Dødheimsgard: “A Umbra Omega” – Intervista a Vicotnik

“A Umbra Omega”: non soltanto un disco ma un vero percorso emozionale. La nuova opera dei Dødheimsgard ha tutte le carte in regola per imporsi come una delle uscite più significative dell’anno in corso. Finalmente abbiamo la possibilità di scambiare qualche parola con Vicotnik che ci racconta tutti i dettagli del nuovo album. I norvegesi sembrano aver ormai intrapreso un percorso in cui musica, liriche ed emozioni sono diventate un unicum inscindibile.

Per prima cosa grazie del tempo che ci concedi e complimenti per il nuovo album. Perdona la domanda prevedibile, ma abbiamo dovuto aspettare otto anni per ascoltare un nuovo album dei DHG. Cosa è successo in questo periodo tanto lungo?

Hey. Grazie dei complimenti. Sì, mi rendo conto che otto anni sono molti e non è semplice giustificarli. Ma vedi, quando lavori in una band devi avere un certo spirito di adattamento. Noi siamo un gruppo che preferisce fermarsi e lasciare che l’ispirazione maturi nel modo giusto, finchè non diventa certezza di avere per le mani della musica che può significare qualcosa di grande e differente nella tua discografia. E’ quasi impossibile elencare tutto ciò che è successo in questi otto anni e poi ci sono cose decisamente meno rilevanti di altre. I cambi di line-up sono sempre stati parte della storia problematica dei DHG e credo che lo saranno sempre. E’ difficile trovare le giuste personalità, individui con certe capacità tecniche e con la voglia di dedicarsi per lungo tempo al progetto. Per una band che se ne sta nell’ombra da più di vent’anni è impossibile prevedere quel che accadrà. Inoltre questa volta mi sono preso tutto il tempo per fare le cose nel modo migliore. Quando ho cominciato a comporre per il nuovo album ho cercato di tenere sempre ben in mente il suo predecessore e non è stato un compito facile cercare di mettere le canzoni da un territorio musicale familiare in un altro che non lo era per niente. Beh, poi alcuni anni sono stati spesi per dedicarsi ad altri progetti. Sommando il tutto, il tempo è passato ad una velocità tale che quasi non me ne sono reso conto.

Aldrahn è tornato nella band. Vuoi parlarci della sua decisione di rientrare nei DHG? Vuoi presentarci anche i nuovi membri, L.E Måløy al basso e Thunberg alla chitarra?

Aldrahn è tornato proprio nel momento migliore. Kvohst ha lasciato il gruppo per concentrarsi su altri progetti e il posto di vocalist era maledettamente vacante…Così, quando Aldrahn si è riproposto, mi sono trovato con alcune scelte possibili: lavorare ancora con la persona che aveva cantato su tutti i nostri dischi tranne uno, cercare un nuovo vocalist oppure cantare io stesso. Pensando alla storia della band, il rientro di Aldrahn era la soluzione migliore. Prima abbiamo discusso di cosa mettere sul piatto, poi lo abbiamo fatto e basta. Ho conosciuto Thunberg tramite un amico in comune. Mi ha stupito per le sue ottime doti di chitarrista ma anche per essere una persona con una gran voglia di conoscere e imparare nuove cose. Nel 2009 un ragazzo mi ha chiesto se avessi avuto del tempo libero per comporre degli effetti sonori per l’album della sua band. In quell’occasione, mentre lavoravo con loro, ho conosciuto L.E Måløy, una persona con un grande talento e un ottimo orecchio per le composizioni, arrangiamenti e produzione. Un musicista davvero versatile.

Trovo che “A Umbra Omega” sia un’evoluzione del sound dei DHG, che in fondo non è mai stato lo stesso. Più passaggi d’ambiente e psichedelici, meno elettronica, molta varietà e atmosfera. La voce è allucinata e gli strumenti suonano in armonica anarchia. Sei d’accordo? Vuoi aggiungere altro?

Beh, la tua definizione va senz’altro bene per l’album. Comunque credo che la gente possa ricevere sensazioni diverse ascoltandolo, tutte percepite in maniera esclusiva. Penso che l’ambient malinconica, le continue variazioni e le liriche misteriose aprano a una moltitudine di interpretazioni. Ma trovo che la tua definizione sia davvero accurata e non avrei altro da aggiungere.

