Bejelit: Intervista a Giulio Capone

Innanzitutto i miei complimenti per l’ottimo disco d’esordio! Ti va di descrivere ‘Hellgate’ ai nostri lettori da un punto di vista musicale?

“Ciao Andrea! Grazie mille per le belle parole!! Allora, ‘Hellgate’ è il nostro primo album ed è stato registrato nella primavera del 2003, poi per varie vicende ha subito ritardi fino a quando cambiando etichetta è uscito in questi giorni. Non si tratta assolutamente di un concept album ma semplicemente una raccolta di brani accomunati dal nostro stile e che hanno un filo conduttore lirico comune basato sul capolavoro manga di Kentaro Miura ‘Berserk’. Da molte parti ci hanno etichettato come U.S. Power Metal, ma trovo la cosa piuttosto opprimente e lontana dalla realtà, essendo noi, cinque persone che ascoltano di tutto ma non troppo metal vecchio stile, a parte me e Daniele (chitarrista). Diciamo che siamo molto soddisfatti del sound ‘grosso’ che abbiamo ottenuto con il tempo ma non ci piacciono le etichettature.”

Sono a conoscenza del fatto che la “gestazione” di Hellgate è stata lenta e dolorosa, ma finalmente l’album vede la luce grazie all’etichetta Battle Hymns. Siete soddisfatti di questo deal?

“Si, in effetti ci ha fatto penare non poco…poi per fortuna la situazione si è sbloccata tutta di colpo grazie ad un paio di colpi di testa che ci hanno fatto approdare alla Battle Hymns.

Dire che siamo soddisfatti è davvero riduttivo, quel che hanno promesso l’hanno realizzato a tempi di record tra l’altro! Non ci dispiacerebbe assolutamente prolungare la nostra collaborazione con loro anche per il prossimo album che ti anticipo è già in avanzata fase di lavorazione…”

Avete già avuto modo di leggere impressioni circa il disco? Cosa ne pensate? Incontrano le vostre aspettative?

“Beh, per ora abbiamo letto solo poche recensioni, davvero ottime a dire il vero, e la cosa non può che farci felici e ripagarci di tutti gli sbattimenti che ci siamo fatti. Una cosa curiosa è il fatto che ognuno dei giornalisti legge qualche influenza diversa nella nostra musica, citando sempre grandissimi nomi anche del passato che però, noi non ascoltiamo quasi mai. Siamo curiosi di vedere come sarà accolto il disco fuori dall’Italia visto che il nostro promo CD ‘Bones and Evil’ ha girato molto per il mondo sempre con ottimi responsi…incrociamo le dita!”

Dato il vostro status di ‘new-comers’ ti va di presentarci uno ad uno i membri dei Bejelit elencando le mansioni nella band e le principali influenze?

“Ok, partendo dal nostro capoccia (essendo anche il fondatore della band) abbiamo mio fratello Sandro, anni 20, nessuna esperienza precedente con la chitarra anche se ha studiato per un po’ di anni il pianoforte classico, quindi già masticava il pentagramma.

Lui è preso per Children of Bodom, In Flames, ma ascolta anche H.I.M., e roba simile.

Poi abbiamo il co-fondatore Fabio (22) alla voce, che così come Sandro, ha iniziato a conti fatti con i Bejelit anche se allora si chiamavano NightShade. Grande fan degli Iron Maiden, credo abbia tutto quello che hanno pubblicato.

All’altra ascia c’è Daniele (26) che si occupa della gran parte delle parti soliste e che è quello del gruppo che più di tutti ascolta metal di qualche anno fa. Lui ha studiato molto e tuttora studia la chitarra e prima dei Bejelit ha suonato con diverse band del Piemonte come Paladine, Killing Kind e Silent Eyes.

Passando alla sezione ritmica, Giorgio (22) al basso, studiava prima dei Bejelit e studia ancora, quindi sarebbe errato definirlo un autodidatta o un neofita dello strumento. Direi che basta venire ad un nostro live per rendersene conto eheh! Ascolta di tutto ma specialmente Symphony X, Angra e Ayreon.

Infine ci sono io che mi occupo della batteria e delle tastiere sia in studio che on stage.

Di base sono un pianista classico ma per una serie di coincidenze e studi passati sono finito alla batteria qui. Ho studiato batteria quando avevo 10 anni, mentre suono il piano da quando avevo cinque anni quindi ad oggi che ne ho 26 posso dire che suono da 21 anni, dei quali parecchi passati in conservatorio. Io sono un grandissimo fan (aggiungerei ‘fierissimo di esserlo’) degli Stratovarius ma di mio ascolto dal Jazz ai Dimmu Borgir. Ho suonato sul primo album dei Pandaemonium e su molti demo come tastierista session.”

Il background lirico è incentrato in prevalenza sulla figura del Berserk Gatsu, protagonista del manga cult di Kentaro Miura. L’album è dunque un concept o ogni canzone si concentra su episodi differenti? Vuoi descriverceli? Per il futuro pensi che trarrete ancora ispirazione dal Berserk per quanto riguarda le liriche?

“Ogni canzone si focalizza su un episodio diverso. Anche se a dire la verità una canzone non si rifà a nessun episodio e un’altra nemmeno parla di Berserk.

Un veloce track by track potrebbe essere questo:

1 – ‘Bloodsign’ – Brano veloce e diretto che parla del guerriero nero Gatsu.

