Extrema: “The Seed Of Foolishness” – Intervista con Tommy Massara – Pt.2

Seconda parte dell’intervista condotta a Tommy Massara in occasione dell’uscita del nuovo album degli ExtremaThe Seed Of Foolishness“. Potete trovare la prima parte qui.

In passato avete ricevuto delle critiche per alcune variazioni sul tema…sebbene l’influenza Hardcore ci sia sempre stata, c’è stato un momento del vostro cammino in cui siete stati avvicinati molto al Nu Metal, com’è andata veramente?

Questa cosa qui esce fuori dall’album “Better Mad Than Dead”. Nei primi anni 90 mi faceva impazzire il rap di Cypress Hill, Public Enemy, non l’Hip Hop di oggi che mi fa schifo, e prima di pubblicare quest’album abbiamo avuto l’opportunità di fare due collaborazioni con gli Articolo 31, semplicemente perché eravamo label mates; non ci siamo messi a tavolino per scrivere dei pezzi,  mi è stato proposto di fare questa cosa con loro, ma abbiamo accettato ad una condizione, ovvero che gli Extrema facessero gli Extrema… infatti se togli la voci di J-Ax rimane un pezzo nostro. Successivamente è arrivato “Better Mad Than Dead”, un album troppo prodotto, cosa che lo ha un po’ ammosciato rispetto alle nostre produzioni passate, ma è comunque il nostro album più Hardcore, non Nu Metal, anche se ci sono un paio di canzoni che lo ricordano, ovvero “Another Nite”, di cui è stata fatta una versione acustica e ciò dimostra che io un pezzo posso rigirarlo come voglio, e “All Around”, ma l’album nella sua totalità è Hardcore, molto pesante, con pochi assoli, volevamo solamente delle belle canzoni senza voler fare un album Nu Metal. Anzi ti dirò di più: il nostro discografico dell’epoca ci disse di togliere dalla nostra biografia la dicitura Metal band, io gli chiesi il perché dicendo “ Ma che ca…! Noi siamo una Metal Band!” Nel corso della nostra carriera abbiamo fatto diverse sperimentazioni, tra cui dei remix industrial, realizzati da Mauro Andreolli, ma di questi non ne parla mai nessuno, parlano solo della collaborazione con gli Articolo 31, che entrano in classifica, ma sei matto che una band metal entra in classifica? Noi dobbiamo solo mangiare merda, ma noi come movimento!!! Se domani mi chiedessero “Vuoi andare a Sanremo?” io rispondo “ Put…na certo che si!!!” vado lì e faccio la mia canzone più violenta! Non è il contenitore che definisce una band, ma la musica che scrive; noi dopo ventotto anni facciamo ancora dischi incazzatissimi, ragazzi!

 “Bones” e “Moment Of Thruth” sono due brani che si differenziano dal resto della tracklist, hanno un flavour quasi country, una sorta di ballad, come sono nati questi brani?

“Bones” può sembrare una ballad, per quest’inizio acustico, ma effettivamente non lo è, io la vedo come una brano che va verso i Metallica, quelli del Balck Album, io lo sento come gli Alice In Chains che fanno i Metallica, sarà sicuramente il nostro terzo singolo e speriamo di farne anche un videoclip.  Per quanto riguarda “Moment Of Truth”, un giorno GL è venuto in studio dicendo “ Oh ragazzi, stavo cantando una ninna nanna a mia figlia, le ho suonato questa canzone, mi è piaciuta e l’ho registrata” , noi l’abbiamo sentita e ci è piaciuta, la melodia era interessante ed io sentivo in questa traccia un arrangiamento alla Lynyrd Skynyrd, una sorta di Southern Rock totale; l’abbiamo messa alla fine come la quiete dopo la tempesta, è l’unica traccia che ha un testo positivo, cosi abbiamo pensato di farla terminare con le voci di tutti i nostri amici. Ci siamo ritrovati tutti in studio, c’erano trentaquattro amici tra i quali Davidone del Rock and Roll, Simo degli SKW e la band, Marco Cassone, Andrea Rock di Virgin Radio, Daniel Marcoccia, insomma tutti gli amici con i quali usciamo a bere una birra la sera, in studio pensavano che ci fosse qualcuno stonato, mi dissero “Non ce la farai mai”, erano invece tutti stranamente intonati, sentire la loro voce mi fa venire la pelle d’oca.

Parlando invece della vostra carriera, è evidente che voi siete una delle band più rappresentative a livello mondiale del nostro bel paese, come ci si sente a portare sulle spalle questo fardello? Avvertite una sorta di pressione? Dettata magari dal fatto che ci si aspetti sempre il massimo da voi? Immagino che il tempo trascorso dall’ultima release sia dovuto proprio ad un’attenta riflessione…

Non avvertiamo pressione sulle nostre spalle, sinceramente non vogliamo deludere quelle persone che ancora oggi fortunatamente pagano il biglietto per venire a vedere i nostri concerti, quindi pensiamo di essere dei professionisti, lo facciamo con passione e crediamo in quello che suoniamo, quindi nessuna pressione, ma tanto impegno per essere un buon biglietto da visita per quello che è il metal in Italia.

Avendo attraversato più di una decade, come ti sembra il panorama italiano? E perché le band faticano ad uscire dall’anonimato?

