Devin Townsend Project: “Transcendence” – Intervista a Devin Townsend

Mancano ancora pochi giorni è poi, finalmente, il nuovo disco del Devin Townsend Project (DTP) intitolato “Transcendence” sarà disponibile. L’istrionico musicista canadese ha composto quello che può essere considerato a tutti gli effetti come l’album più ambizioso della sua importante carriera, album nel quale Devin non ha mancato di riversare tutte le sue esperienza maturate nella sua vita vissuta sempre sopra le righe. In occasione dell’uscita di “Transcendence” abbiamo avuto il piacere di parlare con un uomo giunto all’apice della sua maturazione, come uomo e come musicista, estremamente riflessivo e consapevole di ciò che vuole.

Signore e signori la parola a Devin Townsend!

Ciao Devin, benvenuto su Metallus.it e grazie per quest’intervista

Ciao a tutti e grazie a voi.

Allora partiamo subito con il tuo ultimo lavoro, “Transcendence”. Cosa devono aspettarsi i tuoi fan da questo nuovo disco del Devin Townsend Project?

Credo che questo nuovo lavoro possa essere davvero considerato come la miglior versione di ciò che abbiamo provato a fare per molti anni con questa band. Credo che abbiamo il miglior sound, delle canzoni davvero forti, l’energia che abbiamo messo per realizzare questo disco è stata salutare. Credo che in un periodo come questo, in cui vediamo nel mondo ogni giorno rabbia, violenza e follia, la nostra è una bella affermazione. È un album pesante ma con un’anima positiva.

Abbiamo avuto modo di ascoltare l’album in anteprima e ci sono canzoni molto forti e intense come “Failure”, “Secret Sciences” o la title track. Cosa rappresenta per il Devin Townsend uomo e il Devin Townsend musicista quest’album?

Credo che ogni album che io abbia fatto, ogni progetto in cui mi sono cimentato è il risultato di ciò che mi è successo in precedenza, delle decisioni prese, della musica suonata. E anche questa volta non è stato diverso. Se penso a ciò che questo disco rappresenta per me probabilmente penso al significato del titolo stesso, trascendenza. Ripenso alle cose che mi sono successe in passato e che reputavo immodificabili, come il fatto che di voler avere sotto controllo tutto quello che succedeva nel gruppo, dal sound a tutto il resto. Invece, durante la registrazione di questo materiale, mi sono riconosciuto in quello che stavo scrivendo e ho deciso di mettere in discussione queste mie convinzioni, superare certi miei limiti e mi sono reso conto che giunto a quest’età volevo diventare la miglior versione di me stesso. E credo che questo sia il mio obiettivo, essere la miglior versione di me stesso. Essere migliore di quanto non sia mai stato in passato. Voglio essere più forte, più propositivo di quanto sia stato fin qui. E credo che questo sia un primo ottimo passo verso questa direzione.

Questo disco arriva quasi in contemporanea con l’uscita della tua biografia, “Only Half There”. Che sia stata quest’ultima uno spunto di riflessione sulla tua vita che ti ha portato poi a intraprendere questa direzione?

Credo che si tratti solo di un caso. Quando ho iniziato a scrivere il mio libro ho iniziato a farmi delle domande del tipo ‘A cosa potrebbe servire?’. È una necessità, credo ci sia bisogno di parlare del proprio stato emozionale e mai come in precedenza credo che parlare di questa situazione è importante. E sono portato a pensare che alla lunga sia più una mia necessità di parlarne che non una necessita della gente di conoscere la mia vita. È qualcosa fatta per me stesso. Sia nell’autobiografia che nel disco ho fatto un grande lavoro di introspezione in fase di scrittura su tutta la mia vita, sulle mie emozioni. Non so quanto sia stato realmente intenzionale ma credo che queste due opere rappresentino dove sono oggi, quello che sono oggi.

Qual è la tua idea di trascendente? E non parlo solo della tua idea di Dio o di religione ma ciò che volevi trasmettere quando hai scelto questo titolo.

Credo che sia davvero semplice. È davvero facile per le persone considerarsi davvero intelligenti. Ma non credo che sia così amico mio [Ride, N.d.R.]. Sai, credo che il bisogno di proteggere noi stessi, la necessità di trasmettere agli altri sicurezze, il fatto di avere delle risposte o essere connessi con qualcosa di più definito, sia uno strumento che utilizziamo per affrontare e risolvere i problemi. La mia idea, che poi è alla base di “Transcendence”, è che dobbiamo entrare più in confidenza con il fatto che spesso dobbiamo arrenderci all’evidenza e che non siamo così intelligenti come pensiamo di essere. Riconoscere che siamo tutti parti di qualcosa di più grande di noi, qualcosa che include gli universi, i pianeti, gli animali, le piante e tutto ciò che esiste. Credo che sia più una questione legata all’idea che ci sono cose di cui non so nulla. L’unica cosa che io possa fare, soprattutto giunto a quest’età, è provare a fare di me stesso una persona migliore. Provare a essere più onesto con me stesso dicendomi che ci sono cose che mi creano problemi. E sto lavorando su queste situazioni, sto provando a cambiare, non dico diventare perfetto ma perfettibile. Nello specifico, quando ho scritto il mio libro ho avuto modo di passare al vaglio quello che ho fatto nel passato, le scelte che ho preso. Adesso guardo al risultato di quelle scelte: se mi piace continuo su quella via altrimenti la cambio. Questo per me è il significato di trascendenza. Non è qualcosa di spirituale, ma più qualcosa legato al concetto di causa/effetto, quello che vuoi e quello che fai per ottenerlo.

Passando, adesso, ai testi di questo disco dove hai trovato l’ispirazione per realizzarli?

