Eternal Silence: “Chasing Chimera” – Intervista alla Band

Tornano alla ribalta col loro ottimo secondo disco “Chasing Chimera” gli Eternal Silence, nuova promessa della scena power/symphonic nostrana. Non possiamo quindi non rispondere all’invito al promoday dell’album in questione, dove tutta la band al completo ci offre una bella intervista corale per presentarsi e parlarci del suo ultimo lavoro.

Ciao ragazzi, dal momento che questa è la vostra prima intervista per Metallus, presentate innanzitutto la vostra band e la vostra proposta!

Siamo gli Eternal Silence e veniamo principalmente dalla provincia di Varese, mentre il nostro batterista viene da Monza e quindi è un po’ più lontano! Siamo al nostro secondo disco, “Chasing Chimera”, e cerchiamo di proporre un symphonic metal con varie sfaccettature. Siamo insieme dal 2008, con questa formazione dal 2013, e siamo in cinque: Marika Vanni alla voce, Alberto Cassina alla chitarra e voce, Davide Rigamonti alla chitarra, Alessio Sessa al basso e Davide Massironi alla batteria

Da dove ha origine il nome Eternal Silence?

Marika: l’idea è stata di Alberto, anche se noi ci consultiamo poi sempre. “Eternal Silence” sta a significare  una sorta di dualismo: facendo musica siamo persone rumorose, ma il silenzio è in realtà parte integrante della musica. Il nome ha poi un alone di mistero, è un po’ particolare.

Alberto: quando abbiamo cominciato a suonare insieme eravamo molto interessati alle atmosfere gotiche, e quindi “Eternal Silence” era un nome molto adatto a questa tipologia di tematiche.

Davide Massironi: e poi suona bene! Ahah!

Quali sono invece le band o gli artisti che sono per voi fonte di ispirazione?

Essendo in cinque abbiamo in realtà cinque gusti diversi, background differenti.

Marika: per quanto riguarda me e Alberto è più una questione di symphonic: NIghtwish ed Epica possono essere gli esempi più calzanti.

Alessio: per quanto riguarda me vado dai Sonata Arctica agli Insomnium, ai Sentenced…

Davide Rigamonti: le influenze sul gothic e sul symphonic sono molto più presenti nel primo album, nel secondo ho cercato di portare anche un po’ di influenze dai miei gusti personali, è già un po’ più vario.

Diciamo che siamo influenzati da tutto l’ambito del rock e del metal in generale.

Parliamo ora del vostro nuovo album “Chasing Chimera”: le tracce del disco sono molto dirette e immediate; qual è il vostro modo di comporre e come avete l’ispirazione per ottenere questo tipo di risultato?

Alberto: non è che siamo partiti dall’idea di fare delle tracce più dirette o immediate, sono venute così! A differenza del primo album abbiamo scritto in modo un po’ diverso. Prima la maniera di mettere insieme i pezzi era molto più caotica, ognuno voleva dire la sua, anche a livello di formazione la situazione era molto diversa: c’è voluto più tempo e il risultato è sì vario, ma forse anche più disomogeneo. Il nuovo album l’abbiamo invece scritto in molto poco tempo ed è venuto abbastanza naturale: ognuno ha sempre messo del suo, ha dato il suo contributo, ma avevamo una linea guida, e il risultato è stato questo. Di solito io porto la canzone abbozzata, e poi ognuno infarcisce con la sua parte e studiamo il tutto insieme.

Davide Rigamonti: gli assoli partono principalmente da delle improvvisazioni che poi vengono un attimo rimaneggiate e ritoccate; lavoriamo comunque per mantenere l’impatto diretto.

Marika: i nuovi brani sono forse un po’ più “di pancia”, d’istinto, è come se venissero da dentro.

Davide Massironi: vengono da dentro! Abbiamo lasciato correre i nostri istinti.

La opener “Dreambook” è già un’ottima sintesi del disco: belle melodie e un gran lavoro di chitarre intrecciato a una presenza di tastiere in risalto, ma non troppo invasive. Qual è il vostro modo di lavorare in studio per arrivare a un brano come questo?