Poco tempo fa con un caro amico, Alberto dei Bulldozer, parlavo di questa cosa e lui mi diceva che di band buone ce ne sono tante, ma non siamo mai riusciti ad esportare all’estero la nostra musica perché non siamo credibili, siamo faziosi, ci buttiamo merda addosso, o meglio ci sono i fans della musica metal in Italia che tranquillamente smerdano le band, mentre farebbero più bella figura se le supportassero, insomma se proprio non ti piacciono impiega il tuo tempo in modo diverso! Con Alberto si parlava del Giappone e notavamo che è molto più facile avere successo lì come band italiana piuttosto che in qualsiasi altra nazione del mondo, perché non sono razzisti, per loro la musica è tutta buona. In America è diverso, i gruppi italiani vengono visti come fenomeni da baraccone, tranne i Lacuna Coil, per i quali ci sarebbe bisogno di un discorso diverso, gli altri che emergono sono quelli che hanno un cantante alla Pavarotti per intenderci, Italia è Power Metal (segue vocalizzo da tenore – NdA), fuori dall’Italia quello si aspettano, non un altro tipo di band, che magari già hanno anche lì da loro. Noi ci abbiamo provato per una vita, ma poi senti gente che dice “Questi non hanno mai combinato un ca**o fuori dall’Italia”…eh bravo provaci tu a fare qualcosa! Io sono il primo a dire che non siamo diventati come i Metallica e sono certo che mai lo diventeremo, però siamo onesti e che suoniamo per passione, come mestiere certo, ma non siamo dei mafiosi, non siamo ricchi come scrive qualcuno, siamo un gruppo che ha la fortuna di avere uno come me che si sveglia la mattina e rompe il ca**o al mondo, senza andare a sputtanare altre band; se credi in un gruppo cerca di supportarlo, di supportare il movimento e non di distruggerlo, perché poi vieni a sentir dire “sai in Svezia hanno una scena”…eh si ma in Svezia non sputtanano le proprie band! Tutto il mondo è Paese, ma nel mondo di Paesi come l’Italia ce ne sono pochi. Adesso faremo questo supporto ai Motorhead, ma non è piovuto dal cielo, io è da Novembre che sto rompendo le scatole all’agenzia, poi se ci chiamano per suonare è perché siamo in giro da ventotto anni e forse siamo garanzia di qualità, se ci pagano per suonare ci sarà un motivo, mentre ci sono altri che pagano per suonare e fanno i fenomeni, certo anche a noi è capitato, ma sicuramente si parla di duecento miliardi di anni fa e molto raramente. Quello che mi piacerebbe vedere nella scena italiana è più unità e supporto, tanto a sparlare male di un gruppo non è che questo si scioglie, stai solo perdendo tempo, magari ci godono perché pensano di far soffrire qualcuno.

Visto che hai introdotto l’argomento Motorhead, ti chiedo quali sono i vostri piani per il futuro e come intendete supportare “The Seed Of Foolishness”?

In questo momento abbiamo circa sei date già chiuse, si inizia con Varazze, un concerto molto importante con Millencolin ed altre bands, un evento da circa otto o diecimila persone, poi ovviamente con un disco in uscita potevamo andare a bussare a molte porte, si è lavorato molto in questo senso, abbiamo contattato la Barley Arts visto che i Motorhead avevano bisogno di un gruppo di supporto e siamo riusciti a chiudere queste data; poi stiamo trattando delle cose in Sardegna, a Parma, in Veneto, speriamo di scendere giù visto che abbiamo molti fans anche da quelle parti. Ci impegneremo il più possibile per suonare dal vivo perché per noi conta moltissimo, fortunatamente abbiamo molti fans che vengono a vederci e per questo riusciamo fare molti concerti, in fondo la dimensione live è quella che preferiamo.

E’ stato un onore parlare con te, vorrei concludere questa intervista lasciandoti l’ultima parola, cosa vuoi dire a fans degli Extrema?

Ringrazio innanzitutto Metallus, che ci supporta sempre! Grazie a voi di esistere, perché date a noi la possibilità di farci conoscere, di far conoscere la musica estrema italiana, i musicisti italiani hanno bisogno di questo. Se si vendono dischi si riesce a scalare le classifiche e ad essere guardati con occhi diversi anche all’estero. Quindi come dico io “ Vi aspetto numerosi nel fottuto massacro collettivo davanti al palco”, comprate il disco, magari leggete anche i testi e cantate insieme a noi, ci si vede on stage!

 

Piccola curiosità a microfoni spenti, ma che merita di essere riportata perché rende veramente l’idea di come sono questi ragazzi. Tommy parla di un concerto in Puglia: “ ero con Gabri Giovanna (bassista della band – NdA) dopo il concerto eravamo nel camerino e ci stavamo cambiando, eravamo tutti sudati perché dal vivo siamo una band molto fisica, ad un certo punto entra un tipo, non sapevamo assolutamente chi fosse, apre il frigorifero, prende un birra, io e Grabri ci guardiamo e sorridiamo, c’era un’atmosfera un po’ surreale, ma fa nulla…fai un po’ come se fossi a casa tua…il tipo poi si gira verso di noi ed esclama “ Ma è calda! ” io lo guardo e gli dico “ Oh scusa! ”. Ecco noi siamo così, non ce la tiriamo! E poi senza i nostri fans non siamo nulla!

 Grazie Tommy!

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