Dario Mollo: “The Third Cage” – Intervista

Con un nuovo capitolo, appena pubblicato, della preziosa collaborazione instaurata con Tony Martin, Dario Mollo è sicuramente un esponente di altissimo livello, anche internazionale, della realtà musicale italiana. Ecco i suoi commenti riguardo al nuovo album, “The Third Cage“, e ad alcune sue esperienze passate.

Sono trascorsi dieci anni da quando la coppia Mollo – Martin ha registrato un lavoro in studio. Che cosa avete fatto a livello artistico in questo periodo di tempo?

Dopo “the cage2”ho pubblicato un album dei Voodoo Hill intitolato “Wild seed of mother Earth”, un album con i Noize machine “The jumping clown”, 2 tours Europei con Don Airey e Graham Bonnet e ho allestito un nuovo studio di registrazione dove ho realizzato “The third cage”.

Com’è cambiato in questi anni il vostro modo di comporre brani?

Il metodo non e’ cambiato: io compongo la musica e Tony le linee melodiche ed i testi,  poi assieme riarrangiamo il tutto e registriamo.

Ascoltando ‘The Third Cage’ si ha l’impressione che, oltre ad alcuni brani basati su un hard rock più classico, ci sia stata una modernizzazione generale delle sonorità. Sei d’accordo con questa affermazione? Da che cosa è dipeso?

Penso sia dovuto ad una naturale evoluzione artistica; vivo nel presente e cerco sempre di non sembrare datato, sia nelle composizioni che nella produzione.

C’è un brano di ‘The Third Cage’ a  cui sei particolarmente legato o che ritieni più rappresentativo dell’intero album?

“Oh my soul” è uno dei miei preferiti in assoluto, però non c’è un vero e proprio brano rappresentativo perché l’album è piuttosto eterogeneo. Alcune persone prediligono il lato più heavy come “Wardance”, altri il lato più melodico, come “Oh my soul”.

Di che cosa parlano principalmente i testi di ‘The Third Cage’?

Anche qui c’è molta eterogeneità, alcuni testi sono molto crudi e violenti, come “Wicked World” , altri più epici ed altri più melodici come “Violet moon”: anche se non sembra Tony è un romanticone….

Hai avuto modo di lavorare, oltre che con Tony Martin, anche con molti artisti, fra cui Don Airey e Glenn Hughes. Che differenze hai trovato nel lavorare con ciascuno di essi?

Don Airey è il mio modello di musicista, il suo amore per la musica è immenso, per me Don è un vero proprio esempio a cui ispirarsi. Glenn è un talento naturale, con lui tutto è più facile e veloce, Tony è più meditativo e meno immediato.

In un periodo di riscoperta delle band italiane anni ’80, che cosa ricordi della tua esperienza con i Crossbones? Che cosa ha significato per te, alla luce di tutte le tue esperienze artistiche successive?

Molti bei ricordi. Con i Crossbones ho conosciuto il produttore artistico Kit Woolven e Don Airey, ho imparato a comporre e registrare i brani, ho fatto molte esperienze a livello business, che mi sono poi servite in segiuto per la mia carriera.

Ovviamente la prima band non si scorda mai.

Ormai sei in giro da più di trent’anni. Che cosa è cambiato tra il metal fan di oggi e quello del passato?

Non molto, credo, i metal fans sono leali ora come lo erano trent’anni fa, inoltre molti di loro sono gli stessi, solo un po’ più stagionati come il sottoscritto.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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