Devilment: “Full Dark, No Stars” – Intervista a Dani Filth

Dani Filth, leader dei Devilment e dei Cradle Of Filth è un artista completo, impegnato, che cerca con la sua musica di raccontare storie e suggestioni. Il nuovo album dei Devilment è anche questo. Una raccolta di storie in musica, di suggestioni. Abbiamo parlato con il cantante inglese a pochi giorni dall’uscita di “Devilment II: The Mephisto Waltzes”. Questo è il racconto di una chiacchierata in bilico tra musica e cinema.

“Devilment II: The Mephisto Waltzes” è un grande passo avanti per voi come band. Puoi raccontarmi come è nato il disco a partire dallo split con Daniel Finch fino a tutto il processo di songwriting?

Partiamo dal dire che parlare dalla separazione con Daniel è ormai una cosa non più necessaria. È avvenuto tutto in maniera piuttosto bizzarra e molto rapidamente. Quindi tutto qua. Abbiamo inserito un secondo chitarrista per un periodo, Sam S Junior, come una sorta di prestito dai Savage Messiah. Ma ora è tornato in seno alla band originaria. È stato con noi per i festival estivi passati, per alcuni show e niente di più. Il disco è stato scritto praticamente da noi Devilment sopravvissuti. Il disco è stato anche in questo caso registrato ai Grindstone Studios, che già avevamo utilizzato per registrare il primo disco e per registrare del materiale con i Cradle Of Filth. Ancora una volta abbiamo lavorato con Scott Atkins. Con questo nuovo album abbiamo cercato di “sconfiggere” le debolezze del primo. Praticamente siamo andati avanti comprendendo quello che doveva essere migliorato. Siamo molto orgogliosi, perché il lavoro che abbiamo svolto è stato molto intenso. Abbiamo letteralmente fatto a pezzi le canzoni per poi ricostruirle più forti. È il lavoro di una band, che dimostra che il nostro nuovo album non è una questione di vanità personale dei membri dei Devilment.  Non è qualcosa che muore dopo il primo ascolto o dopo pochi album.

Ho molto apprezzato il disco, trovando delle trame di chitarre molto più complesse, così come molto più complesso è apparso il disco a livello musicale, rispetto al vostro disco di debutto. Cosa ne pensi?

Dal punto di vista musicale è evidente che siamo cresciuti, siamo evoluti. C’è molta carne al fuoco in questo disco. Ci sono parti più thrash, ci sono momenti più “classicheggianti” anche dal punto di vista delle armonie, c’è un brano come “Hitchcock Blonde” che ha passaggi nu metal spruzzati da industrial-ambient…insomma ne siamo orgogliosi. È un mix che ci soddisfa e siamo riusciti ad inserire dentro anche dei passaggi punk! Abbiamo lavorato duramente per farlo suonare come un disco dei Devilment, abbiamo percorso una strada complessa per riuscirci. Ogni canzone ha il suo carattere ed è diversa da quella precedente e da quella successiva. Non c’è una canzone che permette di descrivere che tipo di genere facciamo perché sono convinto che questo sia un album davvero consistente.

Hai proprio fatto riferimento ad una delle canzoni più interessanti del disco “Hitchcock Blonde”. C’è qualche tratto che lega questa canzone all’opera del geniale regista inglese?

Diciamo di sì. E’ ispirata dalla storica infatuazione del regista nei confronti di certe donne “problematiche” – per così dire – tipiche dei suoi film. Forse più che infatuazione possiamo parlare di ossessione ed il video della canzone rappresenta secondo noi questo tratto del regista. Non ti so spiegare come siamo arrivati a questo tema specifico, ma penso che come Devilment abbiamo sempre cercato di trovare un tema o una suggestione che potesse soddisfarci tutti.

“Full Dark, No Stars” è la canzone che più mi ha colpito. Credo possa essere definita come “dark-ballad”. Cosa mi sai dire di questa canzone dal punto di vista delle liriche?

