Neaera: Divinità ritrovate – Intervista

I Neaera sono uno di quei gruppi che ti stupiscono raramente, ma che annoiano ancora meno. Fautori di un metalcore dalle diverse influenze, hanno appena pubblicato un debutto su Metal Blade che, se non fa gridare al miracolo, dà un po’ di sollievo ad una scena già decisamente inflazionata. Merito di tanta perizia tecnica, voglia di suonare e, come traspare da questa intervista con il bassista Benjamin Donath, molta passione e disponibilità.

Sicuramente siete un nome non ancora molto noto, soprattutto per gli ascoltatori italiani. Come e’ nata la band?

“In primo luogo ti ringrazio a nome di tutti per il vostro interesse! I Neaera sono nati nell’estate del 2003, prima di allora ci chiamavamo ‘The Ninth Gate’. All’inizio la band è nata come side project di una gruppo death-grind in cui militavano già tre di noi e che era stata fondata da Tobi (Tobias Buck, chitarra) e Sebastian (Heldt, batteria). Tobi mi ha chiesto di suonare il basso mentre a Benny (Benjamin Hilleke) è stato chiamato alla voce ed abbiamo immediatamente accettato. Dopo il primo show, Tobi ha chiesto a Stefan (Keller, chitarra) di unirsi a noi e la nostra lineup era completa. Abbiamo suonato molto dal vivo, fino a quando non abbiamo registrato giocato insieme un po’più di esposizioni ed abbiamo registrato nel febbraio 2004 un demo di sette tracce, poi ridotto a tre per mandarlo alle etichette. La Metal Blade si è interessata a noi ed il giorno dopo che ci ha convocato in sede abbiamo firmato. Il debutto l’abbiamo registrato nel mese di novembre 2004 con Mr.Andy Classen alla produzione ed uscirà il 5 aprile anche negli Stati Uniti”.

Da dove esce il nome della band?

Il nome originalmente deriva dalla mitologia greca. Ci siamo imbattuti in lui nel libro "Paradise Lost" e lo abbiamo trovato subito interessante, così abbiamo deciso di scoprirne di più. Abbiamo così scoperto che Neaera era una donna che è stata abusata ed oppressa per tutta la sua vita a causa del suo passato come schiava sessuale. Abbiamo pensato che questo fosse in grado di rappresentare molte delle cose difettose che si stanno verificando nel mondo in cui viviamo oggi”.

La vostra musica è collegata spesso con la proposta degli Heaven Shall Burn. Trovate così tante somiglianze anche voi con loro? E come reagite quando leggete questo genere di giudizi?

“Gli Heaven Shall Burn sono sicuramente una band che ci ha influenzato molto, non ci sono dubbi, così come e’ vero che siamo stati confrontati a loro già molte volte. Ci sono un certo numero di passaggi nelle nostre canzoni che probabilmente ricorderanno a molti ascoltatori il suono degli Hsb e, anche se personalmente penso che nella nostra musica che siano parti molto più veloci, è naturalmente un onore essere confrontati agli Hsb”.

Ho sentito molti passaggi nella vostra musica che mi hanno ricordato i rami più melodici del black metal. E’ una delle vostre influenze?

“Sì, e’ vero. Alcune parti nelle nostre canzoni che sono decisamente influenzate dal black metal. Personalmente, mi piacciono molto i Darkthrone, mentre Tobi ascolta Bathory e Forgotten Tomb. È una notevole fonte d’ispirazione sedersi tutto il giorno in una stanza e ascoltare black metal, ne emergono molte idee. Ma quella non è la nostra influenza principale. Penso che si possa tranquillamente dire che siamo influenzati da band death metal come At The Gates, Unanimated, Edge Of Sanity, Dismember, Bloodbath, Amon Amarth, Dark Tranquility e The Black Dahlia Murder, così come da act metalcore e hardcore, come Born From Pain, Hatebreed, Unearth e, come detto, Heaven Shall Burn”.

Ho notato che ‘From the Grief…” e ‘…To Oblivion’ sono strutturalmente collegate. C’è un concept unico dietro i testi dell’intero album?

“Le due canzoni sono collegate ma, come dici te, solo da un punto di vista musicale, visto che ‘From The Grief…’ è strumentale. E così come non c’è collegamento ‘lirico’ fra le due canzoni, non direi che il resto dell’album e’ un concept unico per quanto riguarda il contenuto delle lyrics. Si può invece dire che stiamo provando a occuparci di molti argomenti differenti in modi diversi, a livelli diversi. Da un lato ci concentriamo su argomenti ampi, quali la guerra, il genocidio, la religione, le politiche ecc. e dall’altro cerchiamo di scrivere canzoni che spostano l’ascoltatore su un piano più personale, provando ad avvertirli non lasciarsi intorpidire, di non lasciarsi intontire, perché troppe cose sbagliate stanno accadendo intorno a loro”.

Avete già avete pensato quale sarà la prossima direzione della vostra musica? Pensate di diventare ancora più aggressivi o di introdurrete parti più melodiche?

“Abbiamo già finito due nuove canzoni, una delle quali sta andando nella direzione di una maggiore aggressività. L’altra presenta diverse sfumature: a volte è molto hard, ma nella parte centrale ha uno stacco decisamente melodico metà. Attualmente stiamo lavorando ad una terza canzone che finora è assolutamente violenta e penso che quella è la direzione verso cui ci stiamo dirigendo.

A mio parere, attualmente, ci sono alcune buone band in Germania, ma ne vediamo molto poche che vanno in tour in Europa ed ancor meno in Italia. Siete pigri o che cosa?

“(Ride, ndr) No, naturalmente non siamo pigri, se fossimo pigri noi verremmo in Italia, faremmo un paio di show e passeremmo il resto del nostro tempo sulla spiaggia, hahaha… Seriamente, non posso parlare per altre band, però posso dirvi che stiamo lavorando duramente per ottenere il maggior numero di date tempo, ma non dipende solo da noi. Al momento non abbiamo ancora fissato uno schedule del tour ma spero di riuscire a venire anche in Italia, ci sono già stato e vorrei tornarci”.

Per concludere, ho notato che la Metal Blade sta dedicando molta attenzione alla nuova scena del metalcore. Come giudicate il lavoro della vostra etichetta?

“Penso che tu abbia ragione. Mettere sotto contratto band come Unearth, Born From Pain e Cataract sia stata la mossa giusta per Metal Blade. Per quanto ci riguarda, non potremmo essere più soddisfatti di così con la Metal Blade che ci sta facendo sentire totalmente a nostro agio e non una semplice band in mezzo a molte altre. Siamo riusciti anche a creare una rapporto personale con alcuni dei ragazzi, pensiamo di aver trovato l’etichetta perfetta per la nostra situazione!”.

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