Dperd: Errare è umano – Intervista

Vi chiedo innanzitutto di presentarci il nuovo album “Io Sono Un Errore”. Pensate che ci siano differenze rilevanti con la vostra discografia recente?

“Rispetto al precedente, per esempio in sede di registrazione, ho separato i singoli elementi della batteria su più piste rispetto al passato, per potere meglio agire nella fase di mixdown e, inoltre, abbiamo registrato le voci nel medesimo studio dove abbiamo effettuato il missaggio. Credo che le differenze più strettamente musicali vadano considerate come evoluzione naturale, quella che interessa più o meno tutte le band.

Nel nostro caso specifico, molto dipende dallo stato d’animo e dal momento in cui avviene la registrazione di un dato brano: sono sicuro che se registrassimo oggi gli stessi pezzi, verrebbe fuori qualcosa di diverso.”

Dal mio punto di vista il disco propone dei suoni più vari rispetto al passato, ad esempio venature più spigolose che chiamano in causa gli originatori della darkwave. Cosa ne pensate?

“Non è stata una scelta studiata a tavolino e non sei il primo che ce lo fa notare. Il tutto è avvenuto casualmente.

Magari nei prossimi brani ci potrebbe essere un aumento di atmosfera o un utilizzo maggiore di elettronica , oppure niente di tutto ciò; non lo sappiamo ancora neppure noi.

Il bello di questa nostra "ossessione musicale" è che i primi a sorprenderci , per come viene fuori una canzone, siamo proprio noi.”

Il titolo “Io Sono Un Errore” a cosa si riferisce? Quali argomenti sviluppa il panorama lirico?

“Qualche tuo collega ha letto nel titolo chissà quale implicazione psicologia da talk show, come se l’essere un errore fosse inteso da parte nostra come un sentirsi superiori a tutti. E magari non perchè il nostro essere in qualche modo " fuori posto", in una realtà come quella italiana (e a maggior ragione siciliana, dove viviamo), potesse essere esorcizzata dal titolo del Cd.

In verità , "io sono un errore" è l’ultima frase di una canzone che non abbiamo fatto in tempo a completare ed inserire su questo album e che, forse, potrà essere proposta in un eventuale futuro disco.”

Mi ha colpito molto il brano “Democrazia E Dittatura”: acido, sarcastico, vero. Quali esigenze vi hanno spinto a comporre questo vero e proprio grido di rabbia verso la politica e la società attuale?

“Beh ! La democrazia rappresentativa pone di per sè moltissimi limiti e non rispecchia affatto la "vera" volontà dei votanti. In Italia poi la democrazia è veramente virtuale e ci sarebbe da morir dal ridere se la situazione non fosse davvero drammatica.

E’ sotto gli occhi di tutti (tranne per coloro i quali seguono esclusivamente il TG1 e co.) come è facile e quanti modi, più o meno subdoli, ci sono per portare i voti dalla parte e alle persone "giuste".

Un primo passo verso un aumento di libertà è quello della trasformazione della democrazia verso un modello federalistico (ben diverso da quello propugnato dalla Lega), totalmente partecipativo da parte dei cittadini. Oggi avremmo la tecnologia informatica che permetterebbe a tutti di partecipare attivamente alle decisioni politico-amministrative, tanto da rendere superfluo o marginale il governo stesso. Altro che referendum abrogativo come massima espressione democratica!!”

Per quale motivo avete inserito “Democrazia E Dittatura” come bonus track?

“E’ stata un’idea di Francesco della My Kingdom Music, la nostra label. Credo che il brano a lui non piacesse: inserirlo come bonus track lo escludeva in qualche maniera dal contesto dell’ intero album. In effetti, in un disco d’ atmosfera, "Democrazia e dittatura" esula un po’ dal mood. Ma è proprio questo il bello!”

Ho notato che su questo pezzo avete sviluppato una maggiore vena elettronica. Semplice sperimentazione o credete che la cosa si riproporrà anche in futuro?

“Un utilizzo blando dell’ elettronica c’è stato su “Cold Song” , con l’impiego di rumori campionati e di un effetto " rotante" sul basso sintetizzato. Su “Democrazia e Dittatura” ho "giocato" soltanto con l’overdrive della chitarra.

Maggior uso dell’ elettronica in futuro? Se questa domanda me l’avessi posta una settimana fa, avrei risposto di no….Oggi dico: chissà!”

“Inverno” è forse il brano più squisitamente dream-pop del lotto. Quali band di genere annoverate tra le vostre influenze e quali argomenti sviluppate nelle liriche del pezzo?

“E’ difficile per una band parlare di influenze, è ovvio che ogni musicista ha le sue, più o meno inconsce, più o meno dichiarate. Noi crediamo di dovere un tributo oltre che (ovviamente) alla wave, anche alla musica da film degli anni sessanta/settanta e al pop italiano, quanto meno a quello della nostra infanzia. Nel brano “Inverno”, spero che sia evidente il dualismo tra l’inverno descritto da un punto di vista climatico e quello dei sentimenti, tipico dei nostri tempi. L’ inverno dell’anima, da cui purtroppo anche noi non siamo esenti, e l’esserne consapevoli non ci esenta dal biasimo.”

Il video che avete girato per la canzone mi ha ricordato delle atmosfere à la “Blair Witch Project”, è corretto?

“Sono d’accordo con te ma, devi credermi…., il tutto è stato casuale e ho avuto la tua stessa sensazione solo quando ho visto il montaggio finale e non mentre facevamo le riprese. Non mi è dispiaciuto, però. In effetti, si è trattato per noi più che altro di un gioco.”

Vi state muovendo dal vivo in questo periodo?

“A dire il vero, come Dperd, non ci siamo mai esibiti live. Odio l’uso di basi al computer dal vivo ( anche in studio) e avremmo , quindi, bisogno almeno di tre session men, per una esibizione degna di questo nome. Questo vorrebbe dire relazionarsi con altre persone, con tutte le difficoltà che questo comporta. Inoltre, non credo che la nostra musica sia adatta a tutti i contesti nei quali si esibiscono la maggior parte delle band in giro: i pub, per esempio….

Tuttavia, se dovesse presentarsi un’ occasione appropriata e adatta alla nostra musica, potrei sopportare i problemi relativi alle prove assieme ad altri, mettersi in viaggio sul furgone, etc. etc.”

Non ultimo, volete lasciare un messaggio ai lettori di Metallus.it?

“E’ la prima volta che facciamo una "chiacchierata" in un sito musicale, non strettamente connesso alla wave. E’ un piacere per noi potere esternare i nostri sentimenti e sensazioni a tutti coloro che avranno la voglia di ascoltarci e di leggerci. Un caro saluto a te, Andrea , per avercene dato l’opportunità…”

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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