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Darkest Hour: “Those Who Survived” – Intervista a Mike Schleibaum

Prime movers della scena metalcore, pesi massimi del genere e in grado di mutare pelle negli anni per arrivare a un nuovo CD nel 2017 come “Godless Prophets & The Migrant Flora”, figlio di una mutazione passata per album più “leggeri” rispetto al loro standard e che segna la collaborazione con l’ex membro Kris Norris: questo e molto altro ciò che è emerso dalle chiacchiere con Mike Schleibaum, disponibile e loquace interlocutore nonchè fondatore dei Darkest Hour.

Ciao Mike e benvenuto su Metallus.it! Come stai?

Ciao Fabio! Tutto bene, grazie! Mi sto rilassando a Washington DC prima del tour europeo. Amiamo l’Europa e non vediamo l’ora di tornare dalle vostre parti: ahimè per il momento non in Italia ma speriamo si possa fare qualcosa per questo (probabilmente verso fine anno).

Il nuovo CD “Godless Prophets & The Migrant Flora” è il vostro nuovo lavoro e vorremmo che ce ne parlassi un po’, specie per la storia che lega i brani …

Innanzitutto parto col dire che è il miglior CD dei Darkest Hour, quindi correte a comprarlo. Detto questo, si può dire che ormai è da qualche anno che siamo in giro a suonare e questo è il nostro nono album ed abbiamo scelto di far passare il nostro messaggio attraverso una storia, non attraverso testi che parlano di esperienze personali slegate da brano a brano: quando parli di personaggi e di una storia puoi esprimere qualcosa di diverso rispetto a quando parli della tua esperienza personale. Abbiamo parlato di noi per otto album e forse era giunto il momento di cambiare perché alla fine magari qualcuno avrebbe potuto pure dire “Bella la musica ma che palle le vostre storie…” (ride), quindi ecco un approccio diverso: in realtà poi abbiamo avuto album politici, album personali ed album esistenzialisti, passami il termine, album che parlavano di religione. Stavolta abbiamo cambiato, ci sono due personaggi principali della vicenda: i profeti senza Dio e la flora migrante; è come un racconto fantascientifico, in cui ogni canzone esprime metaforicamente un concetto che volevamo trattare come la vita, il mondo e cose più specifiche e particolari. Quindi alla fine i temi sono personali, se ci si guarda bene, ma “mascherati” da storia futuristica: i “Godless Prophets” rappresentano i membri della band –in questo caso- ma anche la gente comune mentre la “Migrant Flora” il Pianeta, contrapposti perché i primi dicono che alla fine non è colpa loro se il Pianeta sta morendo ma solo che loro sono una parte dell’ingranaggio e trovano sempre scuse per giustificare il proprio comportamento. L’idea della “Migrant Flora” è scientifica, nel senso che deriva dalla teoria secondo la quale le piante sono la specie più evoluta che esista perché nella maggior parte dei casi riescono a crescere, inesorabili, a prescindere dall’ambiente circostante e dalle altre specie che coesistono con loro; la teoria più in voga è quella che in caso di olocausto nucleare sopravviverebbero solo gli scarafaggi ma si pensa che anche la vegetazione farebbe lo stesso (“Those Who Survived”), incurante di tutti e di tutto. Semplificando il tutto si può dire che questo album tratta della guerra fra il modo di vivere moderno, la società intesa a 360 gradi, e la natura che ci circonda.

Mike, vorrei che tu commentassi queste parole: Southern Lord Records, Kurt Ballou e Kris Norris.

