dalle vostre parti. Speriamo quindi di poter venire da voi in un secondo momento!

Ok! Speriamo!
Hai un messaggio per i vostri fan che seguono Metallus?

Certo! Dico a tutti i fan del metal che “Triumph And Power” è qui per tutti voi! Fatelo vostro e di sicuro non ve ne pentirete!

 

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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