Pino Scotto: Datevi fuoco! - Intervista

Pino Scotto: Datevi fuoco! – Intervista

Pino Scotto

Quella che segue è la conferenza stampa, riportata nelle sue parti più importanti, che Pino Scotto ha tenuto nel pomeriggio di giovedì 24 aprile presso la libreria Nessun Dove, prima di infiammare la platea del Sottotetto con la sua data di Bologna; l’occasione è ideale per presentare la biografia “Datevi fuoco – Lo scotto da pagare” e per incontrare un po’ di fan che gli pongono domande di tutti i tipi. L’ora purtroppo non è delle migliori (è primo pomeriggio), ma vale sempre la pena di ascoltare quello che dice Pino.

Innanzitutto, Pino, ti volevamo fare i complimenti perché sei uno degli artisti italiani più importanti degli ultimi vent’anni…

“Venti, facciamo anche 40, è da quando avevo 17 anni, ne ho 59…”

Quindi l’hard rock fa bene?

“Fa molto bene, bisogna stare attenti a non farsi male con altre cose, però il rock ‘n roll fa bene, ma secondo me non è una questione di rock ‘n roll, sono i sogni che fanno bene. Poi il sogno può essere qualsiasi cosa, giocare a pallone, andare a pescare, sono i sogni che fanno bene. Senza sogni si muore, ragazzi, si diventa come Berlusconi, e peggio di così…”

È ancora possibile sognare in Italia secondo te?

“Secondo me sì, si può sognare perché i sogni possono essere sempre fatti di cose nuove e anche di piccole cose. Io mi rendo conto che specialmente per loro, che sono giovani, in una società come quella di oggi sia dura svegliarsi al mattino, ti viene voglia di rimetterti a dormire, però bisogna sempre trovare una motivazione. Se la trovo io a 59 anni…se non la trovate voi, ammazzatevi”.

E oggi cosa porti in giro?

“Dopo i Fire Trails, con cui sono andato avanti due anni e mezzo a fare gli stessi pezzi, Steven, il chitarrista, si sta facendo il suo disco da solo, siccome c’è questo tipo che ha scritto la biografia, che si chiama Norman Zoia, che già avevo contattato un po’ di tempo fa, mi è piaciuto come la scriveva, e mi è venuto in mente di fare questo progetto. Ho recuperato questi brani che facevano parte già della mia discografia passata, ho preso il telefono e ho chiamato un po’ di gente, amici che fanno parte del mondo pop e metal. Ma la cosa che mi ha stupito di più è stata che io mi aspettavo da quelli del metal che dicessero perché quella gente, e dall’altra parte la stessa cosa, invece non si è permesso di dire niente nessuno, anzi in quello studio, a Milano, che poi è lo studio che mi ha regalato un mio amico, un altro fratello, si respirava veramente rock n’ roll, ci siamo divertiti. Girava di tutto lì dentro, ci siamo divertiti veramente. In 25 giorni ho fatto tutto, non so neanch’io come ho fatto, però c’era una grande energia, e se voi ascoltare il disco secondo me si sente. Poi io penso: i Negramaro, Vasco Rossi, vanno a Los Angeles a fare i dischi, 300000 euro gli costano…io ho speso 3000 euro, ascoltate, mettete a confronto la produzione di questo e ascoltate quello di Vasco, e poi ditemi. Io non parlo di canzoni, di brani, io parlo di produzioni.”

Il successo gli ha dato alla testa…

“E’ giusto dire che il successo gli ha dato alla testa, perché secondo me tanti soldi si potrebbero dare in un altro modo, magari dandoli a qualcuno, oppure se avessero le palle di fare un’etichetta discografica e aiutare le band. Io l’ho scritta questa cosa nel libro, gli ho dato anche dei pezzi di merda, perché quando voi eravate come loro, nessuno vi aiutava, adesso che hai i soldi, perché non fai un’etichetta e dai una mano? Tanto quei soldi li buttano via in tasse. Invece hanno paura che arrivi qualcuno e gli tolga la sedia da sotto il culo. Purtroppo è così, è l’industria, perché la musica è diventata un’industria, e non dovrebbe esserlo. La musica è una cosa che ti aiuta a vivere, ti aiuta a sopportare le cose peggiori, e invece è diventata una cosa squallida, dove si parla solo di soldi. Fortunatamente c’è gente come lui (indicando Emiliano Nanni, fondatore dell’associazione Bologna Rock City e promotore dell’evento, ndr) che ha voglia di organizzare, perché se non ci fossero loro giovani ad organizzare i concerti nelle città, quelli grossi se ne sbattono. Organizzano solo Vasco Rossi, Ligabue, dove guadagnano, e basta, poi non rischiano niente. E come lui in Italia ce n’è un sacco. Io è già un mese e mezzo che sto girando per l’Italia, siamo stati in Meridione, abbiamo già fatto una quindicina di date, e sono tutti posti organizzati da ragazzi giovani, e meno male che c’è ancora questa voglia di fare! Poi è organizzata da gente che ha la passione per questa musica, è questa secondo me la molla principale che li spinge e ci credono, e probabilmente anche loro dicono che prima o poi cambierà. Ma come dice il proverbio, chi visse sperando…però continuiamo a crederci, ragazzi, io ci credo ancora. Dicevo prima, io non ho mai fatto la festa di compleanno, la farò a 60 anni, butterò via i soldi di tasca mia, organizzerò una grande jam session a Milano e metterò fuori un lenzuolo con scritto “Porco ***, sono ancora vivo”, perché a me c’è qualcuno che scherzando dice “Highlander”: Hughlander un cazzo! Io ho un buco di culo che se lo metto fuori dalla finestra le aquile ci fanno il nido (questa frase, apparentemente così ad effetto, è in realtà ben lontana dall’essere un’improvvisazione, infatti è riportata anche sulla biografia di Pino, ndr). Questa è solo fortuna, ragazzi, ma io voglio anche pensare a Dio, io credo in quest’essere supremo, chiamalo Dio, chiamalo come vuoi. Io credo che ci sia questa persona che mi ama, perché nella mia vita non ho mai fatto del male a nessuno, ho sempre rispettato le persone, le ho sempre aiutate, ho creduto nella verità, nella compassione, e ci credo ancora, e credo che a Dio questa cosa piaccia di me.

