Moonspell: “Memorial” – Intervista a Fernando Ribeiro

Innanzitutto perché un titolo come ‘Memorial‘? E’ connesso a qualcosa da ricordare oppure è relativo al passato della band?

“Il titolo ‘Memorial’ può essere interpretato in più modi. Non è tanto un qualcosa connesso al passato della band, anche se stilisticamente si può certo sentire un ritorno allo stile più antico dei Moonspell, un punto di incontro tra le atmosfere epiche di ‘Wolfheart’ e quelle più crude di ‘The Antidote’. ‘Memorial’, potremmo dire, vuole invitare la gente a ricordare, a riflettere, ma il suo significato è puramente simbolico. Il ricordo assume una valenza precisa per ognuno di noi. Tu sei italiano vero? In Italia ci sono dei piccoli e bellissimi villaggi, magari un po’ isolati, con dei paesaggi stupendi. Questi paesaggi sono ancora quasi intatti, a volte conservano i ricordi delle civiltà estinte che sono passate in quei luoghi, nelle rovine, nelle cattedrali austere. Personalmente, quando vedo queste culle di storia e cultura vengo preso dai ricordi, penso a quel passato glorioso. Sono temi che rientrano anche nel contenuto lirico dell’album, ad esempio nella canzone ‘Once It Was Ours!’. I ricordi però, sono differenti per ognuno di noi, legati a situazioni specifiche, che abbiamo cercato di raccogliere in ‘Memorial’.”

Te l’ho chiesto perché lo stile di ‘Memorial’ sembra comunque guardare a ciò che erano i Moonspell a inizio carriera. A quanto pare avete recuperato le atmosfere criptiche e oscure di ‘Wolfheart’ e ‘Irreligious’, sei d’accordo?

“Come ti dicevo, ‘Memorial’ è stilisticamente un incontro tra le atmosfere di ‘Wolfheart’ e il sound più veloce e aggressivo di ‘The Antidote’. Questo album ebbe un notevole riscontro tra gli addetti al lavoro e anche tra il pubblico, piacque davvero molto. Come probabilmente sai, noi Moonspell cambiamo continuamente la nostra proposta, o meglio cerchiamo di evolvere il nostro stile. Trovo che ripetersi sia estremamente frustrante e anche ingenuo. ‘The Antidote’ è stato frutto di un esperimento che ci ha portati ad adottare un sound più sostenuto dopo le atmosfere decadenti e moderne di ‘Darkness And Hope’. E’ stato dunque naturale per noi, vista la buona accoglienza di ‘The Antidote’, proporre un nuovo album che suonasse altrettanto aggressivo, ma non identico al suo predecessore. ‘Memorial’ non è dunque frutto di una citazione al nostro passato, ma piuttosto dell’analisi della situazione contingente, che ci ha portati a seguire il sentiero tracciato con ‘The Antidote’.”

Il nuovo album pone comunque un’enfasi più forte su strumenti tipicamente “metal” come la chitarra e la batteria piuttosto che sugli arrangiamenti elettronici, non trovi?

“Io credo che soprattutto ‘The Antidote’ avesse delle parti di batteria notevolmente pesanti e onnipresenti. Gli strumenti tipici si sentono anche su ‘Memorial’ ovviamente, ma l’approccio è in generale più atmosferico, così come lo era per ‘Wolfheart’. Su ‘Memorial’ le parti di chitarra e batteria sono ipnotiche e incisive, il loro sound è più corposo anche perché l’album è stato registrato in un periodo in cui le tecnologie audio si sono sviluppate in modo notevole. Abbiamo fatto più o meno lo stesso lavoro svolto per ‘Wolfheart’, ma la resa sonora ha una grandeur diversa. Naturalmente, la mano di Waldemar (Sorytcha, produttore dell’album, n.d.a.) ha fatto il resto! In definitiva sì, ‘Memorial’ è un disco molto classico.”

C’è comunque una canzone, intitolata ‘Luna’, che suona decisamente più moderna e orientata verso il gothic a tutto tondo, con un marcato utilizzo delle clean vocals e delle voci femminili. Ce ne vuoi parlare?

“Ad essere sincero, ‘Luna’ è una delle ultime canzoni che abbiamo composto e proprio per la sua diversità, fino all’ultimo siamo stati incerti se pubblicarla o meno. ‘Luna’ è una track particolare e si distanzia dal resto dell’album. A Waldemar però piaceva molto, ha insistito sul fatto che la song avrebbe potuto spezzare l’ascolto e rendere l’album più vario, così ci siamo lasciati convincere. ‘Luna’ pone senza dubbio un’enfasi maggiore sulla ricerca della melodia malinconia ma d’impatto, e ci sono elementi estranei al resto del disco come le voci femminili e l’utilizzo più marcato delle sfumature sinfoniche.”

