Giulia Salvi: Intervista

All’interno di SOS Diskariche Rock, evento del bresciano che ha ospitato numerose band importanti, abbiamo la possibilità di parlare con Giulia Salvi, dj su Virgin Radio, a proposito di ecologia, tema del live, e lavoro in ambito musicale.

Come sei entrata in contatto con SOS Diskariche, e cosa ti ha portata ad accettare?

Conosco personalmente Mauri e Debora di IndieBox che mi hanno parlato di questo evento e c”era la possibilità di fare un dj set per supportare la causa di queste discariche, di cui avevo già sentito qualcosa perchè ho amici di Brescia. Parlando con loro mi è stato spiegato che c’è la popolazione praticamente intossicata, quindi ho pensato che già che c’era l’occasione per un dj set in più c’era anche un buon motivo per farlo.

Parlando di discariche si parla anche di sensibilizzare le persone su temi piuttosto attuali, e il fatto che tu dai l’immagine a questo evento è una cosa anche abbastanza importante. Il fatto che tu conduca un programma prevalentemente rivolto ai giovani mi spinge a chiderti, visto il tuo ruolo, cosa fai, anche nel tuo piccolo, per parlare di questi problemi?

Beh quando ci sono eventi di questo tipo sia io che Andrea (Rock, ndr) cerchiamo di partecipare. Andrea, magari, col progetto Rezophonic ha un’area d’azione più grande perchè si rivolge all’Africa. Io nel mio piccolo  cerco di portare il mio supporto a situazioni del genere, poi nel personale cerco di non fare sprechi, ogni volta che facciamo il programma riciclo tutte le scalette! Cerco di riciclare il più possibile, perchè magari uno pensa che da solo non può fare nulla ma se lo facessimo tutti, almeno nella propria zona si può già cominciare a migliorare. Poi, onestamente, vedere mille fogli bianchi che vengono buttati via ogni giorno non è bello, anche in casa finchè non sono scritti da entrambe le parti io non li butto. Cerco di fare questo, poi quando ci sono occasioni del genere è giusto partecipare in modo da dare un’ulteriore mano.

All’interno del tuo programma vi capita di affrontare delle tematiche di questo genere?

Abbiamo un po’ di restrittive, è chiaro che quando ci sono eventi del genere cerchiamo di parlarne. Purtroppo abbiamo un minutaggio molto corto e il nostro compito fondamentale è presentare i dischi nuovi, però quando ci sono eventi come questo, o eventi di Ringo, che molto spesso è coinvolto in cause di beneficenza, abbiamo un po’ di spazio in più e ci ritagliamo una parte del programma dove andiamo a spiegare cosa facciamo, soprattutto negli appuntamenti del weekend, dove spieghiamo dove trovarci il sabato e la domenica, diciamo anche perchè venirci a trovare.

Di questo referendum se ne parla poco, e tu rappresenti una fascia di giovani che forse è una delle prime volte che va a votare. Secondo te perchè è importante andare a votare? Cosa ne pensi?

Per me infatti è la seconda volta. Io purtroppo siccome ho sempre i dj set nel weekend e poi ricomincio a lavorare immediatamente, difficilmente riesco a votare. Penso che ci sia questa omertà generale che è abbastanza vergognosa, ad esempio stamattina a Vimodrone c’era un signore su un ape car che, armato di megafono, spiegava che tra due weekend si va a votare e perchè. Secondo me, anche se può sembrare una sciocchezza, è molto utile perchè molti ancora non sanno perchè devono andare.
E’ stato boicottato per qualcosa che, secondo me, non è nemmeno da mettere in discussione, però non ho molto timore di questo referendum e non penso ci saranno molti problemi.

Sei molto molto giovane, siamo abituati a sentire in radio voci con molti più anni alle spalle, e lavori per Virgin Radio. Come sei entrata in contatto con loro?

