Fear Factory: “Genexus” – Intervista a Dino Cazares

I Fear Factory sfornano dopo 25 anni di carriera il nuovo album “Genexus” che, senza rivoluzionare il trademark della band, continua l’evoluzione della band di Cazares e Bell. Abbiamo intervistato quindi il padrino del mix tra elettronica e metal estremo: Dino Cazares.

Hola Dino and welcome to Metallus! Come stai?

Hi! Grazie mille, è un piacere parlare con te! Sono a Los Angeles, California, rilassandomi sul retro di casa mia.

Il vostro nuovo album “Genexus” uscirà il 7 agosto, ti va di parlarcene?

Il titolo è un ibrido fra “Genesis” e “Nexus”, che sta a significare l’evoluzione della tecnologia. E’ la storia di un robot ibrido, di ciò che impara e scopre nella vita. Musicalmente è il meglio che abbiamo fatto, comprende delle ballad elettroniche, è una sorta di nostro “best of” che ha ricordo dei nostri vecchi album passati, sia pure parli il linguaggio dei Fear Factory del 2015. Anche i suoni di batteria sono cambiati, grazie a Mike Heller che li ha modellati come voleva seppur non partecipando alla composizione dell’album. Dopo anni e anni la parte più difficile non è proporre lo stesso suono ma essere brillanti ed adattarsi anch alla crescita dei fans in termini di gusti.

25 anni di carriera sono parecchi: vi aspettavate di essere dei pionieri di un nuovo modo di suonare e come è stata la vostra evoluzione, a tuo parere?

Non ci pensavamo, sinceramente! Eravamo contenti di suonare e volevamo fare qualcosa di diverso, un disco con un sacco di generi, all’inizio. “Soul of a new machine” è fatto da una marea di canzoni con stili diversi, con il primo EP “Fear is the mindkiller” comincia la nostra nuova fase “elettronica” e con “Demanufacture” la prima grande svolta verso territori relativamente nuovi. Bill Steer dei Carcass disse “Nel ’95, quando “Demanufacture” è uscito, tutto è cambiato perché i Fear Factory hanno cambiato le carte in tavola”; sono molto critico su ciò che faccio artisticamente, ma un parere così da Mr. Steer…WOW! Ci si evolve, si prova qualcosa di diverso (e a volte non è un’evoluzione): penso che si debba provare tutto quando si crea musica e il futuro dirà la strada che dovrai seguire.

Tornando al titolo dell’ultimo “Genexus”, questa integrazione fra uomo e macchina come la vedi?

Riprendendo il discorso di prima posso dirti che la stiamo seguendo, questa evoluzione, sempre con un occhio al futuro prossimo: dopo “Demanufacture” c’è stata la clonazione di “Remanufacture” seguita poi da “Obsolete”, nel senso che questo nuovo ibrido era comunque ancora una mosca bianca; “Digimortal” parla della coscienza e della memoria digitale, cioè l’esperienza umana che viene affidata alla macchina per trasformare tutto in un clone non solo fisico ma anche di emozioni, della persona; poi potrei parlarti di “Mechanize”, la vera nuova età industriale in cui l’uomo e la macchina si fondono davvero e le grandi multinazionali producono in grande scala; “Genexus” è un sunto di tutto questo, qui e ora, la genesi e il prossimo passo insieme, un umanoide. In questo CD abbiamo parlato molto del “Processo di singolarità”, che è qui e ora.

Com’è stata la registrazione di questo nuovo CD? Sembra ci sia qualcosa di nuovo, più rabbia, suoni più profondi… Cosa è successo? Forse il Mondo intorno a noi ha bisogno di risposte rabbiose come le canzoni di “Genexus”

Sai cosa c’è, fondamentalmente? Che noi “sentiamo” ancora la musica, ne cogliamo la vibrazione, come quando abbiamo iniziato a suonare: penso si riesca a sentire nella musica che facciamo e noi impazziamo ancora per questo sound. La parte più difficile non è suonare uguali a prima, perché quella è la cosa più facile del mondo, ma suonare in prospettiva diversa, pur non tradendo i fan. Credimi, è difficile ma si deve progredire e spero di fare le stesse cose quando avrò 60 anni.

Parlando della copertina di “Genexus”: è semplice ma molto evocativa: un vostro concept o avete lasciato libero sfogo?

Beh, diciamo che abbiamo dato il CD e fatto fare a qualche artista diverso, sinceramente: l’autore è venuto fuori con questo disegno molto “Terminator” ma semplice e che sembra in movimento, una perfetta rappresentazione di ciò che volevamo. Semplice, non complicato come abbiamo sempre avuto (pensa a “Obsolete” o “Demanufacture”), che comunque ricorda i nostri temi musicali e in termini di testi, che ricordi anche la musica in termini di iconicità. Poi, sai, non si può piacere a tutti: a volte ricevi critiche anche per il cambiamento di logo! Dentro al booklet ci sarà il nuovo logo e vedrete… Se lo comprerete! L’importante è supportare la band, anche perché adesso comprare i CD in forma fisica è veramente difficile. Ma seguite i gruppi che vi piacciono, andate ai concerti, ordinate il CD su internet, comprate la maglia del gruppo…

Quali sono le canzoni più rappresentative di “Genexus”?

Direi “Dielectric”, “Soul Hacker”, “Anodized” e “Protomech”. Ma è difficile dirlo perchè è come scegliere il figlio preferito. Ci sono tanti elementi diversi in questo disco e risulta difficile scegliere… Sarà compito vostro scegliere fra le parti melodiche, veloci, elettroniche… Di sicuro qualcuno dirà “Ma non è Demanufacture!”: esatto, non volevamo fare un nuovo “Demanufacture” e non è possibile rifarlo nel 2015, sarebbe inutile. In realtà tutti dicono che “Deamnufacture” è il CD più bello dei Fear Factory ma ti assicuro che ha venduto meno di altri nostri dischi (per esempio “Digimortal” e “Obsolete”): a questo punto devo pensare che è il preferito perché è stato scaricato (ride…)

Cosa hai ascoltato di recente?

Bloodline, poi la nuova band di Logan mader che si chiama Once Human. Adoro i Born of Osiris. Un artista che suona da solo, australiano, Paul Wardingham, lo adoro…

Ci vedremo in Italia per il tour di questo nuovo CD?

Puoi scommetterci! Non so ancora quando ma non vedo l’ora di tornare da voi: dovrebbe essere in novembre…

Dino, grazie mille per il tempo che ci hai dedicato… Vuoi salutare i tuoi fan italiani?

VAFFANCULO! The only word I know in Italian (ride…). Seriamente, spero di rivedervi presto e grazie mille a tutti I fan italiani e a Metallus!

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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