Denner/Shermann: “Sons Of Metal” – Intervista ad Hank Shermann

Hank Shermann è un vero e proprio pezzo di storia della musica heavy metal. Uno scrigno di emozioni per ogni appassionato di questo tipo di musica. Ha ispirato schiere di musicisti, Lars Ulrich dei Metallica in primis. Un chitarrista che insieme al suo “partner in crime” Michael Denner ha tessuto trame diventate celebri e immortali. Ed è proprio il chitarrista danese a raccontare il primo full lenghtm, Masters Of Evil, del nuovo progetto “Denner-Shermann”. Un disco che “profuma di storia” dal primo all’ultimo secondo e che per certi versi ricorda la bella e gloriosa storia dei Mercyful Fate. Abbiamo intervistato Hank Shermann per carpire parte di questa storia, per capire quanto questa musica sia viva nelle corde di Hank.

Ciao Hank, è davvero un piacere poter parlare con te. Iniziamo a parlare subito di “Master Of Evil”: Il processo di songwriting è andato più o meno come al solito? Hai scritto quasi tutto il materiale tu con gli altri componenti della band a supporto? Quanto ha contribuito Sean Peack al songwriting scrivendo i testi delle nuove canzoni?

Hola! Sì! Per me è stato come entrare in una macchina del tempo, quasi comporre le canzoni con la testa al 1982. Non è cambiato molto perché in questa occasione ho composto tutte le canzoni, mentre Sean come tu hai osservato ha scritto i testi e tutte le linee melodiche. Solo dopo io e Michael abbiamo lavorato e “settato”, per così dire, gli ultimi dettagli. Abbiamo curato gli arrangiamenti e lavorato per armonizzare le due chitarre. Cose del genere insomma. Sai, posso dire che è stato come tornare ai tempi dei Mercyful Fate e tornare ai tempi quando io intorno la fine degli anni ’70 ho iniziato ad interessarmi alla chitarra prima e alla composizione poi. Ho fatto questo mestiere per quasi 40 anni, ho fatto questo per quasi una vita, e questo ci regala una sorta di sicurezza che mi porta a lavorare in questa maniera. È per questo che sono convinto di aver fatto, insieme a Michael e a tutti i ragazzi della band, il meglio che potevo con “Master Of Evil”. Abbiamo decisamente fatto del nostro meglio, sì.

Nella canzoni ci sono molti cambi di tempo ed armonie: come sei riuscito a far “scorrere” tutto nella giusta maniera? È solo una questione d’ispirazione oppure ci vuole “solo” del duro lavoro?

Guarda, per me è come un qualcosa continua a scorrere senza sosta. Prendo la chitarra ed inizio ad improvvisare. Come potrai immaginare quando prendo la chitarra inizio non so mai a quello a cui andrò incontro. Non ho davvero idea di cosa verrà fuori: potrebbe venir fuori qualcosa di “vecchio e tradizionale” o qualcosa di completamente diverso. Non sono ispirato da altri album, da altre band o cose simili. Prendo solo la chitarra e lavoro col cuore. A volte mi capita di usare altre soluzioni: posso lavorare con il sostegno di una traccia di batteria, ma a volte è un metodo che può portare a “seguire” la batteria e non sviluppare la canzone in una maniera autonoma. Certo, si possono usare tantissimi metodi, ma la musica la deve “venire da dentro”.

Il tuo stile di chitarra è immediatamente riconoscibile: tutto quello che hai fatto in questi anni ci fa capire perché hai/avete deciso di chiamare questa band con i vostri cognomi, “Denner/Shermann”. È una sorta di marchio, per così dire. Cosa ci puoi raccontare dell’Ep e dell’Album della tua nuova band se paragonati ai primi due dei Mercyful Fate?

Prima di tutto quando io e Michael abbiamo deciso di creare questa nuova band è stato necessario solamente guardarci e dire “Ehi Michael! Facciamo una nuova band!”. Abbiamo lavorato a questa nuova idea per diverse settimane e poi abbiamo pensato perché non chiamare il nostro nuovo progetto con i nostri cognomi? Sarebbe stato un ottimo punto di partenza per tutti e due. Una band nuova, che magari da qui a 10 anni potrebbe fare tanta altra musica, ma sempre a nome “Denner/Shermann”. Per quanto riguarda il paragone con i Mercyful Fate abbiamo usato la “stessa ricetta”. Siamo partiti in tutti e due i casi con un mini album e poi 6 mesi dopo con un album propriamente detto. La stessa ricetta che abbiamo usato anche questa volta io e Michael, magari in maniera fortuita, ma è come hai detto tu il nostro brand. Per quanto riguarda le altre differenze, beh, c’è una differente età anagrafica (ride nda.) perché avevamo poco più di 20 anni. Le canzoni che abbiamo creato per il mini album di debutto dei Mercyful Fate e per “Melissa” avevano tutto, e dopo tanti anni di carriera abbiamo creato molti album rispettati. Ovviamente insieme a King Diamond. Forse non è una coincidenza questo procedimento, ma se guardo le differenze posso solo dire che non abbiamo più 20 anni…ma qualche anno di più. Una piccola differenza come dicevo prima (ride ancora nda.), ma il nostro modo di suonare e come suonano le nostre canzoni è lo stesso.

Come ti senti ora che l’album “Masters Of Evil” è stato pubblicato?

