Darkthrone: “Arctic Thunder” – Intervista a Fenriz

Noi, un interlocutore come Fenriz, lo vorremmo tutti i giorni. Brillante, sarcastico e tagliente, fintamente inconsapevole di essere un punto di riferimento per il black metal, il musicista norvegese presenta “Arctic Thunder”, nuovo studio album dei seminali Darkthrone.

Ciao Fenriz, complimenti per il nuovo album e grazie dell’intervista. Come vorresti presentare “Arctic Thunder”? Lo hai definito come più serio e primitivo, vuoi speigarti meglio?

Più che altro ci ha messi sotto pressione. In tutto e per tutto. La copertina lo descrive abbastanza bene. Va beh, ti racconto un po’ come sono andate alle cose fin dall’inizio. Sono tornato nella zona di Kolbotn/Tårnåsen, tra il 2013 e il 2014, a soli 200 metri dalla nostra vecchia sala prove. Dopo aver avuto un paio di dritte dalla gente del posto (grazie Niklas e Morten B.), sono riuscito ad avere la chiave del vecchio rifugio antiaereo che nei primi anni’90 usavamo come sala prove. Qualche tempo fa c’era la Guerra Fredda e un paesino di 350 anime doveva per forza avere un rifugio antiaereo, che doveva anche restare sempre vuoto in caso di attacco nucleare. Questo significa che ad ogni singola prova che noi facevamo lì dovevamo prendere tutti gli strumenti da una stanza a lato dei garage della casa dove stavamo, poi portare tutto là e montarlo.. Al temine, ogni volta, occorevva smontare la strumentazione, tornare indietro e metterla via nel poco spazio a disposizione. Poi nei primi anni’90, arrivò il contratto con Peaceville e decidemmo che non potevamo più provare in quel modo, ma farlo in casa. Per fortuna i nostri genitori furono d’accordo. Grazie genitori. Poi appena un anno più tardi la Guerra Fredda finì e noi avremmo potuto continuare a provare senza dover ogni volta smontare e rimontare tutto. C’esta la vie, ahahahah!

Nell’Agosto del 2015, Ted mi ha convinto a tornare a provare in quel postaccio (grazie a Kjell Arne che ci ha dato una mano), quindi a prendere tutta la nostra attrezzatura e a riportarla lì. C’era ancora la stessa puzza, ci provavano molte band e solo mancava il vecchio poster di Chet Atkins con la scritta “io e la mia chitarra”. Il custode disse di averlo buttato perchè si era bagnato dopo un allagamento. Allora andai a casa, scaricai il poster da Internet, lo riappesi al muro e finalmente eravamo pronti a tornare in affari. Ci siamo trovati a settembre con due canzoni a testa pronte da registrare, poi a dicembre, stessa procedura. Poi abbiamo microfonato i tamburi e amplificato la chitarre senza effetti e correttori di modo che i suoni confluissero gli uni negli altri, abbiamo schiacciato il tasto REC e ci siamo messi a registrare finchè non abbiamo ottenuto le cose come le volevamo. E’ una situazione molto reale, i suoni sono molto vivi. In seguito abbiamo fatto ben pochi arrangiamenti perchè non potevamo, è uno studio vecchissimo! Poi Ted ha preso la sua attrezzatura ed è tornato a csa sua a Skjen per registrare il basso e la voce. Poi mi ha mandato una copia e gli ho detto come dovevano essere i livelli perchè andassero bene alle canzoni (questa volta ho detto: “Ted, il suono è troppo soffocato, mettici un po’ più di treble prima del mastering”). E poi abbiamo mandato tutto in Texas a Jack Control, come per il disco precedente. E il risultato finale è il nostro album. Ci sono stati due masters differenti, uno per il cd e uno per il vinile.

Il nuovo album ha un forte feeling epico, tanti mid tempos e pezzi lenti. Le atmosfere sono crude ma intense. Tu che ne pensi?

Sì!!! Ahahah, la mia risposta più breve di sempre. Penso che dovevamo fare qualcosa di diverso dall’ultimo album perchè ci piaceva davvero tantissimo e ci sembrava un punto di arrivo. Così ho messo da parte la mia necessità di fare del meraviglioso speed metal alla maniera svedese degli anni ’80 e siccome Ted ha cantato su tutto l’album, ho deciso che avrebbe dovuto suonare lento. Non soltanto io, posso parlare solo per metà del disco, per le canzoni che ho scritto io. Ted come sempre è libero di fare quelo che vuole. Ma il mio cambio di stile e il fatto che le parti vocali siano tutte sue è sufficiente a significare un cambiamento per noi e perchè la gente si accorga che c’è qualcosa di diverso.