Parliamo delle collaborazioni che ci sono nel disco, ad esempio quella con J.Ax.

“J.Ax era l’unico che non conoscevo, siccome un mio amico di Rock TV lo conosce, mi disse che nelle interviste lui parlava di “Scottologia” addirittura, e mi aveva detto che gli sarebbe piaciuto fare qualcosa con me. Io prima ho voluto incontrarlo e parlare un po’ con lui per vedere che persona era. Ragazzi, questo è più incazzato di me, lascio stare il tipo di musica che fa, ma lui è veramente un grande, una bella persona, ed è uno che parla poco e agisce tanto”.

Poi ho visto che ci sono un sacco di persone dell’entourage di Rock TV, come la cantante dei Settevite e Mario Riso dei Rezophonic.

“Con i Rezophonic abbiamo già fatto qualcosa come 130-140 pozzi in Africa, e non è che poi mandi i soldi a questa gente, ci andiamo noi personalmente, ogni pozzo ha il nome di ognuno di noi. Ragazzi, sapete quanto costa fare un pozzo d’acqua in Africa? Costa 5000 euro, e io mi vergogno, certe volte io me li sputtano in un mese di cocaina e non mi vergogno a dirlo, a questi con 5000 euro fai un pozzo d’acqua…sto scherzando comunque!!! Provate a immaginare: con un pozzo d’acqua date a queste persone la possibilità di seminare, di bere acqua tutti i giorni, secondo me questo progetto, che non ho fatto io, è stato organizzato dal grande Mario Riso, è una bella cosa. Si sta già pensando al secondo, e adesso stanno arrivando tutti, vogliono partecipare tutti, come al solito, come succede in queste cose.”

E di Ruggeri che dici?

“Anche lui è un tipo rock, è bravissimo a scrivere i testi, ma è sempre rimasto fuori dalla mischia, si è creato il suo mondo, bello o brutto che sia.”

Per i tuoi programmi su Rock TV hai preso qualche querela?

“Sicuramente sì, ma non me ne fotte un cazzo, vuoi che vengano ad arrestare me? In un Paese dove non arrestano Mastella e dove Mastella è Ministro della Giustizia? Ma vi rendete conto?”

Tu hai votato questa volta?

“No, non vado a votare da 15 anni, non voglio avere niente a che fare con questo circo equestre.”

Pensi che questo possa influire?

“Probabilmente quest’anno ha influito, perché tanta gente si è rotta e secondo me erano tutti quelli di sinistra, secondo me il 90% degli astenuti era di sinistra, e questo ha fatto un grande danno.”

Pensi che ci sia la possibilità di cambiare qualcosa dal basso?

