Eldritch: “Underlying Issues” – Intervista a Eugene Simone

Con immutato rispetto e per non perdere le buone abitudini abbiamo raggiunto gli Eldritch, freschi autori del riuscitissimo “Underlying Issues” per scambiare col mainman Eugene Simone qualche parere sul nuovo lavoro e le ultime mosse dell’immarcescibile compagine toscana.

Avevo inviato le mie domande all’indomani dell’uscita di “Tasting The Tears” a Gabriele Caselli: come avete affrontato l’ennesimo cambio di line-up? L’impressione è comunque di una band sempre coesa al massimo…

Come sempre quando avvengono queste cose inseriamo in tempi brevissimi un nuovo elemento all’altezza della situazione e spesso siamo stati fortunati trovando subito la soluzione; in questo caso però, viste le difficoltà nel trovare in giro qualcuno che facesse al caso nostro sotto tutti i punti di vista, abbiamo pensato che reclutare subito un nuovo tastierista cercando semplicemente di “tappare il buco”, non sarebbe stata una buona idea.

E’ un ruolo molto delicato, in quanto le tastiere negli Eldritch sono molto varie e richiedono oltre che una buona tecnica, anche notevoli capacità nel gestire i suoni. In aggiunta a questo è richiesto un carattere che ben si addica a quello degli altri componenti del gruppo e grande disponibilità… vorremmo qualcuno che non suoni con altre dieci band e che veda noi come una priorità dimostrando passione e attaccamento. Gabri aveva tutto questo ma caratterialmente non sempre legava con alcuni di noi. Dalla separazione con lui ad oggi non abbiamo trovato nessuno con tutte queste qualità… quindi fino a che non lo troveremo (forse anche mai), le tastiere in studio le faccio io e per i live saranno presenti in base (tranne i pezzi con i solo)…e non credo ci sia niente di scandaloso, visto che fino poco fa eravamo rimasti soltanto noi al mondo a non farne uso.

Purtroppo nel corso degli anni la vita di ognuno di noi subisce cambiamenti e succede anche che per vari motivi uno non voglia più proseguire o venga allontanato. E’ sempre una sofferenza quando succede perché siamo come una grande famiglia. La band però deve andare avanti, almeno fino a che lo decidono sia i fondatori in primis, sia gli altri elementi che hanno sempre mostrato un forte legame col gruppo. Credo che la coesione nonostante gli avvicendamenti sia sinonimo di professionalità e di grande cuore.

In passato mi è capitato in varie occasioni di parlare di e con voi, anche per alcuni “speciali” come quello dedicato ai vostri esordi: come giudicheresti l’iter che ha avuto la creatura Eldritch?

Cercherò di essere sintetico perché non basterebbero dieci ore per approfondire bene l’argomento, he…he!!!

Direi che la nostra carriera è suddivisa in 4 fasi. La prima è quella che va dagli esordi fino a El Niño”, quella in cui c’erano veramente grosse aspettative e grossa spensieratezza dovuta all’età e al periodo bellissimo che la scena stava vivendo. La seconda fase, quella più difficile, è durata circa tre anni ed è cominciata con la decisione di lasciare la Inside Out (il nostro più grosso errore) e pubblicare il nostro album più controverso…“Reverse”. Album che non fu capito all’epoca ma rivalutato in seguito. Purtroppo nonostante una buona promozione in Italia, all’estero era come se l’album non fosse neanche mai uscito, creando intorno a noi la convinzione che fossimo finiti da parte di molte persone. All’inizio le cose andarono benino ma dopo i primi concerti, all’interno della band si crearono alcune tensioni diventate ben presto insanabili. Si resero quindi necessari degli avvicendamenti che fortunatamente riportarono il sereno e una nuova energia. Da qui la nuova fase, quella del ritorno alla LMP (stavolta in qualità di label) e del rilancio anche all’estero. Da “Portrait Of The Abyss Within” al “Livequake” (quando è subentrato Raffahell alla batteria) siamo tornati a partecipare ad importanti festival toccando anche gli Stati Uniti per la prima volta e in veste di headliner. La lineup funzionava a meraviglia e soprattutto in sede live riuscivamo a rendere davvero bene. Dopo questo ciclo, musicalmente parlando più diretto, abbiamo fatto un salto nel passato, verso le trame intricate dei primi album ma in chiave più moderna. “Gaia’s Legacy” è nato con la decisione di inserire nuovamente un tastierista fisso, oltre all’innesto di Rudj Ginanneschi all’altra chitarra. Ha avuto così inizio una nuova fase che ci ha riportati subito negli States e precisamente al Progpower USA. Da quel momento in poi il sound sì è ulteriormente evoluto. Le sonorità di Gaia’s Legacy hanno così subito un ulteriore spinta in termini di potenza nel sound, lasciando però spazio ad un maggiore impatto soprattutto a livello ritmico. In conclusione posso dire che pur con sfaccettature diverse, il sound Eldritch è sempre stato riconoscibile.