Vuoi raccontarci qualcosa sul “making of” di ‘Memorial’? Come si è svolto il lavoro durante le fasi di registrazione?

“Il nuovo album arriva tre anni dopo ‘The Antidote’ e dopo un lungo tour. Quando siamo rientrati in Portogallo abbiamo iniziato quasi subito i lavori per ‘Memorial’, basandoci sulle idee e sugli abbozzi che erano già nati durante il tour. Approfitto di questa domanda per ringraziare Waldemar, che durante il nostro lavoro è venuto in Portogallo per ben tre volte, seguendo passo passo le registrazioni. Una volta che le canzoni erano pronte, ho registrato le parti di voce, mentre più tardi è stata re-incisa la batteria in forma definitiva. Dopo i primi lavori avevamo infatti due demo, li abbiamo ascoltati insieme a Waldemar e abbiamo lavorato insieme agli arrangiamenti dei pezzi che più ci convincevano.”

A quanto pare i Moonspell e Waldemar Sorytcha sono ormai un team affiatato, vero?

“Io credo proprio di sì, perché Waldemar è sempre stato in grado di garantirci il meglio per lavorare professionalmente. Possiede uno studio moderno che vanta le ultime tecnologie, senza contare che le sue conoscenze in materia sono veramente vaste. Riesce a sistemare i pezzi accontentando sia noi che le sue esigenze di produttore. Non ultimo, lui stesso si dichiara un fan dei Moonspell e si è sempre detto entusiasta di lavorare con la band.”

Il periodo precedente alla realizzazione di ‘Memorial’ vi ha visti impegnati in un lungo tour. Quali date e quali performance ricordi con maggior piacere?

“Il tour ci ha portati in lungo e in largo per gli Stati Uniti e per l’Europa, abbiamo suonato insieme a molte band, tra cui Cradle Of Filth, Type O’Negative, Opeth, Lacuna Coil, solo per dirtene alcune. Ricordo con gran piacere le date in Germania con i Cradle Of Filth, dove la reazione del pubblico è stata a dir poco fantastica, e anche lo show a Mosca, culla di una civiltà particolare e affascinante. Le date in America invece hanno avuto degli alti e bassi. Ottime quelle insieme ai Type O’Negative, che sono dei veri animali da palcoscenico, un po’meno quelle con gli Opeth, dove l’accoglienza del pubblico è stata piuttosto fredda, ci siamo presi anche qualche fischio. In definitiva, ho notato come il pubblico americano sia più settoriale, negli U.S.A. chi va ad un concerto ci va per l’headliner e in linea di massima gli ascolti dell’audience sono più limitati. In alcuni casi questa tendenza ha compromesso la resa dello show, ma sono esperienze dalle quali abbiamo imparato.”

Pensi che alla luce di album “azzardati” e coraggiosi come potevano essere ‘The Butterfly Effect’, ‘Darkness And Hope’ e in una certa misura anche ‘The Antidote’, i Moonspell possano ormai contare un seguito anche al di fuori dalla scena metal a tutto tondo?

“Non saprei dirti, ma di certo mi farebbe piacere che la nostra musica possa essere apprezzata anche da un pubblico differente. Lo “zoccolo duro” dei nostri fan ascolta senza dubbio metal, ma noi non ci siamo mai lasciati catalogare in una particolare etichetta e in fondo, poter ampliare la nostra proposta è uno dei motivi per cui non ci siamo mai fossilizzati su di un solo stile. Non avrebbe senso continuare a ripetersi, la musica deve essere un rischio dal nostro punto di vista, è giusto cambiare, è giusto evolversi, altrimenti sarebbe tutto di una limitazione irritante. Ovviamente, se decidiamo di sperimentare, siamo i primi a prenderci tutte le responsabilità, compresi gi eventuali insuccessi. La band coraggiose cambiano, io la vedo così. E non ti sto parlando solo dei Moonspell, ma anche di grandi band come i Katatonia, gli Opeth e gli Amorphis, solo per citarne alcune. E credimi, nel giorno in cui i Moonspell non avranno più nulla da dire si scioglieranno. Non abbiamo mai usato la band per fare soldi. A questo proposito trovo che tutte queste reunion siano patetiche e ridicole, prive di ogni reale stimolo artistico. Ha senso riunirsi dopo 20 anni e tentare goffamente di riproporre l’ultimo album di successo uscito negli anni ’80? E oltre a questo ci sono band come i (segue una lista che omettiamo, ma sappiate che il buon Fernando non è esattamente un fan del nu-metal, n.d.a.) che continuano a suonare la stessa roba, a fare dischi tutti uguali solo perché la gente li compra. Se poi uno è felice di comprarli ed ascoltarsi un disco uguale a quello precedente è liberissimo di farlo.”