“Secondo me bisogna cominciare dalle piccole cose, come loro (i ragazzi di Bologna Rock City, ndr), sbattendosene di quelli che organizzano i concerti solo per soldi, e anche darvi una mano fra di voi, fra band, invece di parlarsi male alle spalle e di farsi la guerra dei poveri, e quelli di sopra ridono perché noi ci facciamo la guerra e quelli prendono i soldi. Adesso a Milano sta chiudendo Rock FM, una radio storica chiude a fine maggio, l’ha comprata la Mondatori, ma se io avessi i soldi di Vasco, Ligabue, io farei un’etichetta rock e sono convinto che io venderei i dischi. Però devi avere i soldi, perché devi pagare le radio per far passare i brani, devi pagare i giornali per fare gli articoli, devi pagare le televisioni per far passare i video, se non hai i soldi non fai niente. L’alternativa c’è, ci vuole qualcuno con i soldi e un’anima per investire, solo quelli ci vogliono, i soldi. Quello che mi stupisce è l’ignoranza delle persone. Noi in Italia abbiamo un sacco di gente veramente brava, ma se non vai nei locali a fare le cover, questi ragazzi non suonano, e i proprietari dei locali ti dicono che se non si fanno le cover la gente non viene: è come un gatto che si morde la coda, e non c’è via d’uscita. Ci vuole qualcuno che investa, ci vogliono tanti soldi, anche per aprire un locale giusto, devi avere i soldi per pagare la promozione, per pagare la gente, poi quando vedi che la musica è quella giusta, anche se non sono cover, la gente viene. Però la gente va educata pian piano, e ci vogliono tempo e soldi. È la stessa storia per il lavoro. Ragazzi, il lavoro in Italia adesso è un casino, bisogna anche inventarseli i lavori. Io conosco una band, si chiamano Asilo Republic, sono di Alessandria, io li conosco da 25 anni, questi vanno in giro a fare il tributo a Vasco da 25 anni: io mi sarei dato fuoco da solo, sinceramente. Quando suonano loro non si può entrare nei locali, è tutto prenotato, questi escono a 3000 euro, i locali sono pieni dappertutto. Non basta Vasco, c’è anche chi lo va a scimmiottare, ma ti rendi conto? Questa è l’Italia, purtroppo. Qua se dici che fai il musicista ti chiedono “ma di lavoro che cosa fai?”. Gli unici musicisti che riescono a vivere sono quelli che fanno liscio, che si fanno 7 sere a settimana.”

Negli anni ’60 c’erano i Beatles, che facevano pop, ed era quello che ascoltava la gente. Adesso nella musica non c’è niente di nuovo, non si fa più niente con passione.

“Quello che sta succedendo nella musica è che si sta riciclando, come al solito. Guarda gli Oasis cosa sono riusciti a fare. Poi sembra che a me stiano sul cazzo i Tokio Hotel, ma a me non importa niente, è la loro situazione. Questi hanno venduto tre milioni e mezzo di dischi, questi li hanno dipinti con il pennarello, li ha presi il produttore, li ha portati in uno studio, li ha fatti riarrangiare tutti i pezzi, perché ha capito che i ragazzini vogliono quello, è marketing purtroppo. Le ragazzine vanno ai loro concerti e si mettono a piangere, io piangerei dalla vergogna, altrochè. Magari questi ragazzini lo fanno anche con passione, per carità, ma loro nel loro mondo, piccolo o grande che siano, sono ragazzi che si sono messi a suonare perché gli piace, poi sono stati strumentalizzati. Ma non succede solo nella musica, succede nel teatro, nell’arte in generale, è diventato tutto un business, è quello il problema. Ragazzi, noi abbiamo insegnato a tutto il mondo, e adesso siamo diventati l’ultimo Paese del mondo, facciamo ridere. Le uniche cose che riusciamo a portare fuori dall’Italia sono la Pausini e Ramazzotti, ma vi rendete conto?”

Cosa pensi dell’underground italiano, e quali sono i gruppi interessanti che conosci?

“Posso dirti cosa so dell’underground metal. C’è un sacco di gente brava, anche con demo suonati e prodotti benissimo, e invece nessuno li considera e vanno a fare i Finley. Ma dico io, fanne uno di gruppi rock, prova a investire su uno, fai un tentativo. A parte che Cecchetto, prima di far funzionare i Finley, ha sputato sangue, se i Finley funzionano, prova a fare un gruppo rock vero e prova a investire i soldi su quello, gli stessi che hai investito per i Finley. Parlando di metal, una band che meriterebbe tantissimo sono i Labyrinth. Roberto Tiranti è uno dei migliori vocalist che abbiamo in Italia, ha cantato anche un pezzo con me. Solo che lui per vivere deve suonare in quattro cover band diverse. Addirittura è andato a X Factor e Simona Ventura l’ha bocciato. Ma lei che cosa ne sa di canto, di musica? Anche gli Extrema sono bravi, ma hanno avuto delle etichette sfigate nel periodo in cui erano all’inizio, poi di gruppi come i loro ne sono venuti fuori un migliaio. Il problema è che siamo in Italia, ma se potete andate via, anche per il lavoro. Ci sono Paesi come l’Australia dove si suona dappertutto, c’è lavoro, ti danno le sovvenzioni…qui siamo al punto delle vecchiette che vanno al supermercato a rubare la bistecca perché non se la possono permettere, se continuiamo così non so dove andremo a finire.”

Qual è la tua line up dei sogni?

“Ce ne sono troppe…una formazione in cui andrei subito sarebbe se Ritchie Blackmore decidesse di riformare i Rainbow…io non mi attacco alle cose comunque, io a casa non ho neanche un disco dei Vanadium. Io ho vissuto una vita di merda perché non mi godo le cose. Il mio sogno vero sarebbe vedere cambiare questo Paese, perché io sono veramente fiero di essere italiano, ma purtroppo la vedo molto dura. Poi quando sento parlare di violenze sui bambini, sugli animali, non ci vedo più. Bisogna cambiare le leggi.”

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