Gotthard: “Bang!” – Intervista a Nic Maeder

Siamo a Milano, e piove. Che novità. L’atmosfera è rallegrata però dalla presenza di Nic Maeder, che passa velocemente dall’Italia di ritorno da un giro promozionale in Francia prima di tornare in Svizzera. Tutto questo giro per presentare “Bang!”, nuovo album dei Gotthard e secondo lavoro con il cantante svizzero – australiano alla voce. Aspettando la recensione completa del disco, che comunque pubblicheremo a breve, vi possiamo anticipare che “Bang!” è un disco che, in un primo momento, lascia un po’ disorientati. Ci sono infatti alcune cose diverse da quello a cui lo stile musicale dei Gotthard ci ha più o meno abituato ed è possibile che, almeno in un primo momento, ci possa essere qualche incertezza. Garantiamo però che basteranno pochi ascolti per entusiasmarsi ed innamorarsi di ogni singolo brano. Il contributo di Nic in questo caso è determinante, perché ci aiuta a comprendere meglio quello che in un primo momento ci potrebbe sembrare strano.

Ciao Nic, è un piacere poter tornare a parlare con te. Vorresti parlarci di quali sono le differenze più significative tra “Bang!” e il suo predecessore, “Firebirth”?

La differenza principale è che adesso ci conosciamo molto meglio tra di noi, dato che abbiamo scritto un album insieme e poi siamo andati in tour, quindi, musicalmente parlando, ci conosciamo molto meglio. Abbiamo scritto quest’album basandoci di più sulla mia voce, molto di più per me, a differenza della prima volta, in cui abbiamo fatto tutto molto più velocemente. Questa volta ce la siamo presa più calma e abbiamo avuto modo di provare a sperimentare un po’ di più, il che ha voluto dire, ad esempio, farmi cantare su tonalità più basse, tutto perché abbiamo avuto più tempo per farlo e perché ci conoscevamo a vicenda. A parte per il discorso legato alla mia voce, credo che anche da un punto di vista specificamente musicale abbiamo sperimentato un po’ di più, spingendoci forse un po’ oltre i nostri confini soliti. Tra i brani, il mio preferito è forse “Feel What I Feel”, anche se è difficile trovare un pezzo migliore di altri, anche perché ognuno è molto diverso dagli altri. “Feel What I Feel” parla di un sogno che ho fatto riguardo a un incontro con l’amore della mia vita, e parla di una persona inventata, naturalmente, ma mi ha lasciato dentro una sensazione molto forte, che ho voluto ricreare e mettere nel brano. Del resto, è una sensazione comune a molte persone, immagino, quindi ho pensato che fosse un argomento interessante da trattare.

Certo, questa volontà di sperimentare si coglie in molti pezzi. Il primo che salta all’attenzione è il brano conclusivo, “Thank You”, dove per la prima volta i Gotthard inseriscono un lungo e complesso contributo da parte di un’orchestra.

Quel brano è stato ideato da Leo (Leoni, ndr), anche perché “Thank You” è stata scritta e pensata in ricordo di sua madre, ma il brano è stato scritto durante tutto il periodo della malattia di sua madre e della sua morte, quindi si è evoluta man mano che tutte le cose accadevano. Inizialmente “Thank You” era stata pensata come un pezzo acustico, con una sola chitarra e una sola voce, era un brano veramente piccolo. Si è semplicemente sviluppato, è cresciuto lentamente, non c’è stato niente di programmato, l’abbiamo fatto diventare più grande proprio perché veniva scritto mentre la storia si stava svolgendo. Alla fine è stato Leo ad avere l’idea di renderla più grande, più imponente. In realtà “Thank You” è come un film, con colori differenti e differenti intensità a seconda dei momenti (fino a diventare uno dei brani più belli del disco e di tutta la carriera dei Gotthard, ndr). Tra l’altro, non so quanto riusciremo a riproporla dal vivo. Eseguire “Thank You” senza il supporto di un’orchestra non avrebbe senso, non renderebbe il senso del brano, quindi probabilmente la eseguiremo dal vivo solo in posti vicino a casa, da dove possiamo attingere alle risorse a nostra disposizione più facilmente. Di sicuro però impiegheremo parte delle date dal vivo con un set acustico, come abbiamo già fatto per il tour precedente.

Sì, è vero, ascoltandola si avverte benissimo questa progressione, che sfocia poi nella parte orchestrale conclusiva. Un altro brano che colpisce molto è la prima ballad, “C’est La Vie”, soprattutto per il suo testo molto intenso.

“C’est La Vie” parla dei propri sogni e di come realizzarli. È un brano dal messaggio molto positivo, che dice che, se credi veramente in qualcosa, la raggiungerai, e potrai veramente cambiare il mondo. Nel testo c’è una sorta di evoluzione, nel senso che nel primo ritornello si dice “sì, sì, tu cambierai il mondo, ma domani”, come se qualcuno volesse dissuaderti e dirti che c’è tempo. Nell’ultimo ritornello invece si dice il contrario, cioè “I will change the world”, quindi lo farò davvero.

Un altro brano che farà parlare di sé, ovviamente in positivo, è l’altra ballad, “Maybe”, perché ti vediamo alle prese con un duetto con una bravissima cantante.