Ok, cominciamo con Kris Norris: il mio ragazzino della band, per tanto tempo… Innanzitutto voglio spiegare che, secondo me, quando un musicista abbandona la band, si resta comunque amici e non ci sono problemi: o, per lo meno, questo è ciò che è successo a noi in maniera molto naturale. Io e Lonestar (Mike Carrigan, l’altro chitarrista) siamo rimasti in contatto con Kris durante il periodo intercorso dal suo addio alla band fino ad oggi: ci siamo sempre trovati a suonare e a condividere idee, da appassionati di musica suonata quali siamo sempre stati. Non c’è mai stata tensione fra Lonestar e Kris, nemmeno ai tempi della separazione vera e propria: è un qualcosa che sia Kris che il resto della band sapeva essere necessaria; Lonestar ha salvato il culo a tutti perché è stato l’uomo giusto, al posto giusto e nel momento giusto! Stavolta si è creata l’occasione, ad un certo punto di coinvolgere il “figliol prodigo” perché Lonestar se ne è uscito con un riff dicendo subito dopo “Cavoli, sarebbe splendido suonato con Kris Norris, alla sua maniera”: il resto della band era un po’ riluttante a farlo (ma non certo per inimicizie o cose simili ma solo per avere il suono nostro attuale) ma ciò e durato solo trenta secondi, rendendosi subito conto che noi tre chitarristi ci dovevamo trovare e lavorare insieme a una cosa ex novo perché avevamo iPad pieni di riff e idee ma volevamo proprio qualcosa che scaturisse da tutti e tre insieme. Poi da quel demo è nato un lavoro fatto col resto della band, un lavoro al quale tutti hanno partecipato come è giusto che sia e che fa suonare il tutto organico anche per questo motivo: le canzoni alle quali Kris ha partecipato sono “None Of This Is The Truth” e “Beneath It Sleeps”, ultima traccia del disco e molto Darkest Hour! E’ stata un’ottima alchimia di per sé, se poi ci aggiungi Kurt Ballou (e qui mi ricollego alla tua domanda) e la sua esperienza, beh, non poteva che saltar fuori una bomba: ci piace lui perché “capisce la musica” in una maniera incredibile e ha una maestria tecnica da paura, mettendoti a tuo agio e facendoti registrare come una vera e propria band, senza diavolerie tecnologiche che andrebbero a mascherare intenzioni e suoni… Ci siamo fidati della sua fiducia in noi: cioè, di solito un produttore ti dice “Adesso ti dico come dovreste suonare…” andando inevitabilmente a mettere una propria impronta sul risultato finale mentre qui è stato prodotto da Kurt Ballou e dai Darkest Hour, ma da Kurt Ballou produttore, non da musicista dei Converge e questa, permettimi di dire, è una grossa differenza: è paziente, per esempio in “Knife  In The Safe Room”, la traccia d’apertura che è stata registrata come in versione demo ma lui è riuscito a farne uscire fuori una parte nascosta a tutti noi che la rende realmente esplosiva, un vero e proprio inizio col botto riuscendo a migliorare (utilizzando le nostre idee) ciò che per noi era già perfetto! Durante le registrazioni Kurt e John (Henry, cantante) si sono riuniti con Greg Anderson, boss della Southern Lord Recordings (così come vogliono essere chiamati) e amici di vecchia data: hanno ristampato il nostro primo CD “The Mark Of The Judas” su vinile quindi sappiamo che sono nostri fan. Quale migliore occasione di far quadrare il cerchio e far uscire questo nuovo CD sotto la loro etichetta, dato che volevamo comunque totale indipendenza nel gestire il tutto? Nessuno vorrebbe una band come noi, da questo punto di vista: solo Greg è pazzo abbastanza! Considera anche la difficoltà di passare dal crowdfunding al CD vero e proprio: ci abbiamo messo un anno, praticamente, ma ce l’abbiamo fatta e dopo tanti anni sappiamo ormai che nel campo musicale il tempo che pensi impiegherai per un progetto è sempre inferiore rispetto a quello impiegato in pratica… Ecco perché ringrazio anche tutti coloro che hanno pre-ordinato l’album: grazie di cuore! Ringrazio anche perché ora come ora, nell’epoca dei social e di tutto ciò che vi gravita intorno anche la musica deve essere “qui e adesso”, devi postare singoli, e di certo questo non avrebbe aiutato il nostro progetto ma evidentemente i nostri fan ci hanno dato fiducia e si rendono conto ora che hanno in mano “Godless Prophets & The Migrant Flora” che è un CD da ascoltare dall’inizio alla fine, non un “usa-e-getta”!

