Edguy: “Space Police…” – Intervista a Jens Ludwig

Sono una delle band più amate a livello Internazionale che nel giro di 15 anni appena è riuscita a conquistarsi un posticino tra gli dei “dell’Olimpo” della scena metal odierna. Di chi stiamo parlando? Ovviamente degli Edguy. Capitanati dal carismatico leader Tobias Sammet, voce e mastermind del “progetto” Avantasia, questi cinque ragazzi di Fulda hanno fatto breccia nel cuore degli amanti del power sin dagli esordi e in occasione della release del loro decimo album, “Space Police – Defenders of The Crown“, lo staff di Metallus.it ha avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con Jens Ludwig, chitarrista del combo teutonico, che in questa esaustiva intervista ci racconta la nascita di questa nuova creatura musicale.

Fotografia di Alex Kuehr

La vostra nuova creatura musicale si chiama “Space Police – Defenders Of The Crown” e la prima cosa che vorrei chiederti è correlata ovviamente al titolo dell’album. Perché avete scelto un doppio titolo e soprattutto perché avete scelto questo titolo?

Beh, il titolo dell’album è piuttosto ovvio: è correlato anche al prezzo. La gente può avere un unico album al costo di due! (ride). Seriamente, all’inizio quando avevamo pensato a un titolo adatto al disco, avevamo pensato di chiamarlo solamente “Defenders Of The Crown”, era un titolo che ci piacevamo molto perché suonava bene per un album heavy metal. A dirti la verità, piaceva molto anche alla nostra etichetta che ci aveva suggerito alcune cose legat alla pubblicità e al marketing che però ci hanno spinto a diventare scettici per un momento, facendoci dubitare sulla effettiva validità del titolo stesso. Durante la produzione, Tobi si è ritrovato tra le mani il brano “Space Police” e in quel momento ci siamo trovati tutti concordi sul fatto che potesse essere un buon titolo per il nostro album, perché era l’esatto opposto della scelta antecedente. Era qualcosa che nessuna band heavy metal avrebbe potuto usare, era un titolo stravagante, curioso. Ad un certo punto, il nostro produttore Sasha Paeth ci ha suggerito di “unire” le due scelte, proposta che noi abbiamo praticamente ignorato in quanto pensavamo si trattasse di uno scherzo, però poi ci siamo resi conto che risultava funzionale, che poteva essere una cosa unica. Dava l’idea di avere a che fare con la pubblicità di qualche film, come “Indiana Jones e l’ultima crociata” oppure “Harry Potter e qualsiasi cosa tu voglia piazzare per avere un titolo originale”. Dava l’impressione di avere per le mani qualcosa di imponente, di importante. Ecco come è nato il titolo, anche se ripensandoci credo sia stata la decisione più giusta, perché avendo a disposizione due titoli, abbiamo mostrato alcuni lati della band: utilizzando “Defenders Of The Crown”, diamo modo alla gente di capire il lato più serio della nostra musica, mentre “Space Police” mostra un lato bizzarro e curioso della band, quindi a parer mio si adattano molto bene.

Cosa ci puoi dire della copertina?

A parer mio, è una copertina piuttosto atipica (ride, ndr) che attira l’attenzione. Abbiamo voluto creare qualcosa affinché la gente potesse ricordarsene, la gente avrà modo di dire “Cosa diavolo è questa roba? Cosa diavolo hanno pensato questa volta?”. Ne abbiamo discusso molto a riguardo, poiché sapevamo che non è la tipica copertina che si adatta ad una band heavy metal, ma in pratica è esattamente quello che volevamo e io credo che possa essere etichettata come copertina metal.

In una recente intervista, Tobi ha affermato che questo è l’album più heavy di sempre anche se personalmente lo trovo più “fresco” e credo che presenti inoltre qualche nuova sfaccettatura: ad esempio, Tobi qui regala passaggi vocali veramente degni di nota! Quali altre differenze e novità possiamo riscontrare?

