King’s X: Intervista a Doug Pinnick

I King’s X sono una band fuori dal comune che, fin dal debutto ‘Out Of The Silent Planet’ datato 1988, è riuscita a lasciare un segno artistico profondo nella scena hard rock; tutto questo grazie ad una proposta immediatamente riconoscibile e dotata di quel ‘bonus a doppio taglio’ costituito dall’originalità. Nonostante la sfilza di album dal valore medio impressionante che il trio Texano è riuscito a sfornare con impressionante regolarità, il successo di massa, quello che fa vendere milioni di dischi e regala copertine su Rolling Stone, non è mai (o dovremmo dire ‘ancora’?) arrivato. Paradossalmente questo ha preservato intatto lo spirito della band e la dedizione di Ty Tabor -chitarra&voce-, Jerry Gaskill -batteria&cori- e Doug Pinnick -voce&basso- nei confronti della propria missione sonora. Proprio con Pinnick ci siamo ritrovati a discutere del recente ‘Black Like Sunday’, una raccolta di nuove registrazioni di brani risalenti agli albori del gruppo e finora inediti… Il cantante/bassista si è rivelato disponibilissimo e vitale come un debuttante, alla faccia del dato anagrafico che, incredibile a dirsi, lo vede ormai cinquantenne! E’ proprio vero che il rock’n’roll è un elisir di lunga vita dai poteri eccezionali, in certi casi… Allora Doug, direi che potresti iniziare spiegandoci i motivi di una scelta inusuale come quella di pubblicare un ‘nuovo’ album di canzoni ‘vecchie’…

“L’idea è stata quella di far conoscere al pubblico una serie di canzoni scritte nei primissimi anni di vita del gruppo, cose che neppure molti dei nostri fan conoscevano. Una sorta di ‘lezione di storia’ per divertirci e divertire chi ci segue, magari da non moltissimo tempo.” Avete modificato in maniera significativa i pezzi rispetto alle versioni originali?

“Molto poco: fondamentalmente abbiamo solo abbassato l’accordatura delle chitarre e cambiato qualche parola nei testi per farli suonare meglio. Il resto è piuttosto fedele agli originali. Questo ci ha permesso di impiegare meno di due mesi in studio per completare l’album.” ‘Black Like Sunday’ contiene parecchio materiale interessante, ma penso che alcuni episodi, per motivi diversi, siano più significativi: il primo è ‘Danger Zone’, che in virtù della sua melodia così Beatlesiana (vicina a ‘Let It Be’, anche se poi la canzone si sviluppa in altre direzioni), sembra quasi un modo per spiegare in musica da dove siete partiti…

“Ty e Jerry (rispettivamente chitarra e batteria dei King’s X. nda) mi ripetono sempre che molto di ciò che compongo suona ‘parecchio Beatles’, ma non penso mai consciamente a loro per ispirarmi. Fra l’altro sei il primo a farmi notare la somiglianza fra i due pezzi…(sogghigna divertito)Altro episodio degno di nota è ‘Screamer’, con melodie mediorientali ed atmosfere claustofobiche così diverse da quello che è il marchio di fabbrica della band…

“Si tratta di una delle primissime canzoni che abbiamo scritto insieme nella mia cucina, era il 1980 e questo spiega la differenza con il resto del materiale! L’unica canzone relativamente recente è ‘Down’ (una splendida ballata. nda), composta intorno al 1993 e destinata in origine al mio progetto solista Poundhound. Ty e Jerry hanno insistito moltissimo per averla su di un album dei King’s X ed alla fine la hanno avuta vinta!” A differenziarvi da tanti altri gruppi usciti dagli anni ’80, c’è anche il vostro costante essere in tour…

