Thy Majestie: Intervista a Giuseppe Bondì

In questo 2002, anno di fulgido splendore per il metal classico, ancor una volta le band italiane sono riuscte ad imporsi per una valenza compositiva difficilmente eguagliabile all’estero. Uno dei gruppi più promettenti (anche se ormai si tratta di una realtà) sono senz’ altro i siciliani Thy Majestie. Giuseppe Bondì, il tastierista, ci illustra il presente ed il futuro della propria band.

‘Hastings 1066’ è uscito e se non sbaglio ha ricevuto in modo unanime un riconoscimento notevole. Sbaglio? E… siete soddisfatti dei riscontri ottenuti sino ad ora da critica e pubblico?

“Innanzitutto un grazie a Metallus e a Leonardo Cammi per l’ intervista e la splendida recensione. Hastings 1066 sta ricevendo davvero tanti consensi positivi. La cosa ci sorprende ma non molto; quest’album è stato concepito come il miglioramento del precedente lavoro, ovvero ‘The Lasting Power’. Abbiamo seriamente riflettuto su tutto quello che a parere nostro non andava del nostro sound ed abbiamo cercato di far maturare le nostre affinità musicali, puntando molto in alto, sia dal punto di vista musicale che per il contenuto dei testi. ‘Hasting 1066’ nasce quindi sotto la pressione di fortissime ambizioni e per questo motivo non ci potevamo aspettare altro che un riscontro positivo più o meno unanime, e di questa risposta collettiva ne siamo davvero soddisfatti”.

Se non sbaglio una cosa che non vi soddisfa affatto è l’ accostamento della vostra musica a quella dei Rhapsody (a mio avviso azzardata) che molti colleghi vi hanno rivolto. Vuoi parlarmene e vuoi dirmi come mai non ritieni corretta questa tesi?

“Non è che non ci soddisfa il paragone con i Rhapsody, anzi, non può che lusingarci; più che altro non digeriamo il fatto che chi recensisce gli album abbia spesso meno di 20 anni e quindi una scarsa cultura in materia, sia dal punto di vista strettamente musicale che tecnico. Noi siamo una band relativamente giovane perché siamo spuntati sul mercato da più o meno 4 anni, ma alcuni di noi sono dei veterani della nostra scena locale e l’età media del gruppo si aggira sui 27-28 anni. Purtroppo, tra i recensori, c’è chi non è molto attento e si lascia facilmente fuorviare da alcuni elementi che potrebbero richiamare i Rhapsod… ma perché non considerare altre decine di bands tipo Blind Guardian o Symphony X, se proprio si devono fare paragoni??? Perché capisci bene che il paragone con i Rhapsody è il più facile ed immediato da fare per certe persone… ascoltate un po’ di orchestrazioni ed un po’ di cori ed il gioco è fatto. Salta così fuori un paragone ormai scontato ma obsoleto e fuorviante, mentre come dicevo prima ci sono tantissimi altri gruppi che adoperano simili arrangiamenti. Evidentemente, per riuscire a trovare dei punti in comune con uno di questi gruppi o per riuscire a capire che i Thy Majestie hanno un loro personale sound, ci vorrebbe un esame molto più attento di quello che viene fatto generalmente ed aggiungo ancora che ci vorrebbe molta più esperienza. L’abbiamo già scritto decine di altre volte; il nostro sound, le nostre atmosfe re, le melodie, la struttura delle canzoni sono completamente diverse dai Rhapsody pur restando in grandissime (anzi enormi) linee nell’ambito dello stesso genere musicale”.

Ho già avuto modo di sottolineare, in fase di recensione, la profondità e la cura con la quale avete ricostruito le vicende legate alla conquista dell’Inghilterra da parte del normanno Guglielmo il Conquistatore. Vuoi aggiungere qualcosa?

“Credo che non ci sia tanto da aggiungere alla tua dettagliatissima recensione, è stato più o meno tutto già ampiamente discusso da te. Abbiamo scelto un tema che ci ha dato parecchio filo da torcere soprattutto nella ricerca di quei documenti che ci hanno permesso di studiare più da vicino la vicende in sé e quindi riuscire a calare la nostra musica ed i nostri testi in quest’epico evento”.

Che libri avete letto per approfondire l’argomento? Siete appassionati di storia?

“Purtroppo non siamo riusciti a trovare nessun autore italiano che trattasse l’argomento in maniera approfondita, così ci siamo serviti di internet. Abbiamo spulciato parecchi siti (segnalo a tal proposito il sito ufficiale delle battaglia: http://www.battle1066.com ) ed abbiamo fatto un lungo lavoro di riarrangiamento ma alla fine siamo davvero soddisfatti del risultato finale. Molti di noi sono degli appassionati di storia ed è in particolare la storia medievale quella che ci incuriosisce di più”.

Mi hai precedentemente precisato che il vostro prossimo concept album si occuperà di un’altra eroica figura e degli avvenimeni ad ella legati, ossia Giovanna D’Arco. Puoi dirmi qualcosa in più sul nuovo lavoro, sia dal punto di vista della musica che da quello dei testi?

