Devil You Know: “They Bleed Red” – Intervista a John Sankey

In contemporanea all’uscita del secondo album dei Devil You Know, “They Bleed Red”, abbiamo raggiunto John Sankey (Divine Heresy, Fear Factory), per parlarci un po’ di questo supergruppo fra le cui fila militano fra gli altri Howard Jones (Killswitch Engage) e Francesco Artusato (All Shall Perish): tutto su di loro e sul nuovo CD.

Ciao John! Benvenuto su Metallus! Come stai?

Ciao! Tutto bene, grazie.

Allora, cosa puoi dirci di questo nuovo album “They Bleed Red”, a partire dalla scelta del titolo?

Howard è venuto fuori col titolo e sostanzialmente significa che non importa quanto una persona si senta sola o alienata, in mezzo alle proprie lotte, perché tutti ci siamo dentro e un sacco di persone sono nella stessa situazione nella vita. Siamo tutt’uno e sanguiniamo rosso! Nonostante sia un titolo che suona oscuro, porta anche un messaggio positivo: è importante per noi dare un concetto di speranza e offrire un significato profondo al quale ognuno possa relazionarsi.

Quali cambiamenti e miglioramenti ci sono stati rispetto alla registrazione del primo vostro album, “The Beauty Of Destruction”?

Innanzitutto posso dirti che prima di incidere “The Beauty Of Destruction” non avevamo mai suonato live come band, per questo penso che ora siamo più affiatati, considerando che siamo stati un sacco in tour negli ultimi due anni. Questo ha aiutato la nostra musica a crescere e a instradare il nuovo materiale in una certa direzione. Abbiamo lavorato col produttore Josh Wilbur per questo CD (Lamb Of God, Trivium, Hatebreed, fra gli altri), che ha saputo cogliere il suono che volevamo e mixarlo per dare vita alla nostra musica.

“Stay Of Execution” è l’ultima canzone scritta e probabilmente è la più brutale: è stato intenzionalmente così, perché volevate sentirvi più liberi e suonare senza limiti o è venuto così per caso?

Sinceramente era nostra intenzione perché pensavamo di aver bisogno di una traccia molto pesante e veloce per completare il CD. In realtà quella canzone salta fuori da “scarti” che io e Francesco non avevamo usato per canzoni demo che avevamo composto. Ho messo queste idee da parte e fatto un ulteriore demo, io e lui abbiamo lavorato un po’ sulle parti, cercando di rifinirle, e composto la canzone finale: una volta che Howard ha scritto il testo la canzone suonava alla grande e noi siamo stati contenti.

Una delle bonus tracks è la cover di “The Eye Of The Tiger” (dei Survivor, famosa per essere parte della colonna sonora di Rocky III) : perché?

Sinceramente è stata un’idea del nostro manager: all’inizio, quando ce l’ha suggerita, ci siamo messi a ridere, ma quando abbiamo cominciato a suonarla devo dire che il risultato era molto buono, così abbiamo deciso di includerla come bonus track. Eravamo tutti grandi fan dei film di Rocky e ci è sempre piaciuta quella canzone, così è stato molto cool riuscire a farla come cover col nostro stile.

Ho trovato il video di “The Way We Die” mooooolto interessante: da dove è venuta fuori l’idea? E’ stato divertente girarlo?

Hahaha, sì, è stato molto divertente e abbiamo passato dei bei momenti! Il concetto principale era di fare qualcosa di totalmente inaspettato e sarcastico. Gli strip club e il porno non hanno niente a che vedere con la canzone ed ecco il motivo per cui lo abbiamo fatto! Anche qui è stata un’idea del nostro manager, perché sapeva non avevamo intenzione di fare un altro tipico video dove si vede la band che suona. Di sicuro ha avuto un grande impatto e l’attenzione da parte di molta gente, così per noi riuscito bene nell’intento!

In generale “They Bleed Red” è un mix completo di influenze: hard e melodico, forte e calmo in una maniera molto organica. Potresti dirci in che maniera è stato composto e registrato, rispetto all’album precedente?

Abbiamo soltanto scritto ciò che sentivamo e le canzoni si sono evolute in qualcosa di più pesante e più aggressivo rispetto alla prova precedente. C’è molta dinamica e differenza di suoni perché ci piace sperimentare, pensiamo che questo renda la musica interessante. La musica pesante di sicuro ci si addice ma vogliamo mixarla con qualcos’altro e provare nuove cose cercando di non risultare prevedibili. Quando abbiamo scritto e registrato il primo album eravamo una band nuova che non aveva mai suonato insieme dal vivo, come ti ho già detto, così stavamo ancora cercando la nostra direzione. Penso che ci siamo tutti sentiti più sicuri in studio, stavolta, non ci siamo preoccupati nello scrivere qualsiasi cosa ci piacesse e che volevamo, senza stare a pensare cosa avrebbe detto la gente.

Sembra che ultimamente ci siano un sacco di “superband” in giro: perché, secondo te? Forse per sentirsi più liberi nel suonare qualcosa che piace con vecchi amici?

Adesso è molto facile creare musica, con tutto il software per computer a disposizione, e spedirla attraverso internet, così non è più necessario trovarsi nella stessa stanza con gli altri membri della band per comporre e suonare. Penso che questo sia uno dei motivi principali. D’altra parte c’è un grande senso di cameratismo nella musica metal, dunque è bello avere progetti diversi con amici.

Cosa puoi dirci riguardo i testi di questo album? C’è una canzone che ti sta particolarmente a cuore? Perché?

Howard ha scritto tutti i testi: lui scrive in maniera molto personale, spesso riguardo le sue esperienze e lotte, dentro le quali molte persone si riconoscono. Penso che il testo di “Let The Pain Take Hold” sia fantastico e che la canzone sia uno dei pezzi migliori del CD. Mentre Howard stava registrando questa canzone io a un certo punto mi sono alzato e uscito dallo studio, a un certo punto, perché ho provato un sentimento intensissimo a sentirlo cantare quelle parole, molto dolorose ma anche confortanti.

Suonerete presto in Italia coi Papa Roach e i Five Finger Death Punch (in realtà il concerto è stato annullato a causa dell’allarme terrorismo internazionale): vi piace suonare qui? Pensi che tornerete nel 2016?

Certo, amiamo l’Italia! Abbiamo suonato qui con le altre nostre band ma è la prima volta per i Devil You Know e siamo molto eccitati! DI sicuro torneremo nel 2016!

Ok. Grazie mille per il tuo tempo, John. Puoi lasciare un messaggio ai vostri fan italiani.

Ascoltate “They Bleed Red” e venite a vederci dal vivo! Grazie del vostro supporto!

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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