Epica: “Omega” – Intervista a Mark Jansen

Dopo un’attesa di oltre quattro anni, il 2021 segna il ritorno dei giganti olandesi del metal sinfonico Epica, con la pubblicazione dell’ottavo album in studio.

A questo proposito abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con il chitarrista e vocalist Mark Jansen, che ci ha svelato qualche retroscena circa la lavorazione del disco, oltre a qualche piccolo aneddoto personale.

Ciao Mark! Come stai innanzitutto?

Molto bene, grazie! Oggi in Sicilia abbiamo avuto una giornata di sole splendente, con una temperatura di 20°; praticamente sembra già primavera inoltrata, anche se i locali sostengono che non sia troppo normale in questo periodo dell’anno!

Niente male direi! Sicuramente non si può comparare con i lunghi inverni del nord Italia…

No, e nemmeno a quelli cui ero abituato io in Olanda!

Oggi vorrei parlare con te del nuovo album degli Epica, “Omega”, in uscita il 26 febbraio. Partiamo dal processo creativo: dopo un 2019 di pausa dai concerti, tu e i tuoi compagni di band avete deciso di affittare assieme una casa per una settimana, dove avete convissuto proprio con l’intento di scambiarvi idee ed influenzarvi a vicenda. Come è stata questa esperienza, e in cosa ha differito rispetto al lavoro preparatorio per i precedenti dischi degli Epica?

In realtà è stata la prima volta che abbiamo lavorato in questo modo, e lo abbiamo fatto perché lavorare tramite Internet rischia di rendere le cose un po’ impersonali. Ci è piaciuta l’idea di prenotare questi 5 giorni di “full immersion” tra di noi, creandoci dei mini studi di registrazione e lavorando in piccoli gruppi, ed ha funzionato tutto a meraviglia. Abbiamo cominciato a scrivere le canzoni come facciamo di solito, ovvero ognuno della band per conto suo, ma il fatto di esserci poi riuniti ci ha permesso d lavorare ciascuno sui dettagli dell’altro e di massimizzare la resa di ogni composizione.

Nel marzo 2020, poco prima del diffondersi dell’epidemia di Coronavirus, siete riusciti ad incidere tutte le parti strumentali, quelle orchestrali e i cori. A quel punto però, con l’insorgere di restrizioni e lockdown, mancavano ancora all’appello le tue parti vocali e quelle di Simone. Come avete risolto?

Io ho registrato a casa mia, in Sicilia, dove ho il mio piccolo studio privato. Devo dire che è andata molto bene: la stanza è silenziosa e ha un’ottima acustica, si è rivelata assolutamente perfetta per registrare. Simone invece si è organizzata in Germania, affittando uno studio vicino a dove vive; una volta attrezzata adeguatamente la sala d’incisione con i suoi microfoni preferiti, anche lei se l’è cavata piuttosto bene.

Non è stata un’esperienza un po’ alienante il fatto di registrare in piena solitudine? Oppure, al contrario, hai tratto beneficio dal fatto di poterti prendere per una volta i tuoi tempi?

La seconda opzione! Preferisco decisamente cantare dalle 10 di sera in avanti, quando la mia voce ha una resa migliore, quindi scendevo in studio a registrare letteralmente in pigiama (ride). Sicuramente avere il proprio studio ha molti vantaggi. Ne avevo già approfittato per registrare con i Mayan (la band in cui Mark milita assieme alla fidanzata, la cantante lirica Laura Macrì ndr), con cui abbiamo inciso un intero album in questa modalità, e devo confessare che mi piace molto lavorare in autonomia e avere maggiore spazio per le sperimentazioni, senza produttori che ti indicano tutto il tempo come vogliono che tu faccia qualcosa.

La lunga attesa per i fan degli Epica è quasi finita, a giorni “Omega” vedrà finalmente la luce. Ho avuto il piacere e l’onore di ascoltarlo in anteprima, e ti confesso che l’ho trovato un lavoro davvero sorprendente. Lungo tutto il disco sono stata pervasa da una forte sensazione cinematografica, come se alcune delle tracce fossero parte della soundtrack di un grande film. Siete stati ispirati in qualche modo dal mondo del cinema, oppure si tratta di una naturale evoluzione del vostro sound?

Penso si tratti di entrambe le cose. Registrando con un’orchestra, se togli tutti gli elementi metal – oppure tenendoli, se il regista è molto di larghe vedute (ride) – buona parte del disco si adatterebbe sicuramente a un film d’avventura. Spero davvero che un giorno ci sia un gran bel film per il quale avviare una collaborazione per una colonna sonora, per noi sarebbe davvero un bel passo avanti.

E noi speriamo di ascoltarvi anche in queste vesti!
“Omega” è l’ultima parte della trilogia metafisica degli Epica, iniziata sette anni fa con “The Quantum Enigma”. Il tema portante del nuovo disco ruota attorno al concetto di Punto Omega, ovvero il maggior livello di conoscenza e complessità dell’universo . E’ stato difficile trasmettere un tema così complesso nei vostri testi?