“Si, il prossimo lavoro, che attualmente si trova già in fase di sviluppo, avrà come protagonista l’affascinante figura di Giovanna D’Arco. La storia di questa donna è ricca di emozioni, di colpi di scena e di rivelazioni, ma è anche scenario di grinta, confusione ed ingiustizie. Dal punto di vista musicale si prospetta un lavoro davvero duro; riuscire a ricostruire tutte queste atmosfere non sarà di certo un lavoro facile ma di sicuro molto interessante ed accattivante. Una vera e propria giostra di atmosfere che gira incessantemente. Lo stesso si può dire per quanto riguarda il componimento dei testi; cercheremo di toccare tutti quei punti che segnarono la crescita e lo sviluppo di questo straordinario personaggio”.

Le etichette in musica sono sempre da condannare ma possono risultare utili a far comprendere lo stile dell’artista. Come definiresti il vostro ” stile”?

“L’intento della nostra band è quello di riuscire a fondare uno stile tutto nostro, una sorta di power-prog symphonic a carattere storico (almeno per il momento). Di certo non è un impresa facile, la nostra impronta deve ancora migliorare e di musica se né fatta davvero tanta, per questo motivo stiamo lavorando con tanta ambizione. Il fatto di riuscire a dare subito l’idea del genere di un gruppo emergente o di un’artista, utilizzando dei paragoni con altri gruppi, credo che sia molto comodo e soprattutto in certi casi sbrigativo, ma il problema sta nel cercare di limitare questa forma di confronto soltanto in questo senso. L’etichetta non deve essere sinonimo di uguaglianza. Troppo spesso si fa uso di poca professionalità e magari si etichetta un’artista ad un primo ascolto e certe volte neanche quello… per sentito dire magari. Abbiamo ricevuto delle recensioni che ci facevano capire palesemente che il tipo in questione non aveva nemmeno ascoltato il nostro lavoro… per non parlare poi di alcune interviste del tutto fuori luogo (per fortuna pochissime) e come noi penso anche altri gruppi abbiamo ricevuto tale trattamento”.

L’inserimento più marcato del Coro (che è divenuto un vostro trademark) da chi è stato ispirato e come avete lavorato per ottenere questi ottimi risultati?

“L’intenzione di affiancare un coro lirico ai nostri lavori nasce insieme al progetto Thy Majestie. Il loro utilizzo è stato reso possibile grazie a Dario Grillo (la voce) e a Claudio Diprima (il batterista) che sono riusciti ad avere dei contatti col prestigioso coro del Teatro Massimo di Palermo. Gli ottimi risultati ottenuti sono il frutto di un lungo ed estenuante lavoro che vede soprattutto impegnato Dario G. che nutre una grande passione per i cori lirici. Grazie alla sua preparazione in merito, abbiamo potuto fornire delle partiture, da lui composte, ai noti coristi che ne hanno interpretato senza alcuna difficoltà le parti”. Ho notato, rispetto al primo album, una maggiore “ricerca” in termini i progressione musicale. Non temi che questa svolta possa pregiudicare l’ immediatezza della vostra proposta? In seguito renderete ancor più complessi i vostri brani o tornerete a dar maggior peso all’assimilazione diretta da parte dell’ascoltatore?

“Crediamo che ‘Hasting 1066’ abbia tutte le caratteristiche per dire che sia il lavoro che si avvicini di più al nostro intento di proposta. I prossimi lavori avranno brani sicuramente la stessa impronta musicale e cercheremo comunque di non sacrificare l’immediatezza delle nostre strofe e dei nostri ritornelli. Non vogliamo costruire lavori che si mandino giù come un bicchiere d’acqua e nemmeno troppo complicati da non capirne il senso, ma ben sì dei componimenti che si possano studiare e che rivelino pian piano aspetti e sottigliezze che soltanto un attento ascolto può dare. Penso che sia molto accattivante scoprire ogni volta qualcosa di nuovo, magari ascoltando sempre lo stesso brano. La nostra idea è quella di rendere il nostro sound ancora più progressive senza però perdere di vista l’immediatezza delle melodie e la maestosità degli arrangiamenti. Vedi , il nostro scopo non è quello di scrivere brani immediati , ci sono decine di band in grado di farlo e non vogliamo di certo accodarci alle altre decine di cloni di Stratovarius, Helloween e Manowar . A noi piace raccontare, i nostri brani sono dei racconti; capisci bene che quando racconti un fatto non puoi sempre dire sempre le stesse cose (strofa-bridge-ritornello) ma devi saper trasmettere a chi ti ascolta il cambia mento degli eventi, le varie atmosfere, i momenti di rabbia, di coraggio, di terrore e paura .Ogni storia ha vari momenti che non sono mai uguali agli altri: questa è la nostra musica, un continuo susseguirsi di atmosfere tutte diverse che hanno lo scopo di raccontare. Tutti i momenti orchestrali, le varie “suite” tra un pezzo e l’altro operano come “ collante” tra i vari episodi e sono fondamentali nel nostro processo narrativo; in sostanza fanno parte del nostro sound. C’è chi ha compreso la nostra proposta, c’è chi invece non l’ha fatto o non ha voluto perdere tempo a sviscerare questo nostro aspetto e ha addirittura criticato o bocciato questa nostra caratteristica”.

