Delain: “Let’s Dance” – Intervista a Martijn Westerholt e Charlotte Wessels

“Apocalypse And Chill”, nuovo capitolo dei Delain è ripartenza e conferma. Ripartire dopo il saluto della chitarrista Merel Bechtold e si compatta come quintetto senza la “caccia” ad un/a sostituto/a.

Martijn Westerholt e Charlotte Wessels ci hanno raccontato di questa nuova “vita”, di una band che scommette fortissimo su sé stessa forte anche di una manciata di canzoni convincenti e determinate (la nostra recensione).

In questi 4 anni sono successe molte cose, ce le volete raccontare?

Martijn Westerholt: Si è verissimo è successo veramente molto in questi anni. Non siamo mai stati fermi, ci siamo tenuti in momento con l’uscita di live album, singoli, ep e dvd. Questo ovviamente ci è costato molto impegno, molta energia anche senza la produzione di un nuovo album. Ci sono stati tanti tour ovviamente a rendere ancora più intenso il tutto. Siamo stati decisamente impegnati. Poi abbiamo messo ordine, e iniziato a pensare alle cose da fare per costruire il nuovo album.

“Apocalypse And Chill”,  un percorso lungo come avete detto ed ora facciamo il punto: quanto tempo avete impiegato per dare costruzione a forma alle nuove canzoni?

Charlotte Wessels: Il percorso è stato impegnativo perché Martijn già con “Moonbathers” aveva scelto di lavorare registrando le canzoni seguendo vari step. Dal punto di vista del tempo impiegato credo che Martijn sia la persona più adatta per quantificarlo.

M.W. : 2 anni, circa due anni di lavoro. Ed è stato un lavoro per certi versi più flessibile rispetto al solito perché dopo aver composto tutto abbiamo iniziato a registrare le canzoni, poi alcune di loro sono state modificate durante tutto il percorso mentre altre venivano registrate a loro volta. In questa maniera per noi è stato possibile “vedere” anche le prime canzoni registrate con occhi ed orecchie diversi. Una opportunità per approfondire il materiale composto, questo perché quando si arriva al mix finale di una canzone c’è poco da fare per modificarle.

Mi è sembrato anche di notare nella vostra musica un cambio di approccio: molto più diretto e “catchty”. Una scelta ponderata?

M.W. : Mi piace descrivere questo disco come un fiume di creatività, con le canzoni a guidarci letteralmente verso il risultato finale. Poi la voce di Charlotte è stata più potete che mai, ha dato un taglio davvero unico alla sua prestazione. Per noi sono queste le carte che ci hanno permesso di costruire l’album.

Spostiamo il focus su alcune delle canzoni dell’album, partiamo da “Let’s Dance” e dal testo che si lega moltissimo all’artwork che accompagna il disco (It’s a beautiful day, Mountains crumbling down, Skies are turning red, We’re all falling now. This must be the end. Nda.). Raccontateci i suoi retroscena.

C.W. : Questa è decisamente una delle canzoni che affonda nel tema “apocalittico” che permea l’album. È anche per certi vista una canzone “triste”, dove c’è una sorta di resa nei confronti di quell’apocalisse citata nel titolo dell’album. Una sorta di ultima danza prima della fine insomma.

C’è anche una canzone come “Creatures” ad avere questo mood, ma di lei mi ha colpito moltissimo quella manciata di secondi dove voi quasi citate “The Show Must Go On” dei Queen….

M.W. : Non sei il primo a notarlo (ride, nda.)! Ovviamente amo ed amiamo i Queen, abbiamo anche registrato la cover di “Scandal” (contenuta in “Moonbathers”) ma in tutto onestà non lo abbiamo fatto di proposito!

In “Vengeance” c’è la voce di Yannis Papadopoulos dei Beast In Black. Perché avete scelto la sua voce?

C.W. : Yannis è un cantante straordinario, lo conosciamo da tempo, da quando insieme ad i Beast in Black abbiamo affrontato in tour insieme. Dopo un concerto abbiamo chiacchierato e lui mi ha raccontato delle tradizioni del suo paese natio. Ci siamo poi ritrovati durante alcuni festival e da lì la decisione di provare a fare qualcosa con lui come ospiti. Per noi non è certo una cosa nuova, perché abbiamo avuto sempre il piacere di ospitare tra le nostre note colleghi ed amici, ma quando abbiamo pensato a Yannis lo abbiamo collegato immediatamente a “Vengeance” e crediamo che abbia fatto davvero un ottimo lavoro.

Il vostro quarto singolo è “Ghost House Heart”, una canzone piuttosto differente rispetto alle altre precedenti pensate per lanciare “Apocalypse And Chill”. Come mai?

C.W. : La motivazione è proprio lì: “Ghost House Heart” è una canzone del tutto diversa rispetto ai singoli precedenti.  Una ballad che racconta una delle anime del disco, che completa anche quello che abbiamo presentato per “Apocalypse And Chill”. Una dimostrazione che la nostra anima è multiforme e poi era diverso tempo che non sceglievamo una canzone di questo tipo come singolo.

Lo scorso anno Merel Bechtold ha scelto di salutare la band  e di tentare altre strade musicali. È nelle vostre intenzioni cercare una seconda chitarra?

M.W. : Penso che la band possa funzionare anche in cinque, questo perché parte della nostra avventura artistica è stata vissuta con una formazione a cinque.Con Merel ci siamo sempre trovati bene ed abbiamo sempre lavorato serenamente, così come serena è stata la separazione delle nostre carriere. La sua scelta di provare una strada personale è degna del massimo rispetto e speriamo che il suo talento possa trovare lo spazio che merita. Rimarremo in cinque quindi, anche perché le nuove tecnologie ci permettono di rendere possibili arrangiamenti e suoni più profondi dal vivo.

Parliamo di tour: ho visto che avete già qualcosa in ballo in giro per l’Europa, ma ancora non avete annunciato nessuna data italiana. Dobbiamo aspettarci qualcosa per il prossimo autunno o magari sarete ospiti di qualche festival estivo?

M.W. : Stiamo lavorando ad un tour dopo le date che già abbiamo annunciato, ci stiamo lavorando e faremo il possibile per includere l’Italia nel prossimo tour che andremo ad affrontare con molta probabilità in autunno.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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