MI hanno colpito due canzoni in particolare, la titletrack e “Deep Lake Tresspass”, che mi hanno ricordato qualcosa dei Bathory del periodo mediano. Sei d’accordo? Tu come ne parleresti?

Non dico niente perchè sono due canzoni di Ted e lui non vuole che si parli del suo materiale. Io di certo non mi prenderò la libertà di farlo. Comunque mi fa molto piacere che tu abbia trovato delle continuità con i Bathory!

Mi pare dunque di capire che tu e Ted, ovvero Nocturno Culto, abbiate lavorato separatamente come al solito. Come vi siete divisi le tracce questa volta?

Io ho composto quattro pezzi e ti posso parlare di questi. Non posso rispondere per Ted, che immagino faccia musica per conto suo e con le sue ispirazioni, seduto con in mano la chitarra, ma magari non è così, tiro a indovinare. Per quanto mi riguarda, ho una visione di questo nuovo album “Arctic Thunder” particolare, credo che sia il più “introspettivo” dei Darkthrone. Perchè? Perchè finalmente abbiamo avuto l’opportunità di tornare nel nostro vecchio studio (grazie soprattutto a Ted che ci stava pensando da almeno dieci anni) dove abbiamo registrato parecchi dischi in assoluta libertà e tantissime canzoni brillanti. Comunque il nuovo disco rinuncia in parte ad alcuni stili che abbiamo usato in passato, è un po’ più serio, comunque ci sono lo stesso tanti elementi diversi tra loro. Eravamo entrambi soddisfati di “The Underground Resistance” e personalmente cercavo un modo per fare qualcosa che fosse addirittura migliore. Passano gli anni e quel disco diventa per me come una specie di mammut, dovevamo decidere se ucciderlo o girargli intorno. Alla fine abbiamo deciso per la seconda (parlo sempre per la mia parte) e ho deciso di lasciare da parte la varietà di stili e la mia solita voglia di comporre canzoni di delizioso speed come quello svedese degli anni ’80. Cosa restava da fare? HEAVY METAL LENTO. E così quando abbiamo iniziato a comporre il materiale (torniamo indietro alla metà del 2015) avevo in testa almeno quattro altri dischi. Questo non vuol dire che abbiamo copiato, semplicemente servivano come una mappa da seguire. Dopo aver opassato una vita ad ascoltare musica, sono stato in grado di scartare migliaia di dischi e canzoni che non volevo di concentrarmi solo su quei quattro dischi come se non ne esistessaro altri, per aver chiara la direzione che dovevo assolutamente seguire. I quattro dischi in questione sono “Journey Into Mistery” dei Dream Death (New Renaissance Records, 1987), “Within The Prophecy” dei Sacrilege (Under One Flag, 1987), “Mob Rules” dei Black Sabbath (Warner Bros, 1981) e “Epicus, Doomicus, Metallicus” dei Candlemass (Black Dragon Records, 1986). Dopo aver registrato I pezzi e ricevuto la parte di Ted, mi sono accorto che sulle canzoni non rimaneva proprio nulla che ricordasse ad esempio i Candlemass e questo dimostra che non lavoro come un robot o qualcosa di simile. Comunque c’erano dei riff nelle mie canzoni che potevano ricordare gli Iron Maiden, gli Hellhammer, i primi Exodus, i Necrophagia periodo 1987 e così via. Di solito un riff mi si materializza improvvisamente in testa e allora devo canticchiarlo per ricordarlo e trovare subito una chitarra e registrarlo sul telefono. Una volta che ce l’ho lo suono e poi mi invento degli altri riff che possano andare bene insieme. Chi mi conosce bene cosa voglia dire questo procedimento e come lavoro, ma alla fine sono soltanto io, la chitarra e la musica, tutta quella che ho ascoltato (e credetemi Signori e Signore, è MOLTA) e come sia preciso nello scegliere quelle pochissime cose che ala fine decido di mantenere sul disco. Ti rivelerò un piccolo segreto: quello che sto componendo ora è quello che avrei voluto comporre nel 1988 se avessi avuto la tecnica e l’esperienza di oggi e se non ci fossimo addentrati troppo nei territori del death metal nei nostri primi anni di vita. Quello che sto componendo ora è la VERA e ORIGINALE musica dei Darkthrone, quella delle nostre VERE radici. Nelle nostre biografie online dicono sempre che abbiamo iniziato come band death metal, ma è chiaro che non è stato così. Alla fine avevamo tantissime influenze che guardavano anche molto più indietro.

Come mai avete deciso di utilizzare “Tundra Leech” per presentare il disco?