Veniamo al nuovo arrivato “Underlying Issues”, per il sottoscritto una delle vostre migliori uscite di sempre: ci vuoi dare un quadro generale dell’album?

Credo anch’io che “Underlying Issues” sia uno dei nostri migliori album. Non ci sono cali di tensione neanche nei pezzi meno aggressivi e tutte le caratteristiche del nostro sound sono ben bilanciate, rendendo i pezzi scorrevoli ma al tempo stesso non scontati. A differenza di “Tasting The Tears”, composto e registrato in soli due mesi e mezzo, la stesura dei “Underlying Issues” è inziata almeno 6/7 mesi prima delle registrazioni e quindi c’è stato più tempo per curare molti dettagli. La fase compositiva la curo io quasi totalmente ma tengo a precisare che anche Rudj, l’altro chitarrista, sin dal suo ingresso nella band, ha dato un buon contributo. Sia Raffa (drums) che il nuovo arrivato Alessio (basso) hanno messo del loro in termini di arrangiamento col proprio strumento. A Terence ovviamente il compito di creare le linee vocali e posso affermare senza esitazioni che ha fatto un gran bel lavoro!

Per il resto direi che abbiamo trovato la formula a noi più congeniale, ovvero registrare la batteria ai Bigwave Studios. Chitarre, basso, tastiere e voci nel mio studio e infine il mix nelle mani di Simone Mularoni dei Domination Studios. Cercavamo da tempo un sound così esplosivo e Simone è riuscito ad accontentarci veramente. Prima con “Tasting The Tears” e ancora di più con “Underlying Issues”.

L’artwork stavolta lo abbiamo affidato a Simone Bertozzi (Mnemic) che ha fatto un ottimo lavoro.

Scendendo più nel dettaglio ritengo davvero validi pezzi come “Changing Blood”, “Broken”, “The Face I Wear” e “Bringers Of Hate”… cosa ci puoi dire a riguardo?

Mi fa piacere che ti siano piaciuti. Come ti dicevo prima, siamo molto soddisfatti di aver trovato il giusto equilibrio tra melodia e aggressività e tra elementi progressive ed altri di maggior groove. Ogni brano ha tutto questo al suo interno. Anche quelli più complessi riescono ad essere maggiormente assimilabili in tempi più immediati rispetto al passato. Ognuno dei pezzi elencati, sentendo i primi pareri, riesce a colpire subito senza il bisogno di doverlo riascoltare varie volte. Questo ritengo valga anche per le altre songs. Senza contare che è anche più divertente suonarli dal vivo. Altro elemento che tengo a sottolineare, da sempre presente anche in passato, è una forte influenza dark. Sappiamo che è un po’ insolito per chi suona progressive metal…e questo la dice lunga su come non ci riteniamo soltanto una prog metal band come lo sono la media delle band che suonano questo genere. C’è qualcosa di diverso nella nostra musica. Credo che anche questo ci renda più interessanti e personali.

Avete lavorato ancora con Simone Mularoni per la fase di mixing oltre ad esservi occupati direttamente delle registrazioni. Immagino vi troviate bene con lui dato che l’album suona davvero molto bene.

