Destruction: “Under Attack” – Intervista a Schmier

I Destruction sono una di quelle rare band che hanno contribuito a determinare le sorti di un intero stile musicale, ma che ad oltre trent’anni di distanza dalla loro apparizioni sul mercato rimangono ancora capaci di confezionare album dalla invidiabile freschezza e qualità. E dopo aver ascoltato infatti un lavoro eccellente come “Under Attack” non vedevamo l’ora di parlarne con Schmier, bassista e vocalist del gruppo. Ecco qui il resoconto della nostra chiacchierata.

Ciao Schmier, sono passati ben quattro anni dal vostro disco precedente. Un lasso di tempo che non era mai avvenuto prima, almeno durante il periodo con la tua presenza nella band. Come mai questa scelta? Avevate bisogno di un piccolo break per ricaricare le batterie?

E sai, alcune volte la qualità richiede tempo, e noi siamo stati molto produttivi negli ultimi anni. Così questa volta, visto che abbiamo continuato costantemente ad andare in tour, abbiamo deciso che necessitavamo un piccolo break per dedicarci al nuovo album. Se si arriva a definire la nostra attività come “routine”, non è mai una buona cosa a mio avviso. E così ci siamo presi il tempo necessario, cambiando anche il nostro modo di lavorare e penso che si senta la differenza. Credo che questo disco suoni in qualche modo più “fresco”, più vicino ai vecchi Destruction.

Ho letto infatti che per questo nuovo disco avete cambiato l’approccio e le metodologie di lavoro. Ci vuoi dire qualcosa di più a proposito?

Si, di fatto passavamo direttamente dai concerti, alla fase di scrittura dei brani, alla registrazione dei demo. E abbiamo continuato così per tutto il tempo, ad ogni pausa del tour, o dopo un festival. Tornavamo a casa, entravamo in studio per registrare qualcosa e poi ancora in tour. È stato in qualche modo strano all’inizio, ma alla fine si è dimostrato molto produttivo, perché quando torni da uno show hai ancora tanta energia da portare con te, e le giuste sensazioni, che puoi trasferire nel songwriting e nel lavoro in studio.

Parlando proprio del suono del disco: Credo sia in differente dalle vostre produzioni più recenti, mette insieme forse qualcosa che ha rimandi old school, ma mantenendo una certa attenzione alla potenza di suono contemporanea. Era questo il vostro intento?

Dal punto di vista della produzione abbiamo in effetti cambiato qualcosa. La batteria è stato ad esempio registrata in studio diversi, molto grandi, con stanze enormi e senza usare nessun sample. L’idea era di far suonare l’intero album con più dinamica, senza troppa compressione, con la possibilità di dare più spazio per respirare al suono. Per il songwriting invece abbiamo scelto di scrivere in modo più classico, concentrandoci su armonie più tipicamente anni ottanta, che avessero una resa più brillante, con un timbro meno ribassato. Questo modo di lavorare sugli armonici ci ha dato la possibilità di rendere al meglio l’approccio più rock ‘n’ roll che abbiamo avuto nel songwriting. Il che ha portato anche le canzoni ad essere più facili da assimilare. Comunque è sempre thrash ovviamente, ma con un taglio un po’ più vicino ai Motorhead. Ci piaceva l’idea di provare qualcosa di diverso e anche di fare in modo che ogni canzone avesse un suo carattere di unicità. Quello per noi era veramente importante.

Ci sono poi alcune canzoni su cui mi piacerebbe approfondire. La prima è “Second To None”, di cui avete prodotto anche un lyrics video. Mi pare che la canzone parli di quello che oggi si chiama cyberbullismo. Ne deduco che per voi si tratta di un tema importante se avete voluto dargli tutta questa visibilità.

Certo. Io amo internet! Per noi musicisti è anche un modo fantastico per entrare in contatto diretto con i nostri fan. Ma sappiamo anche che ci sono situazioni dove vengono fuori tutti questi hater che attaccano ed insultano chiunque. Per me questo è un segno evidente di quanto siano frustrate queste persone. Il bullismo in rete, lo stalking e tutta questa frustrazione riversata sugli altri… certe volte si va davvero troppo oltre. E ad un certo punto mi è venuto spontaneo scriverci una canzone. In fin dei conti è come mettere uno specchio davanti a queste persone e chiedergli che cazzo state facendo? Perché siete così frustrati e non usate tutta questa energia per creare invece qualcosa di buono? Si tratta ovviamente di una provocazione, e per noi era giusto parlarne nel nostro disco, perché è sicuramente uno dei problemi che oggi la società si trova a dover affrontare.

