Deathless Legacy: “The Gathering” – Intervista alla band

Il loro immaginario fatto di incubi e mostri non vi tragga in inganno. Quello dei Deathless Legacy è un heavy metal potente ma pieno di melodie accattivanti. Il nuovo album “The Gathering” presenta il gruppo toscano notevolmente maturato rispetto agli esordi, pronto a stenderci con delle canzoni ariose e cariche d’impatto. E per chi sostiene che le cover band facciano mle alla musica, sappiate che questi ragazzi un tempo presentavano un tributo ai Death SS! Ne hanno fatta di strada da allora i nostri Deathless Legacy, che certo sapranno guadagnarsi un posto al sole (anzi, alla luna) nel panorama metal italiano e non soltanto.

Per prima cosa benvenuti e grazie dell’intervista. Volete presentare i Deathless Legacy ai lettori di Metallus.it, parlandoci magari del percorso che vi ha portati dall’essere una tribute band a una realtà con i propri caratteri distintivi?

I Deathless legacy nascono col nome Deathless nel 2006 come tribute band dei Death SS, abbiamo impiegato gli anni successivi per la formazione di un delineato mood stilistico, che è sbocciato nel 2013 con l’uscita del nostro primo Full Leght “Rise From The Grave”. Quello che ci ha portato a quello che siamo oggi è sicuramente dovuto al fatto che fin dagli albori c’è stato un lavoro di ricerca di una propria personalità, senza aver paura di sperimentare.

Inevitabilmente, vi chiedo di presentarci “The Gathering”, il vostro secondo album in studio. Pensate sia un esito più maturo rispetto al debutto “Rise From The Grave”?

Sicuramente. “Rise From The Grave” raccoglie brani elaborati in molti anni di attività prevalentemente live, con importanti cambi di lineup alle spalle. Mentre “The Gathering” è il frutto di un lavoro molto concentrato nel tempo. Risulta quindi più uniforme, più deciso, e fotografa la nostra ispirazione compositiva del momento.

Ogni canzone di “The Gathering” sembra essere un piccolo tributo alla cinematografia horror di un tempo. Ad esempio “Circus Of The Freaks” sembra citare l’opera di Tod Browning. Volete illustrarci il contenuto lirico del disco, magari attraverso un track by track?

The Gathering: un inno che chiama a raccolta tutti gli spiriti delle tenebre a noi affini.

Circus of the Freaks: tratta l’esaltazione della diversità, che rende unici proprio perché variegata e unica a differenza dell’uguaglianza. Bisogna essere fieri delle proprie diversità.

Piantom Manor: è la storia di un individuo che si trova all’interno di una casa infestata da uno spirito che raduna le anime dannate.

Baal: racconta la storia della divinità dal punto di vista della divinità stessa.

Tiamat: la divinità primordiale viene descritta in un’ottica diversa, analizzata nel momento precedente alla lotta con Marduk. Nel bridge è presente un passaggio in lingua accadica tratto dall’ ”Enuma Elish”.

Wolfgirl: racconta la storia di una ricca donna che fa uccidere dei lupi per aver mangiato i suoi agnelli. Viene, così, maledetta da una strega per l’orrenda uccisione, obbligata a vivere la vita con un po’ di lotta in piú rispetto a quella di chi fa la bella vita e si limita a ordinare di togliere la vita ad altri esseri viventi.

The Tomb: un riadattamento dell’omonimo racconto di H.P. Lovecraft.

The Graveyard: racconta una riflessione in merito alla morte e al ruolo che il cimitero ha nella vita di ognuno di noi. Fa paura al punto di inibire, spesso, la vita stessa. Un controsenso assolutamente inutile e dispendioso.

Smash your idols: un sunto della concezione del filosofo Friedrich Whilhelm Nietzsche in merito ai valori, tratto dal “Crepuscolo degli Idoli”.

The Dove has died: descrive la battaglia degli angeli caduti, i vincitori in questo caso a discapito degli angeli. Contiene dei passaggi tratti da “Paradise Lost” di Milton.

Skeleton’s swing: è il racconto di una persona che, una volta trapassata a miglior vita, viene invitata a danzare da un gruppo di scheletri, come iniziazione all’oltretomba.

La band è nota per le sue apparizioni live scenografiche dove la musica si unisce alle arti visive. In questo senso pensate che l’esperienza di Wacken vi abbia fatto crescere?

Decisamente, passare tutto d’un tratto dai palchi delle realtà italiane a una vetrina internazionale del calibro di Wacken è stato un bel salto di qualità. Soprattutto ci ha insegnato a essere più professionali durante i check, che, per quanto potrebbe sembrare strano, in un festival del calibro di Wacken sono sempre e solo linecheck, cinque minuti prima dell’esibizione vera e propria.

“The Gathering” vede arrivare un deal con Scarlet Records. Siete soddisfatti di questo risultato?

Moltissimo, firmare con Scarlet Records è stata una grandissima soddisfazione. Abbiamo trovato un’etichetta estremamente professionale, pronta a seguirci passo per passo nella promozione, al meglio, di “The Gathering” e della band stessa.

Ho notato come l’album contenga alcuni richiami a sonorità “oscure” che furono tipiche della vostra zona. Pensate che la scena dark-prog tosco-emiliana possa avervi in qualche modo influenzati?

Sicuramente, la base del nostro sound arriva proprio da questo. In fondo tutto il meglio in tale ambito è arrivato proprio da questi territori, dai Goblin ai Death SS senza dimenticarci di citare Antonius Rex.

Per curiosità, chi sono i mostri e i personaggi che, un po’ come i Death SS, rappresentante nei vostri costumi?

Anziché rappresentare figure note del mondo dell’horror, i nostri personaggi rappresentano piuttosto delle idee e delle paure concentrate nei nostri subconsci. Dal Necromante al Sgt. Bones, dal compositore di fine settecento alla divinità greca, dal cyborg alla strega. E poi c’è Steva, l’esaltazione del lato più oscuro e celato dell’esistenza umana.

Cosa vi ha spinti a scegliere “Wolfgirl” per girare il primo video? Volete parlarci di questa esperienza?

Ne abbiamo parlato con la nostra etichetta, proponendo l’idea di realizzare un video in POV di una creatura mostruosa, e il progetto è stato accolto con un entusiasmo tale da averci ispirato molto. È stata una bella esperienza, anche se il freddo dei boschi toscani di gennaio ancora ce lo portiamo dietro tra tosse e raffreddore.

Volete ricordare i prossimi appuntamenti live della band?

Queste sono le date confermate per il momento:

26/02/2016 Pisa – Borderline

05/03/2016 Cassano d’Adda – The One

12/03/2016 Cremona – Midian

19/03/2016 Genova – 261

25/03/2016 Bientina (PI)– Officina Perduta Acustico

26/03/2016 Verona – Il Blocco

09/04/2016 Santa Croce (PI) – SantaCroceRockCity

15/04/2016 Pisa – Sunset Strip Acustico

16/04/2016 Bologna – Alchemica

23/04/2016 Torino – Padiglione 14

30/04/2016 Padova – GrindHouse

Non ultimo uno spazio per voi, per salutare i vostri fan, togliervi qualche sassolino dalle scarpe o semplicemente dare ai nostri lettori dei buoni motivi per non lasciarsi scappare “The Gathering”.

Ringraziandovi per lo spazio concessoci e per la bella chiacchierata, invitiamo tutti i non morti e gli spiriti tormentati a partecipare al nostro raduno musicale. The Gathering è tutto per voi.

Deathless Legacy - The Gathering

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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