Dando uno sguardo alla titletrack del disco sembra che il richiamo al sangue ricorra molto spesso, ad esempio in pezzi come ‘Blood Tells!’, ‘Upon The Blood Of Men’ e ‘Sanguine’. E’ dunque uno dei temi portanti?

“Il sangue è senza dubbio uno degli argomenti principali del disco, si potrebbe dire che sia quello portante. Ovviamente i riferimenti al sangue sono metaforici, hanno una valenza poetica. Non parliamo di sangue inteso come…sangue succhiato dai vampiri, che ultimamente fa tanto “cool”! Il sangue è inteso come elemento energetico e creativo, fonte di vita, e va incontro a varie interpretazioni. Esso può rappresentare la rivelazione, pensa al Sangue di Cristo dell’Ultima Cena, quello che il Salvatore presenta come vino, oppure può rappresentare la sofferenza dell’uomo. Il sangue è poi un elemento che da sempre ricorre nel folklore, fa parte di espressioni popolari e di numerosi proverbi.”

‘Memorial’ non è comunque un concept, vero?

“No, non avvertivamo l’esigenza di comporre un concept album. Il concept implica un lavoro di ricerca vasto e preciso, questa volta abbiamo optato per dei temi che fossero slegati. Slegati, ma che tuttavia possono presentare delle continuità di fondo, ad esempio questa concezione poetica e simbolica degli elementi, che vengono descritti con una visuale assolutamente non materialista. E’ un sistema credo, molto utile per rendere i testi più profondi, solenni da un certo punto di vista.”

Ho una curiosità relativa alla copertina dell’album. Il colore rosso vermiglio mi ricorda quella di ‘Irreligious’, mentre la luna e la foresta sembrano contenere un riferimento a ‘Wolfheart’, mi sbaglio?

“Sai che non ci avevo mai pensato? Le interpretazioni di un qualcosa di visuale possono essere molteplici, per quanto ci riguarda abbiamo semplicemente scelto un soggetto che desse un’idea di fierezza. Sulla copertina puoi vedere tre elementi principali, ciascuno dei quali rappresenta un concetto astratto: c’è la forza, ossia gli alberi, il fascino, idealizzato dalla luna e infine il sangue, la vita, che è espresso dal colore rosso. Credo che ognuno possa poi darne una libera interpretazione e di conseguenza, dedurre delle supposizioni differenti. Il soggetto in copertina è stato scelto tra ben cinquanta progetti differenti. Ci è piaciuto subito, pur essendo molto semplice suggerisce al meglio le atmosfere di ‘Memorial’.”

Nel mese di Luglio parteciperete all’Evolution Festival qui in Italia. Possiamo avere qualche anticipazione sul vostro show?

“Il set sarà sufficientemente lungo da poter suonare sia una parte dei brani di ‘Memorial’, sia alcuni classici. Siamo onesti: è il pubblico del concerto che paga il biglietto, è giusto dunque che i ragazzi si divertano e che ascoltino le canzoni che conoscono meglio. Per questo cerchiamo di bilanciare le due cose. Un artista ha naturalmente l’esigenza di eseguire i brani più recenti, ma non è un segreto per nessuno che questi di solito vengono accolti tiepidamente.”

‘Memorial’ uscirà anche in edizione limitata digi-pack con una bonus track, ‘Atlantic’. Non ho avuto occasione di ascoltare questa song sulla versione promozionale dell’album, vuoi parlarcene?

“Lo stile della canzone in realtà non è molto differente dal resto dell’album. Abbiamo lasciato ‘Atlantic’ da parte semplicemente per poter offrire una versione da collezione di ‘Memorial’. Molti nostri fan e più in generale molti ascoltatori di musica metal sono dei collezionisti, magari acquistano prima il CD, poi la versione in vinile, e così via. Abbiamo dunque pensato di offrire loro un qualcosa in più che avesse dei costi contenuti. Da un punto di vista lirico come si può intuire, ‘Atlantic’ parla della civiltà scomparsa nell’Oceano.”

Bene Fernando, per noi di Metallus è tutto. Prima di salutarci ti invito a lasciare un messaggio ai fan italiani dei Moonspell.

“Per prima cosa grazie di cuore per il supporto che avete sempre dato alla band, l’Italia è un paese dove i Moonspell vantano un seguito in assoluto tra i più affezionati, questo ci riempie d’orgoglio. Con ‘Memorial’ abbiamo cercato di darvi un ottimo lavoro e speriamo che vi sia gradito. Ci vediamo all’Evolution. Metal forever! Stay heavy!”

 

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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