The Ocean: Determinazione hardcore – Intervista a Robin Staps

Interessante chiacchierata con Robin Staps, mente dei The Ocean, che si dimostra una persona molto interessante e poliedrica, oltre che estremamente determinato nel portare avanti le proprie idee e il proprio progetto di hardcore intricato e complesso. Come mai vi definite un collettivo? anche il vostro sito si chiama theoceancollective.com. Che differenza c’è con un gruppo normale?

“Si riferisce alla struttura e all’organizzazione: è vero che abbiamo una line-up fissa, ma ci sono molte persone per così dire associate, che partecipano quando hanno tempo e danno il loro contributo. Ad esempio i musicisti classici non sono sempre con noi dal vivo, ma non sono dei session man, fanno parte del collettivo. Stessa cosa per i web designer e per le persone che si occupano della parte video: vengono in sala prove quando suoniamo, girano con noi, insomma fanno parte della famiglia a tutti gli effetti.”

Come nasce una canzone dei The Ocean? Anche in questo siete un collettivo?

“No, decisamente no. Sono io che scrivo tutti i brani: programmo la batteria, ci registro sopra le parti di chitarra e di basso e poi sottopongo il brano agli altri. Se non piace viene scartato direttamente, se invece gli altri lo apprezzano si inizia a lavorarci sopra tutti insieme. In questo momento diventa collettivo, nel senso che ognuno fa le proprie proposte, aggiunge le proprie modifiche, si dilatano alcune parti, altre vengono eliminate e nasce il pezzo nella sua forma definitiva.

In precedenza abbiamo tutti lavorato in band che componevano jammando tutti insieme, ma nessuno era particolarmente soddisfatto di questo. In sala prove ti diverti, bevi birra, suoni e sembra che sia tutto bello, ma poi quando poi riascolti quello che hai suonato è spesso molto deludente, e non si arriva a nulla. Per cui siamo tutti d’accordo a fare nascere i pezzi in questo modo. Alla fine scrivere i pezzi è una cosa molto importante, ma non è l’unica cosa che fa vivere una band, ognuno ha una sua parte che si aggiunge al songwriting e che rende il gruppo quello che è.”

Aeolian‘ viene definito il fratello cattivo del precedente ‘Fluxion’. Sono stati registrati insieme, come mai la scelta di fare questa divisione?

“Noi avremmo voluto fare un album doppio, ma la casa discografica ci ha detto che non era possibile per ragioni economiche, e quindi abbiamo deciso di fare due album. Ci sono state molte discussioni su come fare questa divisione, e alla fine abbiamo deciso di mettere i pezzi più atmosferici su ‘Fluxion’, e quelli più violenti e aggressivi su ‘Aeolian’. In questo modo i due dischi hanno una loro personalità e sono due entità che vivono di vita propria, cosa che non sarebbe successa se avessimo diviso i pezzi in maniera più casuale.”

Come vi è venuta l’idea di coinvolgere così tanti cantanti? E in tutto questo non c’era lo spazio per una voce melodica per variare un po’?

“Non su questo disco, decisamente, visto che è il gemello aggressivo. In generale ci piace considerare la voce come un altro strumento, per cui non la vogliamo troppo in primo piano: ci sono già le chitarre che creano molte linee melodiche, mentre ci piace usare le voci per dare dinamismo.

Abbiamo visto che su ‘Fluxion’ la voce era un po’ monocorde e noiosa sulla durata del disco. Non per un demerito particolare di Meta, ma è la natura stesa del cantato hardcore a non dare molte possibilità di variare. Per questo abbiamo deciso di utilizzare tanti cantanti diversi, per movimentare un po’. Abbiamo cercato a Berlino ma non siamo riusciti a trovare nessuno che cantasse in questo modo, così ci è venuta l’idea di chiedere ai cantanti dei nostri gruppi preferiti, e loro hanno accettato. E’ per questo che tra gli altri hanno collaborato con noi i cantanti di Breach, Coalesce e Converge.

Trovo che non ci sia bisogno di avere un cantato melodico nella musica aggressiva, anzi spesso trovo che in molti gruppi metalcore la voce melodica rovini i brani, rendendoli troppo ruffiani. Quindi non credo che in futuro useremo molto cantato pulito. ”

C’è stata una grossa attenzione a grafica e booklet, l’avete curata voi stessi? Da dove viene l’ispirazione per la grafica ottocentesca?

“Sicuramente non volevamo fare qualcosa di troppo ovvio, che renda evidente che si tratta di musica pesante già dalla copertina. Era già stato così per ‘Fluxion’, dove c’erano pesci vivi in copertina, mentre poi dentro c’erano foto di pesci morti. In questo caso abbiamo curato molto il packaging, che avrà una sovracopertina di cartone bianco con fregi dorati, e all’interno due diversi tipi di carta.