“Umbra Omega” è una sorta di “blackened jazz” album. Lo dico perchè sembra che lasciate molto spazio all’improvvisazione. E’ corretto?

L’intero disco è stato pianificato ma è privo di strutture rigide, quindi c’è stato spazio per l’improvvisazione. Non avevo intenzione di fare un album di “blackened jazz metal”, ho solo cercato di mettere in musica le sensazioni che volevo evocare. Volevo che io stesso e soprattutto gli altri si sentissero come mi sono sentito io la prima volta che ho comnciato ad ascoltare questo tipo di musica. Certo se paragoniamo “A Umbra Omega” ai dischi dei pionieri del black metal, l’album è parecchio differente nella forma. Però, nella mia umile opinione, lo spirito è il medesimo. Un altro punto in comune tra “A Umbra Omega” e i primi dischi di black metal è il fattore sorpresa. Quando ho comprato i primi dischi dei Mayhem, Darkthrone, Burzum, Thorns, Necromantia, Masters Hammer, le cassette e i dischi, suonavano davvero diversi e originali. Tutti questi dischi erano un’estensione dei musicisti stessi.

Come descriveresti l’album in parole tue?

Non lo farò. E’ tutto lì. Nel bene e nel male, l’album parla da sè.

“A Umbra Omega” contiene delle canzoni dal minutaggio molto lungo. E’ un altro passo verso un cambiamento o tutto è accaduto naturalmente?

Come ho accennato prima, le tracce pensate per questo album erano molto diverse rispetto a ciò che poi sono diventate. La differenza principale sta nelle strutture. Devo dire che ero abbastanza soddisfatto di come suonavano le vecchie versioni, ma non mi sembravano abbastanza degne di entrare in quel maledetto buco nero. E ‘stato abbastanza strano cercare di raggiungere i pensieri e le emozioni astratte dietro una percezione della realtà interiore , per poi presentarli attraverso strofe e ritornelli. Suonava forzato e trattenuto. E così mi è sembrato chiaro che avrei dovuto invertire la formula per adattare testi, musica e tutto quanto andava correlato. Detto questo non è da escludere che in futuro io non torni a comporre delle strutture più tradizionali.

Di cosa parlate nei testi? Seguite un concept?

Le liriche hanno a che fare con degli argomenti specifici ma anzichè rivelarli si esprimono in modo del tutto astratto. Quindi vogliamo che sia l’ascoltatore/lettore a maturare emozioni e pensieri pertinenti alle situazioni descritte. Inoltre parlano anche di una trasformazione che avviene attraverso la distruzione di emozioni negative, perciò, pur essendo astratte descrivono una componente di oscurità ben tangibile. Da un punto di vista concettuale è stato importante concentrarmi su emozioni specifiche, proiezioni mentali, umori (sia musicalmente che a livello lirico) di modo che l’ascoltatore possa essere trasportato all’interno della sue mente e sia in qualche modo “costretto” ad elaborare dei processi mentali creati dalla musica. Quindi l’album è più o meno un compromesso tra le ambizioni degli autori e le capacità di immedesimazione degli ascoltatori che paradossalmente sono il più grande risultato che l’ambizione di una musicista possa raggiungere.

La copertina del Cd è molto simbolica. Una sorta di paesaggio nero e deserto e alla sua fine una piramide colorata esce dalla terra. C’è un messaggio dietro l’immagine? Magari una sorta di raggiungimento di un qualcosa di positivo dopo un duro viaggio?

Un’ottima interpretazione. E’ come una trascendenza, un divenire. Forse è anche qualcosa che è sempre esistito ma invisibile agli occhi senza aver intrapreso questo viaggio. Una distinzione tra lo spirituale e il terreno. Ancora una volta, la copertina è collegata al contenuto musicale e lirico ed è un meccanismo che trasporta in una realtà che appartiene al lato più nascosto della psiche.

Potremo seguirvi dal vivo in questo periodo? Proporrete magari i nuovi pezzi nel contesto di un festival estivo?

Sì, ci sarà la nostra partecipazione in alcuni festival, ma anche spettacoli singoli e un breve tour. Non riuscirei a menzionarli tutti, siamo davvero molto impegnati in questo periodo.

Non ultimo, vuoi lasciare un messaggio ai lettori di Metallus.it?

Grazie del tempo che vorrete dedicarci e dell’attenzione.

 

 

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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