Ovviamente mi sento eccitato. L’album era già pronto da mesi ed abbiamo dovuto solo aspettare la sua uscita. Nel frattempo abbiamo altre cose, come per esempio un video che è uscito qualche giorno fa e mi riferisco a “Son Of Satan”. Sono accadute molte cose a ridosso dell’uscita dell’album, e per me e Michael è stato davvero un bel periodo. Ovviamente è stato lo stesso anche per la band. L’attesa poi è stata quella di sapere la reazione dei fan, sia quelli nuovi che quelli leali e storici. Certo, ci sono dei richiami alla nostra storia targata Mercyful Fate, ma penso che sarà apprezzato.

Parliamo del primo singolo “Angel’s Blood”, come mai avete scelto una canzone del genere?

È stata una scelta casuale. Dovevamo scegliere una canzone per far conoscere i contenuti dell’album ed abbiamo scelto questa canzone quasi all’ultimo minuto. All’inizio pensavamo, forse in maniera piuttosto folle, di scegliere “Son Of Satan” ma forse sarebbe stato un pochino complicato perché non è una canzone così diretta come “Angel’s Blood”. Le ragioni sono quelle di semplicità quindi. Una canzone forte, potente e diretta.

Analizziamo ora la title-track, “Masters Of Evil”, una delle canzoni più interessanti dell’album. Rappresenta alla perfezione il vostro stile: molto Mercyful Fate e molto debitrice di quel sound tipico dell’era d’oro dell’Heavy Metal. Cosa ci puoi dire a riguardo.

Come abbiamo detto prima, l’influenza dei Mercyful Fate non poteva non esserci perché io e Michael siamo noi i Mercyful Fate! (ride nda.) E’ difficile per noi essere diversi quando lavoriamo su una canzone! La canzone è stata scritta subito dopo la spedizione alla casa discografica del master di “Satan’s Tomb”. Subito dopo quel periodo ci messi a lavorare intorno le nuove canzoni e questa è stata proprio la prima, nonostante alcune piccole modifiche completate ad ottobre. È una canzone davvero metal ed è perfetta per spiegare il nostro stile, è bella, è poi Sean è arrivato con il testo ed il titolo della canzone che poi è diventato il titolo dell’album. Titolo che può sembrare scontato, ma abbiamo amato dal primo secondo questo titolo.

Parliamo di tour: ho visto, tra le pagine del vostro sito web, che sono state programmate alcune date: ci sono però molte date da annunciare oltre a quelle già previste. Ci sono speranze di vedervi dal vivo in Italia?

Tornare a suonare in Italia sarebbe davvero speciale per noi. Tornando agli inizi degli anni ’80 e al tour dei Mercyful Fate ho tanti bei ricordi dei concerti fatti dalle vostre parte. Roma, Milano….tante città e l’occasione di portare la nostra musica al di fuori dei nostri confini. È stata un’esperienza unica, che ci ha permesso di essere una band anche sulle assi di un palco. È stato un momento speciale per la nostra carriera, soprattutto il concerto di Milano dove la gente ci stava aspettando con trepidazione. Ho molte foto del periodo del tour italiano, tutte recentemente digitalizzate, e spero prima o poi di pubblicarle in qualche maniera. Sarebbe bello poter scrivere “Italia” sulle date presenti nel nostro sito. Ti posso anticipare che stiamo lavorando a qualcosa per settembre, una sorta di tour europeo che speriamo possa andare in porto.

Non hai nascosto, ovviamente, il vostro passato nei Mercyful Fate: c’è una qualche possibilità di vedervi ancora insieme King Diamond? Avete davvero ancora un contratto che vi lega con la Metal Blade Records?

Partendo dall’ultima parte della domanda ti posso dire che è tutto vero. Io e King abbiamo siglato quel contratto, credo, nel 1996. Ed è ancora valido e ci sarebbe in ballo ancora un album. Intendiamoci, non sappiamo se ci sarà mai un nuovo album a nome Mercyful Fate, ma siamo ancora sotto contratto con la Metal Blade Records. I Mercyful Fate non sono sciolti, non hanno composto musica da quasi vent’anni….c’è qualche speranza quindi? Perché no! Ma ti posso garantire che sia io che Michael siamo al 100% assorbiti dal nuovo progetto. E lo stesso vale per King Diamond: ha la sua carriera ed ha vissuto un periodo di pausa piuttosto lungo. Deve comporre il disco più importante della sua carriera! Ognuno di noi è concentrato, ma chissà, magari tra qualche anno potrebbe succedere qualcosa. Non è una priorità, ma prima o poi ne riparleremo seduti attorno ad un tavolo quando avremo del tempo libero.

Parliamo delle tue fonti di ispirazione come chitarrista: quali sono i musicisti che ti hanno “formato”?

Oh beh, sono tantissimi. Ho comprato la mia prima chitarra elettrica per “colpa” di Ace Frehley dei Kiss. Erano i giorni di “Alive” e “Dressed To Kill”: mi ricordo di aver dato fondo a tutti i miei risparmi per comprare la musica che amavo. Poi ovviamente tutta la musica dove potevi sentire la chitarra, quindi parliamo di Judas Priest, Black Sabbath e così via. Michael Schenker e tutti gli album degli Ufo, Richie Blackmore ed i Deep Purple degli anni ’70….e poi non voglio dimenticare Uli Roth ed il suo lavoro con gli Scorpions!

Hank, siamo arrivati alla conclusione: saluta i vostri fan e saluta i lettori di Metallus.it !

Hei! Spero di potervi incontrare con Michael durante un tour italiano dato che è davvero troppo il tempo che ci separa dall’ultima esibizione dalle vostro parti. E poi, ovviamente, spero vi piaccia il nostro nuovo album.

denner shermann band

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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