Fiaba: Fairies Wear Boots – Intervista

Dopo alcuni anni di silenzio tornano a far parlare di sé i siracusani Fiaba, e lo fanno con il miglior disco della loro carriera. Abbiamo avuto l’occasione di scambiare qualche parola con Bruno Rubino, batterista e mastermind della band, che si dimostrato essere persona disponibile, aperta, ironica, preparata e con le idee ben chiare, profondamente preso dalla sua band ma ben conscio delle difficoltà insite nella portare avanti una proposta così personale e diversa.

Bruno, è sbagliato dire che il filo conduttore all’interno de ‘I Racconti del Giullare Cantore’ è il cambiamento, così come per il ‘Cappello Ha Tre Punte’ era la mostruosità?

“La tua è una osservazione interessante! Certamente in alcune canzoni si avverte questo ma sono storie talmente diverse tra loro che risulta difficile trovare un vero e proprio filo conduttore, ad esempio ‘Il Crocchiaossa’ è più che altro una sorta di ode che una di queste creature fa al suo popolo, per non parlare del mini concept diviso in due parti ‘Ho Visto Uno Gnomo’ piuttosto difficile da tradurre in termini razionali.

Molti hanno parlato anche di "ritorno" comunque sia, il vero ritorno in questo album, è quello che ci auguriamo in termini economici, la produzione ha investito tra audio e video un fottio di soldi, e se non ci sarà una risposta commerciale adeguata a questo sforzo temo che dovremo andare a raccogliere fichi d’India per i prossimi 2 anni e mezzo. A questo proposito, invito tutti gli abitanti del globo a fare pirateria audio con le grosse produzioni ma risparmiare le etichette indipendenti che sono l’unica fonte di musica alternativa che possiamo permetterci in Italia”.

In un’era funestata da tante guerre ed ingiustizie, credi sia opportuno parlare di fiabe?

“La fiaba è forse uno dei pochi contatti sinceri che abbiamo con noi stessi, è una metafora della verità ed in un epoca come questa nella quale si fa confusione tra "realtà" e "verità" è forse una delle poche cose pulite che ci restano. Non dimenticare comunque che stiamo parlando solo di arte e che l’arte comunque ha una sua parte nella storia”.

Va reso merito ai Fiaba di aver capito che la classica struttura in 4/4 del rock mal si adatta alla metrica del cantato in Italiano. Come nasce quest’intuizione? È sbagliato dire che un brano dei Fiaba nasce dal testo? Qual è il tuo approccio alla composizione e come partecipano gli altri ragazzi?

“L’intuizione nasce dall’esigenza di dare una forza alle parole che vada al di là del significato intrinseco, ogni parola ha di per se un ritmo, per scrivere qualcosa di credibile, bisogna considerarlo, assecondandolo o sezionandolo tenendo conto di ciò che vuoi comunicare. Prendi ad esempio le canzoni degli Elio E Le Storie Tese, semplicemente cambiando l’accento di una parola ne tira fuori il significato sarcastico e stiamo parlando di una operazione fatta esclusivamente sulla cadenza.

Detto questo abbiamo semplicemente, di volta in volta, cercato il ritmo delle parole ma la composizione avviene contemporaneamente sui due piani (testo e musica). La band col passare del tempo regala un contributo sempre più prezioso alla stesura delle canzoni lavorando sull’arrangiamento, non dimenticare comunque che in alcuni casi Giuseppe Brancato (cantante del gruppo, ndr) è stato coautore di alcuni brani”.

I vostri “racconti” hanno diverse chiavi di lettura? Puoi farci un esempio?

“Ci sono giochi di parole come negli altri album, una cosa interessante riguarda l’iconografia della strega sulla scopa dei nostri ricordi Disneyani, pochi sanno che la raffigurazione originale della strega che cavalca la scopa vede l’oggetto in questione riprodotto al contrario, vale a dire con le setole a "prua", ciò risulterà poco aerodinamico ma del resto, come ha detto qualcuno, chi sa volare con una scopa non si pone di questi problemi.

Dico questo perché in una delle canzoni, ‘Nipote Di Strega’, citiamo testualmente:

"…la belladonna che sta sulla scopa quel giorno che fece volare anche te, da allora sai che nipote di strega sei strega ed il fatto si spiega da sé…".

Pare fosse in uso nel medioevo, oltre che come cosmetico, adoperare il balsamo di belladonna come allucinogeno, ti lascio immaginare come questa sostanza entrasse in circolo nel corpo delle praticanti dell’epoca attraverso l’uso di un bastone, e quale fosse il bastone più comunemente reperibile dentro casa: pare che il mito delle streghe che volano derivasse da questo. Una lettura potrebbe essere quella dell’iniziazione della giovane strega tramite il gioco di cavalcare la scopa dentro casa, forse un residuo della sostanza, rimasto sulla scopa, ha fatto si, quasi per caso, che la piccola venisse a conoscenza di un mondo totalmente a lei lontano e sconosciuto.

Ma ciò che mi piace pensare è che la ‘nipote di strega’ cavalcando la scopa per gioco, ricordi con nostalgia il periodo in cui la nonna ancora giovane (la bella donna) volava con lei, portandola in un mondo lontano che un giorno avrebbe rivisto”.

Questo lavoro è probabilmente il miglior disco dei Fiaba, racchiudendo in sé praticamente tutti gli aspetti ed i colori della vostra proposta e, vantando la produzione migliore della vostra carriera, dove vi porterà il futuro? Avete già nuovi progetti in mente?

“Il futuro è guidato da voi! Facciamo un passo per volta, abbiamo tantissime idee, voi dateci i mezzi! Per il momento godetevi questo album che ci siamo divertiti a realizzare, ma ti anticipo che prossimamente uscirà un singolo intitolato ‘Il Lustrastelle’. È tratto da un racconto del grande scrittore francese Claude Clement e la copertina sarà realizzata dal grandissimo John Howe, il video sarà realizzato con una tecnica particolarissima e una delle location sarà l’isola di Malta”.

Pur essendo una band underground che vive grazie alla propria tenacia, autoproducendosi e autopromuovendosi, avete realizzato ben 2 video (uno dei quali in omaggio col nuovo lavoro). Si tratta di due video “home-made” ma di livello professionale, cosa puoi raccontarci al riguardo?

“Hai dimenticato il video di ‘Scerinnath, Il Fiore Delle Bugie’ con quello fanno 3! Scherzi a parte se ci fossimo autoprodotti non avremmo mai potuto realizzare tutto questo, la nostra fortuna è stata quella di essere la prima produzione "audio" della PCFILM una etichetta che si occupa storicamente di video, aggiungi a questo la mia smodata passione per il cinema che ho coltivato negli anni realizzando diversi "corti" sia come regista che come scenografo ed ecco il risultato. Per quanto riguarda la promozione è interamente affidata al nostro produttore/manager Pierluigi Cavarra con il contributo del grande Carlo Cattani, ex manager degli Astaroth”.

Il file sharing ed il Peer-2-peer: un ottimo mezzo di promozione, un nemico da abbattere o un’arma a doppio taglio?

“Spero che i fans non vedano l’acquisto degli album solamente come l’unico modo di avere un prodotto in versione originale ma anche come l’unico modo per supportare i gruppi, garantendo loro una "vita". In ogni caso internet è anche un veicolo promozionale molto utile”.

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