Il titolo fa riferimento da una antologia di Stephen King (Raccolta di racconti dello scrittore americano pubblicata anche in Italia con il titolo “Notte buia, niente stelle” nel 2010 NDA.). E’ una canzone che parla di una oscurità imminente, quasi oppressiva, e credo che un titolo del genere ben si adatti al testo scritto. È una canzone alla quale ha collaborato anche Lauren (Francis, tastierista della band NDA.), e credo che la collaborazione abbia funzionato davvero bene. Ha quasi una sensibilità pop, per così dire, ma chi leggerà non deve essere fuorviato da queste parole perché è davvero una canzone heavy. È una canzone che racconta di come “superare” l’oscurità. È quasi una canzone con un messaggio positivo.

Puoi parlarmi della canzone “Dea Della Morte”? Sembra quasi che la canzone parli di uno dei personaggi di Dario Argento…

Come saprai ho scritto in collaborazione con Claudio Simonetti il brano “Mater Tenebrarum” che era sui titoli di coda de “La Terza Madre”, il terzo film dedicato alla saga di Argento iniziata con “Suspiria”, proseguita con “Inferno” e poi conclusa con il film del 2007. Ma in questo caso la canzone è stata ispirata dalla cover dell’album. La protagonista dell’artwork sembra danzare con la morte e quindi è anche collegata al titolo dell’album. Possiamo definire la canzone come una fiaba indotta dalle droghe. In ogni caso il titolo della canzone secondo noi ben si adattava alle musiche e al contesto del disco.

Parliamo dell’artwork allora, perché sembra anche che ci sia quasi un tributo all’immaginario di Tim Burton…e soprattutto una sorta di tributo ai costumi di Eve Green nell’imminente “Miss Peregrine’s Home For Peculiar Children”….

No, assolutamente. Non c’è un tributo al nuovo film di Burton perché ovviamente ancora non l’ho visto e non abbiamo potuto trarre ispirazione. Ci sono delle similitudini magari con qualcosa che già abbiamo visto in “Penny Dreadful” ma Elena Vizerskaya (autrice dell’artwork e già autrice di opere anche per i Cradle Of Filth NDA.) ha fatto davvero un lavoro perfetto. Realistico, fantastico al tempo stesso e reale quasi come una foto. Il lavoro di Elena ci ha ispirato anche per quelle due canzoni che al momento di entrare in studio non avevamo completato. Ci sono degli omaggi nel disco perché il titolo dell’album “The Mephisto Waltzes” è stato ispirato anche dall’opera del compositore Franz Liszt, non solo dall’artwork di Elena. I 4 “Mefisto Valzer”. Poi c’è anche una sorta di tributo, o omaggio se preferisci, a Danzig visto che quasi citiamo il suo secondo disco “Danzig II: Lucifuge”. E non dimentichiamo la canzone dei Misftis “Mephisto Waltz” ispirata ad un film horror americano degli anni 70.

Hai citato i Misftis. Hai citato Danzig. Non posso non chiederti il tuo parere sulla reunion portata in scena recentemente dalla band americana!

Penso sia una cosa fantastica. Un po’ di tempo fa parlai con il manager di Glenn e gli dissi che era una cosa che doveva essere fatta. Sono davvero un loro grande fan.

Torniamo ai Devilment. C’è speranza di vedervi dalle nostre parti?

Penso proprio di sì. Penso che si potrebbe concretizzare il tutto con l’apparizione in qualche festival.

E per quanto riguarda il nuovo album dei Cradle Of Filth?

Sì, il successore di “Hammer Of The Witches” uscirà il prossimo settembre. Ci stiamo proprio lavorando in questi giorni. Martin – Škaroupka nda.- inizierà a registrare la batteria verso la fine novembre ed il disco sarà consegnato alla casa discografica entro la seconda settimana di maggio.

In tutta questa mole di impegni so che non hai abbandonato la carriera da attore. Ti calerai nel ruolo del Dottor Lon Carlson, guidato dal regista Matthan Harris, all’interno del film “Baphomet”. Ci racconti qualcosa?

E’ una piccola parte. Il regista è venuto in Inghilterra data la mia impossibilità nel raggiungerlo a Los Angeles, ed abbiamo registrato la mia parte in una stanza d’albergo. È stata una bella giornata, anche se non è stata una grandissima parte.

Dani, siamo ai saluti finali…..

Non vedo l’ora di ritrovare i fan italiani. Non vedo l’ora di poter suonare con i Devilment e con i Cradle of Filth nel 2017 dalle vostre parti. È sempre un piacere tornare in Italia.

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Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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