Un altro brano che si dimostra molto critico, in questo caso verso una parte della musica contemporanea è “Elegant Pigs”. Cosa ci vuoi dire su questa canzone?

Quello di cui parla la canzone è quella tipologia di truffa che viene oggi perpetrata da band che salgono su un palco con una quantità enorme di supporto pre-registrato. E non parliamo solo di effetti o basi, ma di quasi ogni cosa che il pubblico può sentire. Ci sono molte band che usano le backin vocals su basi anche per la voce principale, in modo da riprodurre le tonalità più alte. L’ho visto fare molto spesso nei festival, soprattutto da metal band moderne. Molte di queste band sono solo band da pc portatile, da lì viene molto di quello che fanno in studio o su di un palco. Per me questo è del tutto sbagliato, non ha nulla a che vedere con lo spirito del rock ‘n roll e del metal. Allora mettici il tuo computer sul palco, invece di andarci tu. Dove sono la purezza e l’onestà del rock ‘n roll? Sparite, o quasi. E secondo me è qualcosa di cui è importante parlare. Ormai è normale per tutti che sia così e se gli chiedi come mai lo fanno, ti rispondono che vogliono essere professionali, suonare come sul disco. Ok, ma alla fine mi stai prendendo per il culo! O no?

C’è anche un’altra canzone di cui vorrei parlare. Ed è “Generation Nevermore”. Una canzone classicamente thrash e con un coro perfetto. Cosa mi puoi dire anche sul testo di questa canzone?

È anche una delle mie canzoni preferite del disco, perché è molto diretta. È veloce ed va dritta allo scopo, di base una canzone facile e d’impatto, che di solito sono quelle che preferisco. Il testo parla di tutti i problemi che abbiamo oggi, qualcosa che penso faccia riflettere, soprattutto chi ha dei figli. Io non ne ho, ma se ne avessi mi chiederei se potranno avere un futuro al nostro stesso livello. Quanto questo mondo potrà andar male da qui in poi? Noi abbiamo avuto un’esistenza mediamente buona nella società dei nostri tempi, nessuna guerra per settantanni, e un generale miglioramento delle condizioni di vita. Ma oggi ci sono tante situazioni che sono possibili fattori di tensioni che potrebbero portare un cambiamento non certo positivo. Il background che mi ha portato a scrivere le liriche del brano è proprio questo. Ci sarà un futuro per i nostri figli? Quello che è sicuro è che molte cose stanno per cambiare.

L’ultima canzone di cui vorrei parlare e “Getting Used To The Evil”. Si tratta di una canzone piuttosto diversa dalle altre, più groovy e melodica. Cosa mi dici a proposito?

Si, è una canzone che ricorda in qualche modo la nostra vecchia “Rejected Emotions”, mentre effettivamente non abbiamo usato molte chitarre acustiche negli ultimi anni. Questa volta però volevamo in scaletta una canzone diversa, con più groove, che rimandasse a “Life Without Sense” o, appunto “Rejected Emotions”. Non è mai facile inserire una canzone come questa in repertorio, perché rischia di essere troppo lontano dallo stile della band, ma secondo me “Getting Used To The Evil”, anche se è una canzone anomala, si adatta bene al contesto del disco. Credo mostri un lato diverso della band, ma che sia totalmente Destruction e personalmente credo sia una delle migliori canzoni del disco. Non a tutti magari piace, ed in effetti ho letto qualche recensione in cui viene criticata, ma per noi è stato un esperimento riuscito. Sai, per noi scrivere canzoni veloci è piuttosto facile, mentre questa è stata in qualche modo una sfida. Il testo parla ovviamente di come ormai tutta questa esposizione mediatica a cose orribili abbia creato una sorta di assuefazione alla malvagità. È stata la mia ragazza ad usare le esatte parole del titolo parlando di questa cosa, ed ho deciso di scrivere una canzone partendo proprio da quello.