“E’ merito dei fan che continuano ad affollare i nostri concerti, indipendentemente da quante volte ci presentiamo davanti a loro. Non so perchè lo facciano, ma ne sono felice!(risata) In fondo suonare è il nostro mestiere, ma è sempre una bella sorpresa vedere che la gente ci segue e ci permette di essere ancora qui, a differenza di tanti altri musicisti sono spariti nel corso degli anni.” Parlando dei testi, ho sempre apprezzato l’onestà con la quale hanno continuato a riflettere i cambiamenti nel tuo modo di vedere vita e spiritualità, senza eccessive preoccupazioni per quello che potrebbe pensare chi ti ascolta…

“Esprimere direttamente ciò che provo è l’unico modo di scrivere che conosco, quindi posso solo fare così e sperare che l’ascoltatore lo apprezzi.

Quando ho iniziato ad occuparmi delle liriche dei King’s X ero molto ottimista nei confronti della vita e cercavo di dire alla gente come cambiare la propria esistenza: spesso e volentieri ‘puntavo il dito’ per indicare qualcosa. In seguito ho abbandonato quell’approccio e cominciato a vivere la mia vita, le relazioni con altre persone… Ho scoperto aspetti della natura umana e della religione che mi hanno reso disilluso, arrabbiato, depresso… Per questo i miei testi sono diventati sempre più oscuri. L’album ‘Dogman’ esprime la sensazione di tradimento da parte di Dio, della mia famiglia, della società che provavo all’epoca. Da quel momento ho combattuto per trovare la pace dentro di me, alla ricerca dell’amore per gli altri e della forza di credere in me stesso.” Parlando di ‘Dogman’ va detto che, oltre ad essere davvero bello, ha influenzato moltissimi musicisti dal punto della produzione e dell’impatto sonoro…

“All’epoca in cui lo abbiamo pubblicato, nessuno [nel nostro genere musicale] aveva ancora ascoltato un disco così sonicamente pesante e con un basso così presente. Un impatto del genere ha obbligato la gente ad ascoltare e pensare che era possibile uscire dai ‘normali’ confini della produzione e composizione hard-rock. Moltissime persone mi hanno detto che ‘Dogman’ ha cambiato tutto il loro modo di pensare alla musica, magari facendoli tornare indietro a ri-mixare e ri-equalizzare i loro dischi.” Cambiando discorso, c’è una tua dichiarazione (riportata sul sito ufficiale della band http://www.kingsxonline.com) che trovo piuttosto divertente ed interessante: ‘Un sacco di gente ha un problema con il rock’n’roll’. Gli attacca sempre un certo tipo di bagaglio. Sono qui per dire che si tratta solo di musica. E’ qui per me e per voi, quindi godetevela. Piantatela di cercare di dissezionarla – lasciate che vi faccia del bene.’ Anche se parlo di canzoni rock su di un web-magazine, trovo che sia un consiglio dannatamente saggio da parte tua…

“Quella frase è riferita a tutte quelle persone che in passato hanno speso un sacco di tempo discutendo della musica dei King’s X sulla base della mia vita personale, delle nostre credenze religiose o di altre cose che in realtà non avevano nulla a che vedere con la musica in sé: volevo invitare tutti quegli individui a piantarla ed a tornare a concentrarsi sulle canzoni. Per noi la musica è un modo per lasciar fluire le emozioni, non per esprimerle. Il punto focale sta nel suono, tutto il resto è secondario…” Anche se riferita alla vostra specifica situazione, credo sia una frase piuttosto adatta per indicare uno dei problemi della scena rock contemporanea, popolata da artisti che si fanno un nome ed un pubblico per ‘meriti’ che poco hanno a che vedere con la musica… Penso a Marilyn Manson che fa scoppiare polemiche (e pubblicità) a non finire, come di recente è successo qui in Italia in occasione del Gods Of Metal… Per politici, religiosi e discografici coinvolti, in situazioni del genere, la musica è solo una scusa…