Assolutamente si. Come accennavo prima, con lui abbiamo trovato la formula giusta per il nostro sound. Per entrambi gli ultimi due album abbiamo iniziato a lavorare insieme già dall’inizio delle registrazioni, scambiandoci mail sui vari dettagli pensando in funzione globale. Io gli ho mandato tutto l’audio nella qualità che lui richiedeva, in modo da agevolarlo per il mix e far si che la resa fosse al top. E’ vero che le registrazioni le facciamo noi ma, come credo tu sappia, si fa presto a rovinare tutto con un mix sbagliato. Beh…non è il caso di Simone. Grande lavoro! Non a caso lavora con molte altre band di spessore. Persona molto comunicativa ed anche un caro amico. Non possiamo che parlarne bene.

Alcune strutture ci paiono esulare dal vostro stile classico anche se non siete mai stati una band statica, sei d’accordo?

Abbiamo talmente tante influenze che non abbiamo proprio uno stile classico. E’ proprio questo continuo variare che rende caratteristico il nostro stile. Io e Terence che siamo i più vecchietti abbiamo un background che va dall’hard rock al metal classico, dal thrash tecnico al dark doom, dall’elettronica al progressive…e siamo io e lui quelli che probabilmente rendono il sound riconducibile agli Eldritch. E’ quasi tutta colpa nostra insomma…ahah! Anche gli altri hanno background vario e nessuno di noi ama fossilizzarsi su un unico genere.

Ovviamente di base siamo metal, i nostri dischi parlano per noi. Ma questa poca staticità deriva proprio dalle tante influenze che, anche se parzialmente, rendono il tutto un po’ “contaminato” senza perdere in omogeneità.

Purtroppo non riuscite a suonare regolarmente live quanto meritereste: è un problema che riguarda strettamente l’Italia o anche l’estero?

Sono abbastanza convinto che sia un problema legato alla situazione in cui versa la scena metal in tutta Europa e nel mondo. Purtroppo fare lunghi tour costa molti soldi e oggi quasi nessuno ha la fortuna che abbiamo avuto noi (ed altre band coetanee) tanti anni fa, ovvero avere il totale sostegno dell’etichetta. Purtroppo oggi si sente in giro che molte band emergenti per poter fare un tour devono sobbarcarsi gran parte del tour support, tirando fuori di tasca propria cifre veramente elevate. Anni fa non era così, per tante ragioni le etichette guadagnavano di più e potevano permettersi investimenti maggiori. Con la crisi che sembra non avere mai fine, il risultato è che chi ha i soldi va avanti e chi non ce li ha sta a casa. Tuttavia parlando di band emergenti che hanno la possibilità, fanno bene ad investire perché è l’unico modo per potersi far conoscere. Per band sulla scena da più anni che hanno vissuto ben altra situazione, fare un passo indietro è più difficile per mille motivi. Noi abbiamo il nostro seguito e lavoriamo sempre per poterci promuovere al meglio. E’ roba di poco tempo fa l’entrata nel roster della Truckmehard e devo dire che stanno lavorando molto seriamente per farci suonare in situazioni interessanti.

Ci dispiace non aver mai la possibilità di vedervi inseriti nel bill di qualche festival così come vedere l’annuncio di un vostro tour da headliner…

Ultimamente è andata così ma fino a pochissimi anni fa ai big festival siamo stati presenti in molte occasioni…tre partecipazioni al Gods Of Metal, Sweden Rock, Progpower USA e Scandinavia, Evolution Fest, Chicago Powerfest ecc…quindi siamo fiduciosi he..he. Il tour da headliner al momento lo vedo un po’ più difficile. Molto più facile date singole da headliner, come già stiamo facendo. Colgo l’occasione per ricordare che il 28/11 ci sarà il release party al Legend a Milano! Spero di vedere più fans possibile presenti all’evento, dove suoneremo anche alcuni pezzi del nuovo “Underlying Issues”.

 

 

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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