Mi piacerebbe anche parlare dell’artwork della copertina, che ha davvero un grande impatto, ma che mostra evidenti legami con la tradizione della band. L’avete scelta per quello? O c’è un significato particolare?

Certamente l’immagine è stata scelta per rappresentare la situazione attuale e, in modo ovviamente estremizzato, vorrebbe mostrare cosa succederà al mondo se dovessimo continuare su questa strada. Doveva poi essere una copertina molto metal, che avesse una connessione con la nostra tradizione e volevamo usare il nostro teschio come simbolo, ma in modo diverso dal passato. La identificazione del simbolo del teschio con la Terra era un’idea che avevo già avuto qualche anno fa e vederla realizzata mi ha fatto un bell’effetto. In fondo è una cover piuttosto semplice, senza dei dettagli curatissimi, ma ha il giusto impatto e rende molto bene il concept della band. Anche senza leggere il nome capisci all’istante che è un disco dei Destruction.

Parlando della vostra incessante attività live, ho visto che tornerete in Italia quest’estate. Cosa dobbiamo aspettarci da questi show? E cosa pensate di proporre in scaletta?

Suoneremo una data ad un festival e poi una a settembre con Flotsam & Jetsam e Nervosa. È il trentesimo anniversario di “Eternal Devastation”, per cui pescheremo parecchio da quel disco per la scaletta. Visto che penso che il disco nuovo sia molto buono, di sicuro prenderemo canzoni anche da questo. Al momento ne stiamo appunto preparando un paio, ma per quando saremo in tour spero diventeranno quattro o cinque. Come sempre cercheremo di fare un mix tra le cose più recenti e i vecchi classici, in fondo lo scopo è quello di far andare a casa la gente contenta dopo lo show e se uno viene per sentire le sue canzoni preferiti sta a noi cercare di dargli quello che vuole. Io comunque chiedo spesso ai fan che canzoni voglio sentire, cerchiamo così di lasciare la setlist un po’ più aperta della norma. Magari cambiando qualcosa da data a data.

Mi parlavi del trentennale di “Eternal Devastation”. Ci sarà qualche riedizione speciale del disco o qualcosa di simile?

Si, finalmente ci sono delle buone notizie per la ristampa dei vecchi dischi. Dopo anni di problemi con la nostra vecchia etichetta, che riguardavano soprattutto i diritti discografici di stampa, siamo finalmente tornati noi in possesso di tali diritti e stiamo rinegoziando le nuove ristampe. Cominceremo sicuramente proprio con “Eternal Devastation”, visto che è il trentennale, ma entro un anno dovrebbero finalmente essere disponibile le nuove stampe di tutti i nostri classici.

L’ultimo domanda riguarda più che altro te come musicista. Cosa ne è stato degli Headhunter? Ho visto il vostro show al Wacken nel 2008 e me lo ricordo come un concerto fantastico, Ci sarà ancora la possibilità di rivedere all’opera la band?

É difficile dire adesso se ci sarà un altro disco con gli Headhunter. Sono in realtà ancora in contatto con il chitarrista (Uwe “Schmuddel” Hoffman) che anzi era con noi in studio ed ha suonato un paio di assoli per questo dico. Non ci siamo mai veramente sciolti, più che altro siamo stati molto impegnati con altre cose. Io, ad esempio, al momento sono sicuramente troppo preso con i Destruction, ma non si sa mai in futuro. Non ti dico che non ci sarà mai un nuovo album con gli Headhunter, bisogna però trovare il momento giusto per farlo.

Questa era la mia ultima domanda, vuoi aggiungere qualcosa per tutti i tuoi fan italiani?

Certo, voglio dar loro appuntamento in tour. Saremo da voi come detto in estate e poi a settembre, ma questa è solo la prima fase del tour di supporto al disco. Avremo una seconda leg per l’inizio dell’anno prossimo e forse ci sarà modo di passare ancora dalle vostre parti. Quindi ascoltate il nostro nuovo disco e venite a vederci suonare se potete!

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

tommaso.dainese

view all posts

Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login