Io ho sempre desiderato lavorare nel campo della musica sin da quando Mtv è arrivata in Italia, e c’era solo quella quando avevo 7 anni. Alla fine del 2007 è arrivata All Music che per me è stato un sogno, poi nel girare sempre negli stessi posti il caso ha voluto che incontrassi Andrea e Ringo ad un compleanno al Rock n Roll e mi è stato detto che a Virgin cercavano una voce giovane e con relativamente poca esperienza, perchè io avevo fatto un anno di tv e di radio non ne sapevo nulla. Sono arrivata, ho fatto tantissimi provini, perchè chi decide sono i capi della radio, e alla fine hanno deciso di prendermi. Il fatto è che mi hanno dato come programma Rock in Translation, dove si richiedeva di leggere in maniera interpretativa, ma io non essendo attrice sono dovuta andare a scuola, ed è stata una bella sfida perchè all’inizio mi chiedevano di leggere a robot e cosi facevo, poi cambiavano idea e dovevo recitare. Sta di fatto che ho cambiato versione per 3 mesi ma è andata bene cosi, infatti trovo anche dei gruppi su facebook dove chiedono basta alla voce robotica di Giulia Salvi, ma vi assicuro che era imposta!
All’inizio poi era molto difficile perchè sapere che ogni cosa che dirai andrà in diretta, e quindi ormai l’hai già detta, è pesante. Io e Andrea ci abbiamo messo un secondo ad entrare in confidenza, e per me è come un fratello, e questo aiuta perchè poi sai come andrà a finire, c’è proprio una sintonia.

Qual è il rapporto che hai con i fan?

Il rapporto che abbiamo con loro si consolida nei dj set, nelle serate, ai concerti quando andiamo per i fatti nostri si scambiano due chiacchiere, ma anche su facebook noi siamo molto aperti cosi come sulla bacheca di Virgin Generation, se qualcuno ci chiede qualcosa gli rispondiamo senza problemi. Ci fa piacere perchè più andiamo avanti più vediamo che aumentano le mail e sms, e per noi vuol dire che si sta creando una fidelizzazione e ne siamo molto contenti, perciò più gente ci viene a trovare, più gente ci fa domande più noi non ci tireremo mai indietro, anche se ci vogliono sputare in faccia se ci danno un perchè valido per noi va bene. Anche perchè negli anni’70 era considerato un gesto di rispetto ma ora non lo è più, però magari qualcuno che è old school potrebbe ancora farlo. Comunque basta dare delle ragioni, è chiaro che poi si trovano anche quelli che vogliono attaccar briga per niente, se ad alcuni la nostra musica non piace possono cambiar canale. E’ chiaro che io e Andrea non siamo i capi, siamo solo due speaker che ci mettono anima e corpo però anche il nostro ufficio musica fa un lavoro molto difficile, perchè deve tener conto dei gusti di tutta la popolazione ed è una radio che è di massa, non è la radio privata dove i dj arrivano con i propri dischi. Però ai pezzi che ad alcuni sembrano equivoci, in realtà abbiamo un riscontro ancor maggiore dai fan che poi sono quelli che riempiono veramente gli stadi.

Capita che qualche fan vi consigli qualche gruppo, o che voi scopriate delle band grazie a loro?

Assolutamente si, succede molto spesso. E’ chiaro che poi tutte le decisioni passano dal nostro ufficio musica, però ad esempio i Plan De Fuga hanno una fan base impressionante. Prima ancora di sentir parlare di loro ci arrivavano le mail che chiedevano di loro, e in effetti è una realtà che si è consolidata giustamente, quindi capita spesso. Succede con le band italiane e succede anche coi gruppi stranieri, quindi a volte ci vuole un po’ più di pazienza per edulcorare la pillola per il nostro ufficio musica, ma alla fine se il gruppo è valido ci si riesce. Ci vuole solo pazienza perchè le mail che chiedono pareri personali sono tantissime, perciò bisogna anche trovare il momento per ascoltare e pian piano rispondi, ma è una cosa facciamo con piacere perchè senza il supporto delle persone che vengono ai nostri dj set e ai concerti, anche di Andrea, saremmo solo due fantocci che parlano in radio.

Ci dici un pro e un contro di fare questo lavoro?