Credo che la voce di Tobi si sia sviluppata nel migliore dei modi in questi ultimi anni. Quando abbiamo formato la band, lui era un cantante power metal al 100%, non riusciva a cimentarsi in altri tipi di cantato, ma recentemente ha scoperto di poter cantare anche altro, confrontandosi persino nel blues. Ora ha a disposizione una maggiore varietà con la quale mettersi in prova. Naturalmente avendo affrontato moltissimi tour ed essendo lui il cantante della band, la sua voce è cambiata e ha trovato il modo di tirare fuori il meglio. In questo album ad esempio ci sono un sacco di screams bruttissimi: se pensi ad un brano come “Sabre & Torch” puoi notare che ci sono aspetti molto heavy, soprattutto per quel che riguardano le vocals. Tobi urla veramente tanto in questa canzone e sicuramente penseresti che una cosa simile non l’avrebbe mai potuta fare dieci anni fa, però a modo suo si adatta bene ai testi, alle melodie! D’altro canto, però, troviamo anche altre qualità: prendiamo in analisi “Alone In Myself”. È una canzone molto privata, intima, vi è una vasta molteplicità sia a livello vocale, sia a livello musicale ed è una cosa che si è sviluppata naturalmente. Ovviamente se cerchi di migliorarti come singer, se cerchi di migliorare le tue prestazioni vocali, arrivi a scoprire moltissimi stili e moltissimi aspetti che prima non conoscevi o che magari non riuscivi a fare nelle tue performance. La stessa cosa è successa Tobi: è migliorato di album in album, c’è molto più assortimento. Chiaramente molte persone diranno che la sua voce non è più power metal come un tempo, non è la voce che eravamo soliti ascoltare in “Theater Of Salvation”, però c’è da dire che quell’album l’abbiamo pubblicato 15 anni fa. Sia la gente che la voce cambiano nel corso degli anni e questo è un aspetto che non puoi cambiare!

Nuovamente avete collaborato con Sasha Paeth. Ti andrebbe di svelarci qualcosa del lavoro fatto con questo favoloso produttore?

Come hai giustamente menzionato, Sasha Paeth è un produttore meraviglioso e conosce la band da oltre dieci anni. Ogni volta che le band decidono di cambiare il proprio produttore, anche se non sono soddisfatte del proprio lavoro, hanno tutte la sensazione che la band e il produttore non riescano più a creare niente di particolarmente innovativo. Episodi simili non sono mai avvenuti tra noi e Sasha. Quando eravamo in studio e ovviamente le idee venivano fuori passo dopo paso, lui ci ha aiutati dandoci degli input affinché gli presentassimo nuovi spunti. È stato un aiuto molto prezioso! Lui sa esattamente come la band lavora assieme, sa quale è il nostro modo di lavorare. È bello potersi focalizzare sul proprio strumento e non concentrarsi interamente su tutti gli strumenti in un’unica volta; per questo Sasha è un aiuto valido: lui sa come avere tutto a portata di mano. Noi sappiamo di poterci fidare di lui e sappiamo di essere in grado di concentrarci sulla nostra prestazione, è una situazione molto rassicurante.

Personalmente trovo i riffs di questo nuovo lavoro strepitosi. Mi verrebbe spontaneo chiederti qualcosa a riguardo della suddivisione del lavoro svolto sia da te, sia da Dirk…

La maggior parte dei riff son suonati da me, faccio ed eseguo l’80, forse il 90% di essi e credo che sia molto valido avere due chitarristi nella band, perché ovviamente puoi sentire quali sono gli assoli fatti da me e quali sono quelli fatti da Dirk. Abbiamo due stili completamente differenti e l’esecuzione diventa veramente potente, specialmente quando viene suonato un assolo piuttosto lungo: ad esempio, in “Defenders Of The Crown”, per me era veramente fondamentale condividere gli assoli con Dirk. Quando lavoriamo ai riff – e la stessa cosa vale anche per il lavoro in generale – cerchiamo di collaborare insieme il più possibile, qualcuno ha un’idea che poi viene presentata in sala prove e insieme cerchiamo di tirare fuori qualcosa di originale. È un bel lavoro di squadra!

 “Love Tiger” è il primo singolo scelto per la promozione dell’album Sotto certi punti di vista mi ha ricordato alcuni dei vostri brani storici, seppur sembri un pezzo uscito direttamente dagli anni ‘80. Cosa ci puoi dire del video molto “fumettistico” che avete realizzato? Possiamo definirlo come “il tipico video alla Edguy”?

Io adoro quel videoclip! A dir la verità, non mi piace un granché registrare i video mentre questa volta ci siamo ritrovati in una situazione veramente comoda perché non avevamo nulla a che fare con le riprese. Hai comunque ragione: è un pezzo che potrebbe appartenere a quell’epoca, anche se tu giustamente hai sottolineato che ha qualche caratteristica tipica dei brani più “datati”, come “Lavatory Love Machine” seppur possa dirti che questa traccia presenti più elementi tipici delle sonorità hard rock. Ha uno stile che richiama veramente tanto gli anni ’80. Il video è perfetto e di conseguenza si adatta bene a questo stile che abbiamo scelto: ha un suo senso dell’umorismo, è strano sotto ogni punto di vista ed è divertente. La canzone parla soprattutto di questo, di come si può intrattenere le persone nella maniera più consona, di come la gente voglia divertirsi. Mi piace soprattutto il fatto che questo pezzo sia una cosa nuova, completamente diversa: oggi giorno non hai a disposizione così tanto budget per realizzare i video, la maggior parte delle volte ti ritrovi a vedere un video di una qualsiasi band heavy metal dove vedi il gruppo che suona, che rimane una cosa oggettivamente positiva, ma noi volevamo qualcosa di diverso. Avevamo in programma di realizzare un video animato già da parecchi anni ma solamente ora siamo riusciti a creare una cosa del genere e per l’appunto mi piace questa tipologia di video proprio perché è differente da tutte le cose che solitamente vediamo!