Più o meno per lo stesso motivo per cui l’ho usata come prima canzone del disco. Di solito dividiamo i nostri pezzi al 50/50, così sull’album precedente era una canzone di Ted ad essere la prima e sei vai indietro nel tempo vedrai che ricorre quasi sempre questa divisione. Questa volta era il mio turno e ho pensato che fosse la canzone più adatta ad aprire l’album per i bei cambi di ritmo e per il riff più adatto.

L’ultima canzone “The Wyoming Distance” suona parecchio doom. Vuoi descriverla? Come mai avete deciso di mantenere quel buffo dialogo registrato alla fine del pezzo?

Secondo me il primo riff suona come un mid tempo degli Exodus periodo 1985, il secondo come un mid tempo dei Metallica periodo 1986. I riff finali invece possono avere questo aspetto doom, uno di loro è un vero archetipo del mio modo di comporre riff tra il 1987 e il 1988. Il testo è personale e parla del distanziarsi da noi stessi e grazie alle splendide e vivide metafore (usiamo spesso metafore inerenti alla natura), è uno dei miei testi migliori di sempre.

E in generale di cosa hai parlato nei testi questa volta?

Accontentati di quello che ti ho detto prima, non parlo mai dei miei testi e non credo che un poeta debba dare spiegazioni sulla sua poesia. Sia l’autore di un testo, sia le persone che lo leggeranno, saranno liberi di creare le proprie immagini e di dare un significato al tutto. Quando scrivo mi sento veramente alienato, è un lavoro durissimo e ogni volta che metto della roba su carta mi sento esausto. Quindi evito sempre di tornarci sopra.

Gli Arctic Thunder erano un cult band norvegese. Raccontaci un po’ la tua grande passione per il metal underground. Quali band contemporanee ci vorresti suggerire?

Non erano un cult, più una band locale che non avevo mai sentito perchè io stavo nell’underground globale mentre loro no. Hanno più che altro suonato in alcuni show della zona nella parte Est della Norvegia, ma non ne ho mai visto uno. Sono riuscito ad ascoltarli grazie al tapetrading popolare tra le band undergrond di cui sono sempre stato appassionato. I nostri sentieri non si sono incrociati fino a quando non abbiamo iniziato a frequentarci nel periodo in cui erano già confluiti nei più conosciuti Red Harvest. Il caso volle che nel 1990 frequentassimo lo stesso merdoso pub, l’HAPPY INN, ahahahaha che postaccio!

Band contemporanee? Sapete che io conduco Radio Fenriz? Tutte le canzoni che trasmetto lì sono assolutamente nuove. Ok? Se non conoscete ancora il mio programma andate su Google e digitate Radio Fenriz, ci sono tantissimi download gratuiti con un sacco di nuova e buona musica,

Le uscite migliori dell’anno comprendono BLACK VIPER, RUST, RIPPER (CHILE), HEXVESSEL, VIRUS, SPELL, SUMERLANDS, DEMON BITCH, BLOOD CEREMONY, VIRUS, ETERNAL CHAMPION, NAEVUS, MALOKARPATAN, TAROT e mooooolte altre.

Sei anche l’autore della foto in copertina. Sei interessato alla fotografia oppure si tratta solo di un’immagine che rendeva bene l’idea per il nuovo album?

No, è presa da un camping in uno dei 301 chilometri quadrati di foresta attorno a Oslo. Tra il 2003 e il 2013 ho fatto circa 200 escursioni in centoventi posti diversi, una sorta di routine e non è stato normale che io abbia fatto una foto a un falò. Un falò è un falò. Ma questo falò è speciale grazie alla silhoutte che proietta sullo sfondo. Non appena ho visto la foto il giorno del ritorno, ho immediatamente pensato che sarebbe stata la copertina di un album dei Darkthrone. Non amo la fotografia, sono completamente disinteressato al nostro profilo Instagram e quando ne scatto una, di solito è per Radio Fenriz, oppure per un articolo di Deaf Forever o qualcosa di simile. Però durante tutti quei campeggi ho portato con me un quaderno per prendere appunti (e magari scrivere un libro in futuro) e una macchina fotografica che ho comprato e usato in alcuni giorni, perchè durante quelle escursioni le giornate erano tutte diverse, non come quando lavoro, dove i giorni sono tutti uguali. Soltanto la musica nelle mie cuffie è sempre diversa.

Fenriz, siamo giunti al termine. Noi ti ringraziamo, vuoi dire qualcosa ai nostri lettori?

(E insistere, pareva brutto…)  

Darkthrone

andrea.sacchi

view all posts

Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login