È vero, è già capitato altre volte che avessimo qualcuno che veniva a darci una mano per le backing vocals. Abbiamo pensato più volte di usare una voce femminile, ma inizialmente non avevamo programmato da fare un duetto, è successo tutto per caso. Avevamo comunque bisogno di una voce femminile per “Thank You” (che in effetti c’è, ndr), e per le backing vocals in altri brani. Pooi Melody ha fatto alcuni cori ed alcune armonie per “Maybe”, ma per errore ha cantato più di quello che era stato programmato inizialmente, in punti diversi del pezzo. L’abbiamo sentita e abbiamo pensato: wow, è qualcosa di diverso! Abbiamo mescolato le sue parti vocali con le mie e abbiamo pensato che avremmo potuto provare a fare un duetto. Il duetto dà un colore extra al brano, lo rende migliore. Melody è sconosciuta al grande pubblico, è una nostra amica che insegna canto a Lugano, ma è veramente una cantante fantastica.

Parlando di come sono stati scritti i brani di “Bang!”, ci sono stati dei cambiamenti anche nella procedura?

No, le cose sono andate un po’ come vanno sempre. Di solito siamo Leo, Freddy ed io che prepariamo le musiche. Fatto questo, di solito abbiamo in mente l’idea per un tema da dare ad ogni brano, e a quel punto sono io che scrivo i testi. A volte invece scriviamo i testi insieme, e per quanto riguarda “Bang!” è quanto è successo per “C’Est La Vie”, e credo che questo sia l’unico pezzo che abbiamo scritto insieme…sì, è l’unico. Questo brano è nato in un modo un po’ particolare, all’inizio l’avevamo pensato come un pezzo molto semplice, fatto solo con chitarra e voce. Anche le parti di fisarmonica sono state aggiunte in un secondo momento, abbiamo ascoltato la melodia  di chitarra e ci siamo detti: ehi, suona un po’ come quella di una fisarmonica. Ascoltandola, abbiamo pensato tutti la stessa cosa. Tra l’altro, il fatto di aggiungere una fisarmonica si addiceva al pezzo, che per via del titolo che ha, ti fa venire in mente subito la Francia, le sue atmosfere da bistrot… (verissimo, ndr).

E invece, che cosa mi dici a proposito di “Mr. Ticket Man”?

“Mr. Ticket Man” è un brano che abbiamo scritto pensando a una persona che esiste realmente. È una presa in giro nei confronti dei parcheggiatori, hai presente quelli che girano sempre e sempre, un po’ pazzi, con l’idea di mollare ticket per il parcheggio a tutti quelli che vedono? Nella mia città in Svizzera c’era un parcheggiatore, un “ticket man”, appunto, molto famoso, cattivissimo con tutti durante il suo lavoro, specialmente con quelli che conosceva! Era riuscito a mettere un ticket del parcheggio anche sulla macchina di sua moglie, si racconta. E infatti lo diciamo anche nel finale della canzone.

Questo album segna anche un cambiamento di etichetta discografica.

È vero, ma il passaggio è stato molto tranquillo. Semplicemente avevamo terminato il contratto con la Nuclear Blast. Abbiamo parlato con molte etichette discografiche e abbiamo deciso di restare con una più vicina a noi, anche se non si tratta di un’etichetta prettamente metal. Vedremo come andrà (ride)!

Lo scorso agosto avete concluso il vostro lungo tour di “Firebirth” con un trionfale concerto a Lugano e poi con una giornata dedicata agli iscritti al vostro fan club. Che ricordi hai di quei due giorni?

È stata un’esperienza molto particolare, perché l’incontro con i fan è successo il giorno del mio compleanno. Lugano e il luogo del meeting non erano molto lontani fra di loro, per cui abbiamo potuto vedere che molti di quelli che hanno partecipato al concerto poi sono venuti anche al meeting. È stato bellissimo, anche se è stato un modo particolare di festeggiare il compleanno! Ho ricevuto un sacco di regali, fra cui moltissimi bigliettini, disegni da parte dei bambini, e poi, dato che in molti conoscono il mio amore per il vino rosso, naturalmente ho avuto in regalo un sacco di bottiglie di vino!

Il tempo a nostra disposizione sta terminando. C’è qualcosa di cui non abbiamo parlato, a proposito di “Bang!” e che vorresti dire ai fan dei Gotthard?

No, direi che abbiamo detto tutto; a parte, naturalmente, che non vedo l’ora di tornare in tour e di vedervi tutti ancora una volta. Insomma, party again (ride)!

Ti manca l’Australia?

No, non ho tempo di sentire la mancanza dell’Australia. Sono tornato a casa per Natale, questa volta con più calma, e ho avuto tempo di rivedere tutti e di sistemare le mie cose. Tutta la mia roba infatti era stata inscatolata, perché quando sono entrato a far parte della band, ho avuto a disposizione solo tre settimane per sistemare tutto. Così, dopo due anni e mezzo, sono finalmente riuscito a tornare e a guardare dentro alle scatole per vedere che cosa c’era dentro e organizzarmi meglio!

anna.minguzzi

view all posts

Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login