Satyricon: “The Age of Nero” – Intervista a Frost

Inaspettatamente è Frost a sottoporsi alle interviste di questo “Finale in Black” tour, ultima tornata dei Satyricon in Europa prima di una lunga pausa. Ormai “The Age of Nero” è uscito un anno fa ma il batterista della band sembra ancora veramente convinto della bontà dell’album e riconferma la coerenza dei Satyricon con le proprie scelte.

Ciao Frost, ieri sera avete suonato a Monaco, qual’è stata la risposta del pubblico? Come sta andando il tour?

Il tour sta andando molto bene, è necessario che questo tour proceda bene e che rimanga un ottimo ricordo di “The Age of Nero”. Ci stiamo mettendo un grande impegno, vogliamo che sia qualcosa di speciale per noi e per il pubblico. Abbiamo avuto buone risposte fin’ora, pubblico numeroso, un ottimo feedback, in generale un atmosfera positiva in tutti i posti dove abbiamo suonato. Anche ieri a Monaco è stata una sorpresa molto positiva; abbiamo messo molta attenzione nel tour, nell’intero pacchetto e le nostre aspettative sono state confermate.

Avete scelto personalmente le band che sono in tour con voi?

Non è andata proprio così; è partita da questa idea di voler avere un pacchetto per questo ultimo tour in europa di “The Age of Nero”. Abbiamo stilato un lista di gruppi che potessero accompagnarci in tour già prima di partire per il tour giapponese considerando soprattutto le band che avessero un nuovo album da presentare. Ne abbiamo poi parlato con il nostro booking agent. Ci sono state un po’ di telefonate in giro e alla fine siamo riusciti a concordare con queste band.

Considerando la scaletta del vostro ultimo tour si capisce che state dando molta importanza ai vostri ultimi tre album, suonando solo pochi brani dalle prime produzioni; stanchi di suonare i pezzi vecchi o pensi che quelle canzoni non rappresentino i Satyricon del 2009?

I Satyricon sono orgogliosi di ogni loro album per ciò che sono e per ciò che rappresentano ma per avere uno show totale non sarebbe conveniente inserire molti brani dai vecchi album, rovinerebbero l’atmosfera dello show, perché le sensazioni che possono dare i brani più vecchi vanno in una direzione diversa dal mood generale di “The Age of Nero”. Suoniamo molti pezzi dagli ultimi tre album ma comunque inseriamo ne inseriamo qualcuno anche dai primi, un po’ perché comunque ci piace suonarli e un po’ per dare un po’ di diversità allo show. La composizione della setlist per noi è molto importante e una parte dei brani vecchi disturberebbe la setlist stessa. In ogni caso per quanto ci piacciano ancora i vecchi aclbum preferiamo i più recenti, perché semplicemente sono stati realizzati in modo migliore specialmente “The Age of Nero”. E’ un album dove tutto ciò che abbiamo imparato e sperimentato è presentato al meglio. E’ ancora più forte, più convincente, è più oscuro, possiede un energia ancora più focalizzata e le composizioni sono migliori. E’ naturale per noi concentrarci sulle nuove canzoni anche perché è un tour a supporto dell’album, non un semplice tour qualsiasi.

Quindi sei ancora pienamente soddisfatto dell’album…

Direi di sì, per adesso è l’album definitivo per noi. Cercheremo di andare ancora più in alto con il prossimo, ma per il momento mette in ombra tutti i nostri precedenti lavori.

Dalle ultime dichiarazioni di Satyr sappiamo che dopo questo tour ci sarà un periodo di pausa per la band. Pubblicherete un dvd o qualcosa del genere per celebrare questo periodo dei Satyricon?

Direi di no, non abbiamo pianificato niente del genere, la celebrazione è essenzialmente questo stesso tour e festeggiamo ogni sera con il nostro pubblico.

Nel passato avete usato il face-painting, perchè avete deciso di non usarlo più? Pensi che comunque resti fondamentale per i gruppi black metal?

Per la prima parte della domanda penso che la risposta si dia da sola; basta guardare la band sul palco per capire che il face painting non sarebbe adeguato. Per la seconda parte della domanda direi di no, assolutamente non fondamentale. Per i pagliacci è fondamentale, ma molte band lo usano a prescindere e non è una cosa che apprezzo. Molte band lo usano per convenzione, perché fa parte del gioco, come se fosse qualcosa che la gente si aspetta. Ma il black metal con è fatto di convenzioni. Quando facciamo qualcosa, quando scegli uno stile per quello che fai, dovrebbe essere fatto perché hai avuto un illuminazione, perché vuoi esprimere qualcosa ed era proprio quello che facevamo quando usavamo il corpse painting; fondamentalmente è lo stesso approccio che utilizziamo adesso usando un make up molto più grigio e sfumato, che aderisce meglio alle stile dei brani di “The Age of Nero”. Il look che hai, quello che porti sul palco deve essere coerente con la musica che stai proponendo. La musica è al centro di tutto e tutto il resto dovrebbe dare qualcosa in più allo show in fatto di forza. Sarebbe stato sbagliato e assurdo continuare ad usare il corpse painting, perché non ha niente a che fare con la musica. Continuare ad utilizzarlo perché lo abbiamo fatto in passato o perché viene considerato una convenzione, sarebbe totalmente contro l’idea generale della band. Per farti un esempio, uso il corpse painting nei 1349 ma perché è parte di ciò che la band vuole esprimere ed aggiunge veramente qualcosa alla performance. Con i Satyricon oggi sarebbe totalmente sbagliato.

