Der Blutharsch: Albin S. Julius

Der Blutharsch: Albin S. Julius

Der Blutharsch

Un moniker nuovo di zecca e un album dal titolo chilometrico, che tra oscurità e ironia mischia sapientemente darkwave e musica psichedelica. Il ritorno dei Der Blutharsch, anzi,la nascita dei Der Blutharsch And The Infinite Church Of The Leading Hand, è riassunta dalle parole di Albin S. Julius, che racconta a Metallus i particolari dell’album.

Innanzitutto grazie per l’intervista e benvenuto sul nostro portale. In occasione del nuovo album, avete deciso di cambiare il moniker della band, o meglio di allungarlo. Qual è esattamente il significato di “Der Blutharsch And The Infinite Church Of The Leading Hand”?
“Salve e grazie a voi per l’interesse e il supporto! Sì, abbiamo deciso di allungare “leggermente” il nome della band. La ragione principale è da vedersi nel fatto che negli ultimi tre-quattro anni abbiamo cambiato profondamente l’immagine e il sound della band e oggi si presentava la necessità di, in un certo senso, “resettare” il progetto e ripartire daccapo. Spero che la gente capisca che non si tratta più dello stesso gruppo, sebbene non sia nemmeno qualcosa di completamente diverso. Il nome deriva semplicemente da una battuta fatta tra di noi, più alcune altre ragioni.”

Perché questa scelta? Forse per celebrare i quindici anni di attività, oppure ci sono dei motivi più personali?
“Come dicevo, sentivamo la necessità di operare un cambiamento e questo è ciò che ne è venuto fuori. Siamo mutati parecchio, almeno lo credo, ma le atmosfere e le vibrazioni che creiamo sono quelle dei vecchi tempi, inoltre non volevamo abbandonare totalmente il legame con il passato. Siamo sempre noi in fondo, anche se in un modo diverso.”

Il titolo dell’opera è molto lungo e suona misterioso: “The Story About The Digging Of The Hole And The Hearing Of The Sounds From Hell”. C’è qualcosa di metaforico o legato ad esperienze personali in tutto questo?
“No, non si nasconde nessun concept dietro al titolo dell’album. Abbiamo lavorato all’album e il titolo è uscito da sé. Non saprei dire come sia successo ma quando componiamo la nostra musica non iniziamo mai con un piano concreto o avendo in mente quello che sarà. Noi entriamo in studio, cominciamo un po’ a jammare e piano piano ogni cosa viene da sé. E’ più un processo in cui noi cerchiamo di ottenere qualcosa…e a volte lo troviamo anche! E’ successo adesso come per ogni nostro album, magari all’inizio sembra che i vari elementi siano distanti l’uno dall’altro, ma poi tutto si incontra e sembra che la musica accompagni bene il titolo. E questa volta, qualcuno, o qualcosa, scava un grosso buco da cui emergono gli assurdi rumori dell’Inferno. Il Paradiso può attendere!”

Cosa mi dici dei testi? C’è un filo rosso oppure ogni canzone narra qualcosa a sé stante?
“Ogni canzone parla di un argomento differente ma è tutto connesso al nostro universo e le canzoni riflettono i nostri principali interessi, sentimenti ed emozioni e in qualche modo, anche in questo caso, tutto è venuto da sé. E’ un piccolo, strano universo oscuro che noi esploriamo con le nostre astronavi e tutti i pianeti che visitiamo sembrano familiari, in una maniera o nell’altra. Naturalmente, a volte scopriamo nuovi universi…per poi accorgerci che non sono così nuovi, ma soltanto più strani ed oscuri.”

Dando uno sguardo ai titoli delle canzoni, sembra che la storia si divida in tre capitoli, ognuno dei quali riprende una parte del titolo dell’album. E’ così? Possiamo dunque parlare di un racconto diviso in tre differenti episodi?
“Non è un concept come dicevo, però sì, ho dovuto dividere l’album in tre capitoli e il disco stesso è la prima parte di una trilogia, sebbene voglia mantenere il tutto aperto a più chiavi di lettura. Quando cominciamo a comporre non ci poniamo delle restrizioni in anticipo e non seguiamo un piano specifico. O meglio, un piano lo abbiamo ed è quello di continuare il viaggio, perché sappiamo che “la strada è il destino”. E nella misura in cui la nostra strada continuerà a rivelarci nuove cose, il viaggio sarà interessante e varrà la pena compierlo. Almeno per noi!”

Il vostro sound è sempre molto vario, una combinazione di eleganza neofolk e stravaganza psichedelica. Che ne pensi?
“A dire il vero non so perché la gente nomini il neofolk quando parla di noi. Non ho nessuna influenza in ambito neofolk e come genere musicale non lo amo affatto. Penso si tratti di una ulteriore etichetta e sfortunatamente la gente ha bisogno di etichette per descrivere la musica, ma sono ben conscio di come sia praticamente impossibile inventare qualcosa di nuovo al giorno d’oggi! Alla fine, quello che conta è la musica e che piaccia!”

E’ la prima volta che ogni canzone ha un titolo. Ci spieghi questa scelta?
“Non saprei dire…avevamo l’esigenza di farlo e – perché no? – lo abbiamo fatto. Non so se la cosa si riproporrà in futuro. Ti assicuro che la scelta dei titoli delle canzoni ha richiesto più fatica che la composizione della musica…è stata un’esperienza terrificante! Per cui vedremo se farlo ancora, come dicevo non abbiamo dei piani specifici per la nostra musica, continueremo a viaggiare e vedremo quello che troveremo alla prossima fermata.”

Alcuni musicisti, ad esempio dai Sieben e dai Deutsch Nepal, hanno preso parte alla registrazione di “The Story About…”. Vuoi parlarci di queste collaborazioni?
“Avevo già lavorato con Lina e Matt, sono entrambi dei buoni amici. In generale adoro collaborare con altra gente, mi piace quando si lavora insieme, abbiamo sempre avuto degli ospiti sui nostri album e di sicuro li avremo ancora, soprattutto quando si tratta di simili artisti. Adoro i Sieben e i Deutsch Nepal, per me è stato un onore e un privilegio collaborare con persone così ricche di talento, ricordo però che ho avuto la possibilità di ospitare anche altri musicisti come Rummelsnuff, Dave dei White Hills e Niko dalla krautrock band croata 7 That Spells, che è stato a tutti gli effetti parte della mia band in questo disco, occupandosi di gran parte delle chitarre. L’anno prossimo saremo in tour insieme e collaboreremo ancora in un disco durante l’estate.”

Cosa vi riserva il futuro? State già lavorando su del nuovo materiale?
“In questo momento stiamo già lavorando sul nuovo album che spero uscirà il prossimo autunno. A Marzo faremo forse un breve tour di alcune date, si vedrà. Ci sono poi in preparazione dei nuovi progetti: il primo si chiama Skullflower e vede la collaborazione della band austriaca Fuckhead e di Josef Dvorschak (un celebre satanista ed esponente dell’azionismo viennese). Il secondo è la collaborazione con Niko, infine Dave dei White Hills mi ha chiesto di suonare qualcosa sul suo album solista. Come vedi ci teniamo molto impegnati! La strada è lunga, vedremo i risultati!”

Non ultimo, vuoi lasciare un messaggio ai tuoi supporters italiani?
“Siate sempre moderati ma divertitevi!
LOVE!
Albin Sunlight Julius”

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