“Penso che la musica sia una scusa per Marilyn Manson! Quello che dice e fa è di sicuro più grosso della musica che crea e che a me non piace molto. E’ interessato solo ad escogitare il prossimo trucco per vendere più dischi. Pensaci: se chiedi alla maggior parte delle persone qualcosa su di lui, quasi tutti sapranno dirti di chi si tratta, ma ben poco sulle sue canzoni. Manson vuole essere una Rockstar e fare parte della stessa categoria di Madonna, dei personaggi per i quali conta più la faccia della musica.” La vostra band si pone sul lato opposto: immagine zero, originalità come obiettivo…

“E’ una bella sensazione quella che si ottiene proponendo qualcosa di originale. La cosa triste è che questo comporta molti meno dischi venduti in America, dove la maggioranza del pubblico è abituata a sonorità molto facili ed immediate. I King’s sono piuttosto ‘difficili’ secondo certi parametri. (ride)

In generale trovo abbastanza noiosa la scena odierna negli Stati Uniti, con pochi gruppi in grado di distinguersi e creare arte… Penso ai Deftones, oppure agli Audioslave, che inizialmente mi avevano spiazzato visto che da loro mi aspettavo altro dalla somma Soundgarden+RATM: niente di nuovo, ma buono!” A proposito di ricerca e sperimentazione, tu e Ty avete l’abitudine di realizzare materiale in proprio con vari side-project: cosa pensi della sue sortite in solitario e cosa avete in serbo per il futuro?

“Sono molto orgoglioso del lavoro di Ty, ma devi tenere presente che siamo nella stessa band da venticinque anni e a volte è come tra fratelli, ovvero non ci si interessa moltissimo della vita fuori casa dell’altro! (ride) Per un ascoltatore esterno la differenza tra i vari progetti può sembrare maggiore, ma per me è solo Ty che continua a creare la sua musica con il suo stile…

Più che scambiarci i dischi solisti, pensiamo a suonare insieme, quando ci vediamo!

Per quello che mi riguarda, presto inizierò a lavorare con Bruce Franklin (chitarrista dei Trouble. ndr) al secondo album dei Supershine…” La notizia non può che farmi piacere, visto che ho amato molto il primo album, così ricco di melodie soul su di una base sabbathiana. La sensazione che mi dà è di luce in fondo al tunnel, anche nei momenti più oscuri…

“Beh, è la mia personalità.. sono un pessimista che finisce sempre con il chiudere su di una nota positiva, in qualche modo.” Dobbiamo aspettarci novità anche dai Poundhound?

“Ci sto lavorando proprio in questo periodo e sarà roba parecchio pesante. Sono convinto che sia tra le cose migliori che io abbia mai prodotto a livello personale, anche se so che moltissimi ascoltatori non saranno d’accordo con me!(ride) Grande groove e ottime canzoni: sono molto felice di come sta prendendo forma.” Ti riesce ancora facile comporre, dopo tutti questi anni?

“Ormai ho scritto migliaia di pezzi, quindi è diventata una sorta di lotta per evitare di logorarmi, sforzandomi sempre di proporre idee fresche e nuove. In qualche modo sembra che ci riesca ancora. Comunque ho intenzione di continuare a provarci a lungo…” A proposito di longevità, quale pensi sia il segreto di un matrimonio artistico così duraturo?

“Siamo stupidi!!!! (sghignazza senza ritegno!) Il fatto è che con il passare del tempo abbiamo imparato a conoscerci sempre meglio… E poi non è che stiamo ad analizzare di continuo la situazione, semplicemente lo facciamo. Essendo l’unica cosa che sappiamo fare, ci rendiamo conto di non avere altre alternative!” L’intervista si conclude con una fragorosa risata. Forse è un pizzico di senso dell’umorismo a fare la differenza fra un pessimista che scivola nella depressione ed un musicista che usa le proprie emozioni per creare grandi canzoni da regalare al prossimo. Un ‘prossimo’ che farebbe bene a prestare orecchio alla proposta dei King’s X.

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