2 – ‘Bones And Evil’ – Brano tirato ed elaborato che tratta del combattimento di Gatsu contro i guerrieri scheletrici nella foresta.

3 – ‘The Haunter Of The Dark’ – brano ‘storico’ per noi basato su un racconto di H.P. Lovecraft, è la prima song ‘extra-Berserk’ del lotto.

4 – ‘I Won’t Die Everyday’ – Ballad del disco basata sulla vicenda della figlia del Conte.

5 – ‘Slave Of Vengeance’ – Up-Tempo e singolo del disco. Parla della furia di Gatsu.

6 – ‘Skull Knight Ride’ – Il nostro primo mid-tempo. Si basa sul noto Cavaliere del Teschio.

7 – ‘Death Chariot’ – La nostra prima canzone. Può essere interpretata in molti modi anche ricordando il dialogo tra Gatsu e Pemth, dove quest’ultimo fa notare la situazione ormai disperata a Gatsu.

8 – ‘Dust In The Wind’ – Brano speed, forse l’unico accostabile al power sinfonico. Parla dell’ambizione sfrenata di Griffis ma si può associare anche a tutte le persone disposte ad usare gli altri come trampolini per il proprio successo…

9 – ‘Bejelith’ – Questo brano non prende in esame un episodio specifico ma ne crea uno nuovo ai nostri giorni, una storia d’amore con la scomoda presenza di un bejelit in mezzo…

10 – ‘In Void We Trust’ – La ‘suite’ conclusiva dell’album, brano piuttosto articolato e in cui fondiamo tutte le nostre influenze. Parla dello scontro tra il Conte e Gatsu, dove il primo sarà chiamato a scegliere tra il sacrificio della figlia o l’oblio.

Il prossimo album si baserà sicuramente ancora su Berserk e sarà più simile ad un concept anche se parlare di concept è ancora prematuro.”

‘I Won’t Die Everyday’ è una splendida parentesi melodica in un album di roccioso heavy metal. Come è nata quella canzone? Di cosa parla?

“La genesi di quel brano è abbastanza curiosa. Mio fratello aveva scritto quasi per scherzo quel brano che era più simile ad un’idea che ad un brano fatto e finito. Poi quando ormai avevamo già chiuso le sessioni di registrazione di ‘Bones and Evil’ ci è passato per la testa di registrarla, così improvvisando la cosa è saltata fuori. Il testo parla della vicenda della figlia del Conte rinchiusa nel suo palazzo, oppressa dalle troppe attenzioni del padre che vedeva ‘il Male’ in ogni cosa fuori da quelle mura…ma lui stesso apparteneva alle schiere del male essendo un apostolo al servizio della Mano di Dio.”

Sono rimasto abbastanza stupito dalla cover del CD: come mai un soggetto tanto “criptico” e surreale e non uno di ispirazione fantasy come ci si aspetterebbe, dato il vostro sound?

“Il cambio di cover è nato in parte per esigenza e dall’altra parte per esasperazione, mi spiego: al cambio di etichetta ci siamo trovati senza cover essendo quella precedentemente scelta dalla vecchia label di loro proprietà. Così ci siamo trovati liberi di scegliere una nuova cover con la Battle Hymns, che poi abbiamo realizzato totalmente da noi, e che richiamasse elementi di Berserk. Io la trovo ben riuscita. L’esasperazione di cui ti accennavo poco fa riguarda il fatto che attualmente le copertine sono tutte uguali e clichè all’inverosimile e sinceramente di vedere Hellgate ‘annegato’ in mezzo a 2000 titoli con drago, spada, cavaliere e donne nude non ci entusiasmava. Inoltre il nostro sound ha poco da spartire con il tipico sound delle band power italiane. Trovo che la nostra cover spicchi bene in mezzo alla sinfonia di natiche che affolla gli scaffali dei negozi…”

Curiosità: come mai alla song che porta il vostro nome è stata aggiunta una H?

“L’H di Bejelith c’è sempre stata ma per ora confinata sulle nostre scalette e sul booklet di ‘Bones and Evil’. La cosa è nata per differenziarla dal monicker della band.”

Seconda curiosità: Giulio, tu ti occupi di suonare sia la batteria che le tastiere, avete mai pensato di aggiungere un tastierista alla line-up?

“No. Siamo nati in cinque e vorremmo proseguire in questo modo. Nella nostra musica la tastiera ricopre un ruolo marginale, con interventi e piccole parti. Non siamo un gruppo di power-sinfonico quindi la nostra line up rimarrà a 5. Inoltre te lo immagini un tastierista che sbuca da qualche parte, suona 3 note poi se ne va, poi torna e così via? O peggio che suona per finta? Dal vivo quando le condizioni non ci permettono di montare la tastiera dietro di me alla batteria ci facciamo aiutare da un nostro amico tastierista di nome Lele Salsa già nei novaresi Egart.”

Dulcis in fundo…alcune righe a vostra disposizione per lasciare i commenti che volete!

“Invitiamo tutti a fare un salto sul nostro sito ufficiale http://www.bejelit.com per saperne di più e scaricare qualcosa di nostro. Non ci dispiacerebbe anche ricevere i vostri commenti su Hellgate! Scriveteci a info@bejelit.com !!!

Grazie a te per l’intervista e un saluto metallico a tutti i lettori di Metallus.it!!!

Se volete ordinare Hellgate presso di noi, basta scriverci e vi spiegheremo come fare!

Stay heavy a tutti!!!”

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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