Ecnephias: “Ecnephias” – Intervista a Mancan

In attesa di conoscere l’opinione del nostro portale sul nuovo e atteso album degli Ecnephias (leggi QUI tutti i dettagli), Metallus.it ha avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con Mancan, mente del progetto lucano. Nella chiacchierata che segue, Mancan rivela alcuni interessanti particolari su quello che si prospetta uno degli album di metal italiano più interessanti dell’anno in corso.

Ciao Mancan e ben ritrovato sul nostro portale. Inizio col chiederti questo: di solito quando una band pubblica un album che ne porta il nome, significa che ha raggiunto un risultato importante da condividere. Dunque quale pensi che sia il risultato raggiunto con “Ecnephias”?

Ciao e grazie a te. Si, per quella che è da anni la nostra evoluzione “Ecnephias” è un risultato importante, il “non plus ultra” di un percorso iniziato con l’album “Inferno” e proseguito con “Necrogod”. Magari qualche fan dirà che “Inferno” è il più riuscito o che “Necrogod” è il più tecnico e complesso e va bene comunque.

Ho trovato l’album molto melodico e orecchiabile, per quanto non abbia nulla di commerciale, sia ben chiaro. Pensi che questo ammorbidimento del sound sia un ulteriore gradino evolutivo? Dove credi che vi porterà il futuro?

La melodia è parte essenziale del nostro fare metal, da sempre. Melodia, armonia ma anche talvolta dissonanza, accordi sinistri e atmosfere tenebrose. Un giusto equilibrio penso. Certamente stiamo portando gli Ecnephias sulla stessa lunghezza d’onda emotiva/emozionale di alcune importanti band della scena dark e gothic metal internazionale, non per una pianificazione a tavolino ma per naturale amore verso certe sonorità. Il futuro per persone eclettiche come noi è sempre un rebus ma la strada è questa.

Dal mio punto di vista “Ecnephias” lascia molto spazio alle tastiere di Sicarius ed anche all’uso del cantato in italiano. Vuoi parlarci di queste scelte stilistiche?

“Necrogod” era molto chitarristico, “Ecnephias” torna un po’ ad “Inferno” come attitudine ma incrementando tastiere, arpeggi, arrangiamenti nel nostro stile. Sicarius ha contribuito in maniera netta al nostro sound quindi ha lo spazio che gli compete, in equilibrio con gli altri strumenti. Non posso non fare un plauso a tutta la band e cito in particolare l’ottima sezione ritmica e gli assoli del grande Nikko.

Ho notato come l’album suggerisca un forte calore, una vera energia sessuale richiamata dalla musica e anche in modo simbolico, ad esempio dalla copertina di colore rosso e dal simbolo vagamente fallico scelto per circondare il vostro logo. E’ così?

Si cogli alcuni aspetti notevoli: c’è una energia sessuale e magica nell’album, che emerge a più riprese, se vogliamo anche nel simbolo diabolico della cover del digi. Ovviamente è solo uno degli aspetti concettuali delle liriche in esso contenute: si tratta in generale della Via della Mano Sinistra con gli occhi di un protagonista, molto in stile Twin Peaks se posso permettermi un paragone tematico.

“Ecnephias” è il vostro primo album per My Kingdom Music. Siete soddisfatti del deal?

Assolutamente, mai come in questo caso abbiamo avuto tutto quanto abbiamo richiesto. Palumbo è un grande, un passionale come noi ma anche un serissimo manager e imprenditore con idee chiare e competenza.

Parliamo più nello specifico di alcune canzoni. “Vipra Negra”, di cui avete girato un video, parla della figura femminile, come veleno e come antidoto. Vogliamo entrare più specificatamente nel testo? Com’è stata l’esperienza del video?

La donna è simbolo di conoscenza, perdizione e peccato. Appunto veleno e antidoto. Ma il significato profondo e celato non è molto fisico, anzi… è spirituale, magico, onirico. La donna è il serpente che offre conoscenza, ribellione e amore all’uomo, figura smarrita in un deserto torrido e vasto. Da cultore di testi magici che vanno alla profondità delle cose non riesco più a guardare la donna e il sesso come prima. Il sesso è caos, il caos è donna ed è magico perdersi nel caos per ritrovarsi.  Il video è sempre una esperienza fantastica, lo staff è stato scelto con cura e c’è stato un lavoro importante per ottenere quanto visibile sul monitor. Arredamenti, addobbi, costumi, oggettistica, luci… non è stato facile lavorare nell’oscurità degli ambienti scelti ma siamo consci di aver realizzato il meglio con i mezzi che avevamo a disposizione.

Ho notato che quattro brani sono introdotti da un sottotitolo che inizia per “Chapter…”. Questi sono guidati da una linea concettuale?

Si, l’album è diviso in diversi capitoli che narrano appunto le diverse vicende del protagonista. Una evoluzione spirituale e materiale tra diversi luoghi, non solo terrestri ma anche dell’anima. Ogni brano è parte di un capitolo.

Più in generale quali argomenti sono trattati nei testi di “Ecnephias”?

Sogno, infanzia e inconscio, amore, morte, magia, crimine, ribellione, amore per la notte, misantropia, perversione, sessualità, fiaba, occultismo (Crowley).

“Nia Nia Nia”, se non vado errato, è un’antica ninna-nanna cantata in un dialetto scomparso. Vi siete ispirati a quel pezzo per proporre la vostra versione?

E’ un’antica ninna nanna meridionale, in dialetto “griko”, di origine greca. E’ molto bella, ha un’atmosfera unica, ricorda la nostra “Lost Love Ballad (Lost God)” dalla demo “November”. Reminescenze folk mai del tutto accantonate, seppur rare nella nostra formula musicale.

“Satiriasi” chiude con un’intrigante base elettronica. Un esperimento che trovo molto ben riuscito, pensi che lo riproporrete in futuro? Segui anche il panorama elettronico?

Si lo seguo da molti anni, ci sono artisti ed album eccezionali in quel campo che meritano considerazione e stima. Sicarius ha voluto sperimentare portando un po’ di modernità a livello di tastiere e siamo molto soddisfatti della resa finale di “Satiriasi”. Certamente il futuro vedrà ancora muoverci, a tratti, su questo campo, in fase di arrangiamenti.

Non ultimo, possiamo avere un messaggio degli Ecnephias per i nostri lettori?

A parte un augurio personale di ottenere il meglio dalla vita, rivolto a ciascuno, voglio semplicemente invitare tutti a sviluppare una propria personalità, un senso critico individuale lontano dalla massa e da ogni banalità. L’uomo ha una sua dignità da coltivare con la cultura, l’arte e l’amore per il bello. Grazie Andrea.

 

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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