Parliamo un po’ delle canzoni: “None of This Is The Truth”, che hai già nominato, sembra essere uno dei classici pezzi Darkest Hour in bilico fra hardcore, death metal e melodia, veramente riuscito, con in più una venatura più pesante. Cosa puoi dirci di questo brano?

 E’ nato tutto da una jam con anche Kris, molto Slayer all’inizio e poi nel breakdown tutto succede: è una sorta di contrapposizione alla seconda canzone, fin dal titolo, dato che quella si chiama “This Is The Truth”. E’ un concetto terribile, quello di non sapere mai se ciò che ti fanno vedere (esempio in televisione o sui giornali o su qualsiasi mezzo d’informazione, anche se tu lo reputi “alternativo”) sia davvero la verità oppure no… Specie per come vanno le cose adesso ti fa rendere conto che è tutto fottuto, non c’è scampo. Tornando alla musica, posso dirti che i due pezzi sono le metà di uno stesso pezzo e quello da te citato doveva all’inizio comparire come B-side per il mercato giapponese (perché mi piaceva l’idea, tutto lì) ma poi abbiamo pensato che era giusto dare tutto in pasto agli ascoltatori anche perché ci piaceva un sacco il risultato.

“The Flesh & The Flowers Of Death”: rappresenta al 100% lo stato dei Darkest Hour nel 2017, più pesante rispetto agli ultimi album ma sempre ricco di melodia?

Allora, se ti piace questa canzone e sei fan dello stile dei Darkest Hour allora devi andare ad uno show dei The Black Dahlia Murder, trovare  Brian (Eschbach, chitarra) o Trevor (Strnad, voce) e dirgli grazie per aver re-ispirato i Darkest Hour a suonare di nuovo come sapevano… Perché alla fine questa canzone è stata ispirata da loro due: abbiamo cambiato il nostro modo di suonare rispetto alle ultime prove ma lo stile e l’idea centrale è sempre marchiata a fuoco Darkest Hour. Siamo sempre stati loro fan e ascoltandoli parecchio (come gli At The Gates, per esempio, anche se questi ultimi suonano meno “moderni”, a mio modesto parere), specie avendo avuto la possibilità di stare parecchio in tour assieme, ha prodotto ciò che puoi ascoltare!

“Widowed” è uno strumentale che ricorda molto da vicino i vecchi Metallica: è una sorta di tributo a loro, vero?

O è troppo ovvio o hai fatto degli ottimi compiti a casa!!! Sì, in effetti è un tributo a “Ride The Lightning”: lo strumentale è come quando vai a mangiare sushi, ogni tanto hai bisogno dello zenzero per pulire il palato… Solo chi ama veramente il vero metal può apprezzare un pezzo come questo e “The Flesh & The Flowers Of Death”: amiamo i classici “Big 4” e questo è un tributo ai grandi classici, sempre comunque virato in chiave Darkest Hour. Diciamo che rispetto a gruppi come gli Avenged Sevenfold il nostro tributo è più personale: suona come i Metallica ma più moderno e reso nostro…

“The Last Of The Monuments” è la canzone più suggestiva del CD: com’è nata e quali sono le tue canzoni preferite di questo vostro ultimo CD?

Pian piano ci abbiamo lavorato tutti dal punto di vista compositivo ed è progressive, pesante, difficile da suonare globalmente e singolarmente: ne siamo molto fieri ed è un arma dell’album perché non è solo pesante ma ha un insieme di cose che te la fanno apprezzare sempre di più, a mio parere. Penso che siano tutte canzoni buone e per me l’album è una canzone unica, però preferisco “In The Name Of Us All”, molto oscura e non so se la suoneremo dal vivo perché sprigiona troppa energia, come draghi che spuntano dalle fiamme!

Grazie mille Mike! E’ stato un piacere! Puoi salutare i vostri fan italiani!

Verremo molto presto e sarà meglio per voi venire a salutarci e bere una birra con noi perché noi siamo i Darkest Hour, siamo Heavy Metal e vogliamo una festa italiana Heavy Metal come in passato! Fino ad allora ascoltate il nostro nuovo CD! Il mondo è enorme ma il vostro Paese è sulla nostra lista! Grazie mille!

 

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