Heimdall: Intervista aFabio Calluori & Giovanni Canu

Innanzitutto vi chiediamo di presentare ai lettori il nuovo album ‘Hard As Iron’. Quali crediate che siano le sue principali qualità?

Fabio: ” ‘Hard As Iron’ è il nostro quarto album e contiene nove brani più uno per il mercato giapponese. E’ stato registrato e mixato tra la fine di novembre e l’inizio di febbraio in parte negli studi dove abbiamo realizzato ‘The Almighty’, gli Zappingsound, in parte nel mio studio Sonic Temple. Il tutto è stato poi mixato da Salvatore Salierno sempre negli Zappingsound Studio e masterizzato nei famosi Mastering Room di Stoccolma (In Flames, Soilwork, ecc.). Musicalmente, i nuovi brani presentano un approccio ed un’attitudine più potente ed heavy, conservando naturalmente quelle atmosfere epiche che da sempre contraddistinguono il nostro sound. ‘Hard As Iron’ parte con la potente title-track, uno dei pezzi più aggressivi scritti dagli Heimdall, per passare a brani più lunghi e vari come ‘Midnight’ e ‘The Emperor’. Non mancano episodi più veloci come ‘Moon – Red Light’ e ‘Holy Night’, mid-tempo potenti come ‘Dark Home’ e ‘Black Tower’, e due ballad, ‘Cold’ e l’acustica ‘Black Heaven’. Nel CD non suona mio fratello Nicolas (drums) che è stato costretto a lasciare la band per problemi personali poco prima le sessioni di registrazione. Ora abbiamo un nuovo batterista, Enrico Canu, il fratello di Giovanni (il bassista), che nonostante il poco tempo a disposizione per imparare i pezzi, ha svolto veramente un ottimo lavoro.”

‘Hard As Iron’ è la vostra seconda release per la nostrana Scarlet. Trovate positivo il rapporto con l’etichetta?

Giovanni: “Penso che i periodi di realizzazione degli album, benché eccitanti e pieni di momenti di soddisfazione, siano molto stressanti. Ciò comporta che al momento delle scelte cruciali (vedi date di uscita del disco, scelta della copertina migliore, scelta delle foto e del booklet, promozione ecc.) le band e le case discografiche possano avere opinioni non sempre concordanti. Tuttavia se c’è la volontà di raggiungere un risultato soddisfacente un punto di incontro lo si trova sempre. Ed è proprio quello che si è verificato durante le fasi finali della realizzazione di ‘Hard as Iron’.

In definitiva posso dire che i rapporti tra noi e la Scarlet sono buoni e i dissidi non vanno mai oltre un normale confronto tra le parti!”

Sono rimasto colpito dalle parti di tastiera: inserite sempre al momento giusto, non risparmiano nemmeno dei brevi flirt “elettro/acustici”. Quanto è stato importante il contributo di Sergio Duccilli e quali sono state le sue principali fonti di ispirazione come musicista?

Fabio: “Suono con Sergio da diversi anni ormai, abbiamo un’ottima intesa musicalmente parlando e lo considero un vero talento non solo tecnicamente ma anche nella scelta delle melodie e dei suoni. La tastiera gioca un ruolo molto importante nell’economia del nostro sound, contribuendo a creare quelle atmosfere epiche che a mio avviso si intrecciano perfettamente con le sonorità più aggressive e metal. La scelta di introdurre dei passaggi “elettronici” risale al precedente CD ‘The Almighty’ ed in futuro molto probabilmente sperimenteremo ulteriori soluzioni in questa direzione, senza ovviamente snaturare il nostro sound ma cercando sempre di arricchirlo con nuove sfaccettature.”

Giovanni: “Pensiamo che per il futuro il contributo di Sergio diventerà sempre più consistente. Per quanto riguarda le sue influenze posso dirti che è un vero cultore del progressive anni ’70, vedi Yes, King Crimson, ELP, non disdegnando però uscite più recenti quali Dream Theater, Symphony X, Artension e progetti strumentali vari. Il suo background è estremamente variegato…difficilmente ho incontrato musicisti che hanno le idee così chiare in merito al da farsi. Ne è riprova il fatto che su ‘Hard As Iron’ i suoi arrangiamenti sono sempre mirati ed efficaci. Penso inoltre che il suo contributo sia stato ottimo anche su ‘The Almighty’ e ‘The Temple Of Theil’, dove magari l’aspetto solista era leggermente più marcato.”

Il vostro sound è arricchito da cori operistici ed inserimenti sinfonici, una tecnica in realtà ormai comune a molte band italiane. Tuttavia gli Heimdall riescono a dare a tale tecnica un tocco particolare, inserendola in un contesto più epico ed “oscuro”. Vi trovate d’accordo con questa affermazione?

Fabio: “Beh sì, e grazie per le tue parole che considero un bel complimento. Utilizziamo questo tipo di cori dall’uscita del nostro primo CD ‘Lord Of The Sky’ nel ’98, fanno parte della nostra musica, hanno rappresentato da sempre una nostra caratteristica e in Italia siamo stati sicuramente tra i primi. Adoriamo questo tipo di sonorità più oscure e maestose, quelle atmosfere alla ‘Carmina Burana’ che trasmettono un grande senso di potenza. Inoltre Giacomo ha grande esperienza nel campo della lirica per cui è naturale che ciò si rifletta nel suo modo di cantare i pezzi degli Heimdall. A tal proposito vorrei sottolineare le sue grandi capacità. Giacomo ha arrangiato ed eseguito i cori senza il contributo di altri coristi se non quello di Paola Santucci per le voci femminili svolgendo un lavoro eccezionale.”