Passiamo in studio ore e ore per capire come deve suonare il pezzo! Dietro ogni pezzo ci sono tanto studio, tante prove, tante scremature. Ci sono gruppi che arrivano in studio senza magari aver provato prima i brani in sala prove, per noi invece è importante che il pezzo sia già stato rimaneggiato, “cavalcato”. Può essere successo di arrivare con un pezzo meno provato e studiato e di altri e la differenza sicuramente si sente. In studio magari tutto cambia, ma avere le idee chiare fin dall’inizio è fondamentale.

I vostri testi sono tutti in inglese, a parte la conclusiva “Chimera”: da cosa deriva questa scelta artistica?

Marika: siccome i testi li scrivo io… ti rispondo io! Eheh! “Chimera” è il riassunto di quello che è l’album: pur non trattandosi di un concept, c’è comunque un filo conduttore, nato anche quello per caso. Abbiamo scelto l’italiano perché è stato un modo di mettersi a nudo: siamo italiani, ma difficilmente riesci a sentire un brano cantato in italiano inquadrabile nel symphonic metal; ci piaceva provare questa cosa anche se ci ha fatto penare, è stato il testo più difficile da scrivere proprio perché voleva essere un far vedere che cosa siamo, in maniera semplice.

Davide Massironi: la difficoltà per i testi in italiano arriva anche per l’adattabilità alla musica: si è abituati a scrivere sempre in inglese, che si presta di più ed è più musicale; l’italiano, specie in un certo genere, è più difficile da utilizzare. Per quanto io sia uno a cui la musica trasmette più delle parole, devo dire che questo adattamento in italiano è venuto molto bene.

Ho visto che avete già svolto un paio di date live tra marzo e aprile: come sono andati questi primi concerti?

Abbiamo già avuto un bel riscontro: non abbiamo ancora presentato del tutto i nuovi brani, giusto un paio d’anticipazioni, ma il riscontro è stato positivo. Anche persone che di solito non ascoltano questo genere erano coinvolte e ci hanno fermato a fine concerto. Anche persone abbastanza attempate! La gente è comunque sempre abbastanza interessata a una proposta melodica con voce femminile.

Davide Massironi: alla fine piacciamo anche a mia madre! Ahahah! In ogni caso, fai il primo disco, cominci a far girare il nome, i follower su Facebook aumentano e c’è sempre un po’ più di gente ad ogni concerto; le prime due date sono state davvero positive.

Cosa vi aspettate invece dalle prossime date in programma, in particolare da quella coi Furor Gallico al Rock In Park a giugno?

Di farci conoscere da altra gente… e in primis che vada tutto bene! Ahahah! Ci aspettiamo sicuramente una bella esperienza dal suonare in apertura ai Furor Gallico: sono esperienze che vanno nel nostro bagaglio e servono sempre moltissimo per crescere e per poter vedere dove andare in futuro. Ci aspettiamo anche che sia un trampolino per ottenere date sempre più grosse, cosa che inseguiamo da anni!

Terminato questo mini-tour, avete invece già in cantiere un tour più consistente?

Alla luce del sole… no! Ahahah! Ma ci stiamo lavorando! Di concreto si sta cercando di incrementare un po’ l’attività live, di uscire non solo dalla provincia, ma anche dalla regione; dalla nazione con calma, ci si sta lavorando! Girare comunque per i locali giusti, che possono anche essere localini, permette di uscire dalla regione, far girare il nome e farlo conoscere anche casualmente: stiamo puntando a questo. Tutto fa bagaglio, ma ora stiamo cercando di ambire a qualcosa di un po’ più grosso. Noi non vediamo l’ora di suonare!

L’ultima parola a voi: quale messaggio volete lanciare ai metal-heads che sono curiosi di conoscervi?

Innanzitutto comprate l’album e non scaricatelo! Ahahah! Ci serve! Poi supportateci, siamo ben lieti di accogliere nuovi fan e… rock on! Ci trovate su Facebook, su Twitter… dovunque! Su eternalsilence.it trovate tutti i contatti che volete. Quindi ascoltateci e fateci sapere cosa ne pensate, per noi è veramente importante.

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

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