Certamente l’argomento è complicato, ma non è stato difficile da riversare in musica; seguendo il proprio intuito, sia a livello melodico che nella stesura dei testi, si ottengono spesso i migliori risultati. In un certo senso è necessario spegnere la mente, come ho appreso dai libri e dagli insegnamenti sul tema della saggezza: la conoscenza è già lì, dentro di te, quindi devi lasciarti andare ed aspettare che ogni parola emerga in superficie al momento giusto. Non bisogna starci a pensare su troppo, perché con l’eccessiva riflessione si rischia di rovinare tutto. Ho imparato che seguendo la corrente e affidandosi alle proprie intuizioni, solitamente si ottiene il meglio.

Nel disco c’è una canzone, “Gaia”, che affronta l’attualissimo tema del riscaldamento globale. Qual è la tua opinione a riguardo? C’è ancora qualcosa che si può fare per evitare conseguenze catastrofiche?

Penso che non sia ancora troppo tardi. Per lungo tempo l’umanità ha agito cercando di relegare la natura in un angolo, ma la natura si è ribellata e non lo ha permesso. Se ci sforziamo di vivere in equilibrio con la natura, c’è ancora molto che possiamo fare; allo stesso tempo, se continuiamo ad atteggiarci come capi della Terra, avremo dei pessimi risultati e ci infileremo su una strada che porta a grossi disastri. Ci vogliono rispetto ed equilibrio, fin da subito. Del resto, l’ultimo anno ci ha insegnato qualcosa in proposito.

Gli Epica non sono nuovi alle influenze etniche nella loro musica. In “Omega” ne troviamo traccia in due canzoni in particolare: “Seal of Salomon”, con la sua atmosfera da Mille e una notte, e “Code of Life”, nella quale avete introdotto strumenti poco usuali per ottenere un vibe molto orientaleggiante. Vorresti raccontarci qualcosa in proposito?

Avevamo già sperimentato negli album precedenti qualche tocco di musica orientale e devo dire che ci divertiamo molto a lavorarci su! Innanzitutto ci piacciono le melodie tradizionali del Medio Oriente, e poi troviamo che si sposino davvero bene con il nostro sound, con cui si riescono ad integrare facilmente. “Code of Life” è stata scritta da Coen Janssen, il nostro tastierista, mentre “Seal of Salomon” è stata composta da me. Anche in questo caso devo dire che abbiamo seguito l’istinto senza pensarci troppo, e ci siamo divertiti molto!

Per la prima volta avete deciso di introdurre nel disco anche un coro di bambini, che ritroviamo in “The Skeleton Key” e nella splendida ballad “Rivers”. Come vi è venuta questa idea?

Anche questa è stata un’idea di Coen. E’ lui che solitamente si occupa degli arrangiamenti per i cori, ed era già da un po’ di tempo che aveva in mente di provare a lavorare con le voci dei bambini. Ci ha chiesto se fossimo d’accordo e tutti gli abbiamo risposto di sì, dal momento che ci fidiamo ciecamente delle sue intuizioni! Penso proprio che abbia apportato quel qualcosa in più a livello di atmosfera, siamo stati tutti molto soddisfatti del risultato finale.

Cosa vedi la possibilità di tornare dal vivo? Il vostro tour europeo con gli Apocalytica è stato rimandato a inizio 2022, ma alcuni festival estivi per il momento sembrano ancora in cartellone…

E’ molto difficile fare previsioni. So che ci sono degli studi in corso per capire se i festival potranno avere luogo in determinate circostanze, in modo sicuro, quindi voglio veramente sperare che ci sia qualche modo per far sì che possano svolgersi in sicurezza. Ovviamente molto dipende anche delle nuove mutazioni del virus che stanno saltando fuori in queste ultime settimane, quindi nessuno sa esattamente da qui a un mese cosa potrà succedere. Per ora siamo in balia degli eventi, purtroppo per ora la situazione è fuori dal nostro controllo.

Come abbiamo accennato all’inizio dell’intervista, attualmente vivi in Sicilia. Da quanto tempo sei in Italia?

Ufficialmente posso ritenermi un cittadino italiano da due anni e mezzo, ma con frequenti andirivieni dall’Olanda già dagli anni precedenti. Capisco piuttosto bene l’italiano, ma non sono ancora pronto a sostenere un’intervista nella vostra lingua (ride).

E’ comprensibile, l’italiano non è una lingua semplice! Segui un po’ la scena metal del nostro Paese?

Direi che la mia band preferita sono i Lacuna Coil! Li conosco molto bene visto che sono stati in tour con gli Epica, e devo dire che oltre ad essere persone molto aperte ed amichevoli, anche a livello sonoro sono sicuramente i più vicini al mio gusto personale.

Sempre parlando di musica italiana, hai qualche guilty pleasure che fischietti sotto la doccia?

(ride) Sì, ci sono un sacco di canzoni italiane che mi piacciono! Ascolto volentieri Andrea Bocelli, e quando ero giovane mi piaceva molto “Musica è” di Eros Ramazzotti. Direi che vale come guilty pleasure, no?

Assolutamente sì! Mark, ti ringrazio molto per il tempo che ci hai dedicato. Speriamo di rivederti sul palco prestissimo!

Lo spero anch’io! Ciao a tutti, a presto!

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