Non so bene perchè alla fine sia uscita questa cosa di ispirazione ottocentesca, se ne è occupato Martin Kvamme, ce l’ha proposta e a noi è sembrata perfetta. E’ la prima volta che ci rivolgiamo a qualcuno di esterno al collettivo per la grafica, e del resto è la prima volta che abbiamo un budget destinato all’artwork; quindi abbiamo deciso di contattare Martin, che è uno dei nostri grafici preferiti (ha lavorato molto per i vari progetti di Mike Patton) per avere qualcosa di diverso, e siamo davvero molto soddisfatti.”

Ci sono anche parecchie citazioni letterarie (Poe, Rimbaud) che in qualche modo richiamano il layout da rivista letteraria ottocentesca del libretto. E’ stata una scelta voluta?

“In effetti non ci sono dirette connessioni tra l’artwork e quelle citazioni, ma in effetti si adatta perfettamente. Le ispirazioni sono diverse, infatti per quanto riguarda Poe abbiamo usato un poema intero come testo perchè ci pare che rifletta perfettamente l’atmosfera della canzone, mentre con Rimbaud l’ispirazione è più al personaggio, diciamo che sono più attirato dalla sua vita personale che non dalla produzione letteraria in senso stretto. Rimbaud infatti ha vissuto in pieno la sua breve vita, viaggiando in giro e vivendo più esperienze nei suoi 37 anni di quante ne vivano molte persone che vivano il doppio. E per me questo è molto importante, meglio bruciare velocemente ma fare una vita ricca e intensa. Bisogna vivere la vita in pieno, non guardare indietro.”

Questo suona molto rock’n’roll, ‘live fast, die young’

“Ha ha ha, in effetti è vero, diciamo che è il nostro tributo al rock’n’roll!”

Le citazioni letterarie sono un tentativo di conciliare la cultura ‘alta’ con una musica di strada come l’hardcore?

“Si, mi pare una idea interessante anche se non è studiato a tavolino. Mi è venuto naturale inserire i miei interessi nello scrivere i testi; bisogna tirare la testa fuori dal ghetto, non si può rimanere intrappolati nella autoreferenzialità della musica estrema. Anche perchè nel corso della storia ci sono molte forme d’arte e persone che hanno avuto le stesse ispirazioni che ha la musica estrema, e la mia ricerca va in tal senso, nel trovare figure artistiche che possano avere avuto delle ispirazioni simili alle mie. Certo preferirei considerare anche i The Ocean come cultura ‘alta’, e eliminare la contrapposizione! Ha ha ha…

Comunque trovo che questi artisti fossero spiriti con la stessa mentalità. Certo sono finiti male, ma non è questo il punto, anche se probabilmente è un riflesso di quello che cercavano, un risultato delle loro sfide lanciate senza mai arrendersi.”

‘Necrobabes.com’ invece è totalmente agli antipodi rispetto a questa attitudine retrò, una tematica moderna e estremamente disturbante.

“Esatto, ovviamente non stiamo solo a guardarci indietro, ci sono ispirazioni attuali come questa. La canzone parla di questo sito che mostra cadaveri di donne, e persone intente a farci sesso a masturbarsi alla loro vista. Questo mi ha molto colpito, e la canzone parla di come le persone cerchino di avere potere sulle altre, fino ad arrivare alla sopraffazione, alla violenza sessuale e all’omicidio. Penso che questo sia conseguenza della nostra società consumistica, che ci espone a desideri irrealizzabili, siamo circondati da immagine di donne bellissime, nude e irraggiungibili. Questo desiderio irrealizzabile porta alla frustrazione e da qui nasce la ricerca del potere, la tensione a sfruttare e a trattare male e sfruttare gli altri così come ci si sente sfruttati e trattati male. E questo vale tanto per il sesso quanto, che so, per le macchine costose o per i vestiti, è uno dei meccanismi più perversi del capitalismo.”

Sembrate molto attenti all’attualità, al politico e al sociale. Cosa sono Berlino e la Germania nel 2005?

“Adoro vivere a Berlino, è una grande città, manca solo il mare… Si riescono ancora a trovare affitti bassi, la scena musicale è attivissima e in continua evoluzione, mi immagino che sia come poteva essere New York prima della seconda guerra mondiale… Per quanto riguarda la Germania sono stati appena eletto i conservatori, ma non credo che cambierà nulla. I problemi che i nostri politici si trovano ad affrontare sono gli stessi, e le soluzioni, sempre che esistano, sono le stesse sia che li si affronti da destra che da sinistra. E in effetti se li ascolti parlare dicono più o meno le stesse cose, perchè devono affrontare gli stessi problemi, insiti alla base del capitalismo, come ad esempio l’invecchiamento della società, o l’immigrazione.”

Avete in programma un tour?

“Si, saremo in tour a primavera, tra marzo e aprile, e verremo anche in Italia per quattro o cinque date ancora da finalizzare, per cui non mancate!”

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