Come succedeva anche per “The Age Of The Joker”, anche in questo disco troviamo una cover: si tratta di “Rock Me Amadeus”, celebre brano dei Falco. Da dove è nata l’idea di coverizzare proprio questo brano in particolare?

L’idea di proporre una nostra versione di un brano dei Falco era già nei nostri piani da almeno un paio di anni, abbiamo sempre voluto coverizzare questa band perché è un gruppo che ci piace e i membri della band sono degli artisti straordinari. Abbiamo sempre creduto di avere una sorta di connessione con questa band e nonostante tutto, sapevamo che coverizzare una band simile sarebbe stata una bella sfida, ma questa volta, con questo nuovo disco, abbiamo voluto provare e abbiamo voluto vedere fin dove potevamo spingerci. E’ una canzone che ha una certa complessità, è stata un’impresa difficile. Se avrai modo di effettuare qualche ricerca su Internet, noterai che non ci sono poi così tante cover di questa canzone in giro. Questa è stata una situazione che inizialmente ci ha resi scettici, ma abbiamo voluto tentare e anche sotto il profilo musicale, è una canzone piuttosto complicata: ad esempio, Tobi ha lavorato alle linee vocali per settimane, ha continuato a leggere i testi, ha cercato di capire la struttura del brano affinché potessimo creare qualcosa che fosse vagamente simile all’originale. Ci siamo messi veramente alla prova e alla fine dei conti sono veramente orgoglioso del risultato.

Altri due brani che mi hanno particolarmente colpita sono “Alone In Myself” e “The Realms Of Baba Yaga”. Cosa ci puoi dire di queste due tracce?

Alone In Myself” è una canzone molto personale scritta appositamente da Tobi, il testo parla di quando cerchi di dire qualcosa ma vieni puntualmente frainteso. Personalmente credo che vi sia dietro una storia molto personale, ma quello che adoro di più di questo brano è l’atmosfera molto privata e profonda, la sensazione è la stessa che ti può dare una storia raccontata da un tuo caro e vecchio amico, che è una costante di molte heavy metal bands odierne. È una cosa che fanno spesso! È una cosa inusuale, ma come dicevo è altrettanto eccezionale e la canzone mi piace moltissimo. Per quel che riguarda “The Realms Of Baba Yaga”, beh, è una canzone tipicamente in stile Edguy. Quello che apprezzo maggiormente di questa traccia è la parte inerente ai riffs di chitarra che in qualche modo richiama il vecchio materiale di Ozzy Osbourne. È una canzone molto, molto heavy, ma è altrettanto una canzone nuova, tant’è che prima d’ora non avevamo mai sperimentato una cosa del genere, per cui è stata una bella sfida per questo nuovo disco.

Ad ottobre sarete qua in Italia. Sapete già chi avrà l’onore di supportarvi in questo nuovo tour Europeo?

No, non sappiamo ancora chi sarà il nostro supporter purtroppo! Stiamo ancora pianificando questo genere di cose ma ad ogni modo la gente dovrebbe presenziare al concerto per gli Edguy, quindi… (ride, ndr)

Ci sarà qualche sorpresa correlata alla scaletta?

Uhm, sarei uno sciocco a dirti qualcosa laddove ci fosse qualche sorpresa (ride). Sicuramente includeremo 4 o 5 brani del nuovo album, è la stessa storia che si ripete ad ogni tour: ad ogni nuova pubblicazione, riscontri sempre delle difficoltà nel decidere la scaletta perfetta. Quello che solitamente facciamo è scegliere 20 o forse 30 brani proposti per l’ambito live e nelle prime due settimane di tour, manteniamo la scaletta uguale cambiando solo la posizione di un paio di brani in modo da avere un set che ci permetta una certa funzionalità e per permettere alla gente di sentirsi a proprio agio. Vedremo! Sarà una sorpresa!

Dovremmo aspettarci qualche finale inaspettato come l’ultima volta che siete venuti in Italia? (piccolo aneddoto: durante l’ultima tappa degli Edguy a Milano, parrebbe che Tobi abbia assistito a un balletto di YMCA dietro le quinte e che questa improvvisata l’avesse così positivamente “impressionato” a tal punto da non riuscire più a cantare senza smettere di ridere, ndr).