Nella versione giapponese del vostro nuovo CD è presente una cover dei mitici Stryper. Quale? Puoi dirci cosa rappresenta per voi questa band?

“La cover dei mitici Stryper è ‘In God We Trust’ un pezzo davvero fantastico. Personalmente sono molto affezionato a questo brano. Quando io e Claudio, ancora prima di formare i Thy Majestie, cominciammo a suonare assieme, sentivamo spesso questo brano e in un certo qual modo mi ricorda quei periodi. Gli Stryper sono un gruppo che appartiene ad un periodo nel quale nasceva il metal più puro, un periodo davvero meraviglioso dove una band andava avanti soltanto grazie alle proprie potenzialità, certo la scena non’era quella di adesso, ma rimane di certo un periodo storico. Quindi per noi una band di tutto rispetto e piena di ammirazione” .

In passato ho avuto modo di intervistare Dario (il singer) che mi ha detto di trovarsi in sintonia con il white metal e le idee professate da band quali gli Styper. Mi confermi che questo è un “comun sentore” da parte di tutta la band? Conoscete altri gruppi di christian metal?

“Per quanto mi risulta non credo che Dario si trovi molto in sintonia con il White metal. E ti posso confermare che tutta la band la pensa alla stessa maniera, con questo non voglio dirti che non abbiamo fede… anzi! Pensiamo che la fede, le religioni, siano degli argomenti troppo delicati per essere impegnati in musica e farne motivo di successo. Nulla in contrario col fatto di divulgare la fede tramite ritrovati anche musicali ma questo dovrebbe rimanere un espediente totalmente privo d’interessi. Il fatto di credere in qualcosa di soprannaturale o no e di scegliere quale possa essere il riferimento religioso, devono rimanere delle scelte totalmente libere e soprattutto sentite. Fermo restando le nostre idee ti posso dire che non abbiamo alcun pregiudizio nell’ascoltare gruppi che fanno Christian metal, prova ne è la cover degli Stryper presente nella versione giapponese del nostro disco. Lì riconosciamo grandi musicisti e per questo ci piacciono. Purtroppo abbiamo una scarsa cultura in materia e quindi non conosciamo altri gruppi del genere”.

La musica antica in genere ha anch’essa un certo peso nella vostra formazione e nella vostra proposta. Vorrei chiederti chi sono gli artisti che hanno catturato la vostra attenzione in tale ambito (sia per ciò che riguarda la musica antica, medioevale, sia per la musica classica, barocca, lirica).

“In quanto responsabile dell’influenza orchestrale presente nei Thy Majestie e compositore della maggior parte delle musiche, ti posso dire che non ascolto molta musica antica e medioevale. Si, qualcosa avrò sentito, ma non conosco bene il genere, magari ne ascolto più di quanto io stesso ne sappia. Sento un po’ di musica classica come Mozart, Beethoven, Schubert, Schumann, Ciaikovskij ed altro ancora. Ascolto molte colonne sonore di film e sono in quest’ultime che mi rispecchio particolarmente e sono queste che mi restano decisamente impresse. Per quanto riguarda la musica lirica mi affascina allo stesso modo ma quello tra di noi più appassionato è Dario G.. Ascolta molte opere di grandi musicisti quali, Verdi, Puccini e Rossini e molto spesso “la Requiem” di Mozart”.

Vorrei ora un’ultima considerazione sul mercato metal italiano. Cosa pensate dei vostri compagni di scuderia e della scena italiana in genere?

“Il mercato metal italiano ha subito negli ultimi anni una crescita esponenziale grazie anche al grande successo ottenuto dai Rhapsody e Labyrinth. Se devo essere sincero però adesso stiamo arrivando ad un punto in cui basta fare una demo, la più penosa possibile, con il cantante stonato e tutti gli strumenti fuori tempo ma che rispecchi certi canoni stilistici che vanno di moda e subito arriva l’etichetta italiana di turno che ti produce il disco e ti butta nella mischia. Ed ecco perché accanto a band di sicuro spessore e valore se ritrovano altre che non hanno alcuna ragione di esistere (ma che comunque la stampa italiana in un modo o nell’altro spaccia per capolavori) e che non fanno altro che inflazionare e saturare un mercato che non è stato mai così pieno come quello attuale. La nostra etichetta fortunatamente ha nel suo rooster bands di indubbio valore come i Centvrion e i Terror 2000, ma comunque tutte quante sono davvero ottime band con tanto talento. Grazie di tutto”.

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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