E’ complicato proporre dal vivo tali arrangiamenti? Gli Heimdall si sentono una live band o preferiscono l’esperienza dello studio?

Giovanni: “Penso che una band debba trovare on stage la sua naturale collocazione. E gli Heimdall ti assicuro, adorano suonare dal vivo. Non ti nego che consideriamo questa fase della vita di un gruppo come la più importante. Il rapporto con il pubblico, il suo calore, sono cose bellissime e molto importanti per la band ed i ragazzi che vengono a vederci hanno sempre apprezzato il nostro modo di suonare, che mai come adesso si presenta molto aggressivo. Tutta l’energia e la coesione che riusciamo a trasmettere è frutto di un nuovo entusiasmo che pervade l’ambiente Heimdall. Non ti nego che le passate vicissitudini con la precedente etichetta, e non ultimo i problemi personali che hanno afflitto purtroppo degli elementi della band, avevano minato la nostra determinazione e la gioia di suonare. Ma abbiamo tenuto duro e ora che i momenti peggiori sono definitivamente superati siamo pronti a dare il nostro meglio!”

Potreste descrivere il background lirico di ‘Hard As Iron’? Ci sono state particolari fonti di ispirazione (libri, film, ecc.) per la stesura dei testi? Se sì, quali?

Fabio: “Le liriche di ‘Hard As Iron’ sono probabilmente le più oscure che abbia mai composto. Non ci sono legami particolari con libri, si tratta di liriche frutto unicamente della mia fantasia anche se naturalmente ci sono alcune letture che mi hanno influenzato come le opere di E.A. Poe o alcune cose sull’occultismo che hanno attirato la mia attenzione ultimamente. Essenzialmente le nuove liriche sono strettamente collegate a dei particolari stati d’animo, a emozioni che ho vissuto e vivo e che ho trasformato in parole anche se in molti casi ho estremizzato. In ‘Hard As Iron” l’idea principale è quella della “perdita”. Prendendo spunto da questo concetto mi sono ritrovato a parlare di morte, follia, amore, tenebre, rabbia, del rapporto con l’aldilà, dell’imperfezione umana, ecc. Quello che viene fuori dalle nove liriche è il ritratto di una figura crudele, vendicativa, demoniaca, folle ma anche malinconica, triste, sola. Non ho utilizzato alcuna cornice per legare le canzoni anche perché ho voluto lasciare una totale libertà di interpretazione a chi legge le liriche, in modo che ognuno potesse rivedere in ogni singola canzone alcune delle emozioni e degli stati d’animo provati quotidianamente.”

E riguardo il panorama musicale, quali band annoverate tra i vostri “numi tutelari”?

Fabio: “I classici del metal: Judas Priest, Iron Maiden, Savatage, Black Sabbath, Helloween. A livello di ascolti mi piace comunque spaziare dal rock, sia classico che moderno, alle cose più estreme. Poi c’è da dire che all’interno della band ognuno ha un proprio background musicale. Ad esempio Giovanni e Carmelo sono appassionati di musica strumentale e di progetti chitarristici di autori come Macalpine, Vinnie Moore, T.J.Helmerich, Brett Garsed, Racer X e Cacophony, ed in genere tutti i chitarristi della scuderia di Mike Varney e non…Sergio come già detto adora il progressive ed in generale il rock anni 70, mentre Enrico segue in maggior misura il metal classico.”

Immaginiamo ora di “tastare il polso” al panorama metal italiano. Qual è il giudizio degli Heimdall su di esso?

Giovanni: “E’ indubbio che tutto il mercato metal sia in leggera flessione di vendite a causa del crescente fenomeno degli Mp3 e dei masterizzatori, e anche per il fatto che molte case discografiche abbiano inflazionato il mercato dopo aver fatto uscire centinaia di lavori mediocri spacciandoli, con pubblicità assillante, per il non plus ultra della maestria metallica! Ti parlo soprattutto di molti album stranieri che in Italia accogliamo un po’ troppo calorosamente secondo me. Al contrario i prodotti italiani si muovono invece su livelli qualitativi costantemente in crescita e penso che ci siano oramai gruppi che non hanno niente da invidiare alle più blasonate band europee.”

Cosa c’è in previsione per il futuro? Live, festival, nuove composizioni?

Giovanni: “Attualmente stiamo cercando di promuovere al meglio l’album facendo più interviste possibili sia con magazines che con radio. Inoltre parteciperemo ad alcuni festival estivi come il Magna Grecia Festival al Palapartenope di Napoli il 25 giugno ed il Rock In Flames a Salerno il 20 giugno. Abbiamo da poco aggiornato anche il nostro sito così da creare un filo diretto con chi ci apprezza e ne vuole sapere di più su di noi. Siamo anche reduci da una strepitosa serata nella nostra città natale, Salerno, che ha sancito il nostro ritorno sulla scena.”

Fabio: “Personalmente ho pronti già tre brani nuovi più altre idee e riff e devo dire che le nuove song stanno venendo su veramente bene!!”

E’ tutto. Vi ringraziamo per la disponibilità e vi chiediamo di concludere l’intervista con un messaggio ai lettori di Metallus.

Fabio & Giovanni: “Grazie a te per l’intervista. A tutti i lettori di Metallus un invito ad ascoltare ‘Hard As Iron’, un album veramente bello e ricco di ottime song! Naturalmente se siete nei paraggi venite a vederci in concerto. Ciao!”

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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