Se tu stessa vai a vedere un concerto degli Edguy, devi necessariamente aspettarti qualcosa di inaspettato (ride, ndr). A parer mio, questo è un fattore chiave che rende la band così unica nel suo stile. Ogni volta che Tobi fa qualcosa sul palco lo fa spontaneamente, non è mai programmato, come ad esempio le sue chiacchierate durante l’esecuzione dei brani. Naturalmente a volte può capitare che lui possa andare nella direzione sbagliata, ma è pur sempre qualcosa che accade spontaneamente. Siamo fatti così! Io credo – e molti fan me l’hanno confermato – che ciò che la gente ama dei live degli Edguy è che non siamo quel genere di band che suona perché deve ma lo fa divertendosi ed è così che idee come queste o le cose che hai appena detto vengono fuori! A noi piace ciò che facciamo, ci divertiamo e questo tipo di idee o gli episodi che mi menzionavi poco fa nascono proprio dalla spontaneità, nascono dalla nostra voglia di divertirci e di goderci il momento sul palcoscenico. Non si tratta di un divertimento che nasce solo in una serata in particolare, il nostro entusiasmo si protrae anche durante i giorni successivi. Cose di questo genere accadono sempre ai nostri concerti!

Sono già trascorsi 15 anni. Cosa è effettivamente cambiato in tutti questi anni di carriera?

Cosa è cambiato? Puff! Penso che sia cambiato qualcosa a livello di approccio nella nostra carriera, siamo ancora convinti di non aver raggiunto il picco. Seppur siano già trascorsi 20 anni, credo che ci siano ancora molte cose in cui dovremmo migliorare e che potremmo fare sicuramente meglio ed è un fattore che ci spinge ad andare avanti, ci spinge a fare ciò che già facciamo. Sento che non abbiamo ancora dato il nostro meglio, non abbiamo ancora finito, vogliamo ancora raggiungere molti altri obiettivi. D’altro canto, posso dire che sicuramente siamo diventati molto più professionali, abbiamo guadagnato più consapevolezza: ogni tour, ogni album realizzato ci ha portati ad avere più esperienza da “investire” per il tour successivo, per l’album successivo. È una sorta di circolo che va avanti e mi piace molto. Le persone che vengono a vederci hanno modo di ascoltare nuovo materiale e questo è un segnale molto positivo! Ci sono band là fuori che permettono ai propri fans di andare ad assistere i loro live solo per ascoltare i classici della loro discografia e se ne fregano altamente del nuovo materiale pubblicato. Fortunatamente questo non succede con gli Edguy… Non ancora! (ride, ndr). Come avrai modo di notare, gli Edguy sono una di quelle band che puntano al futuro, non vivono nel passato e di cose passate. Personalmente, siamo diventati adulti, abbiamo guadagnato più esperienza, più consapevolezza, ma fondamentalmente siamo rimasti gli stessi pazzi tedeschi che cercano di conquistare il mondo!

Cosa ne pensate del fatto di essere considerati tra le band di maggior spicco in ambito power metal?

Beh, per me è un complimento enorme. Voglio dire: anche se non ci siamo mai considerati come l’unica power metal band in circolazione, ci siamo sempre considerati più come una band rock n roll, hard rock, che ha modo di coprire più o meno tanti generi, tante cose. Più la gente tenta di etichettarci, di rilegarci in un particolare genere dicendo “No, gli Edguy sono una power metal band”, “No, sono hard-rock”, più noi pensiamo che queste etichette non corrispondano al 100%. Voglio dire: quando la gente ci etichetta come band power metal, sorvola sul fatto che noi abbiamo moltissimi altri elementi. Gli Edguy sono una rock band classica, però quando qualcuno tenta di etichettarci… beh, è una cosa che personalmente mi rende orgoglioso e personalmente credo che lo spirito dell’heavy metal sia sempre in grado di sorprenderti e sia capace anche di sorprendere anche il pubblico. In generale, la gente pensa che gli Edguy siano una
delle band di maggior spicco nel panorama tradizionale dell’heavy metal e a dir la verità ne sono veramente orgoglioso!

Ok Jens. Io colgo l’occasione per ricordare ai nostri lettori che Space Police è uscito pochi giorni fa e che a parer mio vale veramente l’acquisto e ricordiamo inoltre che vuoi suonerete in Italia per due unici appuntamenti, a Roma e a Milano. Vorresti condividere le parole finali con noi e con loro?

Sì, personalmente non vedo l’ora di suonare non solo a Milano ma anche a Roma, perché l’ultima volta che abbiamo avuto la possibilità di esibirci nella Capitale è stato nel 1999, quando eravamo la band di supporto per i Gamma Ray, per cui aspetto impazientemente il momento e inoltre, vorrei consigliare a tutti di dare un ascolto al nostro nuovo album e se tutto va bene, non vedo l’ora di divertirmi con tutta la gente che verrà a vederci in questo tour che partirà a Settembre!

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