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Dragonforce: “Reaching To Infinity” – Intervista a Gee Anzalone

Con i Dragonforce non posso esistere mezze misure: o si amano o si odiano. Ma visti i successi che ha raccolto la band  negli ultimi anni, c’è da immaginare che di fans in giro per il globo i nostri ne abbiano davvero tanti. E con il nuovo album, il godibilissimo “Reaching To Infinity” la popolarità è probabilmente destinata ad innalzarsi ulteriormente. In una band così internazionale non poteva mancare l’apporto della nostra Italia, grazie al drummer GEe Anzalone, in line-up da ormai tre anni. Abbiamo raggiunto il batterista dei Dragonforce e ne è venuta fuori una piacevole ed interessante chiacchierata.

1) Ciao Gee e benvenuto su metallus.it. Innanzitutto come vanno i rapporti con i Dragonforce dopo tre anni di lavoro insieme?

Ciao! Va tutto benissimo grazie! Procede tutto per il meglio, presto ci imbarcheremo per il prossimo nuovo tour mondiale (non vedo l’ora!) siamo parecchio impegnati, direi che non ci possiamo lamentare!

2) C’erano un inglese, un francese, un italiano, un cinese e un ucraino. Sembra l’inizio di una barzelletta, ma in realtà è la vostra line up. Cosa ha portato ognuno di voi del proprio paese, tra abitudini, vizi e modi di vivere?

Ognuno di noi ha le proprie abitudini, vizi ed equilibri a prescindere dalla nazionalità. Il fatto che siamo una Multinational band ci rende la vita facile quando siamo in tour, possiamo dialogare col pubblico e con chiunque quasi in ogni stato del mondo,per esempio Fred oltre al francese parla il tedesco e un po’ di giapponese, Vadim parla praticamente tutte le lingue dell’est Europa, io parlo il francese e l’inglese (e ovviamente parlo a gesti da tipico italiano), Herman parla le lingue orientali, Marc parla anche il tedesco.Ti svelo anche che fra di noi non comunichiamo soltanto in inglese, ma anche in francese, gran parte di noi lo parla molto bene.

PS  Abbiamo anche il “Neo Zelandese” nella band (Sam) 🙂

3) Passiamo a “Reaching Into Infinity”. E’ il disco numero sette per i Dragonforce ed arriva dopo il successo del live In The Line Of Fire. Cosa vi ha portato il DVD live che avete pubblicato al di là delle soddisfazioni di vendita ed il successo di pubblico?

Il DVD live è stato un passo molto importante per noi e per la nostra carriera di band, il tempo passa e noi evolviamo sempre di più, sia come musicisti, come uomini e come band ed eravamo arrivati al punto in cui volevamo dare ai nostri fans una prova tangibile di quanto li potessimo amare, rispettare e di quanto siano sempre stati importanti per noi. Volevamo regalare a loro una performance di alto livello, decidendo quindi di omaggiarli con uno show di grosse dimensioni, come facevano le grandi rockstar del passato, in maniera tale che loro stessi non potessero mai dimenticarsi di noi in futuro.

4) Secondo te “Reaching Into Infinity” è il disco che i fans si aspettano?

Assolutamente SI. Reaching Into Infinity è l’ennesima evoluzione dei DragonForce, un disco che sicuramente lascerà il segno nei nostri “Die Hard” fans e soprattutto in chi scoprirà i DragonForce con questo album.

5) Come ti sei trovato a comporre le canzoni con i tuoi compagni di avventura?

Mi sono trovato benissimo, mi hanno lasciato carta bianca e hanno lasciato che mi esprimessi nella creazione delle mie ritmiche, è stato un continuo sano confronto di idee, abbiamo lavorato tutti nella stessa direzione al fine di creare un prodotto che ci soddisfacesse. Direi che abbiamo fatto tutti un ottimo lavoro.

6) Qual è il brano più difficile che hai dovuto suonare?

Astral Empire e la cover di Evil Dead dei Death sono stati i brani più micidiali da registrare, avevo le gambe roventi alla fine delle sessioni di registrazione.

7) A ottobre vi vedremo in Italia: come ti sentirai a giocare in casa?

Non vedo l’ora di suonare in Italia, è sempre bello vedere tante facce di amici e conoscenti fra il pubblico, posso dirti che faccio parte di quella cerchia di italiani che stanno tanto all’estero e che sentono tanto la mancanza del proprio paese. Quando ritorno in patria mi si apre il cuore..e anche lo stomaco (finalmente!)

8) I Dragonforce sono famosi per la propria velocità di esecuzione. Oltre alla tecnica cosa c’è dietro questo stile e come l’hai adattato al tuo modo di suonare la batteria? Sicuramente martellando di bestia e…

Dietro alla mia tecnica batteristica c’è una vita salutare, tanto entusiasmo, ascolto tanto metal e ho sempre tanta voglia di migliorare le mie performance, sia onstage che sul mio drumkit, se mi facessi di droga o alcool non durerei neanche per mezzo show. Avendo sempre suonato metal quando sono sul palco sono contento, felice, rilassato e penso a godermi lo show e il pubblico. Le mani e i piedi vanno da sole, anche a velocità altissime.

9) Siete una band sulla cresta dell’onda da diverso tempo, quali obiettivi vi siete posti per il futuro?

Siamo una band in costante movimento e cambiamento, ci piace improvvisare e stupire i nostri fans in qualsiasi situazione, non so dirti come e quando per ora ma sono certo che ne vedrete delle belle in futuro.

10) Chiediamo spesso nelle interviste quali album sono stati importanti per un musicista e per il suo background. A te voglio girare la domanda al contrario: quali sono i dischi metal più brutti o che hai ascoltato malvolentieri in questi anni?

Posso dirti che ascolto soltanto dischi bellissimi, anche se non sempre volentieri! Per me la musica che ascolto varia in base al mio stato d’animo nel singolo momento in cui la ascolto. Spesso mi è capitato di scoprire di apprezzare improvvisamente album che ho sempre odiato in passato e, con ciò, concludo col dirti che per me non esistono album brutti o album belli, soltanto album che sono pronto o meno ad ascoltare.

 

 

 

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