L’ispirazione l’ho trovata mettendomi a scrivere tanto. Le parole nascevano nel momento in cui le scrivevo. In passato avevo molta più paura di parlare di quello che sentivo, degli aspetti della mia vita. E non so dirti il perché ma ero più attento nell’utilizzare le parole, nell’aprirmi, nel parlare di ciò che sentivo dentro di me. Ecco, sono stato molto attento con le parole nel corso degli anni mentre in “Transcendence” ho usato davvero molte parole. Il testo di una canzone come “Secret Sciences” è nato in una mattinata dopo che ho letto queste parole nel giornale. I testi, comunque, sono immediati e tradizionali, funzionali per quello che io volevo dire e trasmettere.

Sotto l’aspetto musicale, invece, quest’album presenta qualche elemento innovativo o è la naturale prosecuzione di quanto fatto in precedenza?

Credo ci sia sempre qualcosa di nuovo perché le cose cambiano album dopo album. Posso dire che in quest’ultimo lavoro sono riuscito a ottenere lo stile che ho ricercato per molti anni. Credo che anche sotto quest’aspetto, come per i testi, ci sia stato qualcosa che mi ha ispirato e spinto a realizzare qualcosa di diverso. Dopo aver suonato alla stessa maniera per molti anni mi sono annoiato e mi sono detto ‘basta, non voglio suonare le stesse cose un’altra volta’. Volevo realizzare qualcosa di sinfonico, volevo suonare il basso nella band, volevo suonare brutal, volevo suonare qualcosa di meraviglioso e diverso, con persone diverse. È un poco come succede in un matrimonio dopo un paio di anni. Sei stanco, vuoi conoscere altre ragazze, vuoi fare qualcosa di diverso. Hai la possibilità di scegliere e ci sono dei vantaggi se decidi di cambiare e fare qualcosa di diverso. Per me è stato importante cambiare perché come benefit ho capito molte cose su me stesso. Quindi con questo album, al di là del tipo di suono che sono riuscito a ottenere, ho lavorato in maniera nuova sull’approccio, collaborando con la band, con tutti, arrivando a qualcosa di davvero buono, onesto, davvero vicino a quello che io volevo realizzare.

Nell’intro della title track sentiamo dei cori celestiali, come se ci trovassimo in una chiesa. Parli di questo tipo di approccio nuovo?

Esatto, è di questo che parlavo. Sono 25 anni che faccio questo lavoro e voglio sempre aggiungere qualcosa di diverso per non ripetere quanto proposto in precedenza. Volevo realizzare qualcosa che suoni sempre alla grande, che sia come voglio io. Le persone che capiranno quello che voglio fare e che seguiranno ciò che sto facendo, apprezzeranno questo disco per molti anni così come lo apprezzo io.

Nel sentirti parlare di “Transcendence” ti sento davvero felice per questo nuovo album. Dalle tue parole si avverte la tua energia, la tua maturità e questo nuovo approccio alla vita.

Assolutamente sì. La cosa che più mi rende felice è che mi piace quello che sto facendo. Mi sto divertendo. Sono 25 anni che faccio il musicista e realmente volevo realizzare qualcosa di sinfonico, qualcosa di pomposo, grande, di nuovo. I DTP sono davvero un’ottima band, facciamo degli show fantastici e abbiamo del materiale davvero cool. E credo che questo sia possibile solo se suoni continuamente, se lavori con costanza puoi raggiungere questi risultati. Questi grandi risultati. Ho ascoltato il disco dopo averlo terminato mentre ero in vacanza, su di una spiaggia, e durante l’ascolto mi ripetevo ‘è davvero bello, sono felice’ perché il disco suona esattamente come avrei voluto, come il risultato intenzionale di voler trasmettere felicità e gioia a chi lo ascolta. Ed è stato qualcosa di così semplice da realizzare. È una gioia per me ascoltarlo e vorrei che lo fosse anche per tutti quelli che lo acquisteranno, vista anche la tremenda situazione nella quale stiamo vivendo.

La domanda potrà sembrare retorica ma attualmente stai lavorando anche su altro materiale o sei concentrato solo sui DTP?

Mi conosci amico, per me è impossibile stare fermo [Ride]. Non posso aspettare che “Transcendence” sia pubblicato per dedicarmi ad altri progetti. Posso dirti che sto lavorando molto su un progetto sinfonico, una sinfonia, e credo proprio di poter affermare che si tratti del progetto più ambizioso e importante che io abbia mai realizzato, qualcosa di totalmente diverso da quanto fin qui scritto. È un progetto molto costoso, credimi. Mi sono dato un anno di tempo per realizzarlo. Anche perché ho il computer completamente pieno di materiale, gli hard disk stanno scoppiando. Credo che dopo il tour possa dedicarmi pienamente a questo progetto.

A breve sarete in tour che vi porterà in giro per il mondo. Che reazioni ti aspetti di ricevere dai fan nei confronti del nuovo materiale?

Sì, il tour partirà a breve e non vediamo l’ora di suonare il nuovo materiale. Abbiamo lavorato duramente per realizzarlo e non vediamo l’ora di condividere queste canzoni con i nostri fan.

Potrebbe essere questo il tour che pone la parola fine alla DTP?

Forse [Ride]. Dopo ogni album penso che l’esperienza della DTP sia conclusa salvo poi ricredermi. Questa volta però credo che l’ultimo album possa essere la maniera perfetta per concludere questo progetto. Ad essere onesto, credo che questo possa essere considerato come il miglior album della band, l’apice compositivo. E questo mi spinge a pensare che sia davvero giunta l’ora di spingermi verso qualcosa di diverso.

Devin Townsend Project - Transcendence

 

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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