I Satyricon nascono negli anni 90, cosa ti manca di quel periodo? Cos’hanno smarrito gli attuali gruppi black metal rispetto al passato?

Potrei scrivere un libro a riguardo, è difficile dare una breve risposta. I Satyricon di oggi però sono una band più forte di sempre, soprattutto rispetto agli anni ’90. Nei primi anni c’era un grande spirito che ci animava. Nei tempi di “Nemesis Divina” eravamo veramente ispirati. Andare alle prove era divertente ed eccitante perché eravamo ancora ad un gradino più basso della scala. Ma anche oggi è così, non è cambiato lo spirito, sicuramente però siamo migliorati musicalmente, ma in un certo senso mi sento ancora più affamato di musica rispetto al passato e penso che per Satyr sia lo stesso. Satyricon è sempre stato un modo per esprimere musicalmente noi stessi e ora c’è un confidenza maggiore all’interno della band. Mi chiedi di cosa più in generale si senta la mancanza. La vecchia scena si è evoluta e ora ci sono molte più band. Ma resta il fatto che tutto è partito da qualche parte. Alla fine degli anni 80 c’era del vuoto nella scena, che è stata rivitalizzata dal ondata di metal band norvegesi. Dai primi anni ’90 si è sviluppata questa scena che aggregava un nocciolo duro di fans e musicisti devoti, ma anche altre persone che provenivano da altri ambienti e generi avevano iniziato ad interessarsi all’estremismo e alla qualità musicale del black metal. Ma come ovvio risultatooggi c’è una scena molto diversa dove trovi ancora gli hardcore-fans, quella nicchia ancora devota di musicisti e supporters ma anche molta altra gente coinvolta. Ci sono band che suonano black metal ma con un interesse solamente musicale, senza che si parta da delle profonde radici spirituali. Con tutte queste band ovviamente non tutte possono essere le migliori e non tutte possono essere al vertice. Con questo movimento così cresciuto trovi che ci sono poche band che hanno ancora questo substrato denso e profondo, che poi sono anche le migliori. Probabilmente ci sono molte buone band come ce n’erano negli anni ’90, ma quelle buone band dei primi anni ’90 erano l’intera scena, ed ora quelle buone sono solo una piccola percentuale. Devi essere capace di separare la band più forti e vere da quelle più mediocri. Il problema è che troppi fans ingurgitano tutto.

Forse non c’è selezione…

Forse i fans e il pubblico dovrebbero essere meno arrendevoli ai mediocri.

Probabilmente il tutto è legato al diffondersi di internet, myspace e via dicendo…

Si penso sia così ma non posso farci niente. Non penso ci siano motivi per piangersi addosso. Noi siamo comunque nella posizione per fare il nostro meglio, per continuare in una certa direzione e lo facciamo, ci abbiamo dedicato la nostra vita. Lamentarsi di quello che fanno le altre band o i loro fans non servirebbe a niente.

Parliamo degli “Ov Hell”, possiamo chiamarla la tua nuova band?

Non direi, sono solo un session drummer, come lo ero per i Gorgoroth in studio.

“The Age of Nero” richiama la decadenza dell’impero Romano, cosa ti attira di quell periodo?

Non c’è qualcosa in particolare che mi attrae. Il titolo non riflette quello che siamo noi. Viene da un esperienza, quando visualizzi qualcosa; è entrato nella testa di Satyr come un lampo, come anche molti altri titoli della band, essenzialmente dal subconscio, per comunicare il messaggio essenziale del progetto musicale. Riflette questa idea di un era oscura che incombe, che permea l’atmosfera di questo album, queste sensazioni di oscurità, qualcosa di attraente e forte. “Nero” in italiano vuole dire nero. C’è una sorta di parallelo tra quello che ha fatto Nerone al suo tempo e la gente di oggi, entrambi stanno distruggendo la propria società con la propria follia. E’ un osservazione fondamentale per questo album, è parte della musica. Inoltre c’è un riferimento diretto ai Satyricon. Lo stesso libro Satyricon parla di pazzia e di decadenza a Roma durante l’impero di Nerone. In un certo senso tutto torna, la band, la follia, tutto è un riferimento al passato.

Nell’Ep “My Skin is Cold” avete incluso due brani registrati dal vivo con l’orchestra, cosa puoi dirci dell’esperienza?

Abbiamo pensato di lavorare ancora con un orchestra ma in un modo un po’ differente, vediamo cosa succederà, non prometto niente. Non abbiamo pianificato niente però potrebbe essere qualcosa di simile ma sicuramente realizzato meglio. Probabilmente se lo faremo lo registreremo. L’esperienza con la sezione di fiati è stata un paio di anni fa, penso sia stata una cosa, molto forte, molto fisica. Ci sono state delle vibrazioni chiaramente avvertibili sul palco. E’ stato molto eccitante e ci ha dato un’energia particolare; è stato fantastico e sicuramente vorrei rifarlo. E’ il tipo di esperienza che fa diventare il lavoro nella musica più vitale e ci ha portato ad avere qualcosa che stavamo cercando sin da quando abbiamo iniziato a suonare.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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