Allora, un pro è sicuramente quello di soddisfare quei sogni che pensi non possano capitare mai. Il contro è che bisogna fare dei sacrifici, che la vita sociale viene non dico rasa al suolo ma viene abbastanza malmenata. Nel senso, io vengo da Modena e mi ritaglio un weekend al mese dove, qualunque cosa succeda, io vado a casa per vedere a gruppi tutti i miei amici. A Milano succede lo stesso, sei a casa ma o devi lavorare o hai il concerto dove comunque ti fa piacere andare ma a volte ci sono periodi in cui non ci sono concerti nel mese, altri in cui ce ne sono due al giorno, e quindi la vita sociale viene abbastanza sacrificata però se gli amici sono veri capiscono il perchè e hanno la pazienza di aspettare, che comunque il tempo si trova purtroppo non sempre ma bisogna organizzarsi. Io penso di avere la fortuna di fare ciò che amo e lo devo fare al massimo, anche perchè certi momenti possono svanire come una bolla, e quando sarò avanti con gli anni non mi pentirò delle mie scelte.

Un’ultima domanda. A chi volesse fare il tuo lavoro, e intraprendere questa carriera, hai un consiglio da dare?

Un consiglio importante è che se avete l’opportunità di cominciare da una radio piccola, locale, dove non vi promettono una lira fatelo. Volete fare i dj e vi danno 5 o 6 date gratis? Fatelo! I soldi sono solo il fine, servono per vivere ovviamente, ma questo è un lavoro dove all’inizio non arrivano quindi non fermatevi perchè se lavorate gratis due o tre anni, non significa che dobbiate lavorare gratis per tutta la vita. E’ chiaro che pretendere di arrivare subito a una radio o a un’azienda grande è difficile, ci vuole colpo di fortuna, bisogna trovarsi al momento giusto nel posto giusto. Il mio treno è stato quello di incontrare Ringo, ma il mio treno principale è stato quello di lavorare ad All Music, perchè lì loro cercavano una persona anche senza esperienza. Quindi, soprattutto nei mesi estivi, se uno tiene d’occhio i siti delle radio vede che fanno i provini. Se abitate a Napoli e il provino è a Milano, prendetelo quel treno. Magari berrete tre drink in meno alla prossima festa, però andateci perchè non si sa mai. Noi abbiamo due amici che per un anno e mezzo hanno fatto Napoli-Milano per dei provini e alla fine ce l’hanno fatta, hanno la loro realtà che è anche abbastanza grossa e sono contenti, però si sono messi molto in gioco. Io mi sono messa in gioco perchè a 18 anni ho deciso di non fare l’università anche se ero molto brava, però mi son detta che il lavoro che piace a me non si studia sui libri ma ai concerti, nella vita. Io non rimpiango di non aver fatto l’università, anche se molti mi dicono che avrei potuto farlo. Adesso il mio è un lavoro a tempo completamente pieno. Ad All Music registravo una volta a settimana ma adesso sono in onda tutti i giorni e ho degli impegni, se mi chiamano io devo andare immediatamente e questo è il bello del mio lavoro, che è un impegno vero e proprio. Non ha niente di diverso che fare l’impiegato, chiaro che non mi spezzo la schiena come fa un operaio e questa è una gran fortuna, però quando uno mi dice che non so cosa vuol dire lavorare perchè lavori due ore al giorno, quelle due ore sono in diretta ma io comincio a lavorare a mezzogiorno e finisco alle 20 che bene o male è un orario di lavoro completo. Poi io lavoro anche nei weekend e comunque la testa ha sempre il pensiero, perciò uno non deve pensare che lavorare in radio sia una figata, lo è però richiede molti sacrifici e se uno non ha la voglia di sacrificarsi è inutile che ci provi.

Si ringrazia Mairo Cinquetti per la collaborazione.

francesca.carbone

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Scribacchina dal 2008 e da sempre schietta opinionista del mondo musicale. Dagli Iron Maiden ad Immanuel Casto il passo è breve, almeno per me.

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